Parma je t’aime… moi non plus

Parma non mi ha colpita. Non ho avuto molto tempo per conoscerla, ma in quelle poche ore trascorse in città non ho avuto voglia di saperne di più, o di fermarmi ancora un po’. Non me ne vogliano quelli che a Parma ci vivono o che la amano: semplicemente, non è scoccata la scintilla. Non l’ho trovata né spiacevole né sporca, anzi: è accogliente, non troppo grande, tranquilla e ricca di storia. Ma non c’è stato niente da fare.

Ci ho pensato su almeno un paio di settimane prima di scrivere questo post, chiedendomi se avesse senso parlare di un luogo dove, in linea di massima, non penso di tornare. Ho anche provato a riflettere su quali potessero essere i motivi che non mi hanno fatta innamorare di questa città, ma non mi viene in mente niente in particolare. Per cui mi limiterò a raccontare del mio soggiorno a Parma attraverso cinque posti che, nel bene o nel male, mi sono rimasti impressi.

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Century Hotel

L’albergo non ha niente che non vada: è in posizione centrale, a due passi della stazione e a dieci minuti a piedi dal centro. Il prezzo è ragionevole, le stanze spaziose e pulite. La nostra aveva addirittura un angolo cottura, un terrazzo e due letti matrimoniali.

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Abbiamo scelto il Century Hotel innanzitutto perché è tra i pochi in centro ad avere a disposizione un parcheggio: siamo arrivati in macchina e non avevamo intenzione di utilizzarla durante il weekend. Non ci sono motivi per un giudizio negativo, a parte forse il vago odore di fumo nella reception. Da ex fumatrice sono diventata peggio di un cane da tartufo: appena entrata per fare il check in mi sono accorta che l’addetto alla reception era uscito per fumare. Non è che sono diventata anti-sigaretta ora, ma quell’odore persistente di posacenere mi infastidisce, non ci posso fare niente. Altro aspetto negativo: la colazione. Carina la sala, ben arredata, luminosa, ma la scelta è davvero limitata: un solo tipo di cereali, due qualità di brioches industriali, succo di frutta chimico. Per cui, se non avete la necessità di un hotel con garage, meglio scegliere un altro albergo.

Panino d’Artista

Ci capitiamo per puro caso, perché in realtà volevo andare all’Enoteca Fontana per un bicchiere di vino e uno dei loro leggendari panini. Ma niente da fare: arriviamo alle 14.35 e la cucina dell’enoteca ha chiuso da cinque minuti. Stesso film in altri locali in via Farini e lungo le stradine laterali: è troppo tardi anche per un panino. La cosa mi infastidisce un po’: persino nei bar della minuscola città in cui vivo io non rifiutano mai un panino, a qualsiasi ora ma, come si dice, paese che vai ecc ecc. La tentazione di entrare in uno dei tanti negozi di pasta fresca, comprare dei tortelli e mangiarli crudi, direttamente dal pacchetto è forte: sarebbe street food ai massimi livelli. Ma per fortuna ci imbattiamo in un locale aperto: Panino d’Artista non si distingue sicuramente per la velocità del servizio, ma dopo mezz’ora di attesa trovo che il panino al crudo di Parma sia davvero un capolavoro.

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La sua bontà mi fa anche chiudere un occhio sul fatto che gli artisti del locale non abbiano detto né un grazie né un ciao, ma va bene così, abbiamo scelto questo posto per mangiare e non per spaccarci dalle risate.

Antica Pasticceria Pagani

Ci incamminiamo senza una meta precisa tra le piccole stradine: via Nazario Sauro, Borgo Santa Chiara, Borgo Tasso. Piccole gioiellerie, botteghe, negozi di abbigliamento. Ci spostiamo da una vetrina all’altra, senza aver voglia di entrare e di comprare qualcosa. Non siamo lontani dalla Cattedrale e forse dovremmo incamminarci in quella direzione, ma ho voglia di un caffè. Entriamo da Pagani e ci sediamo a uno dei quattro tavolini disponibili. Il locale è piccolo e ricorda i bar dei circoli dei ferrovieri: mobili di formica, pavimento di graniglia e bottiglie di liquori sugli scaffali. C’è un odore dolciastro, un misto di burro fuso e crema pasticciera, che mi porta direttamente davanti alla vetrina dove sono esposti i pasticcini.

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Decido di provare una delle loro paste inzuppate e la conversazione tra me e la signora dall’altra parte del bancone è più o meno questa: “Mi da una di quelle paste per favore? Quella al cioccolato. Anzi due, anche una alla crema. E una alla frutta.”
“Quella al caffè non la vuole provare?”
“Certo, metta anche quella, grazie.”
Dopo mezz’ora ho preso due chili, ma ho trovato la prima cosa di Parma che mi è piaciuta al cento per cento.

Libreria Fiaccadori

Ancora una volta vengo distratta e non riesco a entrare nella Cattedrale. Non è semplice trovare un negozio di libri che non appartenga a una grande catena: ormai anche dalle mie parti stanno sbucando come funghi i megabookstores di grandi case editrici. Gli ultimi bestsellers buttati alla rinfusa sui banconi, musica ad alto volume, commessi troppo giovani con indosso divise dai colori sgargianti, badge al collo e ricetrasmittente infilata nella cintura. Una sorta di fast food in versione libreria, in altre parole. La Libreria Fiaccadori resiste tra un negozio di H&M, uno di Zara e uno di Sephora.

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All’interno c’è silenzio: gli unici rumori sono quelli dei passi di chi si muove da uno scaffale all’altro e delle pagine voltate. Fa bene rimanere un po’ qui, respirare il profumo della carta dei volumi e del legno degli scaffali alti fino al soffitto.

Trattoria dei Corrieri

Lascio per ultimo il posto che mi ha lasciato il ricordo migliore di Parma: la Trattoria dei Corrieri. Ci arriviamo a piedi dall’albergo, dopo quasi quindici minuti tra il labirinto di vie del centro storico. È un locale caotico, rumoroso, un po’ incasinato, dove i camerieri corrono avanti e indietro tra la cucina e la sala, urlando ordini uno all’altro. L’atmosfera è un po’ retrò: prosciutti appesi alle pareti, vecchie radio che spuntano dalle ante di un armadio, bottiglie in bilico sui ripiani che sembrano doversi staccare dal muro da un momento all’altro. C’è profumo di cibo, quel profumo che associo alla cucina di mia nonna: pasta fatta in casa, brodo di carne, arrosto. Esattamente quello che mi aspetto di trovare in una trattoria di Parma.

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Iniziamo con la torta fritta, tanto per rimanere leggeri, accompagnata da prosciutto di Parma e Parmigiano Reggiano, insieme a un bicchiere di vino rosso. Poi gli anolini in brodo di carne: morbidi, gustosi, resi ancora più saporiti dal brodo nel quale sono stati bolliti. Sono tentata dalla punta di vitello ripiena al forno – con uova, panna, prosciutto – ma rinuncio e scelgo il dolce, una fetta di torta cioccolato e pere. Il modo migliore per concludere la cena. Non so se tornerò a Parma: se lo farò, sarà per mangiare ancora una volta qui.

35 pensieri riguardo “Parma je t’aime… moi non plus

  1. Ahhh allora non è solo un mio insano vizio quello di mangiare i tortelli crudi…ho sempre pensato di avere qualcosa di strano! 😉
    Quel panino è strepitoso, la sua croccantezza esce fuori dallo schermo del pc e nonostante abbia appena mangiato la voglia di addentarlo è tanta! Grande la commessa della pasticceria! 😛
    Capita il “non colpo di fulmine” però dalle tue parole però non è affatto emersa una grossa negatività, forse come dici tu non hai avuto tempo per conoscerla?
    Confermo, le librerie indipendenti sono in estinzione 😦
    Buon fine settimana Silvia! :*

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    1. Ah sto scoprendo che c’è davvero tanta gente che apprezza la pasta cruda, a volte più di quella cotta 😉
      Comunque hai detto bene: è stato un caso di “non colpo di fulmine”: niente che abbia odiato, ma nemmeno niente che mi abbia fatto innamorare. Ma forse è proprio solo una questione di tempo.
      Buon weekend 🙂

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  2. Ciao Silvia! Peccato non sia scoccata la scintilla! A Parma sono stata, anch’io di sfuggita, anni fa. E’ stata la prima piccola vacanza da “fidanzatini” con Enri (Parma-Modena-Bologna) e ne conservo un bel ricordo, c’era nebbia, ma mi aveva lasciato l’impressione di un posto a misura d’uomo e il duomo (perdona il gioco di parole 🙂 ) mi era piaciuto molto. La cucina emiliana si commenta da sola! Gnam! 🙂

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  3. C’è poco da fare… il cibo italiano mette d’accordo un po’ tutti! Sui dolci ancor di più 😄
    Per come la vedo io, ben vengano gli articoli sinceri!!! Anche perché non è possibile che scatti “la scintilla” ogni volta che viaggiamo o scopriamo posti nuovi, no?
    Non sono mai stata a Parma ma il prosciutto non lo disdegnerei … (la foto del panino è davvero invitante)

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    1. Sì, appunto, non può sempre scattare la scintilla in ogni posto: lo scorso anno non era successo con Courmayeur, e quest’anno non è successo con Parma (spero quindi di essere già sistemata per il 2017…)
      Comunque il prosciutto e il Parmigiano Reggiano valgono tutta la strada fatta per arrivare a Parma 😉

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  4. cara silvia
    a me invece era piaciuta moltissimo..l ho visitata con la pioggia battente eppure conservo dei bei ricordi…
    il battistero e il duomo in particolare…poi ricordo una mostra di illustratori molto carina..
    cmq secondo me a volte anche come la vivi la città, l umore la compagnia e tanti altri fattori condizionano poi le impressoni…
    magari se ci tornerai avrai un altra impressione…
    bacio a te
    daniela

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    1. Ha ragione, a volte ci sono tanti altri fattori che condizionano le impressioni. Per me il primo impatto con Parma è stato l’albergo, che non era dei migliori, e questo forse inconsciamente mi ha messa di cattivo umore.
      Dici che mi tocca darle un’altra possibilità? 😉
      Ciao Daniela, un bacio 🙂

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  5. Ciao Silvia! Ci sta che una città non ci piaccia, e spesso, almeno per quanto mi riguarda, non ne capiamo mai il motivo all’inizio. Ho avuto una sensazione simile con Milano e sto sempre lì con quell’articolo incompiuto perchè non so cosa dire a riguardo..prima o poi capirò cosa non mi è piaciuto e perchè. A Parma non sono mai stata ma di sicuro segno i posti che hai consigliato 😀
    ps: pure io vado di pasta cruda, mi sento male ogni volta ma chissene, è troppo buona!

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  6. Parma è una di quelle città di cui tutti mi hanno parlato sempre bene, eppure non mi sono mai realmente convinta ad andarci.
    Certo è che i posti dove hai mangiato sembrano fantastici, e amante del cibo quale sono sarebbero sufficienti a farmici fare un serio pensierino!

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  7. Sai che con Parma non è scattato amore neanche per me? Siamo stati poche ore, di passaggio, scendendo da Cremona, dove eravamo andati a trovare un amico, e tornando verso Roma ci siamo detti di fermarci per un giro a piedi e per un panino al prosciutto. Ho trovato gli abitanti un po’ freddini, quasi alteri, molti bar e trattorie chiuse (era giugno)..non mi sono sentita accolta, ecco. Ma il cibo ha salvato la gita in corner😂😂😂

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    1. In effetti anche io ci sono rimasta male quando in tutti i locali alle due e trenta del pomeriggio mi sono sentita dire più volte che la cucina era chiusa e non ci avrebbero fatto nemmeno un panino. Lo capirei in una piccola città di provincia, ma a Parma…
      Grazie per essere passata, Alessia ❤

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  8. Non l’ho mai vista, non saprei dirti! È normale comunque che vedi un luogo e non ti scatti nulla.. a me è capitato con Berlino e Parigi, anche se in quest’ultima vorrei tornare più avanti per ritentare ☺️
    Quel panino ha un aspetto mooolto invitante 😉

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  9. Nemmeno io sono stata conquistata da Parma – e nemmeno dalla sua cucina, devo dire. Però non è l’unica città italiana ad avermi lasciata così, un po’ perplessa… con quella sensazione che sì, è tutto carino, ma non abbastanza da far scoccare la scintilla e scatenare quell’emozione meravigliosa, istintiva, che nasce quando visito una città di cui invece mi innamoro…

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  10. Secondo me l’onestà paga sempre e, il viaggiatore in cerca di indicazioni, vuole un parere sincero, non una serie di informazioni di perfezione totale stile guida turistica.
    Hai fatto bene a riflettere prima di scrivere il post, ma è stato più che giusto pubblicarlo. Tu scrivi del tuo viaggio e delle tue impressioni, belle o brutte che siano! Nessuno può dire nulla.
    C’è solo una cosa che non ho compreso bene: ma il duomo poi lo avete visitato 😂😂😂?
    Buona serata cara!
    Claudia B.

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  11. Io non sono mai stata a Parma ed al momento, confesso, l’unico motivo per cui la nomino spesso per possibili gite è il cibo. Quel panino doveva togliere di sentimento da tanto era buono. Ma in generale tutte le foto che hai messo sono mooolto più che invitanti, anzi, l’ora di pranzo si sta avvicinando ed io agogno! ahaha

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  12. Trovare i locali chiusi, che non ti offrono neanche un panino, mi fa rimanere sempre senza parole…forse perché sono abituata che qui – tra Napoli e Salerno – mangiamo praticamente a tutte le ore!
    Capisco la tua sensazione, l’ho provata anche io a Trento: non vedevo l’ora di andare via, ma non capivo nemmeno perché! In fondo era una città pulita, ordinata…bah!
    Prima o poi entrambe daremo una seconda opportunitá a queste città!
    Un bacio cara! 😚
    P.S. posso entrare anche io a far parte del club “Ravioli & Tortelli crudi”?

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    1. Anche a me sta cosa dei locali chiusi mi ha proprio lasciata senza parole: addirittura dove abito io – e parliamo di un paesone nel freddo e inospitale Piemonte – non negherebbero mai un toast a un povero turista affamato. Ma si vede che a Parma funziona così 😉
      Ovviamente sei la benvenuta nel club: potremmo fare delle magliette con su scritto “pasta cruda is the new black” 😉

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  13. Lo sai che amo la sincerità, quindi dico una cosa scontata: mi piace molto questo post. Mai stata a Parma, ma ho letto un post qualche settimana fa con annesse foto e ti dico la verità, non mi dice niente come città. L’unico motivo per cui ci andrei, e lo pensavo già prima di leggerti, sarebbe il cibo. E vedo che anche tu confermi.

    Ma la torta fritta che diamine è?

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    1. Mi fa piacere che ti sia piaciuto comunque questo post: non ho amato la città e non vorrei spingermi al punto di sconsigliare a qualcuno di andarci, ma sicuramente ci sono delle città che consiglierei di vedere prima. Decisamente l’unico motivo valido che ho trovato è stato il cibo.
      La torta fritta in sostanza è pasta di pane fritta nell’olio bollente: una bontà infinita 😍

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  14. Anch’io sono una fan della pasta cruda o addirittura dell’impasto della pizza crudo! Purtroppo non conosco Parma, però il suo lato mangereccio tra panini, trattorie e paste alla crema mi sembra un motivo più che valido per fare un giretto 🙂 Apprezzo molto i post “onesti”, non tutti i luoghi devono per forza piacerci. Un saluto!

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  15. Ciao Silvia,
    finalmente ho tempo di commentare a questo tuo articolo che avevo letto quando era uscito.
    Conosco molto bene Parma. Sono una reggiana d’adozione. Se ti ricordi le mie origini sono mezze piemontesi e siciliane. Da quasi 20 anni frequento di più Parma che Reggio Emilia.

    E’ vero i cittadini sono freddi, se la tirano. Mi è capitato di fermarli per chiedere dove è una via e sono stata squadrata neanche avessi chiesto il numero del loro conto corrente.
    Come diciamo se la tirano perchè si vantano di avere avuto la seconda moglie di Napoleone che ha abitato a Parma. Definiscono la città la “petit capitale” paragonandola a Parigi… Insomma, hanno la mania di grandezza ma poi non sono in grado di essere a livello tanto che gli da fastidio quando le persone si siedono nel prato…. come invece fanno i parigini anche vicino alla Senna…
    I Parmigiani preferiscono farsi vedere con un bel abito o a mostrarsi in un locale alla moda e poi sono disposti a mangiare pane e cipolla. Peccato che poi si sono dimenticati dell’educazione. Se entri in un negozio non sempre rispondo al tuo saluto. E’ raro che loro ti salutano per primo… Forse sono convinti che questo li rende interessanti… mah. Penso che Maria Luigia non sarebbe daccordo con questo loro comportamento da cafoni peggio dei “contadini” reggiani, da loro così definiti visto che Reggio Emilia non ha avuto un Ducato o una nobildonna. Si sono dimenticati che a Reggio c’è stata Matilde di Canossa…

    Comunque veniamo alla città. Penso che sia una bella città. Bisogna che ci ritorni e mi contatti in modo che ti possa fare da guida.
    All’interno del Palazzo della Pilotta, sicuramente non bello esternamente, all’interno nasconde il bellissimo Teatro Farnese, tutto in legno.
    Poi c’è la bellissima Chiesa della Steccata e la Chiesa di San Giovanni Evangelista che io preferisco rispetto al Duomo. Diamo anche a Parma una seconda possibilità come ad Amsterdam 😉

    Il cibo è sicuramente buono peccato che mangiare fuori costi carissimo.
    Sono contenta che tu abbia trovato un buon prosciutto crudo. A pranzo è raro trovarne uno buono in un bar… Per quanto riguarda quella pasticceria non la conosco, vedrò di farci un salto. Io sono molto difficile, visto che sono cresciute con le paste torinesi…

    Che dire Parma va bene per visitarla, per mangiare ma le persone sono un po’ “bourgeois” 😉

    Una cittadina italiana 😉

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    1. Probabilmente io avuto poco tempo per conoscere la città, e magari non ho proprio avuto occasione di vedere quelle cose che mi avrebbero fatta innamorare. Un po’ come Amsterdam, insomma. Magari tra un po’ di tempo mi organizzerò per tornare e dare anche a questa città una seconda chance 😉 Mi farebbe molto piacere averti come guida la prossima volta!
      Buona serata ❤️

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