Un viaggio vintage: in Gloucestershire tra mucche, formaggi e perry

Ho scoperto questa iniziativa qualche mese fa, grazie a un post in cui Martina di Martinaway raccontava il suo viaggio in Corsica. L’iniziativa #UnViaggioVintage è di Monica, del blog Alla Ricerca di Shambala: l’idea è quella di tirare fuori dai cassetti e dagli armadi i ricordi, l’importante è che siano di viaggi vecchi. Per chi, come me, è dalla parte sbagliata dei 30 è facile rovistare nella memoria e trovare qualcosa di vecchio. Anzi, vintage.

Si tratta del primo viaggio di lavoro che ho affrontato da sola, senza né il supporto né la compagnia di qualche collega più esperto. Risale a diversi anni fa, quando i cellulari servivano solo per telefonare e mandare messaggi…

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Bisogna fare delle interviste a una decina di produttori in giro per il mondo: al mio collega C. viene assegnato il viaggio nella campagna inglese, quello che è in cima alla lista dei miei travel dreams. Tutto fa pensare che il mio sia destinato a restare un sogno: C. fa questo lavoro da anni, è ovvio che sia stato scelto lui. Ed è ovvio che io gli prepari una cartella dettagliatissima sulla regione inglese del Gloucestershire, sulle tradizioni gastronomiche di quella zona e sulla storia del produttore che dovrà intervistare. I computer portatili sono ancora pesanti, per cui C. partirà con la cartellina preparata da me, con tanto di biglietti aerei cartacei, conferma di prenotazione del B&B ma soprattutto una serie di dossier degni dell’FBI sulla persona da intervistare.

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Una settimana prima della partenza, compongo l’interno di C. ma il telefono squilla a vuoto. Salgo fino al suo ufficio, e la ragazza che divide la stanza con lui mi racconta quello che gli è successo: un attacco di appendicite.
“Quindi non parte?” Dovrei prima chiedere più informazioni sulla salute di C., ma la sua imminente appendicectomia potrebbe significare una mia altrettanto imminente partenza al posto suo. Torno in ufficio e lo comunico alla mia responsabile.
“Potrei andare io. Ho preparato il brief, conosco la situazione, parlo inglese…”
Lei, la mia responsabile, ribattezzata M.C. (lascio immaginare per cosa stiano le lettere dell’acronimo) dalla mia amica S., mi guarda con malcelato disprezzo.
“Il fatto di aver pubblicato un articolo su un mercato di Londra non significa che tu sappia scrivere. E non fa di te un’autorità in fatto di Inghilterra.”
No, infatti. Come posso pensare di sostituire il blasonato C.? Io che lavoro qui da poco più di un anno, che mi sono appena laureata e che non so nulla? Sorrido senza rispondere, perché le sue parole hanno l’effetto di una manciata di sale su un’escoriazione.

Meryl Streep in The Devil Wears Prada, showing that grey hair never gets old.

Tuttavia, nel pomeriggio trovo il coraggio di farmi ricevere direttamente dal capo, lo stesso temibile uomo con il quale viaggerò spesso negli anni successivi. Per la prima volta mi trovo al suo cospetto da sola e d’un tratto il discorso lineare e convincente che avevo preparato mi sembra la giustificazione di un bambino che non ha fatto i compiti. Ho la gola secca, non ricordo nemmeno perché sono qui.
“Voglio andare in Inghilterra per l’intervista al posto di C. Vorrei…” balbetto. “Conosco il contesto e ho studiato. Ho fatto io i dossier.”
Dalla sua scrivania di mogano mi fissa. Si toglie gli occhiali, forse sta cercando di ricordare il mio nome. Mi preparo per le urla che si sentiranno in tutto il palazzo e che faranno di me la scema del villaggio fino alla prossima scenata.
“Va bene. Parla con lei per i dettagli,” risponde facendo un gesto vago in direzione della sua assistente.
Ha detto davvero di sì? Forse non ho capito bene, magari è il desiderio di partire che mi ha fatto immaginare quella risposta.
In trance torno nel mio ufficio e comunico alla mia responsabile la decisione del capo: non le piace essere scavalcata e mi fa una ramanzina interminabile. Ascolto metà delle sue parole perché, con la mente, io sono già in Gloucestershire.

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Una settimana dopo atterro a Stansted: un referente locale mi aspetta per portarmi all’Orchard House B&B in Gloucestershire, dove arriviamo dopo quattro ore.
La cena viene servita in una dining room antica, con tanto di camino acceso. Io e l’unico altro ospite veniamo sistemati alle due estremità del tavolo e ceniamo senza rivolgerci la parola. Ci serve una cameriera vestita di nero, e la padrona ci raggiunge tra una portata e l’altra per controllare che vada tutto bene. Un livello di formalità che nemmeno a Buckingham Palace, ma non c’è ancora Trip Advisor o più probabilmente non ne sono a conoscenza. Ne approfitto per domandarle come raggiungere Laurel Farm: devo essere là al mattino alle sei per la mungitura delle mucche, e non voglio rischiare di perdermi tra queste strade di campagna. Il mio vecchio Nokia non funziona all’estero, per cui non saprei come mettermi in contatto con il produttore che devo incontrare. La proprietaria mi spiega che la fattoria si trova a oltre cinque miglia, voglio forse prendere in prestito una delle loro biciclette?
Trattengo un’imprecazione e la ringrazio. Non vado in bici da quando avevo dieci anni, e anche se è una di quelle cose che non si scorda mai, io non ne sono così sicura.

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Il mattino successivo mi sveglio all’alba, prima ancora che suoni la sveglia. Sono agitata, ripenso alle parole della mia responsabile. Sistemo la macchina fotografica – con il rullino, dato che quelle digitali sono ancora una rarità – nello zaino e lascio il B&B in sella alla bici. Riesco a non perdermi tra una stradina in piena campagna e un vicolo fiancheggiato da siepi. Arrivo a Laurel Farm spingendo la bicicletta, perché l’ultimo tratto è degno della più temibile tappa di montagna del Tour de France.

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Entro nel cortile ricoperto di ghiaia, avvicinandomi alla fattoria, di quelle che finora ho visto solo in fotografia. Una casa di mattoni rossi, circondata da prati verdi. Charles mi accoglie in cucina: è un omone alto quasi due metri, con la barba bianca e una vecchia camicia di jeans. Mi offre una tazza di caffè e una fetta di pane tostato, che divoro come se non mangiassi da giorni.

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Dopo colazione ci incamminiamo verso le stalle, dove Charles si dedica alla mungitura delle mucche Old Gloucester, una razza antichissima che con un altro gruppo di allevatori ha salvato dall’estinzione. Seguiamo il percorso del latte appena munto, che verrà utilizzato per produrre svariati formaggi a latte crudo: il Single e il Double Gloucester, il Double Berkeley e lo Stinking Bishop, uno dei più buoni che abbia mai mangiato. Le ore scorrono veloci, tra la stalla e il caseificio dove mi viene fatta indossare una divisa che mi fa sembrare un chirurgo. A un certo punto della giornata ci raggiunge Pete, un agricoltore che vive poco lontano: mi dice che Charles è un local hero. Oltre ad aver salvato la razza Old Gloucester dall’estinzione, ha convinto anche gli altri casari della zona a ricominciare a produrre i formaggi tradizionali della regione. Il risultato più importante è rappresentato dall’ottenimento della DOP per il Single Gloucester.

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Mi sorprendo di riuscire a ricordare fatti e aneddoti senza doverli annotare, proprio io che se vado a fare la spesa senza lista mi sento più persa di Alice in Tulgey Wood, ma forse è merito di queste persone che riescono a raccontarmi la loro vita e la storia della regione senza che io abbia bisogno di mettere tutto nero su bianco.

Quando torniamo alla fattoria è pomeriggio inoltrato. La giornata è tiepida per cui apparecchiamo in giardino. Una vecchia tovaglia su un tavolino di ghisa, piatti e bicchieri che hanno visto tempi migliori, e siamo pronti per assaggiare i formaggi di Charles e Pete in mezzo al verde.

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Quello che ruba il mio cuore, lo Stinking Bishop, è un formaggio a pasta molle: ha un odore pungente dovuto al fatto che la crosta del formaggio viene lavata con il perry, una sorta di sidro di pere. Pete ne versa tre bicchieri, raccontandomi come questi agricoltori non si siano accontentati di salvare una razza bovina e svariati formaggi: hanno pure recuperato una varietà di pere da perry che rischiavano di scomparire. E a quel punto perché non salvare anche 98 varietà di mele quasi scomparse?

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Così continua la nostra cena a base di formaggio, pane, frutta e perry. Inizio ad avere freddo, ora che il sole è tramontato, e spero di riuscire a ritrovare la strada per il B&B. Ma non mi preoccupo più di tanto: sono esattamente dove vorrei essere, e avrò una storia da raccontare quando tornerò a casa.

35 pensieri riguardo “Un viaggio vintage: in Gloucestershire tra mucche, formaggi e perry

  1. Racconto stupendo! Tutta la prima parte sembra la sceneggiatura di una serie tv di successo, non scherzo potrebbe essere attualissima! Ti sarai sentita come Anne Hathaway, benedetta appendicite! 😛
    Quindi questo è stato il primo viaggio da inviata, il primo di una lunga serie con successivo upgrade “col capo”? 😀 Non poteva essere inizio migliore! E’ nata qui la tua passione British o diciamo era già nei tuoi geni?
    Il tragitto in bicicletta nella campagna inglese con destinazione fattoria è il Top del Viaggio Vintage 😉
    Un bacio Silvia!

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    1. L’appendicite dell’ex collega all’epoca è stata una delle cose più belle che mi siano capitate 😉
      Esatto, questo è stato il primo viaggio in solitaria, ma prima ce ne sono stati altri con la responsabile poco simpatica.
      La mia passione British è una cosa che avevo già da piccolina, più o meno da quando guardavo Lovely Sara 🙂
      Buona giornata!

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  2. Che odio quando ti trattano come una che non sa niente solo perché non ha anni di esperienza. Purtroppo la tendenza è ancora questa! Lamentela a parte, posso solo immaginare l’euforia di essere riuscita ad ottenere la trasferta e allo stesso tempo di realizzare uno dei tuoi sogni. Grande Dani! Quindi meglio soli che.. con il capo? 😛

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  3. Che storia magnifica Silvia, sembra di essere li con te tra le campagne del Gloucester! Viaggi a contatto con le persone ed immersi totalmente nella vita dei locali..,,quelli che preferisco!! Il tuo racconto ha tutti i requisiti per diventare un film: una delusione iniziale che poi, con un colpo di fortuna, si trasforma in un’opportunità unica, una giovane protagonista pronta a partire per un’avventura in un paese straniero ed un’antagonista “cattiva” che sottovaluta le sue capacità…ma che poi si sarà sicuramente ricreduta! 🙂 Bellissimo 🙂

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    1. Grazie Beatrice per le tue parole 🙂
      Eh purtroppo l’antagonista cattiva non si è mai ricreduta, anche perché hai presente quando cerchi di fare bella figura con qualcuno ma immancabilmente quella persona riesce sempre a trovare un difetto in quello che fai?
      Ecco, lei è proprio così 😉

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  4. Divertentissima l’introduzione, anch’io qualche anno fa ho lavorato in un posto dove ero la più giovane. I commenti delle colleghe senior non erano sempre gentili e motivanti, anzi… Leggendo la descrizione della campagna mi è venuto il mente il paesino de “Il seggio vacante” il libro della Rowling. L’hai letto? C’è anche una miniserie tv della bbc ispirata al romanzo, meritano entrambi.
    Un saluto!

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    1. Pensa che poi con gli anni quando avevo io delle colleghe più giovani ho sempre fatto riferimento a lei come “modello da NON seguire” – spero di esserci riuscita!
      Sì, bellissimo il Seggio Vacante, sia il libro che la miniserie 🙂

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  5. ciao Silvia, giuro che mai avrei immaginato quando per gioco ho inventato questa iniziativa nel “lontano” Febbraio 2015 (ma in rete è tutto velocissimo) di ricevere ancora racconti di viaggio/vita a tema. Quando si dicono le coincidenze…attacco di appendicite vs il “sono esattamente dove vorrei essere”, una frase finale che racchiude le mille sfumature di questa bellissima esperienza di vita.
    Grazie davvero di aver partecipato e di aver condiviso questa storia. Monica

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    1. Ciao Monica, hai avuto un’idea bellissima! Ora sto pensando a un altro racconto vintage, magari il prossimo mese. Mi piace da matti sfogliare i vecchi album di fotografie e far venire a galla dei ricordi di esperienze che in qualche modo sono state importanti.
      Grazie per essere passata 🙂

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  6. Storia fantastica come sempre, e sai che apprezzo particolarmente quando mi porti nei paesini della campagna inglese… mi sento molto in “Downton Abbey” e comincio a vedere tè, teiere, cottage e plaid ovunque. Bella anche l’iniziativa del viaggio vintage, si può ancora partecipare? 😀

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  7. Racconto splendido Silvia, sembra davvero di leggere la sceneggiatura di un film. Le foto rendono molto le atmosfere vintage, anche se mi sarebbe piaciuto vedere la piccola Food Traveler😉 Il tuo lavoro mi intriga tantissimo… non è che per caso vi serve una porta borse? 😉 Un saluto cara!

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    1. Ma sai che ho cercato tra tutte le foto di quel viaggio e non ne ho trovata nessuna mia? Anche perché il selfie – o autoscatto, come si diceva una volta – non era ancora di moda 😉
      Ma ho in mente un altro viaggio ancora più vintage da raccontare e lì ho delle foto che fanno rabbrividire: vestiti e pettinature inguardabili!

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  8. Sei stata molto coraggiosa ad affrontare il capo scavalcando la responsabile stronza, bravissima! E comunque adoro leggere le tue avventure lavorative all’estero, sono fantastiche! Curiosità: come hai trovato il B&b? E il Gloucestershire è raggiungibile da Londra in treno o autobus? Sarebbe bellissimo fare una cosa simile a quella che hai fatto tu *__*

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    1. Sono stata coraggiosa ma poi la stronza ha trovato tanti piccoli modi per farmi capire che non si doveva fare: per fortuna dopo qualche mese ho cambiato ufficio e responsabile!
      Il B&B lo avevo trovato su una vecchia guida cartacea dell’Inghilterra, di quelle con una foto della casa dall’esterno, un trafiletto di descrizione e un numero di telefono. Non so nemmeno se le facciano ancora. Per quanto riguarda gli spostamenti, per tornare a Londra dal Gloucestershire avevo viaggiato in treno, non ricordo se dalla stazione di Ledbury o da quella di Gloucester. In alternativa è possibile spostarsi direttamente da London Victoria fino a Ledbury con i pullman della National Express. Se per caso ci vai devi assolutamente fare un salto da Charles ad assaggiare i formaggi 🙂

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  9. Hai avuto culissimooo della serie “appendicite santa subito”, ma sei stata anche altrettanto cazzuta per entrare nell’ufficio del capo, con tanto di lingua felpata, per chiedere l’autorizzazione a partire! Comunque te lo dico, ai miei occhi te e l’Inghilterra siete una cosa sola!

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  10. Anche solo per il fatto di aver lavorato e sopportato per tanti anni un capo così duro e severo fa di te una persona con i controcavoli per non dire altro, che dobbiamo mantenere un certo decoro! Ma già da quando hai iniziato a quanto pare eri super motivata e decisa, non ti fermavi davanti a nulla e facevi bene! Solo così spesso si possono realizzare i propri desidedi e far vedere quanto si vale in barba a chi dice che si è troppo giovani e senza esperienza e allora certe cose meglio non farle.
    Bellissime anche le foto, attuali e dai colori perfetti per le campagne inglesi!

    Un bacione Silvia.

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    1. Se ogni tanto non avessi tirato fuori un po’ di coraggio, forse adesso sarei ancora nello stesso posto, a sentirmi dire da altre persone che non sono all’altezza.
      Mi fa piacere che vi piacciano le foto, le avevo fatte con una macchina fotografica vecchissima e poi ho scannerizzato i file!

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  11. Silvia. Bello il Gloucestershire, ammirabile la tua determinazione, appetitosi i formaggi che descrivi, mi piace un sacco l’iniziativa di Monica ed è da tempo che vorrei partecipare anche io.
    Ma alla fine ho una sola cosa da dirti: ci sono rimasta malissimo quando l’articolo è finito. Aspettavo di leggere tutta la storia, tutti i giorni di questo viaggio, minuto per minuto, dettaglio dopo dettaglio. Mi ci hai fatto rimanere male!! Ahah
    Quando scrivi o seconda parte? Quando scrivi un libro???????? 😘

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    1. Dai, mi piacerebbe tantissimo leggere anche il tuo racconto di un viaggio vintage!
      Sai che volevo continuare a raccontare il viaggio ma poi mi sembrava di aver già scritto troppo – allora quasi quasi inizio a pensare alla seconda parte 😉

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