Un viaggio nel tempo a Cesenatico

Prima di partire per Cesenatico avevo pensato di scrivere un altro post sulle mie aspettative come avevo fatto per Avignone, aderendo all’iniziativa di Elisa di Rome Experience Travel. Ma la verità è che dalla città della riviera romagnola mi aspettavo molto poco, per cui il post su #CosaMiAspettoDa non l’ho pubblicato.
L’arrivo a Cesenatico conferma la mia mancanza di aspettative: il penultimo weekend di maggio, il comune romagnolo ospita oltre 20.000 persone in occasione della Nove Colli, storica gara ciclistica tra le più antiche d’Italia. Come risultato, non c’è verso di arrivare in Via Carducci, dove si trova la maggior parte degli hotel e, quel che è peggio, non c’è verso di trovare un parcheggio. Lasciamo la macchina praticamente a Forlì, e da qui ci incamminiamo a piedi, con tanto di trolley, zaini, borsette, biciclette e attrezzatura ciclistica. In più ci sono quasi 30 gradi.

Nove Colli e dintorni by bluinfaccia, on Flickr

Arriviamo in albergo dopo un’ora di marcia forzata durante la quale non ho potuto fare a meno di notare gli hotel che si affacciano sulla via: palazzoni imponenti, chiaramente risalenti agli anni Settanta. I loro nomi – Excelsior, Britannia, Grand Hotel – mi fanno tornare in mente i film di quando ero bambina, quelli ambientati proprio in Emilia Romagna. Quando vedo l’insegna dell’Hotel Stresa sono pronta al peggio: mi immagino un hotel tipo gita di terza media, ma rimango piacevolmente sorpresa dal bell’edificio in stile liberty. Almeno avrò un posto accogliente dove rifugiarmi per i prossimi due giorni.

Hotel 07

Il resto della giornata trascorre freneticamente, tra uno stand e l’altro. Ma la domenica finalmente è tutta per me, e voglio dare una chance a questa città. Potrei andare in spiaggia, ma non amo la sabbia, gli ombrelloni e i pedalò, per cui mi dirigo verso il Porto Canale Leonardesco. Avevo letto che deve il suo nome a Leonardo Da Vinci, che nel 1502 fu chiamato da Cesare Borgia a migliorare il porto. Quello che mi interessa di più sono però le vie che lo circondano che, a quanto pare, sono il vero centro storico e gastronomico della città. Sono diretta alla piazza del mercato, ma vengo distratta da alcuni negozi di Via Fiorentini. Si tratta di un paio di botteghe alimentari, non molto diverse da quelle che ricordo dai tempi della mia infanzia e che vendono un po’ di tutto dal pane, all’olio, al formaggio. Non ci sono prodotti in mostra nelle vetrine, ma dei cartelli ricavati da scatoloni di recupero, con l’elenco dei prodotti in offerta. Ricotta, olio di oliva, mozzarella, pane fresco. Mi sembra di essere tornata indietro di almeno vent’anni, anche perché qui non ci sono macchine e la gente passeggia senza fretta, con le borse della spesa cariche di cibo.

Negozi 01.jpg

Scatto qualche fotografia e poi mi fermo ad osservare la vetrina di una piccola libreria: un volume ha attirato la mia attenzione. Si intitola Where Chefs Eat ed è una sorta di enciclopedia sui locali preferiti da un centinaio di chef di tutto il mondo. Come posso resistere? Mentre valuto se andare al mercato prima e tornare qui dopo, qualcuno alle mie spalle mi domanda se conosco questo posto. Per un attimo temo che possa essere un ladro: ha capito dalla macchina fotografica che sono una turista e ora vuole derubarmi. Ma non è così: in realtà vengo invitata alla presentazione di un libro. Accetto un po’ perché tanto non ho altro da fare, e un po’ perché non mi viene in mente nessuna scusa plausibile. Così nel giro di pochi secondi sto curiosando tra gli scaffali di Pagina 27, dove la proprietaria offre ai clienti delle fragole freschissime e profumatissime. Prendiamo posto sulle poltrone di pelle attorno all’autrice, che racconta il suo libro. Chissà perché ho l’impressione di essere in un film di Woody Allen: saranno le vecchie consolle di recupero utilizzate per esporre i libri, sarà l’odore dell’inchiostro e della carta, l’accento francese della libraia e le immagini di una Berlino che non esiste più nel libro che viene presentato. Dopo un’ora tutto finisce e ci attardiamo ancora a scambiare due parole con Natascia, l’autrice di Doppia Esposizione. Quando vado via ci salutiamo tutti come vecchi amici. Questa libreria è proprio il posto in cui vorrei lavorare, o almeno vorrei averla nella mia città.

Libreria 05.jpgLibreria 03.jpg

Proseguo lungo le strette vie pedonali, fino ad arrivare a Piazza delle Conserve. Anche qui l’impressione è quella di essere tornati indietro nel tempo di almeno vent’anni. Il cuore della piazza è un’antica conserva, ossia un pozzo di mattoni profondo circa sei metri che un tempo veniva utilizzato per conservare il pesce. Si tratta di costruzioni tipiche del litorale romagnolo risalenti al ‘500: se un tempo se ne contavano oltre 20 nella sola città di Cesenatico, ora non ne rimangono che tre.

Strade 08.jpg

La conserva è stata completamente ristrutturata, così come le vecchie casette a due piani che la circondano. Ed è proprio intorno alla vecchia conserva che ogni giorno si svolge il mercato dei produttori: non più di una decina di banchi, dove sono esposti i prodotti della campagna: pomodori, cipolle, albicocche, asparagi, fragole.

Mercato 01.jpg

I profumi della frutta fresca e della verdura si mischiano a quelli del pesce provenienti dai ristoranti che si affacciano sul canale poco lontano. I colori sono più nitidi che mai: il cielo azzurro, il muro di una casa dipinto di arancione, i pomodori rossi e i fiori viola. Compro un sacchetto di albicocche da un contadino e due cestini di fragole da una ragazza. Mi parlano come se mi conoscessero, come se comprassi la frutta e la verdura da loro ogni giorno. Prima di vendermi i loro prodotti me li fanno assaggiare, e all’improvviso mi ritrovo al mercato del mio paese, con mia nonna, quando provare qualcosa prima di acquistarlo era un obbligo e non una gentilezza.

Mercato 02.jpgMercato 05.jpg

Mi lascio il mercato alle spalle, carica di sacchetti colmi di frutta, diretta verso un negozio che avevo visto prima della tappa in libreria. Il Giardino dei Sapori Perduti è una piccola pasticceria alle spalle della piazza del mercato: una vecchia bottega d’altri tempi con una scelta di torte da far venire le lacrime agli occhi. La mia intenzione è quella di provare i loro biscotti e magari una fetta di torta di frutta, ma purtroppo sono arrivata tardi. La domenica questo paradiso in terra chiude alle 13.00, e io non ci avevo fatto caso quando mi ero fermata davanti alla loro vetrina prima di andare al mercato. Decido che se non voglio rimanere a bocca asciutta per la seconda volta devo sbrigarmi. Certo, ho la frutta comprata dai contadini, ma con quella conto di fare merenda. Torno verso il Porto Canale, facendomi strada tra la gente qui per pranzare.

Porto vecchio 01.jpg

I locali si susseguono uno dopo l’altro lungo Corso Garibaldi, e tutti i tavolini sono occupati. Forse la prima giornata calda e assolata dopo una primavera piovosa, per cui nessuno ha saputo resistere alla tentazione di un pranzo all’aperto. Prendo di mira due o tre locali, ma la gente è davvero tanta e non ci sono speranze di riuscire a pranzare entro le prossime due ore. Ma io morirò di una morte lenta e dolorosa se non proverò uno dei piatti fumanti che i camerieri portano in continuazione ai tavoli nei dehors in riva al canale. La mia salvezza è l’Osteria del Gran Fritto, dove dopo pochi minuti di attesa mi viene consegnato il cono da passeggio: un misto di calamaretti, zucchine, patate, sarde e gamberi impanati e fritti. Viene preparato sul momento e servito caldissimo, tant’è che ho tutto il tempo di arrivare in Piazza Ciceruacchio e prendere il mini-traghetto che in meno di un minuto mi porta dall’altra parte del canale, dove non c’è quasi nessuno.

Fritto 02.jpg

Prendo esempio da due anziani e mi siedo lungo l’approdo delle barche, osservano il via vai di gente dall’altro lato del Fosso Venarella. Con le mani prendo i piccoli pesci fritti dal mio cartoccio, e immagino i pescatori che, al ritorno dalle battute di pesca, cucinavano su questi moli. Penso che ciò che sto mangiando viene ancora oggi pescato e fritto come allora. Si tratta di un piatto povero, che prevedeva l’utilizzo di pesci piccoli, quelli che al mercato venivano scartati perché non abbastanza pregiati. Purtroppo però mi rendo conto di aver raggiunto il fondo del cartoccio, troppo in fretta. Potrei tornare dall’altra parte del canale e prenderne un altro. Magari tra un po’. Per il momento rimango ancora un qui, con gli occhi chiusi, a godermi i profumi di questa città d’altri tempi, con il sole che mi scalda.

Porto vecchio 03.jpg

16 pensieri riguardo “Un viaggio nel tempo a Cesenatico

  1. Anche io sarei partita con poche aspettative se fossi andata a Cesenatico. Le città romagnole sul mare hanno, troppo spesso, questa nomina di città che hanno poco da offrire oltre alle spiagge e al sole. Invece hai saputo raccontare Cesenatico in modo eccellente: il profumo delle fragole in libreria, il mercato coi ricordi di quando andavi con tua nonna, il cartoccio coi fritti. Mi è davvero venuta voglia di andarci!

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  2. Ti giuro che prima ancora di arrivare alla tua frase “Chissà perché ho l’impressione di essere in un film di Woody Allen” stavo pensando anche io la stesa cosa 😀
    E’ meravigliosa la scena di voi che vi salutate come vecchi amici, e le fragole fresche alla presentazione di un libro!? Che stile! A Cesenatico sanno come si campa!
    Ho fatto una bellissima passeggiata con te Silvia, questo post emana esattamente i profumi che hai descritto. Ho anche visitato il sito di quella pasticceria, sembra davvero di entrare nella cucina di una nonna o di una zia!
    Ti confesso che Cesenatico mi ha sempre affascinata, proprio per l’atmosfera che c’è lungo il PortoCanale: si respira un’aria “poco” turistica o sbaglio? Voglio dire a differenza di tutte le altre località della riviera.
    Almeno l’ho sempre immaginata così.
    Quando sono arrivata alla fine del post ci sono rimasta male, avrei voluto che continuassi il tuo racconto 😛
    Il tuo è stato davvero un viaggio nel viaggio!
    Ciao!

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    1. Quella zona di Cesenatico ha davvero un’aria magica, hai presente Midnight in Paris? Quando sono uscita dalla libreria ho un po’ sperato e un po’ temuto di ritrovarmi come Owen Wilson sugli scalini della chiesa, indietro negli anni Cinquanta 😉
      Vero che la pasticceria sembra un posto incantevole? Mi sarei mangiata le mani per non essere andata subito a comprare i biscotti!
      Hai ragione, il Porto Canale non mi ha dato l’impressione di essere un posto molto turistico. Magari lo diventa nei mesi di luglio e di agosto, ma domenica scorsa si respirava “aria di casa”.
      Buona serata!

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  3. Che bel viaggio attraverso la città ci hai regalato, Silvia. Sono stata a Cesenatico di volata tanti anni fa, ma ricordo solo il porto con i suoi colori e la sua “aria di casa”, come giustamente dici tu. E’ negli angoli nascosti che si scopre la bellezza dei luoghi… e la libreria che descrivi, il mercato, il Giardino dei Sapori Perduti (ma che nome meraviglioso!), mi fanno sognare…

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    1. Esatto, si respira proprio aria di casa.
      Vero che il giardino dei sapori perduti è un nome bellissimo? E l’interno del negozio, che purtroppo ho visto solo attraverso la porta chiusa, era piccolissimo, con un vecchio mobile a cassettoni e una vetrinetta piena di dolci!

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  4. Che bel racconto, si respira un’aria casalinga, calda e rassicurante. Non sono mai stata a Cesenatico, anche se ci sono passata vicino tante volte. Fino ai 10 anni sono sempre andata in vacanza con la famiglia a Viserbella, che è un’altra piccola località romagnola sul mare. Leggendo le tue parole mi è sembrato di passeggiare con te tra i moli, il mercato, nella piccola libreria, è stato bello 🙂

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