Fora turistes: come essere turisti responsabili a Barcellona

Barcellona ha un rapporto complicato con il turismo, al punto che si può tranquillamente arrivare a dire che la popolazione locale non nutra molta simpatia nei confronti dei dodici milioni di visitatori che ogni anno arrivano in città. Le ragioni di questa insofferenza nei confronti dei turisti sono molte, e le origini vanno ricercate nel 1992, anno in cui a Barcellona si svolsero le Olimpiadi. Da allora, nel corso di appena trent’anni, il turismo in città è esploso, con conseguenze purtroppo non sempre positive. Uno dei problemi principali, di cui si è tanto scritto e parlato, è quello degli alloggi per turisti messi a disposizione soprattutto da un noto portale, che è stato direttamente responsabile dello sfratto di tanti residenti non più in grado di pagare il prezzo dell’affitto salito alle stelle nel giro di pochissimo tempo. Ma questo è solo uno degli svantaggi del turismo di massa in una città che, secondo i residenti, sta perdendo la sua anima.

Possiamo fare qualcosa per provare a cambiare questa situazione? Possiamo fare delle scelte, da turisti a Barcellona, che rendano il nostro soggiorno più responsabile, sostenibile e rispettoso?

Come essere turisti responsabili a Barcellona: no agli appartamenti in affitto

Quella contro AirB&B è una delle campagne più agguerrite portate avanti da Ada Colau, sindaco di Barcellona. In diverse occasioni si è scontrata con la nota piattaforma, responsabile dell’aumento vertiginoso degli affitti. Il copione è un po’ lo stesso ovunque: chi vive in un appartamento in affitto in una grande città presa d’assalto dal turismo, si ritrova dall’oggi al domani senza un contratto. Questo perché il padrone di casa capisce che può guadagnare molto di più mettendo a disposizione il suo bilocale a una coppia in vacanza, intascando per due o tre notti quello che avrebbe ricavato in un mese. I residenti si vedono così espulsi dal loro quartiere perché non possono più permettersi di pagare.

Per questo a Barcellona (ma in qualunque altra destinazione) sarebbe bene dire no agli appartamenti, per cercare di fermare, nel nostro piccolo, questo sistema che prevede di sfrattare la popolazione locale dalle aree in cui ha vissuto per anni. Scegliere di dormire in un hotel o in B&B, o comunque in una struttura alberghiera, è un modo per porre un freno al sistema di sfruttamento messo in atto dalle piattaforme che affittano appartamenti. L’albergo costa di più? Forse sì, per noi, ma è piccolo punto di partenza per cambiare le cose. 

Come essere turisti responsabili a Barcellona: no alle catene di fast food internazionali

Mangiare in una catena internazionale, che sia di fast food, di sushi, di caffè o di dolci, non porta nulla all’economia locale. Certo, i ragazzi che lavorano in una multinazionale dell’hamburger hanno un impiego e si guadagnano uno stipendio, ma ricordiamoci che spesso sono costretti a turni di lavoro pesantissimi, magari in cambio di uno stipendio misero. Scegliere Burger King, MacDonald’s, KFC o Starbucks costerà poco per le nostre tasche, ma ha costi molto alti sotto tanti altri punti di vista, a partire da quello etico e da quello ambientale.

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Ma soprattutto non aiuta quelle persone che da sempre gestiscono un bar o un piccolo ristorante leggermente fuori mano rispetto ai percorsi più turistici, e che con buone probabilità fanno fatica ad arrivare alla fine del mese tra bollette, affitto e stipendi. Se scegliamo un ristorante, una caffetteria o una pasticceria gestite da gente del posto, molto probabilmente non solo mangeremo meglio che in un locale di una catena internazionale, ma contribuiremo anche all’economia locale.

Come essere turisti responsabili a Barcellona: no alle catene di abbigliamento internazionale

In un approfondimento pubblicato sul volume di The Passenger di Iperborea dedicato a Barcellona, si legge che c’è il rischio che la città diventi un susseguirsi di Foot Locker, H&M, Zara, Calzedonia e via dicendo. In parte lo è già, e se penso alla centralissima Avenida del Portal del Angel, mi vengono in mente le insegne luminose e le vetrine di Pull&Bear, Adidas, Mango e Gap, solo per citarne alcuni. A prescindere dalla qualità, ci sono tanti motivi per cui bisognerebbe evitare di fare shopping in posti del genere.

Shopping
Photo by Fernand De Canne on Unsplash

I negozi locali spariscono per lasciare posto alle grandi catene perché, come nel caso dei ristoratori, i proprietari delle attività commerciali non possono permettersi il costo degli affitti, che invece le multinazionali non hanno problemi a sostenere. Non c’è competizione. La stessa cosa succede in tantissime grandi città prese d’assalto dal turismo, ma nel caso di Barcellona ho notato che un paio di negozi in cui avevo fatto acquisti qualche anno fa hanno chiuso i battenti. Uno, in particolare, che vendeva gioielli artigianali, è stato rimpiazzato dall’ennesimo negozio di cover per cellulari. Ce n’era davvero bisogno? Chissà se la prossima volta sarà sparita anche la vecchia tienda di cappelli del Barrio Gotico? Spero di non trovare al suo posto una rivendita di caramelle gommose.

Come essere turisti responsabili a Barcellona: provare ad amalgamarsi con la gente del posto

Chi lavora in un negozio, in un albergo o in un ristorante non è lì per servirci e riverirci. Sicuramente ci deve fornire un servizio, ma ricordiamoci, sempre e ovunque, che essere gentili è d’obbligo. In generale, non sopporto chi si comporta da maleducato nei confronti di chi ci serve la cena, perché non è che tutto ci sia dovuto solo perché paghiamo. Il cliente non ha sempre ragione, e lo dico per esperienza visto che lavoro a contatto con il pubblico e spesso la gentilezza da parte di chi mi sta di fronte viene meno. Siamo in Spagna, in particolare in Catalogna, per cui proviamo, prima di partire, a imparare qualche parola di pura sopravvivenza nella lingua del posto.

Non parliamo spagnolo né tantomeno catalano? Poco importa: possiamo comunque fare lo sforzo di memorizzare qualche frase prima di partire. Salutare dicendo bon dia ci costa pochissimo, così come ci vuole davvero poco a dire gracias alla persona che ci ha servito il caffè. Essere gentili e provare ad amalgamarsi con la gente del posto è un piccolo gesto che può aiutare a far sì che i turisti vengano visti di buon occhio.

Come essere turisti responsabili a Barcellona: essere rispettosi

I milioni di turisti che visitano la città ogni anno rappresentano senza dubbio una fonte di guadagno, ma allo stesso tempo questa concentrazione di gente rende la città invivibile per chi ci abita. Come se gli sfratti e il costo degli affitti non fossero già un problema, si aggiunge il fatto che in alcuni momenti della giornata, in certe zone della città sia quasi impossibile camminare senza scontrarsi ogni due passi con qualcuno. Passeggiare senza doversi fermare ogni dieci metri può essere molto difficile. Ma questa è solo una parte del problema.

Panni Barceloneta

Una coppia di amici che vive a Barcellona da tempo mi ha raccontato che, in certi quartieri, la sera gruppi di turisti ubriachi si riversano per strada facendo schiamazzi e sporcando marciapiedi, vetrine e portoni d’ingresso dei palazzi. Ricordiamoci che tra questi vicoli c’è gente che ci vive: che deve fare la spesa, che deve stendere i panni ad asciugare, che deve portare il cane a passeggio e raggiungere il posto di lavoro. Non comportiamoci come gli Unni, ma cerchiamo di essere educati e rispettosi nei confronti di chi abita nella città che stiamo visitando, qualunque essa sia.

Conoscevate questi risvolti del turismo a Barcellona?

25 pensieri riguardo “Fora turistes: come essere turisti responsabili a Barcellona

  1. Direi che sono consigli che possono essere applicati a qualsiasi città, soprattutto quelle più turistiche dove vivere sta diventando insostenibile sia per l’inflazione sia per il turismo sempre più di massa e di passaggio.
    Tra l’altro non capisco ancora come si vada a fare shopping in catene di fast fashion di altre città quando, se proprio si volesse, si potrebbe fare nella propria.
    Quello di AirBnB invece per me è un tema spinoso. Capisco che sia un problema per i locali però se si trovasse un cap dei prezzi tra quelli e strutture alberghiere, magari la gente inizierebbe a usare di più quest’ultimi.

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    1. Esatto: la stessa cosa succede in tante altre città dove troppo spesso si dimentica che c’è della gente che lì ci vive e deve fare i conti con tutte le conseguenze negative dell’overtourism. Guarda, sul tema dello shopping con me sfondi una porta aperta, anzi ricordo che ne avevi proprio parlato in un articolo su Londra.
      Per quanto riguarda AirBnB è un discorso spinoso, che probabilmente in un posto come Barcellona è stato gestito peggio che altrove.

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  2. E’ la seconda volta in poco tempo che sento parlare di questo atteggiamento a Barcellona che proprio non immaginavo. E’ ovviamente tutto legittimo e ampiamente condivisibile e il problema di Barcellona è quello di moltissime località anche italiane, una su tutte Venezia. A costo di sembrare snob e spocchiosa devo dire che aver reso il “viaggiare” così accessibile lo ha anche snaturato dal suo vero significato che è quello di conoscenza e soprattutto rispetto del paese che si visita e delle persone che lo abitano. Alla fine è sempre un problema di ingnoranza

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    1. Venezia infatti è l’altra città che mi è venuta in mente quando ho visto questa scritta a Barcellona. La tua osservazione sul fatto che i viaggi siano diventati accessibili a tutti o quasi è praticamente la stessa che ha fatto il mio amico che vive a Barcellona, e sono d’accordo. Anche sulla questione dell’ignoranza, che spesso è proprio la causa del problema.

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  3. Credo sia un comportamento in voga in tutte le città turistiche, e non solo a Barcellona. Questo non fa altro che consolidare il mio pensiero a riguardo, e cioè che c’è una sostanziale differenza tra turisti e viaggiatori. I primi bisognerebbe rinchiuderli esclusivamente in villaggi, pensati proprio per questa tipologia di turismo, gli altri sanno bene cosa significa rispettare e apprezzare un luogo.

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    1. Sono d’accordo con quello che dici, in parte. Purtroppo questo destino accomuna tante città turistiche, ma allo stesso tempo non sono convinta fino in fondo che si tratti della differenza tra turisti e viaggiatori: secondo me in questo caso si tratta più che altro, come ha scritto Anto, di ignoranza delle persone che visitano una città e che si comportano da barbari.

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  4. Praticamente Barcellona è un pò come tutta la mia Liguria! 😉
    A parte gli scherzi, sono stata a Barcellona e… Posso dirlo? Non sopportavo almeno la metà dei turisti che c’erano, perchè sembra che se loro hanno i soldi per viaggiare allora devi servirli, riverirli e a loro tutto è permesso… Si, sono ligure, si capisce? 🙂

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  5. La maleducazione è sempre da evitare, in qualsiasi situazione, a maggior ragione se è totalmente gratuita e risponde a pretese che non hanno senso di esistere. Ricordiamoci che fuori da casa nostra, siamo ospiti e non i padroni.

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  6. Purtroppo il turismo di massa porta a queste situazioni. Ma porta anche tanti soldi. E di sicuro tanti barcellonesi fanno soldi a palate col turismo e se Barcellona è una città così famosa, ambita e ricca lo deve in buona parte anche al turismo. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio.
    Capisco perfettamente gli abitanti di Barcellona, io sarei la prima a odiare i turisti maleducati e irrispettosi, ma anche quelli “bravi”, che seguono i tuoi sacrosanti consigli, quando sono troppi sono troppi: la città si snatura, diventa carissima e alla fine o si resiste, ma è dura, o si cerca fortuna altrove.
    Anche da turista, o meglio da viaggiatrice, non amo frequentare questi luoghi iper affollati. A Barcellona sono tornata di recente ma per lavoro, sinceramente non ho grande voglia di andarci per svago. Lo stesso vale per Venezia, Firenze, Praga… e tante altre città bellissime, ma invase dai turisti.
    Purtroppo la vedo dura che le cose possano cambiare nel breve termine 😦

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    1. Sono d’accordo in parte, visto che a fare i soldi spesso sono solo quelli che ne hanno già: le grandi catene alberghiere, i centri commerciali… La gente comune che deve arrivare a fine mese non ha molto da guadagnare dal turismo, soprattutto se si vede triplicare il costo degli affitti.

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  7. Credo che questi consigli si possano tranquillamente adattare a tutte le città e le capitali che soffrono il turismo mordi e fuggi, la vera piaga del settore. Come hai ben detto tu bisogna scoraggiare comportamenti scorretti: quante volte ho visto turisti lanciarsi nei fast food o nei grandi negozi “a catena” che propongono la stessa inutile paccottiglia che si trova ovunque? Il turismo deve essere più responsabile e il cambiamento deve avvenire adesso.

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  8. La penso esattamente come te e a Barcellona, entrambe le volte, abbiamo soggiornato in hotel. Sai, questo è un fenomeno che si sta vedendo anche da noi, qui a Cattolica in Romagna per esempio, non si trovano più appartamenti in affitto annuale. Tutti, compresa me anche se io lo faccio da 15 anni e più, affittano ai turisti. Un bel problema…

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  9. Ammetto che l’ultima volta che sono stata a Barcellona sono stata in appartamento, ma effettivamente gli hotel hanno dei costi davvero alti rispetto al passato! Ok turismo responsabile, ma purtroppo nei limiti.
    Invece sono d’accordissimo sul mangiare nei locali tipici e non cedere alle catene internazionali. Poi a Barcellona mangiare è super!

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  10. Le cover al posto dell’artigiano è una vera tristezza, non per essere razzista, hai notato che sono tutte attività gestite da stranieri? Lo dico perché anche qui succede la stessa cosa, laddove prima c’era una bottega, anche storica, adesso è pieno di chincaglierie di bassa qualità vendute dai cingalesi. Gentilezza sempre: nei locali, sui mezzi e col personale degli hotel! E anche discrezione, non mi permetto di pasteggiare sui gradini dei monumenti, ingombrare passaggi e zone “delicate”. Anche quando faccio uno scatto lo faccio con rapidità, non come certi turisti che monopolizzano panorami o vedute fino a quando non ottengono il selfie perfetto. Assolutamente no, non conoscevo questo aspetto tanto sofferto di Barcellona, e l’affare affitti è veramente una bega che va anche oltre gli schiamazzi e l’affollamento. Il rapporto ideale tra città e turismo come dite in tanti dipende dall’educazione… questa sconosciuta. Ma poi è l’impressione mia o questa catene (mi riferisco all’abbigliamento) sono sempre semivuote? A me viene in mente solo una parola: “riciclo”… 😦

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    1. Ho notato anche io che spesso le attività di cover per cellulari (come quelle di souvenir) sono gestite da stranieri: anche in questo caso secondo me dimostra che qualche grande realtà sfrutta queste persone messe a lavorare nei negozi, probabilmente con stipendi ridicoli.
      La cortesia e l’educazione sono doti sempre più rare, e in effetti avevo dimenticato quelli che si accampano sulle scalinate delle chiese per mangiare il pranzo al sacco!
      Non ho fatto caso se i negozi delle grandi catene siano semivuoti, ma probabilmente è proprio così perché tanto tutti possono comprare online! E se c’è gente in genere sono ragazzine…

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