In passato ho scritto dei post dedicati a chi ha scelto, per un motivo o per l’altro, di non viaggiare. I commenti sono sempre stati interessanti, ma ci sono stati alcuni casi in cui lettori maleducati e ignoranti hanno scritto cose da far accapponare la pelle. Maleducati perché sono entrati a casa di uno sconosciuto urlando la loro opinione in modo sgarbato e arrogante. Ignoranti perché non hanno capito quello che hanno letto.
Per questo motivo avevo deciso di smettere con i post del genere ma, qualche mese fa, la moglie giovanissima di un mio collega mi ha fatto cambiare idea. Parlando di viaggi con lei, in una sola conversazione è riuscita ad elencare più motivi che la spingono a non viaggiare. E, dopo averla ascoltata educatamente, non ho potuto fare a meno di interrogarmi sul perché una ragazza così giovane possa avere una mentalità così chiusa e gretta. Non ho trovato una risposta, ma magari voi potete aiutarmi.

Ancora sulla gente che non viaggia: tanto c’è Discorvery Channel
Ho appena ritirato una foto scattata durante un viaggio a New York e che ho fatto incorniciare come regalo per mio fratello, quando la moglie del mio collega si presenta in ufficio. Incuriosita dal contenuto del pacco avvolto in carta velina, mi chiede di cosa si tratti. Orgogliosa del mio scatto, strappo la carta e le mostro la fotografia di quello che forse è il punto più iconico di Brooklyn. La vista dei palazzi di mattoni e del Manhattan Bridge per me è ineguagliabile.

Iniziamo a parlare di New York (io) e ad annuire senza mostrare troppo interesse (lei). Per togliermi dall’impasse, le domando se ci sia mai stata, e lei mi risponde di no. Aggiungendo che nemmeno le interessa. Perché mai, viene da chiedersi? La sua risposta mi lascia senza parole: “Perché tanto c’è Discovery Channel e se mi interessa un posto lo posso vedere in televisione.” Senza spendere soldi, senza prendere aerei e senza uscire di casa, mi spiega. Col sorriso compiaciuto di chi ha capito tutto.
Ancora sulla gente che non viaggia: è meglio un pianoforte
Le argomentazioni a sostegno della sua tesi non sono ancora finite. Dopo avermi parlato di Discovery Channel, mi racconta dell’errore fatto un paio di anni prima, quando lei e il marito avevano deciso di portare le figlie a Parigi in occasione dei dieci anni della maggiore. Un viaggio massacrante, con due bambine piccole da portare avanti e indietro da un’attrazione all’altra della città, senza sosta. Comprensibile, per carità.

Ma le bambine si sono divertite? Sì, però non ripeteranno lo stesso errore per il compleanno della figlia più piccola a cui in teoria spettava un viaggio come regalo. In particolare, la bimba aveva chiesto una mini crociera nel Mediterraneo, di cui aveva sentito parlare dal nonno. Ma non verrà accontentata perché “È meglio un pianoforte.” Così hanno deciso: un pianoforte al posto di un viaggio.
Ancora sulla gente che non viaggia: lo so cucinare anche io
A questo punto potrei sorridere e dirle che è stato un piacere chiacchierare con lei, invece ci impelaghiamo nell’argomento cibo. Non posso fare a meno di dire che viaggiare è anche un modo per scoprire sapori diversi da quelli che abbiamo a disposizione a casa tutti i giorni. Può succedere che un determinato piatto provato all’estero non ci piaccia, ma avremo comunque la soddisfazione di averlo assaggiato. Oppure potrebbe capitarci di mangiare il crab roll più buono di sempre a Borough Market.

Ma no, ovviamente non ho ragione, visto che “A casa lo so cucinare anche io”. Aggiungendo di saper preparare tantissime cose, anche meglio di tanti ristoranti, per di più spendendo poco. Ma io no: sono a malapena in grado di mettere insieme un piatto di spaghetti al pomodoro ma, anche se fossi in grado di replicare quel crab roll, non sarebbe lo stesso perché provare il cibo di una destinazione nuova non ha prezzo.
Ancora sulla gente che non viaggia: non mi piace e ne sono fiera
Ho pochissima pazienza per cui non so perché la conversazione sia andata oltre il primo scambio. Non è che voglia farle cambiare idea, ma spero che lei possa almeno provare a vedere che c’è un punto di vista diverso. Ma come si fa a stare zitti davanti a chi ti dice: “Non viaggio perché non mi piace e ne sono fiera”? A me non piace la matematica e non sono brava a fare i conti a mente, ma non ne vanto. Anzi, quando in ufficio devo fare una moltiplicazione, la faccio su excel e spero che il cliente di fronte a me non se ne accorga.

In generale, se non so fare una cosa, mi dispiace perché mi rendo conto che è una mia mancanza. Se a cena si parla di un libro che tutti hanno letto o di una serie che tutti hanno visto tranne me, mi sento in difetto perché magari mi sono persa qualcosa. Ma non dico a priori che non mi piace e tantomeno me ne faccio un vanto, perché mi farebbe sentire ignorante e arrogante.
Gente che non viaggia e ne va fiera: assicuratevi di aver letto e compreso bene prima di lasciare un commento maleducato!

Sai che ti dico? Che le persone così per fortuna non viaggiano. Con una mentalità del genere è bene che stiano a casa davanti alla televisione ascoltando la figlia suonare un pianoforte che non avrebbe voluto. Il viaggio, quello vero, non è per tutti. E complimenti per la foto da regalare a tuo fratello, per me il vero spot di NY!
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Penso proprio che tu abbia ragione: le persone come lei non devono viaggiare. E aggiungo un dettaglio: devono stare a casa ad ascoltare la figlia che suona MALE perché il pianoforte le fa schifo!
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Meglio il pianoforte… povera bimba! Oggi lo urlano a destra e manca di assecondare le passioni (quelle buone) dei figli, perché essere così infami da negarli un viaggio? Fa impressione il fatto che sia giovanissima, da quello che viene fuori è una persona vecchia dentro. Forse ha subito qualche trauma da piccola, oppure non se lo può permettere come vorrebbe? Io vorrei tanto sbagliarmi – perché anch’io concordo con Anto e penso che sia un bene non trovarsela tra i piedi in qualche aeroporto – ma questo è il tipo di persona che quando gli scatterà l’interruttore per i viaggi, non la smetterà più di blaterare di quanto sia brava a pianificare, organizzare e viaggiare in tutto il mondo mangiando e spendendo poco. Dio ce ne liberi 😀 Il regalo per tuo fratello troppo TOP! PS: ti capisco sulla matematica, io e i numeri due galassie lontane proprio 😛
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Quando ho letto il commento di Anto e il tuo ho pensato la stessa cosa (ma non mi era venuta in mente fino a quel momento): meglio che persone del genere stiano a casa. Te le immagini sulla navetta per arrivare sulla pista???
L’unica volta che l’allegra famiglia è andata in vacanza a Parigi ho chiesto in quale zona della città fosse l’albergo e loro mi hanno risposto: “Nell’arrondissement” 😂
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Noooo “Nell’arrondissement” ahahhaah è ammirevole la sicurezza con cui è stata pronunciata: il momento in cui non sai dove sei, ma lo dici con l’aria di chi potrebbe anche insegnarlo agli altri 😀
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Proprio ieri sera un’amica mi ha dato l’indirizzo di un posto a Londra dove, a suo dire, ha mangiato la miglior meringa del mondo e io ho ricambiato con l’indirizzo di un posto in Svizzera dove ho mangiato la miglior merigna del mondo.
Per carità, non è che la meringa sia un cibo tipico inglese o svizzero ma se passi di lì, e qualcuno di cui ti fidi ti ha detto che ne vale la pena, perchè non provarla? Per me vale la pena viaggiare anche solo per scambi di questo genere.
Io poi viaggio sull’idea di una fantasia: leggo un libro, vedo un film (anche brutto, non importa) che mi mostra un luogo e desidero visitarlo per conoscerne la storia di prima mano, dal vivo, senza filtri o senza che qualcuno, fosse anche Discovery Channel, mi imponga la sua ottica preconfezionata, perchè solo io so quali sono i miei interessi.
Posso entrare al Louvre e non vedere la Gioconda ma non posso uscire se non ho visto “L’ingresso di Alessandro a Babilonia” di Le Brun!
Noto però, sempre più spesso, che anche chi viaggia lo fa per le “experience” che un tempo volevano dire vedere un posto, incontrare la gente e assaggiare il cibo, mentre oggi si intende una “experience” a pagamento che dura un’oretta e che deve essere a) instagrammabile b) divertente/adrenalinica.
A quel punto, se devo ridurre la visita al pacchetto preconfezionato da mostrare su instagram allora forse è meglio risparmiare soldi e guardare discovery channel!
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Sono d’accordissimo con te: viaggiare è anche dare consigli su cose da fare e da vedere, inclusi i posti in cui mangiare la migliore meringa. Per esempio non mi stuferò mai di consigliare lo stand di Borough Market dove mangiare il miglior lobster roll, anche se non è il piatto più rappresentativo della città.
Come ti capisco anche sul fatto di voler vedere dal vivo un posto dopo averlo immaginato grazie a un film o a un libro! Per restare sempre a Londra, tanto per essere ripetitiva, l’ultima volta ho dedicato una giornata a Richmond perché lì era ambientata la serie Ted Lasso. Ma a quanto pare per certe persone basta Discovery Channel, o peggio ancora l’esperienza da condividere su Instagram!
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Sono esterrefatta!
Forse è per come sono stata cresciuta (il mio primo viaggio risale a quando avevo tre mesi di vita!), i miei genitori non mi hanno mai detto di no a questo tipo di esperienze, quindi per me è inconcepibile una vita senza spostamenti!
L’esperienza di vivere di persona un’altra cultura, di vedere con i propri occhi come ci si muove e si vive un contesto lontano dal nostro e magari totalmente differente! Mangiare cose diverse, magari in compagnia delle persone del luogo che le hanno cucinate per te.
L’idea di rinunciare a tutto questo mi fa sentire un dolore al petto che non so descrivere.
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Hai ragione: pensare che ci siano persone che preferiscono non viaggiare perché tanto la maggior parte dei posti la puoi vedere attraverso uno schermo è una cosa dolorosa!
E poi le bambine di questa ragazza probabilmente cresceranno come lei, senza alcun interesse per una cultura diversa da quella quotidiana.
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Mi hai fatto venire in mente un episodio durante il mio viaggio di nozze: giornata pessima per un’escursione, con le prime piogge della stagione che hanno costretto l’escursione in programma a non svolgersi esattamente nel migliore dei modi. In una pausa in un lodge una tipa del gruppo si allunga a un albero di litchees, ne raccoglie un po’ e li offre al resto del gruppo. Una ragazza milanese rifiuta dicendo poi “tanto li trovo a Milano al supermercato”. Il commento mio e del mio (ex) marito fu: “vabbè, ma cos’è partita a fare, se tanto trova tutto a Milano?”. E ancora oggi mi chiedo se le sia piaciuto quel viaggio e se abbia ancora continuato a viaggiare. Ma se il suo spirito è questo allora sì, farebbe bene a restarsene a casa…
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Esatto: se lo spirito è quello, meglio restare a casa. Tanto a Milano (o in qualunque altra città) si possono trovare le stesse cose che ci sono dall’altra parte del mondo. E la cosa preoccupante, come ho scritto in un altro commento, è che anche le figlie di questa ragazza probabilmente diventeranno come lei, con poca curiosità per quello che c’è oltre la porta di casa.
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I tuoi articoli mi fanno spaccare 😀 Comunque potrei farti un elenco infinito di gente che non viaggia, la maggior parte giovanissimi. E poi hanno il coraggio di dire che a casa si annoiano… Sai quante volte a cena con amici o colleghi sono partita con gli occhi a cuore parlando di viaggi ma trovano dall’altra parte l’indifferenza piu’ assoluta????????? e mi sono pure sentita dire che sono MONOTEMATICA!
Ma sai che c’è? Per ogni persona che non viaggia c’è un posto in piu’ libero sull’aereo!
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Come ti capisco! Magari sei appena tornata da un weekend da qualche parte e vorresti raccontare almeno qualcosa, e invece dall’altra parte leggi chiaramente la NOIA negli occhi…
Comunque è vero: un posto in più libero sull’aereo!
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Poi “Un viaggio massacrante, con due bambine piccole da portare avanti e indietro da un’attrazione all’altra della città, senza sosta.” non si pio sentire… non sono carrelli della spesa, povere bimbeeeeeeeeeeee
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Carrelli della spesa o un trolley e uno zainetto, per rimanere in tema 😂
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Nonostante io sia una travel blogger, non faccio alcuna fatica a comprendere chi non ama viaggiare. Il mondo, dopotutto, non ha l’obbligo morale di essere esplorato da tutti, e la curiosità non è una tassa universale. Mi pare però essenziale una condizione minima di convivenza civile: il “pantofolaio” (termine usato con ironia quasi entomologica, non con disprezzo) ha tutto il diritto di restare nel proprio perimetro domestico, purché riconosca pari dignità alle mie scelte. Non diventerà mai un’amicizia elettiva, probabilmente: più una reciproca tolleranza fatta di saluti misurati e nessuna invasione di campo.
E così si prosegue: noi con le valigie, lei con il divano. Entrambe le parti convinte, in fondo, di aver fatto la scelta migliore.
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Sono d’accordo: il mondo non deve per forza essere esplorato e, allo stesso modo, non tutti devono per forza avere voglia di esplorarlo. Quello che però trovo davvero difficile da sentire sono le frasi del tipo: “Andare a New York è inutile perché la puoi vedere su Discovery Channel.” Io ho visto New York e magari anche un documentario in TV, ma non riuscirò mai a credere che sia la stessa cosa. Posso anche convincermi che la moglie del mio collega sappia fare un ottimo lobster roll a casa, ma mangiarlo di fronte allo stand che lo prepara, secondo me non ha prezzo.
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Mi scontro con questa relatà ogni giorno con i colleghi di lavoro che mi vedono come una specie di alieno visto che ogni anno prenoto almeno 3-4 viaggi anche piuttosto importanti: per me viaggiare è linfa vitale, è ciò che mi permette di fare anche 12 ore di lavoro filate e di seguire i corsi di recupero di matematica al pomeriggio con aule che somigliano ai crateri dei vulcani di eruzione. Mi stanco, ma poi penso che quei 20 euro in più possono servire per il Kenya o per l’India (quest’anno) e quindi stringo i denti e non mollo.
Eppure poi arriva il collega di turno, quello che al massimo mi dice che va alla casa al mare perché “non ha sbatti” e che trova tutto questo pianificare, organizzare, andare stancante e noioso.
Dopo averci rimuginato un po’ arrivo sempre alla stessa conclusione: piuttosto che vedere in giro i petulanti come loro che andrebbero sicuramente a far parte della schiera degli “italiani che si fanno riconoscere ovunque” meglio che stiano a casa.
Meno overtourism, più tranquillità per me.
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Hai ragione: meglio se queste persone non viaggiano. Perché poi sarebbero quelle che come hai detto tu si farebbero riconoscere ovunque: saltano la coda al gate, ci mettono una vita a passare i controlli, cercano la cucina italiana ovunque e via dicendo. Quindi meglio non incontrarli!
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Articolo suggestivo specie per noi che ci chiamiamo TRY A TRIP e non a caso.
L’invito a viaggiare arriva proprio dall’avere attorno persone che scelgono stessa spiaggia-stesso mare tutti gli anni. Mi sono interrogata anche io spesso sulle dinamiche di chi non sceglie di spingersi mai oltre, ma credo che la risposta più plausibile sia: è faticoso.
Perché si, in qualche forma lo è: bisgona uscire dalla propria routine, dalle cose che conosciamo e decifriamo senza fatica, e mettersi in un ottica di accoglienza: del nuovo, del diverso. E no, non tutti hanno questa capacità
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Che poi anche a me piace ogni tanto tornare in posti tipo stessa spiaggia stesso mare perché a volte ne ho proprio bisogno, ma non riesco proprio a comprendere l’atteggiamento di chi invece sia convito che conoscere cose nuove non porti niente di buono 💁🏻♀️
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Essendo figlia di un comandante dell’Alitalia, viaggiare è nel mio DNA, però non mi sento di giudicare quelli ai quali non piace, anche se ovviamente non riesco a capire le loro ragioni. Alla fine però meglio loro di quelli che viaggiano solo per farsi la foto instagrammabile o per aggiungere una bandierina alla lista dei luoghi visitati, almeno non causano overtourism!
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Ci sta che ci sia della gente a cui non piaccia viaggiare, anche se è una cosa lontana dal mio modo di pensare. Però sentirsi dire che discovery channel è meglio fa sanguinare le orecchie 😂
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Il mondo e il genere umano è bello per questo, ci sono tantissime cose da fare e vedere e tantissimi modi di vivere, perfetto se non viaggi, ho meno folla quando vado in giro io ma non rompermi criticando me che invece girerei per il mondo come un criceto sulla ruota
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Esatto: meno gente che critica chi viaggia, e meno code in aeroporto!
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meno male che persone del genere non viaggiano e non vanno a intasare luoghi che persone più interessate vogliono davvero vedere
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Questo sicuramente è un vantaggio per tutti!
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Negli ultimi anni, da quando ho iniziato a lavorare nel settore, ho iniziato a rendermi conto che ci sono tante modalità diverse di intendere il viaggio e tante modalità di approcciarsi ad esso. Pertanto in tutta onestà non mi sento di criticare chi non lo apprezza, purché non venga a farmi la morale “sei sempre in giro!” o “cosa ci vai a fare se puoi vederlo gratis in tv?”, per intenderci. Come ha già scritto qualcuno, sinceramente è un bene che queste persone stiano a casa, perché rischierebbero di lamentarsi di ogni cosa, creare disinformazione ed essere l’incubo di chi gli organizza il viaggio (ne so qualcosa).
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La mia infatti non vuole essere una critica nei confronti di chi non viaggia, ma nei confronti di chi non lo fa e ti dice che è meglio Discovery Channel. Tutto qui. Poi come dici tu e come hanno detto altri, meglio che persone del genere stiano a casa per tanti motivi diversi 🙂
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Ma i commenti maleducati sono a difesa di chi non viaggia o per insultarli? 😂 Sarei in generale d’accordo con te. Viaggiare fa conoscere cose nuove, e la televisione non può certamente sostituire le sensazioni, gli odori, le proporzioni, i sapori, gli incontri e tutto quello che puoi vivere solo di persona. Detto questo, la gente che sceglie di non viaggiare non mostra necessariamente ignoranza. Forse la moglie del tuo collega sì 😂 ma ho sconosciuto persone che sono pigre, stanno bene a casa loro, preferiscono riposare… e allora chi sono io per giudicare? Il mondo è bello perché è vario!
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I commenti maleducati erano sempre da parte di chi non viaggia e sosteneva la scelta con arroganza 😂 Hai ragione: c’è anche chi non viaggia perché si riposa di più a casa e va benissimo, ma la moglie del mio collega secondo me è solo ignorante 😉 Per il suo compleanno potrei regalarle un abbonamento a qualche piattaforma dedicata ai viaggi dal divano!
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Ammetto di avere difficoltà di conversazione con la gente che non viaggia, anche perché il 90% delle mie conversazioni interessanti riguarda viaggi, aerei, aeroporti e cibo provato in giro per il mondo, ma ancora di più con chi pensa di viaggiare, ma sceglie il villaggio italiano o la crociera con animazione e cibo italiano. A me parte proprio un WTF dal cuore quando mi dicono che vogliono la pasta o la pizza all’estero e poi sono convinti di viaggiare!
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Non condivido il suo pensiero, ma trovo sempre sia interessante leggere le opinioni di chi la pensa in maniera opposta a me. Credo che viaggiare non sia per tutti e preferisco chi, lo comprende, da chi invece viaggia perchè è di moda, ma non rispetta il luogo e la cultura dove si trova, pensando di avere sempre la verità in tasca e non aprendo la mente, pur viaggiando.
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Assolutamente: viaggiare non è per tutti e di sicuro preferisco chi sta a casa rispetto a chi viaggia in maniera “maleducata”. Ma allo stesso tempo mi fanno innervosire quelli che pensano che, a prescindere, Discovery Channel sia meglio della realtà.
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