A Oslo ero stata tanti anni fa e, a dire la verità, mi aveva lasciata indifferente. Forse perché si era sempre trattato di viaggi di lavoro, durante i quali non avevo avuto occasione di vedere molto se non il Palazzo Reale e le vie del centro storico. Allo stesso tempo però, in questi anni ho sempre avuto la curiosità di conoscerla meglio per darle una possibilità.
Lo scorso maggio ci sono tornata per il consueto viaggio di primavera insieme a mio fratello, e questa volta Oslo non mi ha deluso.
Come fare a organizzare un viaggio a Oslo: il volo
Per questo viaggio abbiamo prenotato il volo con Norwegian, che nel nostro caso è stata la scelta migliore sotto tutti i punti di vista: partenza da Milano Malpensa a orari comodi, e arrivo allo scalo di Gardemoen, il più vicino al centro della città.

Anche il costo ha influito, a circa cento euro a testa per il biglietto di andata e ritorno con solo bagaglio da cabina da sistemare sotto il sedile (più che sufficiente per un soggiorno di due notti). Come per tutte le compagnie low cost, l’assegnazione dei posti a bordo è casuale, a meno di voler pagare un sovrapprezzo al momento della prenotazione o del check-in: pur avendo scelto l’assegnazione casuale, siamo comunque capitati in posti vicini, sia all’andata che al ritorno.
Come fare a organizzare un viaggio a Oslo: i mezzi di trasporto
Appena arrivati in aeroporto è possibile, dal terminal di Gardemoen, prendere il treno per raggiungere la stazione centrale di Oslo. Le opzioni sono due: la prima e la più nota prevede di utilizzare Flytoget, il treno express che impiega venti minuti per arrivare in centro, mentre la seconda è quella offerta da Vy, il servizio ferroviario nazionale, i cui treni impiegano dieci minuti in più per percorrere la stessa tratta. La differenza sta nel prezzo: circa cinquanta euro a persona nel primo caso, e la metà nel secondo. Inutile dire che la scelta è ricaduta sui treni Vy.

Per quanto riguarda gli spostamenti in città, è presente una rete di tram che però non abbiamo mai utilizzato perché abbiamo raggiunto a piedi tutti i punti di interesse. Molto diffusi anche Uber e Bolt per chi volesse muoversi in taxi.
Come fare a organizzare un viaggio a Oslo: una zona da evitare
Ricordo ancora quando, in occasione del mio primo viaggio a Oslo anni fa, il referente della sede norvegese si raccomandò affinché non uscissi da sola la sera. E, se proprio dovevo farlo, avrei dovuto evitare a tutti i costi la zona della stazione centrale per via della presenza di junkies, a suo dire. All’epoca non prestai molta attenzione alla sua raccomandazione, né vidi mai nulla di preoccupante. D’altra parte, ero stata innumerevoli volte dalle parti della stazione di Porta Nuova a Torino ai tempi dell’università, per cui cosa poteva esserci di peggio?

In realtà questa volta mi sono dovuta ricredere. A poca distanza dalle vie dello shopping, le strade che circondano la stazione di Oslo sono infatti popolate da non pochi junkies. Al mattino presto, al pomeriggio e alla sera, abbiamo visto diverse persone fumare crack o eroina per strada. Devo dire di non essermi mai sentita in pericolo perché nessuno ci ha degnato di uno sguardo, ma è bene tenerlo a mente se si viaggia da soli o con dei bambini.
Come fare a organizzare un viaggio a Oslo: dove dormire
Volendo evitare la zona più turistica, ovvero quella di Karl Johans gate, ho preferito optare per Grünerløkka, ex quartiere operaio che alla fine del Novecento ha subìto un processo di recupero, trasformandosi poco alla volta in una zona multiculturale e vivace. L’Anker Hotel si trova in questa zona ricca di mercati, birrifici, negozi di seconda mano e ristoranti. L’ideale per chi non vuole trovarsi in mezzo al viavai dei turisti ma, allo stesso tempo, desidera essere vicino alle maggiori zone di interesse.

La scelta si è rivelata molto buona perché l’albergo è di qualità medio-alta, con camere ristrutturate di recente (solo le superior, come quella che abbiamo scelto noi, ma non le standard), spaziose e confortevoli. Buona anche la tariffa, considerando i prezzi notoriamente alti delle strutture alberghiere a Oslo. Mancavano alcuni piccoli dettagli, come le bottiglie d’acqua in camera e un buffet della colazione meno industriale, ma niente di grave.
Come fare a organizzare un viaggio a Oslo: dove mangiare
Ho avuto non poche difficoltà a scegliere i posti in cui prenotare le due cene per le sere che avremmo trascorso in città. Per fortuna mi è venuto in aiuto il titolare di una vineria della mia città, che mi ha consigliato di scaricare Raisin, un’app con consigli per chi ama i vini naturali e il cibo. Lì ho trovato The Little Pickle, un locale nel cuore di Grünerløkka che serve piatti semplici in un ambiente informale e rilassato. Se fosse stato aperto anche la domenica sera, ci sarei tornata per la seconda volta, ma purtroppo non lo era.
Ottimo anche il pranzo da Vippa, una food hall ricavata in un magazzino in disuso sul porto, dove provare le proposte degli stand che servono cucina etnica.

Per la seconda cena ho scelto un po’ a caso e, fidandomi dei suggerimenti di Instagram, ho prenotato da Fiskeriet. Un pasto che non aveva niente che non andasse, ma il cibo non aveva nulla a che vedere con quello della sera prima.
Impossibile riassumere tutto in poche righe, perché questo aspetto merita un post a parte.
Come fare a organizzare un viaggio a Oslo: cosa vedere
I consigli su cosa vedere in una città mi mettono sempre in difficoltà, perché quello che ho visto io non rappresenta nemmeno la minima parte delle cose che si dovrebbero vedere a Oslo secondo la maggior parte delle guide. Si tratta di posti che mi interessavano e che piacevano a me, ma che potrebbero benissimo non piacere ad altri. Volevo rivedere il Palazzo Reale, e volevo raggiungerlo percorrendo tutta Karl Johans gate, e volevo vedere dal vivo L’Urlo di Munch.

Poi volevo salire sul tetto della Oslo Opera House, ma anche perdere tempo senza una meta precisa tra le strade di Grünerløkka, macinando chilometri a piedi ma con diverse tappe per provare birre artigianali e per fare shopping in qualche negozio di abbigliamento vintage. Per cui su questo argomento non ho davvero dei consigli che abbiano la pretesa di essere universali.
Come fare a organizzare un viaggio a Oslo: i pagamenti
Sono cresciuta in un’epoca in cui, quando uscivo di casa, mia mamma mi chiedeva se almeno avevo diecimila lire nel portafoglio. Diecimila lire: suona antico solo a leggerlo. Va da sé che per quelli della mia generazione è difficile abituarsi al pensiero di andare da qualche parte, per di più all’estero, senza prima riempire il portafogli di banconote locali. Ma ormai ce l’ho fatta anche io e, se siete miei coetanei e dunque ansiosi, sappiate che si può partire tranquillamente per Oslo senza ansia e senza contante, visto che qualunque cosa, anche lo street food alle bancarelle, si paga con il cellulare.
Siete mai stati a Oslo? Avete altri consigli?

Hai fatto benissimo a specificare le zone pericolose. Io viaggio spesso da sola con mia figlia, portandomi dietro una grandissima responsabilità. per cui conoscere preventivamentee le zone pericolose di un posto che visito per me è essenzaile, se non di vitale importanza. Spesso queste dritte vengono omesse per enfatizzare solo le peculiarità positive di un posto, invece sono importantissime. Oslo sembra interessante, dovrei farci un pensierino.
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Anche se devo dire di non essermi comunque sentita in pericolo, sono comunque situazioni in cui in generale è meglio non trovarsi, soprattutto se si viaggia con bambini o ragazzini. A parte questa zona, per il resto Oslo è molto sicura per cui vai tranquilla!
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Mi piacerebbe tantissimo visitare la Norvegia e i fiordi ma Oslo devo ammettere che non è una delle mie priorità anche se sono sicura che abbia tanto da offire
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Sicuramente ci sono altri posti in Norvegia con più carattere, a partire da Bergen, per esempio. Ma per chi è già stato in Norvegia più volte anche Oslo non è male!
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Come te, sono stata a Oslo solo per lavoro e non ne ho un ricordo entusiasmante ma adoro la Norvegia e quindi magari ci riprovo. Grazie per il suggerimento della Norwegian che non avevo mai preso in considerazione ma invece sembra molto pratica. Quanto ai contanti in valuta locale, io da boomer faccio fatica ad abituarmi ma che comodità poter pagare anche l’entrata alle toilettes pubbliche con il cellulare!
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Nemmeno a me le volte precedenti aveva fatto impazzire, ma forse proprio perché erano viaggi di lavoro e avevo altro per la testa.
Ti capisco perché io faccio davvero fatica a uscire senza contanti: pensa che anche quando vado a correre metto dieci nella custodia del telefono 😂
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Sono stata ad Oslo, ancora quando in Italia c’erano le lire, perciò tanti anni fa e con il portafoglio pieno di soldi cambiati in banca ancora prima di partire. A pensarci bene, i tempi sono veramente cambiati, però a dire il vero io mi sono adeguata benissimo ai pagamenti elettronici, quello che mi dispiace è non avere quelle monetine che alla fine di un viaggio rimanevano e che ho conservato con tanto affetto per tanti anni. Ottimi consigli come al solito.
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Io invece non mi sono ancora abituata del tutto: vivo la cosa senza ansia, ma diciamo che se avessi avuto qualche corona “just in case” sarebbe stato meglio 😅 Le monetine, è vero: da qualche parte in casa ho ancora una scatola in cui finivano quelle non spese al ritorno da un viaggio!
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A me Oslo è piaciuta molto: ricordo il bel tour fatto con la barca nel fiordo, il bellissimo museo Munch e il castello e sogno ancora un involtino comprato da un food truck di cucina asiatica !
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Anche noi volevamo fare il tour nel fiordo ma fino alla fine di maggio c’era una sola partenza al giorno: non avevamo cercato informazioni prima di partire così siamo arrivati tardi!
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Non avevo idea che a Oslo ci fosse una zona frequentata così massicciamente da persone tossicodipendenti, tanto da vederle per strada intente ad assumere queste sostanze. MI sorgono mille domande e mi chiedo se e come il governo intenda fare qualcosa a riguardo (o lo stia facendo). Insomma, da noi c’è il boschetto di Rogoredo ma non è proprio in una zona così centrale di Milano, piuttosto vicino alla stazione omonima, ma se non ci vai per un motivo non è che ci passi per caso (almeno, a me non è mai capitato).
Per il resto sono contenta che Oslo questa volta non ti abbia delusa: penso sempre che un viaggio ulteriore verso una località che lascia poco “incantati” sia sempre d’obbligo per confermare la nostra idea o, come in questo caso, smentirla!
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In passato avevo sempre pensato che fossero “paranoie” esagerate del referente locale, ma purtroppo aveva proprio ragione. Ho cercato qualcosa su Internet e se è affidabile, pare che il governo sia abbastanza tollerante. Chissà perché poi.
Comunque a parte questo sono contenta di aver dato una seconda chance a Oslo!
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Incredibile la differenza tra il treno nazionale e quello express. Mi appunto il suggerimento! I personaggi che ruotano attorno alle stazioni sono una piaga, e anche se non sono pericolosi, restano comunque una polveriera che può esplodere da un momento all’altro, mannaggia non immaginavo che il degrado fosse arrivato anche in Norvegia. E a quanto leggo è anche una storia vecchia! Molto carina l’atmosfera del primo locale, e interessante la food hall, anche perché ho visto che si può mangiare all’esterno con una bella vista sul porto. Momento di tenerezza per il capitolo pagamenti… faccio parte anch’io di quell’epoca. Ho superato lo scoglio del contactless, ma ogni tanto mi assale lo psicodramma “oddio e se perdo il telefono?” Hahahah 😛 Attendo il focus sul cibo 😉
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Davvero, e menomale che ho verificato online cercando altre alternative, altrimenti avrei pagato il doppio per lo stesso servizio.
Peccato per questi tizi nella zona della stazione: una situazione triste perché non posso dire che facessero paura, ma soprattutto pena per la loro condizione di totale abbandono.
Il capitolo cibo invece è stato molto gradevole, e quello pagamenti un altro passo avanti verso la mia liberazione dalla schiavitù del contante 😂
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