La Giordania e il cibo: il meglio e il peggio di Amman

Vi ricordate il prigioniero di viaggio? Il mio compagno, quello che piuttosto di salire su un aereo si infilzerebbe il palmo della mano con una forchetta? Quando si tratta però di viaggi di lavoro non si può lamentare con nessuno, e accetta anche di partire per mete insolite, come per esempio la Giordania. Oggi racconta la sua esperienza, entrando a far parte del gruppo dei #TravelMates.

Sono entrato in contatto con il mondo mediorientale, la Giordania in particolare, nel 2012, quando l’azienda per la quale lavoravo decise di aprire uno stabilimento in una zona industriale a una quarantina di chilometri da Amman, non lontano dai confini con l’Iraq e la Siria. Fino ad allora l’idea che mi ero fatto di quelle zone arrivava dai film, dai notiziari e dalla comparsa in Iraq e in Siria di un nuovo movimento terroristico che raccoglieva l’eredità di Al-Qaeda, il Daesh, da noi conosciuto come Isis. Con queste premesse, il mio titolare ebbe l’idea di aprire uno stabilimento a pochi minuti di macchina dai due stati più famigerati del Medio Oriente, non lontano da dove sono iniziati i dissidi rivoluzionari siriani contro Assad.

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Ho una folle paura di volare, per cui quando seppi che si era deciso in quel senso e io sarei stato uno dei fortunati responsabili del progetto Giordania, oltre al terrore dell’aria si palesò anche il terrore Jihadista: già mi vedevo vestito di arancione, in ginocchio accanto a due personaggi incappucciati che tendevano una bandiera nera e inneggiavano alla guerra santa. Insomma, ‘na tragedia.

Il mio rapporto con la Giordania non è stato prettamente turistico: mi sono calato nella vita del mediorientale comune con tutte le sue usanze rimanendone, nonostante tutto, positivamente colpito. Ora non potrò più farne parte, e non nascondo che mi dispiaccia parecchio.

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Il mio primo viaggio in terra araba aveva lo scopo di verificare lo stato dei lavori e prendere contatto con chi avrebbe dovuto occuparsi della costruzione dello stabilimento. La prima cosa che colpisce delle città arabe è la densità di case per chilometro quadrato: nonostante abbiano spazi immensi, le abitazioni sono ammassate una sull’altra e il colpo d’occhio è spettacolare, anche perché Amman si sviluppa su sette colline (i giordani si vantano che sia come Roma). La seconda cosa che colpisce, una piaga, come direbbe lo zio D’Agata, è il traffico. Ci sono strade a tre o quattro corsie con una macchina dietro l’altra, e sembra che il suono del clacson sia lo sport nazionale.

La prima mattina della mia vita giordana fu il battesimo del traffico per incontrare il sottosegretario allo sviluppo economico nel suo ufficio. Durante una pausa dei lavori ci venne offerto da bere e la scelta era tra tè, caffè tradizionale e un caffè speciale che bevono i beduini, ottenuto attraverso un’antica ricetta (probabilmente la supercazzola per rendere interessante la storia). Nonostante sia sempre stato molto schizzinoso e amante della tradizione culinaria piemontese, quel giorno un insolito entusiasmo mi spinse ad accettare il caffè beduino. Mi venne offerta una tazzina piccolissima con del liquido trasparente tendente al verde. Mi è andata bene, pensai. Presi la tazza bevendone un sorso abbondante. Avete presente un misto di napalm e acido muriatico? Il primo istinto è stato di sputare, ma nell’ufficio ministeriale pareva brutto, così ho dovuto mandar giù l’intruglio infernale.
La sera però si rilevò molto produttiva in fatto di cibo: il nostro collega indigeno ci portò in un locale in Amman vecchia, vicino all’anfiteatro romano.

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Se mai vi capitasse di visitare ad Amman dovete assolutamente andare da Jafra, dove l’agnello con verdure cotto in un’anfora di terracotta è il più buono mai mangiato.

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Il resto della prima settimana ad Amman non è degno di di nota, tranne il giorno in cui andammo a vedere l’officina (più che altro un garage) che ci avrebbe costruito gran parte degli impianti. Il proprietario ci invitò a pranzo senza possibilità di diniego: dovevamo per forza mangiare con lui il piatto nazionale giordano, il mansaf. Si tratta di carne di agnello bollita, servita in un piatto con riso e pinoli e poi inondata di panna acida. Quando portarono il vassoio, tutti andammo a lavarci le mani in un lavandino lurido con una saponetta più lurida del lavandino e un asciugamano che… va beh che ve lo dico a fare. Questo piatto ha una particolarità: deve essere mangiato solo dal vassoio, senza piatti e con le mani. Si prende una porzione di agnello con riso e pinoli, si fa una specie di polpetta con le mani, e via in bocca. A tutti ciò si aggiunse il padrone di casa che prese con le mani – lavate nel lavandino lurido – i pezzi migliori di mansaf e ce li offrì. Ah, la panna era contenuto in una latta di vernice per muri, versata usando una latta di caffè vuota…

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Tornai altre volte in Giordania, sempre per pochi giorni, fino a quando venne il momento di fare l’avviamento dell’impianto: questa volta da ci rimasi cinque settimane. Quel soggiorno fece sparire tutte le mie fisime sul cibo, perché il detto “la fame è brutta” è qualcosa di veramente inappuntabile.
Durante il primo fine settimana con i colleghi giordani, il mio referente abituale mi affidò a un altro collega che non conoscevo ancora. Arrivò a prendermi in albergo con un furgone nero, insieme a un amico dall’aria poco raccomandabile. Ero seduto sui sedili posteriori, mentre i due davanti parlavano in arabo guidando come matti. Una situazione surreale, e non nego di aver temuto che mi rapissero. E via di nuovo la scena del vestito arancione. Invece filò tutto liscio e iniziai a conoscere queste persone, tra le più generose che abbia mai incontrate.

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Tornando al cibo, ero tutto il giorno nello stabilimento e la prima settimana evitai di mangiare le cose che mangiavano loro perché le trovavo sgradevoli alla vista e avevo paura di prendere qualche virus che mi tenesse chiuso in bagno per ore. Mi rifacevo poi a cena, insieme al solito collega arabo.

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La seconda settimana i morsi della fame iniziarono a farsi sentire. Poco alla volta mi abituai alle abitudini del luogo. La mattina partivamo dall’albergo e ci fermavamo a fare colazione in un posto che il peggior bar di Caracas in confronto è il Waldorf Astoria.

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Per pranzo, il menù prevedeva pane arabo e un formaggio molle da spalmare sul pane con le mani. A volte erano olive o funghi sottolio che venivano rovesciati sulla busta di plastica usata prima come contenitore e poi come piatto.
Ricordo ancora il giorno in cui per pranzo decidiamo di andare ad Al-Mafraq, una città vicina allo stabilimento. Nonostante l’odore nauseabondo ci sediamo e lasciamo che il cameriere apparecchi. Il ragazzo arriva con un rotolo gigante di pellicola trasparente e, come Dexter con un cadavere, avvolge il tavolo rendendolo impermeabile. Poi iniziano a portare roba in maniera talmente sgraziata che in un attimo capiamo il perché della pellicola trasparente: ci sono pezzi di cibo caduti dai vassoi e sparsi un po’ ovunque sul tavolo. Addirittura qualcosa si muove: è un gruppo di blatte che banchetta insieme a noi.

A parte qualche piccolo disagio, i paesaggi che vedevo ogni giorno erano meravigliosi: tende di beduini, cammelli sul ciglio della strada e colori bellissimi.

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Sono stato l’ultima volta in Giordania a metà maggio e la mia esperienza è finita come è iniziata, con il mansaf. Pranzo di commiato con pezzi rigorosamente spezzati a mano, ma con una variante, della serie “se non ti lecchi le dita godi solo a metà”: il capo spezza una porzione per il mio collega e, prima di offrirne un pezzo anche a me, si pulisce le dita mettendosele in bocca. Vi lascio immaginare.

Purtroppo non ho visto molto della Giordania, ma si tratta di un posto da conoscere e da gustare. Spero di poterci tornare da turista e far conoscere a Silvia la bellezza del paese e la bontà delle persone che noi occidentali spesso consideriamo con sospetto, senza sapere che in realtà è gente di un altruismo infinito.

Firma Bernie Miniatura

38 pensieri riguardo “La Giordania e il cibo: il meglio e il peggio di Amman

  1. La polpetta fatta con le mani e poi mangiata anche no! Poi leggendo la storia del lavandino… vabbè, lasciamo perdere.
    Ma è tutta vera questa storia del cibo, blatte etc?
    Paliamo di cose belle! Devi sapere che la Giordania è un mio grande sogno, una terra con tantissime cose da scoprire (in fatto di cibo abbiamo risolto) che per il momento però non mi sento di visitare per lo stesso terrore del tuo compagno, speriamo in periodi migliori.
    Intanto vi ringrazio per questa cultura culinaria! eheheh
    Un bacione :*

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    1. Ciao!
      Tutto assolutamente vero, ci sono alcuni locali dove i nostri NAS faticherebbero a fare stare tutta la cifra sul cedolino della sanzione per scarsa (eufemismo) igiene e non ho raccontato tutto, ci sono altri aneddoti divertenti. 😉
      A onor del vero è un posto, anche oggi, tranquillamente visitabile, non c’è nessun tipo di pericolo e ci sono un sacco di turisti.
      Per il cibo vai tranquilla, oltre quelle due o tre cosette da evitare è una bella esperienza di sapori 🙂
      Grazie per il commento!

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  2. Mi è piaciuto molto il tuo racconto (anche io come te all’inizio mi sarei immaginata in arancione davanti a un plotone d’esecuzione, lo ammetto!). Sul cibo…credo che avrei avuto serie difficoltà, ma come dici tu “la fame è brutta” e qualche volta si è costretti ad adattarsi per cause di forza maggiore! 😉 Paesaggisticamente però devono essere posti molto suggestivi!

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    1. Dopo un po’ di giorni di digiuno diventa buono anche un copertone 🙂 Ma li ho descritto solo le situazioni estreme (non tutte 🙂 ) ma, generalmente se ti piacciono le spezie, in Amman ci sono dei locali dove puoi toglierti discrete soddisfazioni 😉
      Non ho viaggiato molto, ma i paesaggi medio orientali per me, sono tra i più belli, il deserto giordano mi ha stregato.
      Grazie per essere passata 😉

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  3. Ma chi sono i pivelli che hanno organizzato questo viaggio di lavoro? La prossima volta di al tuo capo di contattare l’agenzia AguzzinaTouring 😀
    Dopo napalm+acido muriatico+blatte+spirito di condivisione di liquidi corporei…io credo che tu possa affrontare qualunque cosa! 😀
    Ed ora il commento serio: la tuta arancione magari anche no ma il pigiama arancione firmato SilviucciaPrada ormai vedo che lo indossi con dedizione! 😛
    Si scherza eh! Spero che inseriscano un diretto da Napoli prima o poi, ho sentito spesso parlare dell’altruismo del popolo giordano e mi piacerebbe tantissimo apprezzarlo presto! Intanto segno questi locali nella B-list.
    Buon fine settimana ragazzi 😉

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    1. Ho omesso alcuni particolari del viaggio vero e proprio, tipo le 8 ore di scalo a Istanbul per risparmiare una manciata di euro 😦 Un viaggio da 5 ore trasformato in un’odissea di un giorno, nemmeno Fantozzi e la gita a Venezia…
      Effettivamente da quando sono stato in medio oriente, in fatto di cibo, a parte un paio di cose che proprio odio, non mi formalizzo più su niente 🙂
      Sulla dedizione mi sa che la cosa sta un po’ sfuggendo di mano, ma presto mi rivolgerò a un qualche sindacato per denunciare di caporalato la mia Aguzzina 😀
      C’è il volo da Roma comodo per Amman con Alitalia, in 4 ore ci si arriva. Da Napoli è fattibile e se deciderete vi darò il nome di un paio di locali da A-list 🙂
      Grazie per il commento
      Buon fine settimana anche a voi 😉

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    1. Hai ragione, a volte avere la possibilità di calarsi nella realtà della gente che vive realmente quei luoghi ti da delle sensazioni che diversamente, da turista, non proveresti mai.
      Grazie per il commento 😉

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  4. Questi sono i viaggi che fanno per me. Mi piace viaggiare non come turista, ma come una persona del luogo.
    In Kazakhstan mi erano stati offerti una specie di ravioli ripieni in brodo in busta di plastica e presi con le mani. Rifiutai per la presenza di carne, così me ne portarono altri di verdura! Niente, non potevo sfuggire!!! 🙂
    Però, alla fine, questi sono gli episodi che ricorderò con maggior piacere. 🙂
    Ps: ma come si spalma un formaggio con le mani???

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    1. E’ semplice 🙂 Arrivava con un sacchetto pieno di formaggio molle e un altro pieno di pane arabo. Prendeva un pezzo di pane, l’altra mano la infilava nel sacchetto del formaggio, ne tirava fuori un po’ e lo spalmava sul pane e il tramezzino era fatto 😀
      Vero il problema grosso è che non puoi sfuggire a queste cose, essendo molto ospitali arrivi quasi all’offesa personale se rifiuti una loro offerta, quindi non ti resta che assaggiare 🙂
      Comunque è vero, questi episodi sono quelli che più ti rimangono.
      Grazie per il commento

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  5. Hai presente quando non sai se ridere o piangere? Se sei più nauseato o affascinato? Io sono ferma a metà! Ora, ammetto che a me la Giordania fa impazzire, la sogno da anni e, in un futuro molto prossimo, dovrò assolutamente andarci.
    I problemi nascono quando mi presentano l’agnello (che non mangio nemmeno sotto tortura), soprattutto post “leccatina delle dita”… In genere cerco davvero di adattarmi a tutto e, per la mia salute mentale, guardare il meno possibile, altrimenti la mia mania per la pulizia mi impedirebbe di viaggiare. Però in certe situazioni, come dire?, meglio la tuta arancione ed il cappuccio??!
    Comunque esperienza fantastica, soprattutto quando non sei tu a dover condividere germi e batteri con altre persone😉. Detto ciò, sono assolutamente d’accordo sulla necessità di vivere direttamente le altre culture e religioni, prima di lasciarsi condizionare dai luoghi comuni!
    A presto,
    Claudia B.

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    1. Se non mangi l’agnello ti rimane il pollo, il vitello è da evitare, l’ho preso una volta ed era morbido come una racchetta da ping-pong 🙂 ma oltre la carne hanno una grandissima varietà di creme come l’hummus e il babaganoush e insalate come il fattooush e il tabbuleh. Diciamo che se non vai in posti estremi riesci a mangiare bene un po’ ovunque 😉
      Vero sul condizionamento dai luoghi comuni, prima di andare in medio oriente avevo un’idea sulla civiltà musulmana, poi vivendo insieme a loro e sapendo realmente come stanno le cose, è totalmente cambiata in positivo.
      Grazie per essere passata 😉

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  6. E mi sa che dopo questa esperienza da ristorante Michelin puoi ufficialmente dichiarare il tuo stomaco immune al 100%. Ho avuto una esperienza simile in Marocco molti anni fa (terrore di essere rapita e decapitata a parte…) e da quella volta non mi “scandalizza” più niente. Il mio approccio è diventato questo: se non posso scegliere… che sia! (E io speriamo che me la cavo! 😂)
    Scherzi a parte la Giordania deve essere meravigliosa, mi piacerebbe molto visitarla ma non credo che manager (il mio compagno di sventure…) l’abbia messa nella sua top 10!
    Erica

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    1. Ormai posso mangiare ovunque 😀
      Secondo me, se la situazione politica e la sicurezza della zona migliorassero tutto il medio oriente sarebbe da mettere nella top one 🙂 Ci sono posti e persone fantastiche.
      Grazie per la visita!

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  7. Ma che bello però che entrambi avete avuto lavori che vi hanno permesso di viaggiare e scoprire luoghi che magari altrimenti non avreste scoperto! 😀
    La Giordania mi incuriosisce molto ma prima di arrivare lì credo che visiterò moltissimi altri paesi nella lista dei sogni di viaggio!
    Grazie per avercela raccontata prigioniero Bernie! 😀
    E buona giornata ragazzi!

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    1. Grazie a te per essere passata!
      Diciamo che mio malgrado ho scoperto posti che altrimenti non avrei avuto occasione di visitare 🙂 Però alla fine sono grandissime esperienze.
      Buon fine settimana!

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    1. Ti offrono qualcosa portandosi la mano sul cuore in segno di rispetto verso l’ospite e tu puoi provare a rifiutare gentilmente, ma il più delle volte la mano sul cuore mette fine alla discussione e non ti rimane che assaggiare 🙂

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  8. Ciao!!! Racconto interessantissimo su questi posti che in tanti evitiamo per quella paura di finire vestiti di arancione ma ci incuriosiscono tanto! 😀 Bellissima esperienza, escludendo le blatte. Non so se sarei riuscita a mangiare ma mai dire mai, come dici giustamente anche tu: la fame è una brutta bestia. Probabilmente mi sarei sacrificata. Io assaggio qualsiasi cosa e lì la cucina è mooolto particolare, oltre ad essere incentrata sulla carne, mi pare di capire. Correggimi se sbaglio ^_^

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    1. La Giordania nonostante sia accerchiata dalla guerra è ancora un paese tranquillo e sicuro per i turisti occidentali, però quando ci vai e senti l’eco dei bombardamenti oltre il confine siriano (eravamo in linea d’aria a una ventina di km) in effetti un po’ di paura ti viene.
      La carne è la portata principale, però ci sono tantissimi piatti a base vegetale (tra l’altro buonissimi) come antipasto che, quando arriva magari l’agnello arrosto, sei già pieno fino alle orecchie 🙂 Dicono che anche il pesce sia buonissimo, ma, non mangiandolo non so dare un giudizio 😉

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    1. Dipende da quali siano le tue priorità, però secondo me la cultura araba è una di quelle cose che una volta nella vita la si deve incontrare 😉

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  9. Mi hai fatto venire in mente una situazione simile in Tunisia, quando al momento di zuccherare il tè invece di una zolletta come avevo chiesto il gentile cameriere ne mette due. E cosa fa per ovviare all’errore? Infila le dita nella mia tazza per tirare fuori la zolletta di troppo, ovvio!😂 Hai fatto una grandissima esperienza, che belli i lavori che permettono di viaggiare! La Giordania poi mi ha sempre incuriosita, ma con quel piatto di agnello cotto nel vaso di terracotta forse ancora di più 😉

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    1. Esperienza sicuramente bellissima, quell’agnello nel vaso è una cosa di spettacolare.
      Hanno questa usanza di usare molto le mani e non andare tanto per il sottile quando si tratta di cibo 🙂
      Anche quando vai a cena con tanta gente e portano normalmente piatti in comune come Hummus, Taboulleh ecc, tutti spezzano il pane e poi lo “pucciano” nella stessa scodella anche se il pezzo di pane l’hanno già addentato in precedenza 🙂 All’inizio avevo molta difficoltà a fare questa cosa, cercavo di prenderne un po’ appena arrivava puro, poi non ne toccavo più, alla fine, come si dice da noi, avrei mangiato anche le gambe del tavolo 😀
      Gli arabi sono un po’ particolari, ma è un popolo che mi ha affascinato tantissimo
      Grazie per il commento e buona serata! 😉

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  10. Oddio, mi hai riportato alla mente il giorno in cui da Gerusalemme sono andata a Betlemme. Il tassista, in questo caso era lui ad essere vestito d’arancio, mise subito le cose in chiaro: passeremo da stradine secondarie per non fermarci ai posti di controllo che s’incontrano lungo il percorso. Appena accettammo, spalancò la porta scorrevole del nostro pulmino 9 posti, il cui interno sembrava un piccolo night in miniatura, con tanto di sedili in pelle rossa, vetri oscurati, tante piccole palline stroboscopiche e qualche cuscino “muccato”. Immagina il mio viso…il pensiero fu uno: mi ritroveranno spersa in qualche fosso, uccisa a suon di pallate strobos in testa ed avvolta in una coperta maculata. Invece fu una giornata spettacolare. A Gerico il tassista ci implorò che non andassimo in giro sole, attiravamo troppo l’attenzione e questo avrebbe potuto essere pericoloso, così, tipo guardia del corpo, stette fuori dal “ristorante” in cui avevamo scelto di mangiare. E quello in compagnia dei locali che più local giuro che è stato uno dei pranzi più buoni di tutta la mia vita, siamo arrivate addirittura a leccare il piatto dell’hummus.

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    1. Una volta che scollini la montagna della schizzinosità ti si apre un mondo 🙂
      In quei posti hai sempre la paura latente di finire morto ammazzato per come in occidente vengono il più delle volte descritte quelle zone.
      Ogni situazione strana, soprattutto all’inizio, ti fa saltare il cuore tra le orecchie. Una volta ero in stabilimento e a un certo punto da fuori si sono sentiti rumori di aerei a reazione e elicotteri, ma tanti… Ho subito pensato: ok ci attaccano e io sono fottuto 😐 vedevo i miei colleghi tranquillissimi mentre io ero prossimo a infartare. Invece usciti fuori, ho scoperto che era un’esercitazione della vicina base aerea militare, ci saranno stati una ventina di elicotteri da combattimento e altrettani caccia… Mi sembrava di essere sul set di Top Gun 🙂
      Grazie per la visita!

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    1. Ecco il caffè è un’altra nota dolente. Non è male, a dire il vero, in termini di gusto, solo che non lo filtrano e la miscela non è solubilissima, quindi sembra di bere del fango annacquato 😅 Niente a che vedere con il caffè beduino però, con quello ci fanno volare i bombardieri militari😂
      Grazie per essere passata 😉

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  11. Questo post è spassosissimo! Prigioniero Bernie ti prego scrivi ancora!!! Adoro leggere le avventure delle trasferte di lavoro, e poi diciamolo capitano cose che in un normale viaggio non capitano, così come stringere legami con la gente del posto! In alcuni passaggi però non sapevo se ridere o piangere… penso che avrei fatto la fame, non per i sapori ma per l’igiene inesistente! Panna acida in latte di vernice… oh my god!

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