Con queste temperature torride, il sole abbagliante e l’afa così pesante da sembrare nebbia, il ricordo di Oslo diventa ancora più lontano. Vorrei essere là, con la pioggia leggera che ci ha accompagnato per un paio di ore al mattino, senza però impedirci di scoprire la città tra una serie di tappe in parte stabilite in anticipo, in parte decise sul momento. Tappe, tra l’altro, tra le quali ci si può spostare tranquillamente a piedi se non si temono i (tanti) chilometri.
La prima è il Palazzo Reale di Oslo, che raggiungiamo percorrendo una Karl Johans gate deserta: poca gente in giro e negozi ancora chiusi. Forse Oslo si sveglia tardi la domenica mattina, o forse non c’è nessuno perché sta piovigginando. Raggiungiamo il Palazzo Reale senza incontrare quasi anima viva, tranne qualche runner e un paio di biker, così abbiamo la magnifica vista sui giardini e sul castello tutta per noi. Tra l’altro, è possibile visitare le sale interne solo da giugno ad agosto e, dunque, a maggio ci siamo dovuti accontentare di vederlo dall’esterno.

Poco male, perché ci aspettava la prossima tappa del mattino. Con una piacevole passeggiata di un quarto d’ora, dal Palazzo Reale si arriva fino al Nasjonalmuseet, il museo d’arte più grande di tutta la Scandinavia. Primati a parte, volevamo andarci per vedere L’Urlo di Munch. So che in tanti penseranno: perché allora non andare al Munchmuseet, dedicato interamente all’artista? Perché delle tre varianti della nota opera, quella principale dipinta a olio e tempera è esposta al Nasjonalmeseet ed è proprio quella che volevo vedere. Chi invece fosse interessato alle altre due versioni (una dipinta e una a pastello), allora può andare al Munchmuseet.

Al di là di Munch e delle altre opere esposte, non può mancare una visita alla caffetteria del Nasjonalmuseet: anche qui c’era pochissima gente, quindi abbiamo avuto l’occasione di goderci lo spettacolo dalle vetrate con vista, concedendoci con tutta calma una seconda colazione a base di caffè americano, kanelboller e chokoladeboller. Una pausa che vale assolutamente il tempo che le abbiamo dedicato: sia per la vista, sia per l’inaspettata bontà del caffè e dei dolci.

A due passi dal museo si trova il famoso Aker Brygge, quartiere situato sul fiordo e noto per essere uno dei più vivaci della città. Molti blog di viaggi che avevo consultato prima di partire consigliavano questa tappa assolutamente imperdibile ma, a parte la vista sul lungomare davvero spettacolare, non c’è molto altro degno di nota. Anche in questo caso, tutti i negozi e i ristoranti (molto turistici, a giudicare dall’aspetto e dai menu esposti) erano ancora chiusi. Magari la sera è diverso e la zona si anima, cambiando anche faccia, chissà.

Da qui decidiamo di camminare senza una meta precisa, seguendo la strada che costeggia la fortezza di Akershus. Ed è qui che mi rendo conto di una cosa: Oslo è una città profumata, a differenza di molte altre. Un profumo diffuso un po’ ovunque: nei giardini del Palazzo Reale, lungo il fiordo e tra le vie pedonali di Aker Brygge. Si sentono i tigli, appena all’inizio della fioritura, e il legno di abete affumicato. Sulla provenienza di quest’ultimo sono riuscita a darmi un’unica spiegazione: le tante saune galleggianti che si muovono come piccole imbarcazioni da una parte all’altra del fiordo.

Costeggiando il lungomare arriviamo da Vippa, una food hall meno nota della tanto decantata Mathallen (dove siamo stati ma che abbiamo trovato molto turistica e molto cara per la qualità non eccellente dei piatti proposti). Vippa si trova nella zona di Vippetange, proprio sul fiordo di Oslo, quindi dall’esterno c’è una bellissima vista sulla baia. La scelta dei piatti con proposte dalla Grecia, dal Messico, dalla Palestina e dalla Norvegia è davvero ottima.

Dopo la pausa pranzo ci incamminiamo verso la nostra prossima meta, la Oslo Opera House, edificio talmente iconico da essere facilmente riconoscibile anche senza averlo mai visto dal vivo. La posizione sul fiordo, le forme spigolose e il bianco abbagliante del marmo di Carrara ricordano in effetti un iceberg che emerge dalle acque, proprio come voleva il team di architetti di Snøhetta. Imperdibile l’ascesa lungo la passerella pedonale che dal livello del mare porta fino al tetto, da cui ammirare il fiordo e la città.

Da qui, un’altra passeggiata ci riporta verso Grünerløkka, quartiere in cui si trova il nostro hotel e dove decidiamo di trascorrere il resto del pomeriggio. Nel frattempo non solo ha smesso di piovere, ma le nuvole si sono diradate lasciando spazio al sole che rende ancora più vivaci e brillanti i colori di Grünerløkka, che da quartiere operaio si è trasformato in zona multiculturale.

A quanto pare qui c’è sempre qualcosa da fare, e questa domenica ci sono ben tre mercatini tra i parchi di Olaf Ryes Plass e di Birkelunden. Si trova un po’ di tutto: cianfrusaglie non ben identificabili, abiti di seconda mano, mobili usati, ma anche street food e bevande. Non so se fosse per qualche evento previsto nel quartiere durante quel fine settimana o se invece ogni domenica ci sia un mercatino dell’usato, ma vale decisamente la pena di fare un giro da queste parti.
Anche perché se siete appassionati di birra (come mio fratello, che era con me a Oslo), questa zona è ottima per i tanti microbirrifici. Meglio ancora se, come me, siete appassionati di shopping vintage: in questo caso, Thorvald Meyers gate e le vie circostanti sono il paradiso. Va detto che, come spesso accade nei negozi di questo genere, c’è tanta robaccia inutilizzabile, ma se si ha voglia di cercare, a volte si trova qualche pezzo imperdibile. Come da Velour Vintage, dove ho comprato una t-shirt di Thor e una di Captain America.

Un paio di soste per rinfrescarci con una pinta di birra artigianale, qualche assaggio dalle bancarelle di street food e una breve passeggiata verso l’hotel prima di prepararci per uscire di nuovo per cena. E un’altra giornata a Oslo è finita, purtroppo.
