#InViaggioColCapo: i regali dimenticati

Il motivo di un viaggio del mio ex boss spesso era un invito da qualche ente per il turismo, da un ateneo, dagli organizzatori di un evento. Il mio compito, e quello degli altri (s)fortunati colleghi, era di tradurre, prenotare alberghi, chiamare taxi, accompagnare a conferenze, cene e inaugurazioni. Nella maggior parte dei casi, riceveva regali da chi lo aveva invitato: oggetti spesso realizzati con lo scopo di non fargli dimenticare il viaggio e gli incontri.

Il viaggio lo ricordava, anche a distanza di tempo: quello che dimenticava erano proprio i regali. Sul divano nella hall di un albergo, sulla sedia dell’ufficio di qualche autorità, sotto il tavolo di un ristorante, sul palco dove aveva partecipato a qualche conferenza. E chi aveva fatto il dono rincorreva sempre i malcapitati come me, che non potevano fare a meno di vergognarsi.

I regali dimenticati: il libro del nipote di Mick Jagger

In occasione di uno dei viaggi a Londra, il boss viene invitato all’inaugurazione di un locale. Si tratta della serata di apertura del ristorante del giovane chef green Arthur Potts Dawson che, tra le altre cose, è niente poco di meno che il nipote di Mick Jagger. La star non parteciperà alla cena, per fortuna, così il vero vip – il mio ex boss – potrà pavoneggiarsi in mezzo agli altri ospiti.
La cena procede senza intoppi e, a fine serata, lo chef porge un omaggio al capo: il suo nuovo libro di ricette con tanto di autografo e dedica personalizzata. Ringraziamenti, inchini, abbracci, pacche sulle spalle e forse anche una lacrimuccia da parte dello chef, poi il boss si congeda, senza però tralasciare di fermarsi qua e là a salutare qualche altro commensale senza avere idea di chi sia. Dopodiché se ne va, ferma un taxi senza aspettarmi e sparisce tra le strade intorno a King’s Cross. 

Acorn House EcoTravelBlogger

In attesa di un altro taxi, sento la porta del ristorante aprirsi: Arthur esce con una strana espressione in volto e il suo libro di ricette in mano. Forse ha deciso di darne una copia anche a me? No, è quella del boss, che lui ha dimenticato su un tavolo pochi secondi dopo averla ricevuta. Bisbigliando un inutile sorry, la infilo in borsa e mi nascondo sul sedile posteriore del primo cab di passaggio. L’unica consolazione è che ora quel libro appartiene alla mia libreria.

I regali dimenticati: l’abito tipico dei Sámi 

Siamo in una zona all’estremo nord del mondo, quella del Sápmi, territorio che si estende attraverso i confini di Norvegia, Russia, Svezia e Finlandia. Con un gruppo di colleghi (per fortuna: più persone uguale più possibilità che la rabbia del boss non colpisca proprio me) veniamo invitati a partecipare a una visita a un campo di allevatori di renne. I Sámi sono semi-nomadi che durante i mesi estivi vivono nelle tende per seguire le migrazioni delle renne. Sono orgogliosi della loro cultura e delle loro tradizioni, che in questa occasione hanno deciso di condividere con noi, donando a tutti un oggetto realizzato da un artigiano locale.
Per il capo, le donne Sámi hanno cucito un costume tradizionale nei colori della loro bandiera. È un regalo molto speciale: indossare gli abiti tipici dei Sámi è un onore che non viene concesso a molti.

Sami dress
Foto di Ninara su Flickr

Ma il capo probabilmente non la pensa così. Il giorno della partenza, quando siamo tutti sul minivan diretto all’aeroporto, vediamo la donna della reception correre fuori con una grossa borsa. L’autista frena, apre le porte e la donna si rivolge al boss: l’inglese della svedese è semplice, ma riesce a trasmettere benissimo quanto sia contrariata. Il caro boss ha dimenticato il costume tradizionale nella sala della colazione. Ingrato, pensiamo tutti quanti. La donna lo avrà detto ai Sámi o ha tenuto per sé la mancanza di rispetto dello sbadato visitatore italiano?

I regali dimenticati: il CD con le canzoni dei bambini

Questo viaggio attraverso gli Stati Uniti lo ricordo ancora, a distanza di anni, come uno dei peggiori. Forse perché con un altro sventurato collega siamo rimasti in giro col capo per ben due settimane, forse perché il capo è stato malmostoso come poche altre volte.
Una delle ultime tappe è San Francisco, dove veniamo invitati a un’esibizione di un coro di bambini dalla presidente di una fondazione che si occupa di promozione nel settore della musica. L’evento si svolge in un auditorium non lontano dal bellissimo Mission Dolores Park, cosa che per me è già motivo di gioia. Ma non per lui. Oggi ha le paturnie, come si dice dalle nostre parti, e non ha nessuna voglia di passare un’ora su una sedia scomoda ad ascoltare un concerto di bambini.

Kids singing
Immagine di Gustavo Rezende da Pixabay

L’esibizione è più noiosa di una messa. Ma dato il ruolo del capo dobbiamo almeno provare a fare finta di apprezzare, soprattutto visto che la signora presidentessa della fondazione è seduta accanto a lui e si volta a guardarlo ogni due minuti con un sorriso gigantesco stampato in faccia, come a dire: “Bravi, eh?”
Alla fine dello strazio, la donna estrae dalla borsetta un CD con copertina homemade e lo porge al capo: contiene le tracce migliori cantate dai pargoli. Il boss, ormai di umore nerissimo, ritrae la mano e domanda, a nessuno in particolare: “Ma chi ce l’ha un lettore CD? Io a casa o solo il
mangiadischi!” E se ne va a passo spedito, abbandonando l’auditorium insieme al mio collega.
La presidente mi chiede di tradurre ed io, abituata a scenate peggiori, dico che il capo è molto contento, molto emozionato. Non riesce a trattenere l’emozione, ma è molto, molto grato del regalo. Però è dovuto scappare per un’emergenza –
quale emergenza, mentre è a San Francisco?, mi domando prendendo il CD e fuggendo dall’auditorium.

I regali dimenticati: i mocassini norvegesi

Lungo il fiordo di Aurland, non lontano dal villaggio di Flåm, si trova una fabbrica di scarpe che fa parte della rete degli ecomusei, nata con lo scopo di conservare e promuovere le tradizioni del paese e di supportare gli artigiani.
A partire dal 1880, la produzione di scarpe artigianali divenne un’attività fiorente in questa regione delle Norvegia. Il commercio subì una battuta di arresto tra le due guerre, e ora un’unica famiglia di artigiani lo sta tenendo in vita. 
Sono scarpe fatte a mano, realizzate con pellame di prima qualità: un prodotto creato in pochi esemplari e che quindi è venduto a un prezzo che ne riflette le caratteristiche eccellenti. 

Ma al capo cosa importa? Durante la visita all’ultima fabbrica rimasta, in compagnia dei proprietari, dell’assessore al commercio, di un rappresentante dell’ufficio del turismo e di uno della regione, è visibilmente annoiato. Non presta attenzione alla mia traduzione e si guarda intorno senza interesse. Alla fine della visita, come a una moderna e sgraziata Cenerentola, gli viene chiesto di farsi misurare il piede perché gli artigiani vogliono regalargli un paio di scarpe. “Regalatele a me, vi prego!”, vorrei urlare. Ma io non sono una vip per cui cui la scatola con dentro i mocassini finisce in mano al boss. E prima della fine della visita, viene dimenticata accanto al lavandino del bagno. Qualcuno la trova e la consegna al capo proprio mentre stiamo per salire sul taxi: per non sembrare troppo cafone, decide di indossare subito le scarpe nuove, gettando quelle che indossava sul sedile della macchina e costringendomi a portarle in giro in una borsa di plastica per il resto della giornata. 

In pochi secondi, in viaggio con il capo era possibile provare una gamma completa di emozioni: incredulità (davvero ha dimenticato un regalo?), imbarazzo (oddio, ora cosa dico a questo tizio che ci ha raggiunti di corsa per riportarci il pacchetto con il presente?), vergogna (ecco, adesso i nostri ospiti penseranno che siamo degli ingrati), rabbia (ma come fa il capo a essere così disattento e irrispettoso?), rassegnazione (domani o dopodomani succederà di nuovo) e infine speranza (magari la prossima volta ci sarà un collega altro al posto mio).

ILLUSTRAZIONE DI COPERTINA DI STEFANO TENTI – IN WORLD’ SHOES: TUTTI I DIRITTI RISERVATI ALL’AUTORE

34 pensieri riguardo “#InViaggioColCapo: i regali dimenticati

  1. Ci vorrebbe una bella cura ricostituente al cervello del Capo….. ma come si fa? Menefreghismo o Amnesia momentanea?
    Se li avessero fatti a me quei regali…. mi sarei dimenticata lo spazzolino in bagno ma mai quei doni così preziosi.
    Dovresti scrivere un libro racchiudendo tutti questi aneddoti che hai raccolto in vari post. 😉

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  2. Ciao Silvia, il tuo lavoro mi interessa molto. Chissà quanti bei posti hai avuto la fortuna di visitare. Se avessi io le possibilità del tuo ex capo sarei infinitamente grata per tutte queste belle esperienze – come quella di visitare un campo di allevatori di renne – e sarei molto riconoscente di tutti questi bei doni. Ma come si fa a dimenticarli? Assurdo davvero! Mi chiedo come mai certa gente non riesca ad apprezzare minimante ciò che ha o gli viene offerto…

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    1. Uno dei lati positivi del mio vecchio lavoro era proprio la possibilità di viaggiare, ma in certi casi ne avrei fatto volentieri a meno, date le circostanze…
      Lui è veramente un personaggio “particolare”: secondo me si sente talmente superiore che anche questi regali speciali per lui non contano nulla!

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  3. Rimango allibita ogni volta che leggo quello che dovuto subire con questo vip, che di very important ha poco e nulla. Soprattutto zero rispetto nei confronti di chi si prodiga per qualche ora o un intero giorno nel cercare di dargli il benvenuto, mostrandogli anche grande importanza e donandogli oggetti di un valore importante.
    Un uomo di una pochezza immensa… Hai fatto bene a tenere il libro!

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  4. Beh, sicuramente ogni viaggio sarà stata un’esperienza unica! Piena di avventure ed episodi divertenti, che bello però pensare di poter raccogliere oggetti capaci di raccontare una storia! Quale lavoro facevi se posso sapere?

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    1. Un’esperienza unica, sicuramente! Il mio capo era (è tuttora) il presidente di un’associazione internazionale, e io mi occupavo di una serie di paesi come nord Europa, il Regno Unito e gli Stati Uniti, quindi quando lui andava “in missioni” in questi posti lo dovevo accompagnare.

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  5. Sono una grande estimatrice del tuo Boss, trovo che sia un adorabile mascalzone fetentone… è vero, a volte si meriterebbe una sonora paliata, altre invece fa soltanto tenerezza. Detto questo penso che ci sia tantissimo materiale per Netflix: io una serie con questo personaggio come protagonista la vedrei come punta di diamante della piattaforma! Però l’abito Sami e le scarpe norvegesi no, ma che cavolo! 😦
    Invece il cd con la copertina amatoriale è terribile hahahahhahah! Sto ridendo al solo pensiero della vostra espressione durante l’esibizione delle “creature” 😀
    Un altro capitolo di questo libro che spero stamperai presto, Silvia! 😉

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    1. Una serie su Netflix: si arrabbierebbe o invece sarebbe orgoglioso di essere ancora più famoso? Ora non riesco a smettere di pensare a quale attore potrebbe essere più adatto nel suo ruolo…
      L’abito semi davvero un peccato perché è proprio considerato un privilegio, e anche le scarpe che hanno l’aria di essere comodissime. Per quanto riguarda il CD devo ammettere che era una vera schifezza e il concerto una noia mortale 😂

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  6. Giuro, non avessi in te piena fiducia, penserei che… i tuoi racconti delle avventure con il boss siano racconti inventati! Sfornava veramente una figuraccia dopo l’altra… Ma, al di là della figuraccia, che carogna di uomo, ragazzi!

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  7. È tornata una delle mie rubriche preferite 😊 Anche se ormai mi sembra quasi di conoscere il tuo ex capo, devo dire che ogni volta mi stupisce con la sua cafonaggine. Erano regali stupendi, ognuno unico nel suo genere…e lui era un perfetto ingrato! Spero che anche i tuoi ex colleghi abbiano cambiato vita nel frattempo perché lavorare per un capo così esaurisce!

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