Hotel da incubo: i posti dove nessuno vorrebbe dormire

Quando si è in viaggio non sempre tutto va per il verso giusto: può succedere di perdere un aereo, di sbagliare strada, o di ritrovarsi in una stanza d’albergo completamente diversa dall’idea che ci eravamo fatti prima di partire. E non è una cosa da poco, almeno per me: anche se non dormo in hotel di lusso, non mi dispiace ritrovarmi a fine giornata in una camera pulita, confortevole e magari anche carina.

Ma purtroppo prima o poi succede di finire in una delle stanze che Beatrice del blog Il Mondo Secondo Gipsy ha descritto nel suo articolo sugli hotel da incubo. Quelli in cui un giorno o l’altro ognuno di noi capiterà, e dove a volte non riuscirà a sottrarsi a una notte da dimenticare. I miei hotel da incubo non sono necessariamente posti spaventosi, che ti mettono i brividi solo a ripensarci, né alberghi particolarmente sporchi. Si tratta di strutture dove, per un motivo o per l’altro, mi auguro di non dover tornare…

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© Google Images

La Porcilaia, Franciacorta

Ometto il nome di questo posto idilliaco nella campagna bresciana, dove io e il Prigioniero capitiamo durante una gita fuori porta improvvisata. Non programmiamo nulla: l’idea è di mangiare bene e bere ettolitri di bollicine. Prenoto una stanza in quello che in teoria è un agriturismo tra le colline, ma in pratica si rivela un edificio di cemento a cui si accede percorrendo un sentiero sterrato dove più volte rischiamo di finire fuori strada.
Intorno al cosiddetto agriturismo, il nulla cosmico, a parte due stalle di maiali che si affacciano sul cortile. Immaginate l’odore: nel parcheggio, nelle stanze e nel ristorante annesso dove siamo costretti a cenare perché nel frattempo si è alzata la nebbia e non ci fidiamo ad avventurarci lungo lo sterrato. Cena pessima, con piatti “tipici” come bresaola confezionata e formaggio Philadelphia, in un ambiente dove nemmeno il camino acceso riesce a far dimenticare che dovremo passare la notte in quella che il Prigioniero ha ribattezzato La Porcilaia.
La stanza non è più accogliente: spoglia, fredda, puzzolente, senza televisione e con rumori di sottofondo provenienti dal piano superiore. Ancora oggi ci chiediamo se stessero girando un film porno.

La Cella Frigorifera, Norimberga

Questa volta si tratta di viaggio di lavoro con la mia responsabile che all’ultimo minuto decide di partecipare alla fiera del biologico di Norimberga. Non troviamo un volo a un prezzo decente, così affrontiamo il viaggio in macchina e prenotiamo le uniche due stanze rimaste in un albergo di periferia. Dopo quasi dieci ore su una Stilo dalle sospensioni scassate, arriviamo nel parcheggio dell’hotel: un cubo di vetro e cemento tra parcheggi e altri palazzi anonimi.

Appena entriamo l’addetta alla reception chiude a chiave la porta e spegne le luci, perché dopo mezzanotte nessuno entra e nessuno esce. Chiediamo se c’è un bar dove mangiare un panino o un pacchetto di patatine ma… Nein! sibila la Fräulein indicandoci le scale. Rassegnata, mi avvio verso la stanza, maledicendo la mia responsabile per l’idea geniale. Più che in una camera d’albergo mi ritrovo in una cella frigorifera: un ambiente enorme, con una vetrata senza tende che occupa una parete intera e che a quanto pare non è coibentata.

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Il bagno è ancora più freddo e anche le lenzuola sembrano di ghiaccio, al punto che non riesco a chiudere occhio. Il mattino quando arriviamo in fiera siamo talmente temprate al gelo che le temperature di Grande Inverno ci farebbero un baffo.

La Cella, Puebla

Del mio unico viaggio in Messico non ho un bel ricordo per diversi motivi, tra cui anche il fatto di aver passato quasi due settimane in quello che forse è uno dei peggiori alberghi di Puebla. Al mio arrivo in hotel, dopo tredici ore di volo, tre di di pullman e quasi una di taxi, vengo accolta da un ragazzino che avrà sì e no tredici anni. Ma ha lunghi baffi che accarezza in continuazione.

Mi accompagna alla mia stanza e, prima di tornare a giocare con i Lego, mi consegna un crocifisso di legno grande come il mio avambraccio. Que es esto? gli domando cercando di ricordare le coniugazioni dei verbi in spagnolo. È il portachiavi a cui è appesa non solo la chiave, ma anche un lucchetto che mi servirà per stare más segura el la habitación.

Passo la prima notte e quelle successive con il terrore infondato che la porta venga sfondata, e con l’ansia più concreta di vedere qualche grasso insetto messicano entrare dal buco nel soffitto che serve a chissà cosa. Ogni sera, al mio rientro, il ragazzino mi informa di aver preso qualcosa dalla stanza: un giorno la coperta perché un altro ospite ha freddo, un altro giorno la sedia – unico mobile oltre al letto modello prigione. Infine l’asciugacapelli, perché ne hanno bisogno nella suite.
L’ultimo giorno lascio l’albergo sentendomi sollevata come un prigioniero che dopo anni di prigionia varca i cancelli di Rikers Island verso la libertà.

La Suite, Cambridge

Ancora un viaggio di lavoro insieme ad una delle colleghe più divertenti mai incontrate: una ragazzona americana che cerca sempre di vedere il lato positivo delle cose. Quasi sempre, e quando non ci riesce si arrabbia di brutto.
Arriviamo a Cambridge stanchissime ma lungo il tragitto dalla stazione al B&B rimaniamo affascinate dalla città universitaria più famosa del Regno Unito. Il taxi si ferma però in una via anonima che è un susseguirsi di villette a schiera uscite dagli anni Settanta. Senza dubbio è la strada più triste di Cambridge, e l’omino che ci saluta dalla porta color verde muffa ricorda in maniera impressionante lo zio di Harry Potter.
“Harry who?” domanda la collega americana con la spavalderia che la contraddistingue. Che te lo dico a fare, penso, seguendo lo zio Vernon lungo un corridoio moquettato che puzza di uova sode. Ci mostra la nostra stanza, spiegandoci che il bagno comune è in fondo al corridoio.
“SHARED BATHROOM??? ARE YOU FUCKING KIDDING ME???” tuona la moglie di Hulk alle mie spalle.

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Il povero padrone di casa, cercando invano di sistemare il riportino che svolazza in tutte le direzioni, trova in fretta la soluzione: per dieci sterline in più possiamo avere la suite. Trovo che il sovrapprezzo sia accettabile per una suite, e spero di calmare la mia compagna di viaggio. Saliamo una prima rampa di scale e poi una seconda, entrambe ripide come solo le scale inglesi sanno essere.
La “suite” è un ambiente angusto ricavato nel sottotetto, accogliente quanto la mansarda di Lovely Sarah. Moquette e polvere sono ovunque, e il soffitto è talmente basso da costringere la mia collega a camminare con le ginocchia piegate.

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© Pinterest

Ci domandiamo dove possa essere il bagno, e finalmente lo troviamo: nell’armadio a muro largo due metri e profondo dalla mia spalla alla punta delle dita. Non ha finestre, c’è un water che sembra quello di Cicciobello e una doccia che è un buco nel pavimento con un tubo di gomma dal quale esce acqua tiepida.
Temo la reazione della mia collega che invece si lancia di peso su un letto troppo corto anche per me, e inizia a ridere, ridere, ridere…


Se anche voi siete stati in hotel da incubo durante i vostri viaggi, raccontatelo in un commento o in un articolo, ricordandovi di citare Beatrice e il suo blog Il Mondo Secondo Gipsy.

Cover photo © Pinterest

36 pensieri riguardo “Hotel da incubo: i posti dove nessuno vorrebbe dormire

  1. Anche a me è capitato un set porno, a Sauze d’Oulx. Il mattino dopo scendo nell’area comune per fare colazione e vedere in faccia i due performer, ma le uniche persone, oltre a me e mia moglie, erano due enormi motociclisti vestiti di pelle e borchie…

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    1. Sauze d’Oulx e set porno nella stessa frase è da pelle d’oca, soprattutto perché mi torna in mente che da quelle parti, per il mio precedente lavoro, spedimmo a dormire una comitiva di sudamericani in un casa per ferie dei Salesiani…
      In effetti neanche noi il mattino dopo siamo riusciti a individuare i due performers 😂

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  2. Set porno presente! Erano i miei vicini di camera in ostello: per dormire abbiamo dovuto aspettare che finissero…per la serie “addà passà a nuttàta” 😀 Sono morta sulla signora Hulk e sul riportino del marito 😀 Ahahahah a me invece piaceva la mansarda di Lovely Sarah 😉
    Ci si potrebbe compilare un bestiario di hotel da incubo da far circolare sottobanco, una sorta di black list da cui fuggire per salvare il viaggio! 😉
    Buona festività Silvia! Ti abbraccio!

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  3. No vabbè mi fai morire! Ahaha che esperienze 🙂
    Io in genere sto molto attenta alle recensioni eccetera, quindi finora mi è capitato raramente di trovarmi male in un hotel. Forse è capitato un paio di volte quando ho dormito in ostelli per spendere veramente poco… magari ci scriverò un post anche io 🙂

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  4. Post molto interessante! L’unico alloggio dove ho dormito veramente male è stato un b&b nell’hinterland padovano con un minifrigo che faceva un rumore assurdo e un tizio che teneva la tv a tutto volume per l’intera notte nella stanza accanto.

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  5. Silvia grazie per questi cinque minuti di risate assurde, che mi hai regalato! Ho amato ogni passaggio di questo post, anche se immagino che tu nel vivere certi momenti ti sia divertita molto meno.
    Tra il ragazzino messicano e la collega americana, sono morta dal ridere, ma anche il congelatore tedesco ha i suoi perché 😂. Il momento di maggior raccoglimento, però, l’ho vissuto pensando al tuo Prigioniero e alla terribile avventura nel pittoresco ‘agriorrorismo’: se per te è stato brutto, per lui penso abbia rappresentato una punizione divina!
    La nostra peggiore esperienza in un hotel da incubo? Ad Aosta, nell’ hotel ribattezzato ‘il Temibile’. Non lo dimenticheremo mai. Anche se pure a Nizza e a Sopron, abbiamo trovato certe strutture….
    Un abbraccio grande.
    Claudia B.

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    1. Ah ah l’agriorrosimo è bellissimo 😂 Piacerebbe molto al Prigioniero che, da quella volta, non ha più voluto sentir parlare di Franciacorta, nonostante ora ci sia TripAdvisor!
      Purtroppo non sei la prima a raccontare di una brutta avventura in Valle d’Aosta, dove il problema credo che sia dato dal fatto che tanti alberghi non vengono rimodernati dall’anno in cui sono nata io…
      Grazie Claudia 😘

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  6. Ahaha ma dai, questi posti sono davvero uno peggio dell’altro. Io probabilmente impazzirei con la cella frigorifera di Norimberga, il freddo dentro casa/albergo mi destabilizza tantissimo. Ho riso tantissimo al “are you fucking kidding me” stile moglie di Hulk!

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  7. Dunque, io posso vantare: b&b in Scozia con stanza ammuffita e peluche enormi sui letti, altro b&b in Scozia (ma era un altro viaggio) con proprietario che si vantava di sapere l’italiano ma in realtà conosceva solo parolacce e ce ne diceva tutte le volte che ci vedeva (pensava di essere simpatico), motel vicino alle cascate del Niagara con porta in cartone e bagno così schifoso che mi sono rifiutata di lavarmi, altro motel sperduto tra lo Utah e l’Arizona con vista su strada statale e negozio di souvenir abbandonato (molto inquietante). Per il momento non mi viene in mente altro ma probabilmente perchè li ho rimossi….

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  8. A me è capitato tre anni fa in una bellissima villa nelle campagne pugliesi di Ostuni. La casa di giorni era davvero da favola con un ampio giardino e una distesa di viti e ulivi ma di notte si percepiva un’atmosfera strana.
    Per due giorni di fila ha piovuto con temporali e, anche se avevamo affittato questa casa per cinque giorni, alla seconda sera ce ne siamo andati.

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  9. Ma no Silvia!!! tu DEVI dirci i nomi di questi posti… ma ti immagini se uno ci va a finire per sbaglio e piano piano realizza di essere finito proprio dentro ad uno degli hotel da incubo che hai descritto?!? che scene assurde!!!
    Comunque ne avrei anche io due tre di posti horror da raccontare! ahah

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  10. Possiamo resistere a tutto: freddo, bagno in comune, cibo in scatola e anche set porno, ma sentirsi prigionieri in vacanza no…e che ca…ci mancava solo che ti prendessero il letto e ti dicessero di dormire a terra col sacco a pelo…😂

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  11. Il Blue hostel a Punta Arenas (Patagonia cilena) è stato un incubo: doghe del letto mancanti, pulizia non pervenuta e latte scaduto e rancido a colazione… meno male che in quell’occasione ho visto i pinguini, così il ricordo è diventato un divertente aneddoto… ma mai più ci rimetterei piede!

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  12. Mamma mia, che roba. L’hotel gelido mi ha ricordato immediatamente la notte passata in un hotel di Firenze, l’anno scorso, per una collaborazione. Hotel che si dipingeva come lussuoso e che francamente ho trovato nella media se non per il portico del cortile che era molto particolare. La mia camera in realtà era un appartamentino su due piani, io ero da sola. Appena entrata ho sentito subito il condizionatore messo a palla sull’aria fredda, uno al piano inferiore e uno a quello superiore, puntato sul letto. Il problema è che non sono riuscita a spegnerlo in nessun modo, neanche chiedendo aiuto al mio fidanzato che lavora coi condizionatori. Non sono riuscita a chiudere occhio per il freddo. Fortuna che non dovevo parlare di quello, nel post!

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    1. Su Firenze poi si dovrebbe fare un post a parte: ci sono stata un paio di volte e in entrambi i casi gli alberghi lasciavano molto a desiderare. E pensare che si trattava una volta di un tre stelle superiore e una volta di un quattro stelle ma la pulizia era di un livello veramente basso, e anche le stanze dove probabilmente era almeno 30 anni che non cambiavano nulla. Il gelo dell’aria condizionata poi è una cosa che mi manda in bestia, nelle stanze d’albergo e anche nei locali!

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