Quiberon e le giornate al mare (senza fare niente)

Presqu’île de Quiberon. Da qualche anno, questo nome lo leggo ogni mattina mentre faccio colazione e osservo la cartina della Bretagna stampata su una tovaglietta che mi hanno regalato i miei genitori al ritorno da un viaggio nel nord della Francia. Un nome che, per qualche motivo, mi ha sempre incuriosito e che per tanto tempo mi ha fatto pensare che prima o poi avrei dovuto vedere dal vivo la penisola di Quiberon.

Quale occasione migliore delle vacanze di agosto tra Bretagna e Normandia? Una tappa di tre giorni e tre notti, dopo aver trascorso la prima parte del viaggio lungo la costa normanna, con due cose in mente: non fare assolutamente nulla, non avere nessun programma.

Prima di annoiarvi con il racconto di come non abbiamo fatto niente, vi annoio con qualche dettaglio su Quiberon, penisola di nemmeno cinquemila abitanti e facilmente raggiungibile dalla costa bretone attraverso l’istmo che la collega alla terraferma. Un tempo nota per la pesca e per la lavorazione delle sardine, ora è una meta scelta dai francesi per le lunghe spiagge di sabbia, per la possibilità di fare kayak, e per il vivace centro abitato principale, Quiberon, da cui prende il nome la penisola.

Ma noi non volevamo un vivace centro abitato, per cui abbiamo evitato la capitale, che rimane comunque una cittadina molto carina ma troppo caotica nel mese di agosto. Così abbiamo scelto un albergo a Portivy che, ancora oggi, è un villaggio di pescatori dove però non mancano strutture come il Rivage Chambres et Table, oltre a una manciata di locali dove trascorrere pigramente la fine della giornata.

Siamo stati felici della nostra scelta? Sì, perché finalmente, dopo aver trascorso la prima parte del viaggio in alcune zone molto turistiche della Normandia e della Bretagna, come Dieppe, Honfleur, Étretat e Cancale, avevamo bisogno di stare per un po’ in un posto meno affollato. E Portivy si è rivelata la meta perfetta da questo punto di vista.

A partire dall’hotel, affacciato direttamente sulla spiaggia dei pescatori. Una struttura a gestione famigliare, con ristorante al pian terreno e poche stanze ai due piani superiori, tutte con vista mare. La nostra, una bellissima doppia in stile shabby beach, ha due finestre da cui si sente il rumore delle onde. Non c’è bisogno della televisione, perché lo spettacolo è dato dall’alternarsi delle maree.

Vorrei dire che in un posto del genere si fa colazione tardi, ma siccome mi sveglio sempre molto presto, non posso dirlo. Anche perché oltre al rumore del mare, dalle finestre arriva anche il vociare dei pescatori all’alba. Siamo i primi al mattino nella sala della colazione, dove iniziamo la giornata con yogurt, cereali, torta al cioccolato, pane con burro e marmellata, caffè e succo di mela. Il tutto in abbondanza e, ça va sans dire, con vista mare.

Mentre i turisti e gli abitanti dell’isola si risvegliano e si preparano per una giornata in kayak o al lavoro, noi ci prepariamo per la nostra giornata dedicata al dolce far niente. Prendiamo in prestito i teli mare e la borsa di paglia in dotazione nella nostra camera, e camminiamo verso la Plage du Fozo, a meno di mezz’ora a piedi dall’hotel. La raggiungiamo senza passare per la strada, ma scegliendo il sentiero che si snoda lungo la costa, anche se è più lungo, ma tanto mica abbiamo fretta.

Una volta arrivati, stendiamo i teli sulla spiaggia, dove fa inaspettatamente caldo. Per tre giorni le temperature sfiorano i trenta gradi, già al mattino. Grazie al cielo, prima di partire avevo infilato nello zaino un costume (ma non un paio di pantaloncini, che ho dovuto comprare in un negozio di Quiberon). Osserviamo la gente in spiaggia: chi prova a fare windsurf, chi fa il bagno, chi va a pesca, chi costruisce castelli di sabbia e chi corre.


L’ora di pranzo arriva in fretta, così torniamo verso Portivy, dove ci fermiamo prima in uno dei due bar sul porto per una birra e per una Breizh Cola (la versione bretone della più nota bevanda americana), poi ci spostiamo poco più avanti per le galettes bretonnes da La Mise à l’Eau, crêperie che gestisce anche l’affitto dei kayak per chi volesse cimentarsi in questo sport.

La routine viene interrotta solo per andare a versare l’acconto nello studio di tatuaggi che si trova a Quiberon, e per l’appuntamento fissato per il giorno successivo. Ma, a parte questo, abbiamo ancora buona parte del pomeriggio a disposizione. Trascorriamo le ore successive facendo un po’ di shopping di prodotti locali da portare a casa e passeggiando tra le strade di Portivy, sbirciando nei giardini delle case dei pescatori e di quelli che hanno la fortuna di trascorrere le vacanze qui.

Si fa di nuovo l’ora dell’aperitivo, sempre vista mare, prima di scegliere un tavolo al ristorante dell’albergo. Una sera abbiamo anche la fortuna di vedere l’eclissi solare, tra l’antipasto e il piatto principale. Siccome sono una creatura abitudinaria, vorrei cenare qui tutte le sere ma il mercoledì è il giorno di chiusura del ristorante. Male ma non malissimo, perché troviamo un’ottima alternativa da Brume, bistrò a dieci minuti da Portivy con un menu che segue il ritmo delle maree e delle stagioni.

Arriva l’ora del tramonto, che osserviamo dalla passeggiata, camminando, ancora una volta senza una meta precisa. Poi si torna in camera, con la serenità di un’altra giornata trascorsa qui, e con la consapevolezza che a breve questa pigra routine finirà.

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.