Ricordi indelebili: un tatuaggio in viaggio

I motivi per farsi un tatuaggio possono essere diversi, speciali, banali. Lo dico con cognizione di causa perché nel corso degli anni ne ho accumulati tanti, e per le ragioni più disparate. Perché avevo visto un soggetto che mi piaceva, perché avevo trovato un artista da cui volevo essere tatuata, o perché era tornato il momento di provare di nuovo la sensazione degli aghi sulla pelle (if you know, you know).

Un paio di anni fa, per esempio, ho fatto un tatuaggio da un’amica che aveva da poco inaugurato il suo studio, e vuoi non avere un nuovo disegno per celebrare l’occasione? Oppure, ancora prima, mi è capitato di organizzare un weekend a Firenze apposta per farmi tatuare da una tattoo artist che ha uno studio in città. E poi c’è stato in viaggio in Bretagna e in Normandia dello scorso agosto.

Avevo iniziato a organizzare l’itinerario e le tappe mesi prima e, a un certo punto, ho pensato che sarebbe stato bello farmi fare un tatuaggio in una delle città che avremmo visto, in modo da avere un ricordo permanente della vacanza. Poi non ci ho più pensato fino a luglio, quando mi sono ricordata che avremmo trascorso tre giorni sulla penisola di Quiberon, in Bretagna, e che quindi di tempo a disposizione ne avremmo avuto abbastanza.

Mi sono affidata a Google e ho iniziato a cercare gli studi di tatuaggi di Quiberon e, come prevedibile date le dimensioni della penisola, ce n’è solo uno. Ospita però diversi artisti e mi sono piaciuti molto i lavori di Charlotte. Le ho scritto su Instagram, senza sperare davvero in una risposta perché se avete mai conosciuto dei tatuatori, sapete bene che sono spiriti liberi. E invece, dopo poche ore è arrivata la sua risposta con la disponibilità in uno dei giorni prescelti per tatuare sia me che il mio compagno, che nel frattempo aveva deciso di aggiungere l’ennesimo pezzo alla sua collezione.

Concordiamo di passare in studio il giorno prima per versare un acconto e per decidere quali saranno i soggetti dei tatuaggi. Se non ne avete mai fatto uno e per caso decideste anche voi di marchiarvi in maniera indelebile durante un viaggio, non pensate di presentarvi davanti all’artista senza sapere cosa volete e dove lo volete. Non esiste il “non lo so, tu cosa mi suggerisci”. Sia io che il mio compagno siamo arrivati il giorno prima con una bozza di quello che avevamo in mente.

E così arriva il momento di farsi bucare per millemila volte da un ago pieno di inchiostro. Per chi non lo avesse mai fatto e si chiedesse se fa male, la risposta è sì, ma anche no. Si sente, ma è un dolore quasi gradevole se le dimensioni del tatuaggio sono ridotte.

Un avvertimento utile: se avete fretta, lasciate perdere. Visto che sono ansiosa, ho costretto il mio compagno a partire dall’albergo con largo anticipo. Siamo arrivati allo studio un quarto d’ora prima dell’appuntamento, abbiamo aspettato mezz’ora, abbiamo preso un caffè con due tatuatori e poi finalmente è arrivato il momento della stampa, in varie dimensioni, dello stencil che viene applicato sulla zona scelta per il tatuaggio, passaggio che nel mio caso è stato molto veloce, così come la realizzazione che non ha richiesto più di mezz’ora.

Una volta impressi sulla pelle in maniera indelebile i disegni, siamo stati congedati (dopo le foto di rito) con un pezzo di pellicola trasparente intorno alla caviglia nel mio caso, e intorno al braccio per il mio compagno. E poi via per assaggiare qualche ostrica e un paio di birre bretoni, per non farci mancare niente.

Non senza le solite raccomandazioni per la cura del tatuaggio nei giorni successivi: lavare con sapone neutro, coprire con crema idratante con protezione solare. Ovviamente non ce l’avevamo, ma abbiamo trovato un’ottima soluzione in una farmacia non lontano dall’hotel, dove abbiamo comprato la Crème Réparatrice Cicavit 50+ di SVR, oltre a una confezione di cerotti trasparenti da applicare nei due giorni successivi, visto che avremmo trascorso del tempo in spiaggia. Meglio evitare che la sabbia finisca nella pelle ferita, e che il sole provochi un’ustione.

È stata un’esperienza divertente, che allo stesso tempo ci permetterà di portare sempre con noi un ricordo di questa vacanza e della bellissima penisola di Quiberon. Per chi se lo chiedesse, mi sono tatuata un piccolo granchio, per rimanere in tema bretone.

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