Cosa sapere prima di organizzare un viaggio a Barcellona

Barcellona è una città bellissima, per diversi motivi: il clima relativamente mite anche nei mesi invernali, il panorama gastronomico ricco e variegato, la storia e l’architettura, i costi decisamente più bassi rispetto a tante altre capitali europee. E poi i collegamenti da molti scali italiani, anche con compagnie low cost, fanno di Barcellona una meta che ogni anno attira milioni di visitatori da tutto il mondo.

Questo non significa però che si possa pensare di trascorrere qualche giorno in questa città senza prima informarsi su alcuni aspetti. Non tanto quelli organizzativi su come preparare il viaggio, come scegliere l’albergo, dove mangiare o come arrivare in centro dall’aeroporto. Si tratta piuttosto di alcune cose utili che permetteranno di godersi al meglio il tempo trascorso nella capitale della Catalogna. 

Cosa sapere prima di organizzare un viaggio a Barcellona: negozi e ristoranti chiusi la domenica

Se come me non vi dispiace dedicare parte del vostro tempo in viaggio allo shopping, allora cascate male. Soprattutto se potete partire solo durante il weekend e avete in mente di ritagliarvi, la domenica, un paio di ore per scegliere qualcosa da comprare e che, una volta a casa, vi ricorderà quel viaggio. Prima di partire per Barcellona, avevo salvato i nomi di alcuni negozi in cui avrei voluto comprare alcune cose, ma ho trovato la porta d’ingresso sbarrata. In realtà lo sapevo che la maggior parte delle attività commerciali, anche quelle nelle zone più turistiche, non apre la domenica, ma lo avevo completamente dimenticato.

Ancora più importante dello shopping sono i pasti, almeno per me. Avevo in mente alcuni ristoranti tra cui scegliere, ma tantissimi di quelli selezionati purtroppo non aprono la domenica, né a cena né a pranzo. Niente di grave: c’è una vastissima scelta di locali che non rispettano la chiusura domenicale, quindi siamo comunque riusciti a mangiare un pasto ottimo. Meglio però prenotare, dato che il numero di avventori in questo giorno festivo supera quello delle altre sere.

Cosa sapere prima di organizzare un viaggio a Barcellona: sangria e paella? No, grazie!

Il giorno prima della partenza, andandosene dall’ufficio, la mia collega mi saluta dicendomi: “Mi raccomando mangia tanta paella e bevi un po’ di sangria anche per me!” Glielo dico o no che ci sono pochissime probabilità che io decida di ordinare paella e sangria a Barcellona? Ma decido di lasciar perdere e di farla rosolare nella sua ignoranza gastronomica. Intanto la sangria la odio con tutta me stessa: quel mix di vino rosso leggermente annacquato dove annegano pezzettoni di frutta colorata mi fa venire i brividi. La sensazione di mangia-e-bevi è da pelle d’oca.

E la paella a Barcellona no, anche perché è un piatto nato a Valencia. Nonostante nove ristoranti su dieci, almeno nelle zone più turistiche del centro, la propongano nei loro menu, per quanto mi riguarda è un piatto da non ordinare. Soprattutto se si tratta di uno di quei locali che tanto odio, con le foto dei piatti in vetrina e la traduzione in sette lingue, compreso il russo. Ma soprattutto perché in questa città ci sono tantissime opzioni migliori tra cui scegliere (e tantissime altre cose da mangiare e da bere). 

Cosa sapere prima di organizzare un viaggio a Barcellona: come ordinare la birra

“Una cerveza, por favor!” Urlatelo al bancone del bar e tutto il locale saprà all’istante che non siete del posto. Niente di male, per carità, vi capiranno comunque e dopo qualche minuto vi serviranno una birra, quindi avrete raggiunto il vostro scopo. Ma se vi piace sentirvi un po’ meno di passaggio in città e un po’ più local, allora dovete sapere che c’è un altro modo di chiedere da bere. Anzi, ce ne sono tre.

Quando si tratta di ordinare una birra in Spagna, le dimensioni contano. A seconda di quanta sete avete, vi sarà utile conoscere la capacità del bicchiere. Se non siete molto assetati, o se la birra non vi piace particolarmente, allora potete accontentarvi di una caña, che equivale grosso modo alla nostra piccola, mentre se volete qualcosa in più, allora chiederete un tubo, ovvero una media. Nel caso in cui siate un gruppo di più persone, probabilmente vi converrà ordinare una jarra, ossia una caraffa da un litro.

Cosa sapere prima di organizzare un viaggio a Barcellona: il Moco, questo sconosciuto (per me)

Nessuna delle guide consultate prima di partire lo aveva menzionato: forse leggo quelle sbagliate, o forse non avevo prestato abbastanza attenzione, quindi devo ringraziare di aver alzato lo sguardo dal cellulare nell’istante in cui davanti ai miei occhi passava un autobus con la pubblicità del Moco. Non ne avevo mai sentito parlare prima di quel momento (ma magari è colpa della mia ignoranza) e in pochi secondi ho deciso che la mia prossima tappa sarebbe stata il Museo di Arte Moderna e Contemporanea, abbreviato in Moco.

Moco Barcellona Lorca

Una bellissima scoperta, nel cuore del quartiere El Born. Un museo indipendente con due sedi, una a Barcellona e una ad Amsterdam, che espone opere di artisti moderni e contemporanei come Basquiat, Banksy, Keith Haring, Damien Hirst, David LaChapelle, Andy Warhol. E, oh, che spettacolo, le bellissime opere di Guillermo Lorca: è stato amore a prima vista, al punto che appena uscita dal museo ho cercato su internet se fosse possibile comprarne una. Ovviamente è possibile, ma impossibile per le mie tasche. 

Cosa sapere prima di organizzare un viaggio a Barcellona: fora turistes

Troppo spesso, quando visitiamo un posto, diamo per scontato che la gente del luogo ci accoglierà a braccia aperte. Ma non sempre è così, soprattutto in una città come Barcellona dove, ogni giorno, i passeggeri delle navi da crociera si riversano tra le strade che circondano il mercato della Boqueria. Si fermano poche ore, affollano gli stand, non mangiano e non bevono nei ristoranti e se ne vanno senza aver capito niente. Un amico che vive qui mi ha raccontato che li chiamano langostas, cavallette. E si tratta di un’opinione condivisa, al punto che non è raro trovare scritte sui muri che invitano i turisti ad andarsene. 

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Le ragioni di questa insofferenza nei confronti dei turisti sono molte e le origini vanno ricercate nel 1992, anno in cui si svolsero le Olimpiadi a Barcellona. Da allora, nel corso di appena trent’anni, il turismo in città è esploso, con conseguenze purtroppo non sempre positive. Uno dei problemi principali, di cui si è tanto scritto e parlato, è quello degli alloggi messi a disposizione soprattutto da un noto portale, che è stato direttamente responsabile dello sfratto di tanti residenti non più in grado di pagare il prezzo dell’affitto salito alle stelle nel giro di pochissimo tempo. Ma questa è solo una delle tante conseguenze del turismo di massa in una città relativamente piccola, se paragonata ad altre metropoli. Non ci dobbiamo stupire quindi, se non veniamo accolti all’aeroporto con gli striscioni di benvenuto.

Ci sono altri consigli che vorreste condividere con chi è in partenza per Barcellona?

37 pensieri riguardo “Cosa sapere prima di organizzare un viaggio a Barcellona

  1. Hai ragione, a Barcellona fanno fatica a sopportare i turisti, soprattutto in alcuni posti specifici. passando spesso in città e vivendo nelle strade Si percepisce spesso una velata freddezza verso lo straniero. Non sapevo però da cosa derivasse… ora l’ho scoperto e cercherò anche io di essere più aperta e gentile la prossima volta.

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  2. Non immaginavo che a Barcellona ci fosse questa insofferenza per i turisti. E’ una delle mete più gettonate dai giovani in cerca di un viaggio facile per bere passare la notte fuori. Li capisco i residenti che si sono trovati sfrattati e sono ogni giorno sommersi da orde di persone che a malapena sanno dove si trovano… il turismo deve essere sempre consapevole e sostenibile

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  3. Il consiglio per la birra è ottimo, anche se non bevo, fa sempre bene tenerlo a mente per gli amici così come la chiusura domenicale, che è prassi anche in alcuni posti in Italia ma non nel Regno Unito quindi per me sarebbe stato uno shock trovare tutto chiuso.
    Non sapevo anche il malcontento per i turisti ma è comprensibile, soprattutto quando non portano neanche un valore economico aggiunto che aiuta i piccoli (e non) imprenditori locali.

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    1. Sì anche in Italia è normalissimo trovare i negozi chiusi la domenica e una volta che ci si abitua all’idea diventa normale. Peccato solo per le mie idee di shopping e di cene fuori 😉
      Purtroppo questa insofferenza nei confronti dei turisti è sempre più diffusa e basterebbe davvero poco per non peggiorare le cose.

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  4. Appena tornati da Barcellona e ti do ragione su tutto… Siamo rimasti sorpresi di trovare la Boqueria chiusa di domenica, ma mi fa piacere che ci sono ancora dei paesi che tengono chiusi i locali e negozi di domenica.
    Quanta gente che anche a me diceva “vai a Barcellona, mi raccomando mangia la paella!”… Ma come rispondeva mio marito “E’ come se andassi a Roma a mangiare le trofie al pesto”.

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    1. Ciao Silvia, effettivamente anche io ho trovato una Barcellona invasa dai turisti e non mi stupisco del fatto che i residenti chiedano un po’ di pace (mi capita di sentire rimostranze simili anche in diverse città italiane). Andrebbero fatti degli accordi con le compagnie di navi da crociera o forse già esistono e agli amministratori locali fa comodo che arrivino persone che, seppur per poco tempo, magari spendono. Tu, in merito a questo, sai qualcosa di più ?

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      1. A me la situazione di Barcellona ricorda un po’ quella di Venezia, a tratti, dove i turisti invadono degli spazi troppo piccoli.
        Ho letto un approfondimento molto interessante sul volume The Passenger dedicato a Barcellona, dove accenna alla questione delle navi da crociera: sicuramente la loro presenza fa comodo ad alti livelli, ma dall’altro lato porta poco o niente ai piccoli commercianti. Un tema controverso e interessante.

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  5. Mi trovi un po’ in disaccordo su alcune cose questa volta. Vivo a Barcellona da sette anni e giuro di non aver mai visto un ristorante chiuso la domenica. Ora no so quale stessi cercando con esattezza però la domenica è uno dei giorni sacri per L’hostelería (e povero mio marito che ne sa qualcosa lavorando da anni come chef). Neanche il tubo ho mai sentito, però ammetto di non essere una grande fan della birra e al massimo chiedo una clara. Per la paella, lancio una freccia a favore della collega. La vera paella è valenciana, corretto, ma qui esiste una versione catalana altrettanto buona e in alcuni ristoranti giuro che si mangia da dio. Non quelli sulla rambla ovviamente. Purtroppo quando una città diventa troppo turística è difficile trovare il modo di viverla più da local, io ci ho impiegato del tempo per scoprire il lato b di Barcellona e vale la pena scoprirlo.

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    1. Non è la prima volta che vado a Barcellona e quindi non è la prima volta che mi capita di trovare i ristoranti chiusi la domenica: avevo una lista di almeno sette posti che quel giorno proprio non aprono. Eravamo con una coppia di amici che vive a Barcellona da tempo e anche loro ci hanno confermato che questa cosa è abbastanza normale, anche con i negozi (volevo comprare un profumo particolare in una profumeria ma era chiusa anche questa).
      Abbiamo evitato i ristoranti sulla rambla ovviamente, ma sulla paella non cambio idea 😂 E quando abbiamo ordinato un tubo ci hanno portato sempre un bicchierone tipo media!
      Il MOCO davvero una bella scoperta, spero che venga pubblicizzato perché merita. Il mio stupore è dato dalla bellezza delle opere 😉

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      1. Se li hai trovati chiusi tutti e sette è davvero un caso isolato, un peccato. Sui negozi non discuto, sono chiusi la domenica e festivi. C’è un calendario che esce ogni anno e che indica i giorni in cui apriranno eccezionalmente. Ma perché non ti piace la paella di pesce o come la fanno? È molto più intensa di quella Valenciana e non è quella gialla che si vede in giro per intenderci.

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        1. Boh, forse sarò stata sfortunata tutte le volte che sono andata a Barcellona la domenica? Mi sembra strano, anche perché come ti dicevo non è che lo dico io da turista che è normale, ma anche questi amici che vivono lì da una vita.
          La paella di pesce non mi piace proprio, non ci posso fare niente. Questione di gusti.

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  6. Mammamia che belle le opere di Guillermo Lorca (anche lui non è male) 😉 Questo museo è incredibile ed è ancora più incredibile che non se ne senta parlare in giro… forse sono tutti intenti a mangiare la paella. I turisti come una piaga: oddio spero che non generalizzino perché i turisti non sono tutti uguali. C’è chi fa la cavalletta e chi invece valorizza come te che hai condiviso la scoperta del MOCO. Chiusure domenicali e serali: ancora soffro la delusione provata in Trentino dove è tutto chiuso sbarrato già dal tardo pomeriggio 😦 Un tubo di birra è bellissimo 😛

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    1. Sì, anche lui non è niente male! Quando l’ho cercato su Google prima di vedere le foto delle altre opere mi sono soffermata su di lui 😂
      In effetti speriamo che ci sia una distinzione tra turisti molesti e turisti rispettosi, anche se a lungo andare capisco l’esasperazione dei residenti.
      Eh sì con le chiusure cercano in tutti i modi di non farci fare shopping!

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  7. Ma sai che non sapevo che a Barcellona ci fosse questa intolleranza verso i turisti? La amo ancora di più, visto che abbiamo anche questo in comune, visto che sono ligure!
    Comunque hai ragione, la paella no (anche se è difficile starle lontana), ma alla sangria non riesco a dire di no!

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    1. È una cosa che ho scoperto proprio in occasione di questo viaggio, dopo aver visto le scritte sui muri. Al ritorno, dopo aver parlato con i miei amici che vivono lì, ho letto un approfondimento molto interessante sul volume di Iperborea dedicato a Barcellona.
      Ah ah io invece proprio non riesco a farmela piacere la sangria 😂

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  8. Il fenomeno dell’over tourisme purtroppo tocca varie città non sapevo che anche Barcellona ne fosse così coinvolta ma ben comprensibile vista la vocazione marittima. Bisognerebbe cercare di affrontare il problema per godere appieno dei benefici del turismo

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  9. Non sapevo il discorso “fora turistas”, ma li posso capire. Non deve essere stato facile subire uno sfratto. Conosco invece il modo di ordinare una birra perché ho vissuto a Tenerife per quasi un anno. Io sempre caña, preferisco la piccola! 😁

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  10. Decisamente posso comprendere lo scarso amore per i turisti per i “barcellonesi comuni” che nel giro di pochi anni si sono ritrovati veramente invasi. Certo fa piacere che la propria città sia molto popolare, ma quando sono troppi e la città viene stravolta comprendo che possa non far piacere.
    Apprezzo i consigli sulla birra, anche se non ho mai sentito il “tubo”, ma sarà che bevo sempre quella piccola! 🙂

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  11. Temo che anche Barcellona sia vittima come lo è stato Venezia di questo turismo tossico delle crociere: non c’è niente da fare, chi le frequenta pensa che siano il miglior modo di conoscere una città, niente di più falso! Fanno bene a chiamarli “cavallette”, queste persone non apportano nulla al tessuto economico locale.
    Per quanto poi riguarda i ristoranti riprendo una tua frase che mi ha fatto sorridere: “Soprattutto se si tratta di uno di quei locali che tanto odio, con le foto dei piatti in vetrina e la traduzione in sette lingue, compreso il russo” – io li evito come la peste, piuttosto non mangio!

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    1. La situazione è simile a quella di Venezia, e purtroppo le cose non sono migliorate nonostante le polemiche e i tentativi fatti anche dal sindaco di Barcellona. Non ho mai fatto una crociera ma una coppia di miei amici ha questa abitudine: non so se siano tutte uguali le crociere, ma ogni volta mi raccontato di tappe brevissime nella città in cui fa tappa la nave e per loro è un modo eccezionale di vedere tante cose. Poco tempo, tutto di corsa: non so cosa si possa veramente capire di un posto.
      Ah ah anche io come te: piuttosto non mangio!

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  12. Vengo da Firenze e vivo a Bali, so bene quanto possono essere fastidiosi e maleducati certi turisti, “langostas “come non capire l’insofferenza di chi vive in una città come Barcellona. Oltre quelli che hai dato tu io consiglio di vivere Barcellona alla giornata camminando di quartiere in quartiere

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