Bugie in viaggio (ma per una giusta causa)

Le bugie non si dicono, o non si dovrebbero dire, in nessuna occasione. Ma confessi chi non lo ha mai fatto, se non altro per cercare di togliersi da una situazione scomoda. Ammetto la mia colpa: mi è capitato di mentire, anche in viaggio, ma è sempre stato per una giusta causa, o comunque quasi sempre. Mi sono trovata qualche volta in un contesto in cui la verità non era la risposta migliore, e in quei momenti l’unica soluzione è stata quella di inventarmi una scusa, rischiando di trasformarmi in un burattino di legno.

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A cena con voi non ci voglio venire

Chiamatemi misantropa, chiamatemi scorbutica, ma io in vacanza non voglio conoscere nessuno. Mi spiego meglio: mi siedo ai tavoli collettivi nei pub, chiacchiero con la gente del posto e racconto da dove arrivo e quali saranno le prossime tappe del mio viaggio. Parlare con chi vive in una città è il modo migliore per scoprire percorsi diversi da quelli esageratamente turistici o per farsi rivelare il nome di un ristorante da non perdere. Ma non faccio amicizia con gli italiani che si trovano nello stesso hotel. Li saluto, scambio qualche parola in ascensore e finisce lì. Non ho nessuna voglia, al ritorno, di essere costretta ad andare fino a Gallarate a mangiare la pizza con qualcuno con cui l’unica cosa che ho in comune è la scelta dell’albergo. E purtroppo è successo.

Per questo, in vacanza in Croazia, io e il Prigioniero siamo obbligati a declinare l’invito a cena di una coppia milanese raccontando una balla degna della migliore spia sotto copertura.

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Il marito ce lo troviamo praticamente ovunque: di soppiatto si avvicina nella sauna o sbuca da chissà dove tra gli scogli mentre facciamo il bagno. Lo capisco da subito che queste incursioni potrebbero sfociare in un invito, e per questo suggerisco al Prigioniero di ricambiare saluti e convenevoli, ma niente di più. Una parola di troppo sarebbe un’arma letale. Infatti non mi sbaglio: dopo due o tre giorni scatta l’invito a cena. La bugia nasce spontanea: no grazie, abbiamo la pensione completa. Non so nemmeno come mi sia venuto in mente.

Noi siamo le hostess

Insieme alla mia amica ed ex collega Simona andiamo a Napoli, dove trascorriamo quattro giorni d’inferno organizzando un convegno durante il quale le uniche cose che riusciamo a vedere sono la camera d’albergo e le sale del centro congressi. Potremmo essere in qualsiasi città del mondo e non ce ne accorgeremmo neanche. Per di più, trascorriamo la maggior parte del tempo insieme a una temibile collega alla quale speriamo di sottrarci per qualche ora almeno l’ultima sera. Alla fine della cena che chiude l’evento, Simona e io usciamo sul piazzale del ristorante tra gli autobus che dovranno riportare i delegati negli hotel. Ci godiamo almeno un po’ di aria di Napoli, quando dal locale esce un uomo leggermente agitato: si guarda intorno, scruta lo schermo del telefono e sbuffa. Come due campionesse di nuoto sincronizzato, con un gesto fluido e veloce nascondiamo i badge sotto la maglia e fingiamo indifferenza. Il tizio si avvicina a passo spedito, rivolgendosi a noi con uno sguardo carico di speranza: “Siete dell’organizzazione, vero?” Vorremmo fingere di non aver sentito, ma ci siamo solo noi.

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La risposta falsissima viene sparata fuori dalla bocca della mia amica più veloce di un proiettile: “No, noi siamo le hostess degli autobus”. Io annuisco vigorosamente.
Il poveretto si gratta la testa sconsolato e torna dentro al ristorante con aria affranta. Un po’ mi sento ancora in colpa se ci penso, ma non più di tanto. E comunque la prontezza della mia amica ci ha permesso di ritagliarci un paio di ore in centro a Napoli: una delle città più belle del mondo vale bene una piccola bugia, no?

Prendete pure la nostra stanza!

Il primo viaggio on the road in Scozia risale a un’epoca in cui per le prenotazioni dei B&B o ci si affidava a un’agenzia in Italia, oppure si contattava l’ente del turismo. L’organizzatrice seriale di viaggi che è in me opta per la seconda opzione, studiando un itinerario disumano che prevede miglia e miglia di stradine dissestate attraverso le Scottish Highlands con pernottamenti ogni sera in un posto diverso. Quando io e il Prigioniero arriviamo a Ullapool siamo stremati: lui per aver guidato per ore, io per non essermi distratta un attimo dalla cartina perché nel Paleolitico il navigatore satellitare era un lusso per pochi. All’arrivo in questo remoto e pittoresco villaggio di pescatori sogno una doccia calda e un pasto a base di pesce fresco: sono le uniche cose a cui riesco a pensare mentre suono il campanello del B&B. Ci apre la porta una signora che assomiglia in maniera impressionante a mia nonna: capelli grigi cotonati, grembiule da cucina e modi bruschi. Chiaramente non siamo i benvenuti e forse l’abbiamo interrotta mentre stava sbrigando qualche faccenda.

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A spaventarci non è però la solo vecchietta ma anche l’odore: un misto di bastoncini di pesce fritti, cavolfiori bolliti e pipì di gatto. Tratteniamo il respiro mentre la landlady ci spiega che c’è stato un problema perché lei ha solo una stanza ma l’ente del turismo ha mandato quattro persone. Intanto dalla cucina escono un ragazzo e una ragazza italiani che come noi hanno una prenotazione per questa notte, per la stessa stanza. La vecchina mi mette in mano un biglietto con un numero di telefono, dicendomi di chiamare l’ufficio turistico.
“It’s none of my business” sbuffa rispondendo alla mia domanda sul perché dovrei telefonare io. Ma mi concede di usare il suo telefono prima di tornare in cucina.

Per fortuna il tizio che risponde è gentile: c’è stato un problema con la prenotazione, ma poiché la mia è stata effettuata prima, la stanza spetta a noi. L’altra coppia verrà spostata in una struttura più lontana. Gli altri due ragazzi non parlano una parola di inglese, per cui come una spia russa bisbiglio nella cornetta unta che siamo disposti a cedere la nostra stanza. Dopo qualche minuto di attesa l’addetto dell’ufficio del turismo mi comunica l’indirizzo del nuovo B&B. Lo ringrazio e mi rivolgo all’altra coppia con la mia migliore poker face.
“Siamo stati riprenotati in un’altra struttura, voi potete rimanere.” Non può esistere un B&B peggiore, vale la pena di rischiare.
Il Prigioniero tenta di ribellarsi: “E perché? È tutto il giorno che guido!”
“Sono arrivati prima loro, andiamo!” dico trascinandolo fuori.
In macchina gli racconto della telefonata, pregandolo di partire prima che l’altra coppia si possa rendere conto di qualcosa. Lo so, sono una persona terribile. Ho mentito a quei due poveretti e mi sono presa la stanza che spettava a loro: una camera in un B&B appena fuori dal centro, calda, pulita e profumata, con una vista stupenda sul loch.

Vi siete mai trovati in situazioni simili? Siete mai stati costretti a raccontare delle bugie in viaggio?

Cover photo by jacqueline macou from Pixabay

65 pensieri riguardo “Bugie in viaggio (ma per una giusta causa)

  1. Hai una prontezza d’azione invidiabile! Dai io non le chiamerei bugie, questa è sopravvivenza! 😉 Quelli che ti agganciano in vacanza li rifuggo anche io, e sarei pronta a sfoderare anche assurdità tipo: “grazie ma meglio di no, sono appena tornata da Chernobyl e potrei essere radioattiva” 😛
    Dopo vado a vedere su YouTube se ci sono tutorial per assumere le migliori poker face 😀 Anche “It’s none of my business” è perfetta, me la segno perché potrebbe tornare utile 😉
    Oddio la cornetta unta… O_O

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  2. Queste non sono bugie, sono pennellate d’artista! La prontezza di riflessi nel nascondere il badge, l’essersi resa conto da subito che i due ragazzi nel b/b non parlassero una parola d’inglese e salvarsi così da una notte da incubo… io ci vedo tanta eleganza…

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  3. Ma le tue mia cara non sono mica menzogne! Direi che è sopravvivenza allo stato puro. Mi fai morire con la descrizione dettagliata e sarcastica delle tue avventure di viaggio! Io non so se sarei stata così geniale.

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  4. Dai, quelle di cui hai parlato nell’articolo non sono affatto bugie, o almeno io non le considererei tali Diciamo che sono dei piccoli adattamenti della verità assolutamente innocui, quelli che gli inglesi chiamerebbero “white lies” 🙂

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  5. Premesso che mi perdo nei tuoi racconti che è un piacere, e che mi sembra di stare lì con te mentre ti succedono ‘ste disgrazie 😀 non mi è capitato spesso di mentire, ma l’ho fatto una volta durante un blogtour. Era l’ultima sera dopo tre giorni (o quattro, non ricordo) di attività bellissime ma sfiancanti, e l’hotel aveva organizzato una festicciola danzante insieme al resto dello staff e ai blogger. C’erano drink, un cantante e gente che voleva trascinarti “in pista” ogni cinque secondi. Era tardi, avevo il ciclo, ero nervosa e stanchissima. Dopo aver realizzato che non era previsto nulla di rilevante che dovesse finire nell’articolo, mi sono avvicinata all’organizzatrice dicendo che avevo un gran mal di testa e che sarei andata in camera a dormire. Non sono fatta per ‘ste cose 😛

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  6. Ahahahah…questi sono “protocolli sicurezza”, non bugie. Quella che tengo sempre a portata di mano, per sfuggire anche io a italiani che, nel bel mezzo dello Zimbabwe, vogliono cenare insieme magari fumandosi una bella sigaretta, è dare il nome sbagliato, così se mi cercano non mi trovano! 😀
    E’ stupido, lo so, ma mi viene automatico…e di solito dico Angela! ihihihihi

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    1. Il nome sbagliato è un ottimo trucco: lo ha usato mio fratello l’anno scorso in vacanza per togliersi da una situazione simile a quella che descrivi tu. Lui si è anche inventato il cognome “Battistero” che è diventato un po’ il nostro modo di dire che una cosa è una bugia 😂

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  7. Silvia sei una grande! Si vede che sei abituata a viaggiare anche per lavoro contesto in cui una buona dose di cinismo è assolutamente necessaria alla sopravvivenza. Credo che dopo le tue esperienze col capo nulla ti possa più spaventare neppure la cucina unta del B&B scozzese! La tua mossa a Napoli mi ricorda tanto una bugia che ho raccontato ad una anziana signora inglese (titolare del marchio per cui lavoravo..) che ho spedito a cena alle 7,00 di una caldissima serata di Giugno a Firenze dicendo che non c’era posto più tardi. La verità è che io volevo prendermi una boccata di ossigeno e uscire con gli altri colleghi dopo la cena 🙂

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  8. Con te non ci si annoierebbe mai in viaggio!!! hahahaha Fortunatamente non mi è mai capitato di incontrare ospiti invadenti. Sicuramente avrò mentito in qualche occasione. Anche io, se non voglio scocciature, mi fingo un’altra persona o faccio finta di niente !!!!

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  9. Hai una prontezza incredibile, bravissima e molto simpatica! Non sono bugie gravi, ma un modo di nascondere la verità e soprattutto salvare se stessi! E comunque quando ci vuole ci vuole!😂

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  10. Bugie bugie proprio non sono, semmai sono modi (efficacissimi) per svicolarsi: io lo chiamerei sano egoismo, perchè sì, il vicino rompiscatole di camera ce lo siamo trovati tutti e scollarselo non è facile. Anche io come te sono un po’ asociale e quando viaggio non voglio fastidiose persone in mezzo, soprattutto se non le cerco e non inizio io ad attaccare bottone (cosa più unica che rara).

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  11. Mi è successo più volte, ma ho un grande rimorso per il senso di colpa per una grande bugia in particolare. Tantissimi anni fa (1992 o 1993?) durante il mio primo viaggio a Bangkok. La prima sera, dopo cena arriviamo sulla terrazza dell’hotel per un drink con una coppia appena conosciuta. Fremevo dalla voglia di buttarmi per le strade ed esplorare quella mirabolante città. La coppia ci dice “perchè non stiamo qui e beviamo qualcosa? Noi domattina all’alba abbiamo un volo per l’Australia…” Ho risposto “certamente, andiamo a prendere una felpa in stanza e torniamo”… Non l’abbiamo mai fatto! Abbiamo passato la notte per le strade di Bangkok. Chissà quanto ci hanno aspettato…

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    1. Per me la tua più che una bugia è stata una genialità! Altrimenti i cosa avresti potuto fare? Passare la serata con loro rinunciando a esplorare la città, oppure dire “ma secondo voi sono arrivata fino a Bangkok per bere con due persone che non conosco?” Mi hai fatto tornare in mente la volta che una mia amica decise di baccagliarsi il vicino di posto in aereo, ma già prima dell’atterraggio si era stancata così gli ha rifilato un numero di cellulare inventato…

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  12. Mi piace un sacco l’ironia dei tuoi post che vedo accompagnata da una buona prontezza nel gestire le situazioni. Il massimo l’hai raggiunto con il cambio di stanza alle spalle dei classici italiani non parlanti inglese, d’altronde per viaggiare ci vuole adattabilità alle situazioni!

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  13. Sei un genio del male sotto mentite spoglie ahahahah sia tu che la tua collega! Sinceramente avrei fatto la stessa cosa al tuo posto se avessi avuto la possibilità di pernottare in un altro BnB! Idem per la cena, anche io non faccio amicizia con altri italiani in viaggio.

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  14. Di certo non ti manca la prontezza di spirito!! A me viene in mente una volta in cui con il mio fidanzato sono andata a trovare un’amica del cuore ospiti dal suo fidanzato che invece non conoscevo. Era talmente scorbutico e indisponente che abbiamo fatto finta di dover ripartire un giorno prima mentre invece ci siamo goduti la città da soli. Un po’ ancora mi sento male al pensiero perché la mia amica era davvero adorabile!

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  15. A sentire quel “delicato profumino” la mia metà mi avrebbe detto: “a costo dormiamo in macchina!”
    Sfuggiamo così tanto agli italiani che quando ne captiamo uno nelle vicinanze cominciamo a parlare in inglese tra di noi 😀
    Quando invece ci succede di essere in viaggio in Italia e qualcuno ci invita diventiamo campioni mondiali di pretesti per rifiutare

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  16. Secondo me, delle piccole bugie non hanno mai fatto male a nessuno. Soprattutto quando si tratta di poter godere di qualche ora in una città come Napoli senza pressioni. O se si tratta di evitare qualcuno quando siamo in viaggio. Io sono totalmente d’accordo con te! 🙂

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  17. Leggere le tue “disavventure” mi ha fatto parecchio sorridere! 🙂 Devo dire che l’italiano invadente che cerca di attaccare bottone è abbastanza un classico, ne ho conosciuti diversi anch’io e probabilmente ho fatto pure io la figura della misantropa, ma di stare in compagnia di altri vacanzieri italiani quando sono in viaggio anche no! 😉 E sicuramente di balle ne avrò raccontate a bizzeffe, ma tutte a buon fine, sia chiaro! :))

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  18. Muoio dal ridere quando parli del Prigioniero! Ma lui lo sa che lo chiami così? Non ricordo se ho mai detto bugie a fin di bene in viaggio, ma sono certa che anch’io come te rifuggo le occasioni in cui c’è il rischio di essere invitati da un’altra coppia conosciuta in viaggio. Sono decisamente asociale!

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    1. Sì sì lui lo sa perché una volta in vacanza a New York con me e mio fratello, si trascinava per le strade e mio fratello gli disse: “Sembra di essere con Bernie di In Vacanza con il Morto”. Il mio compagno iniziò a lamentarsi del fatto che fosse peggio di un condannato a morte, costretto a seguirci senza poter dire la sua. Da lì il soprannome “prigioniero Bernie” 😉
      Il rischio di essere invitati da altre coppie è sempre altissimo!

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  19. Cara Silvia non mi dispiacerebbe affatto averti come compagna di viaggio… con te uno non si annoia proprio mai 🙂
    Queste sono tutte white lies, bugie a fin di bene che non cuociono 🙂
    Anche io in viaggio mi sono trovata a mentire per “sopravvivenza”, soprattutto quando ho incontrato certi italiani “appiccicosi” che volevano aggregarsi ad alcune gite organizzate da me e dalla mia famiglia … un po’ mi è dispiaciuto perché alcuni sembravano proprio spaesati e a momenti non sapevano nemmeno dove fossero o cosa avrebbero dovuto visitare (mi chiedo come sia possibile che molti turisti non si informino prima di partire per un viaggio), però dall’altro lato volevo godermi il soggiorno con la mia famiglia senza “estranei”.

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  20. Ahahah bellissime queste bugie, e i loro vari contesti! Io la penso come te quando sono in vacanza, ben venga scambiare quattro chiacchiere con altre persone, anche bersi qualcosa insieme, ma anche io fuggo sempre a gambe levate dalle proposte più articolate e dagli inviti a cena! Mi è capitato anche di fare esattamente come avete fatto tu e la tua collega a Napoli, nel fingervi hostess degli autobus 😀 Solo che non ero in vacanza, ma in pausa pranzo mentre lavoravo a una fiera enorme e famosa, e ho finto di non essere proprio parte dell’evento!

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  21. Tra “Noi siamo le hostess degli autobus” e la manovra malefica per fuggire dal posto puzzone, ho riso molto sotto i baffi! Ma scommetto che ne hai svariate altre! Io ho sempre mentito parecchio in viaggio, a partire dal produrmi in scuse sul fatto di aver dimenticato la tessera giusta in hotel e farmi fare lo stesso lo sconto studenti (o quale che sia la categoria che ha diritto a sconti 🤣)

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  22. Quando ci vuole ci vuole! Anche io sono come te e non voglio necessariamente conoscere altri turisti. Anche perché quando al decimo ostello ti richiedono “Da dove vieni e qual è il tuo itinerario” sono un po’ stufa 😉 Allora io faccio così, dato che vivo in Germana e parlo bene il tedesco, quando incontro italiani parlo tedesco e dico di essere tedesca e quando sento tedeschi faccio finta di non capire e dico di essere italiana 🙂 ops.

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