#InViaggioColCapo: al boss serve un kilt

Nel mio vecchio lavoro avevo il compito, tra le altre cose, di occuparmi di tutto quello che avesse a che fare con la Gran Bretagna. Sviluppo dei contatti, gestione delle relazioni con i collaboratori e viaggi per incontrarne di nuovi. E poi dovevo fare da portaborse, traduttrice, capro espiatorio e guida turistica per il capo. Questa volta devo accompagnarlo nuovamente in Scozia, dove già eravamo stati ospiti a cena di una vera e propria Lady.

Anche in questa occasione, viaggio insieme alla mia compagna di sventure F., la collega scozzese. Il boss dovrà presenziare a un congresso sull’isola di Skye, dove saremo ospiti della Sabhal Mòr Ostaig, una scuola di agraria nella zona di Sleat. Prima di partire raccolgo qualche informazione e scopro che la sede del college ha una vista stupenda su un loch e sulle terre di origine del clan Macdonald, uno dei più antichi di tutto il paese.

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Già mi immagino lunghe passeggiate in riva al lago, colazioni a base di scones e tè bollente, e un po’ di shopping in uno dei negozi di Skye: magari un bel cappotto e una sciarpa. Mi lascio prendere dall’entusiasmo perché raggiungiamo l’isola per conto nostro: io, F. e un altro collega soprannominato Salvatore (ma anche Penitenziagite) perché è nato in Austria da madre napoletana e padre francese e, come il personaggio a cui si ispira il suo soprannome, parla un misto di varie lingue: spagnolo, inglese, tedesco e italiano – nessuna delle quali in maniera comprensibile.

Arriviamo prima del capo e prendiamo possesso delle nostre stanze al college: io e F. veniamo assegnate alla penthouse, l’attico con due camere, due bagni e un salone con vista sul loch. Cosa possiamo desiderare di più dalla vita mentre disfiamo le valigie e ripassiamo il programma della serata? Che il capo e il quarto collega che lo sta portando in macchina buchino una gomma da qualche parte tra l’aeroporto di Inverness e Kyle of Lochalsh, ma naturalmente non succede.

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Poco prima del loro arrivo, il poveretto che ha avuto il compito di scarrozzare il boss da un’estremità all’altra della Scozia mi chiama: è teso e sembra stanco, segno che il capo non è di buon umore. Ma quando mai lo è, d’altra parte? F., Penitenziagite ed io ci facciamo trovare nel parcheggio, pronti ad accogliere l’uomo più burbero del nord Italia. Scende dalla macchina con una mano sulla schiena: non ha apprezzato né la scelta dell’auto né la guida del collega. Gli suggerisco di andare nella sua suite imperiale a riposare, ma lui mi liquida con un’alzata di spalle. Vuole incontrare gli organizzatori dell’evento e fare un ripasso dei suoi impegni per la serata.

Per fortuna uno degli organizzatori del congresso, che chiameremo Craig per comodità, non ha lasciato il college e ci riceve. Accoglie il boss con salamelecchi e pacche sulle spalle, senza degnare noi poveri sottoposti di uno sguardo. Ma è un uomo che sa il fatto suo e senza bisogno di consultare i suoi appunti, ripete a memoria tutto quello che dovrà fare il boss. Discorso ai congressisti, intervista con qualche giornalista, aperitivo con tanto di strette di mano alle autorità locali, cena con menu rigorosamente scozzese, seguita da una sessione di reel. Ci guardiamo senza capire – di cosa si tratta? Ce lo spiega Craig: una tipica danza scozzese, il cui ritmo viene scandito dal suono delle cornamuse.

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Temo che il boss reagirà imprecando in dialetto stretto e costringendomi a una traduzione finta e dunque poco credibile. Invece accetta di buon grado. “Perché no?” esclama ridendo, sorprendendoci. Certo, why not? L’importante è che non debba ballarlo io il reel. Purché il capo sia allegro e accetti di fare tutto quello per cui è stato invitato.
“You have a kilt, don’t you?” domanda il nostro ospite al capo.
F. non riesce a trattenere una risata, ma quando capisce che non è uno scherzo quasi si soffoca. Ma d’altra parte, chi non ha un kilt nella valigia? Ovviamente il capo si guarda intorno e poi punta il suo sguardo su di me: come ho potuto non pensare a procurarmi una cosa essenziale come un kilt? Suggerisco la mia soluzione: andiamo a comprarne uno!

Ma Craig, come la bambolina di Ivan Cattaneo, fa no no no con la testa. Il kilt non è un normale capo di abbigliamento, è una tradizione che va rispettata oltre che un simbolo di appartenenza a un clan. È un insieme di più elementi: oltre al “semplice” gonnellino a quadri, dobbiamo trovare il modo di mettere le mani anche su cintura, spillone, sgian dubh (il coltello che si infila nei calzettoni), un paio di ghillie brogues (gli orrendi mocassini allacciati alla caviglia) e infine lo sporran, la borsetta di cuoio o di pelliccia in stile marsupio. Un gioco da ragazzi insomma. F. si lascia scappare un blimey sottovoce.

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© Google Immagini

Invece di lasciar perdere e di liquidare Craig con un “sarà per la prossima volta”, il capo è sempre più entusiasta. Se non ci fosse gente intorno a noi che sta ultimando i lavori per la serata, penso che salirebbe su uno dei tavoli brandendo una scopa e urlando: possono togliermi la vita, ma non mi toglieranno mai la possibilità di indossare il kilt. A noi poveri accompagnatori la vita la possono togliere anche subito, tanto le nostre speranze sono pari a zero.
Il boss decide di ritirarsi in camera per riposare, lasciando a noi la piccola incombenza. Per fortuna Craig è un uomo d’onore e non ci abbandona: sa lui dove trovare un kilt. Si allontana per fare una telefonata che dura parecchi minuti, ma quando torna verso di noi sorride.

Ricordate che la penisola di Sleat è la terra di origine del potente clan Macdonald? Ebbene, l’ottavo barone di Macdonald e la consorte, Lady Macdonald, vivono nel vicino castello di Armadale: sarebbero delighted di prestare uno dei kilt del loro clan al boss. A patto che quest’ultimo accetti un invito a cena a casa loro per la sera successiva, e che qualcuno vada a prendere il kilt al castello. Partiamo in quattro, senza credere alla nostra fortuna, per una volta. Non abbiamo un navigatore, ma solo una mappa molto approssimativa di come raggiungere Armadale disegnata da Craig. Ma abbiamo Salvatore a farci ridere-di-lui-non-con-lui, per cui il nostro viaggio della speranza lungo la costa della penisola non sembra così terribile.

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Raggiungiamo la residenza dei Macdonald senza troppe difficoltà e mandiamo F. in avanscoperta: d’altra parte affidare il compito al povero Penitenziagite sarebbe inutile perché probabilmente né la Lady né il Lord parlano esperanto, e poi F. è scozzese. Ritorna dopo qualche minuto correndo verso la macchina, sorridendo e con i riccioli al vento. Missione compiuta: ora non ci resta che portare il salvo l’antico costume.

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Il boss con il kilt

Nonostante gli inizi burrascosi, la serata va per il meglio. Il boss in kilt si muove tra i congressisti come un pavone, apprezza la cucina scozzese e si diverte come un matto a ballare il reel. Noi poveri sottoposti abbiamo appena la forza di sollevare i bicchieri colmi di whisky per brindare al successo dell’evento. Cosa può succedere ancora? Oggi niente, ma domani qualcuno di noi sarà il prescelto per accompagnare il capo a cena dai Macdonald. Ma questa è un’altra storia…

ILLUSTRAZIONE DI COPERTINA DI STEFANO TENTI – IN WORLD’ SHOES: TUTTI I DIRITTI RISERVATI ALL’AUTORE

42 pensieri riguardo “#InViaggioColCapo: al boss serve un kilt

  1. Ti prego, dimmi che quella è davvero una Sua immagine in kilt! Ti prego, dimmi che non è tratta da Google! Ti prego, dimmi come sei riuscita a scattare, senza farti uccidere col pugnale sul posto!
    Sai la cosa incredibile? Che ogni volta, quando apro questa splendida rubrica, devo ricordarmi che quanto sto per leggere è tratto da una storia vera. Che tu sei veramente la protagonista (un po’ sfortunella) del testo. E che io voglio il tuo autografo (e una cartolina del boss dal collezionare).
    Ciò che mi chiedo, è come sia possibile che nessuno abbia pensato a chiudere un kilt nella valigia del boss…credo sia stata la prima cosa che ho messo sottovuoto, quando sono partita per la Scozia 😉
    Quindi, intanto, il nostro caro amico ha fatto lo splendido con lo storico kilt dei Macdonald, eh? E ha pure ballato il reel (sul serio)? Incredibile cosa non fa fare un buon bicchiere di whiskey.
    Ti prego, facci avere al più presto la seconda puntata!
    Buona giornata,
    Claudia B.

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    1. Claudia, è proprio lui con il kilt! Avevo qualche dubbio se metterla o no perché avevo paura che qualcuno lo conoscesse, ma poi mi sono detta che con la testa tagliata non ci sarebbe stato questo pericolo – speriamo 😉
      In realtà è lui che ha voluto la fotografia, per questo non mi ha pugnalata sul posto!
      Eh come abbiamo fatto tra tutti a non pensare di portare il kilt con noi?
      Per fortuna si è divertito con un matto!
      Grazie e buona giornata anche a te 😘

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  2. Hahahahah ma che mi dici, avevi un collega come il mitico Salvatore, sto morendo! 😀 😀 😀
    Secondo me sotto sotto il tuo lavoro lo adoravi (nonostante LUI) proprio perché ti occupavi di tutto ciò che riguardava UK, no?
    Sono senza parole sul comportamento del boss O_O non solo ha indossato il kilt, non solo si è lasciato fotografare ma successivamente NON vi ha uccisi per non lasciare testimoni! La spiegazione è una sola: quello non è il boss ma Sam Heughan! Ammettilo, vogliamo lo scatto per intero! 😀
    PS: la citazione su Cattaneo secondo me la capiremo solo noi “over” 😉
    Buona giornata ❤

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    1. Hai ragione, la parte relativa agli “affari” British era quella che mi piaceva di più, e quella che mi è dispiaciuto maggiormente lasciar andare. Ma alla fine il piatto della bilancia dei “contro” era diventato troppo pesante. E poi Salvatore se ne era andato prima di me quindi come avrei fatto a sopportare senza di lui? 😉
      Pensa che la fotografia l’ho fatta io, e lui non mi ha uccisa dopo! Però in questa foto ho eliminato la testa perché non si sa mai…
      Ah dici che Ivan Cattaneo è da vecchie come noi? 😂😂😂

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  3. 1 – Orsa, la citazione su Cattaneo io purtroppo l’ho capita… ognuno tragga le sue conclusioni.
    2 – Se io avessi una foto del mio capo in kilt avrei già contattato tutte le redazioni scandalistiche e avrei venduto lo scoop a carissimo prezzo.
    3 – Per lavoro, il massimo che mi capita di fare è andare a Bologna. Massimo rispetto eh, ma una cosa è dimenticare le proprie disgrazie bevendo Lambrusco, ben altro è farsi un bel boccale di whisky.
    4 – Salvatore Penitenziagite. Ok, eri già in buona posizione, adesso sei il mio mito assoluto.

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    1. Il punto uno lo lascio a orsa, ma ahimè siamo inesorabilmente vecchi.
      Ne ho ben tre foto del capo in kilt! Ma ho paura di beccarmi le sue maledizioni nonostante non sia più il mio capo 😉 Comuqne meglio brindare a Lambrusco in buona compagna che a whisky con questa compagnia…
      Sai che ho pensato mille volte se mettere il riferimento a Salvatore perché ho il terrore che qualcuno leggendo lo riconosca e che quindi risalga all’identità del boss???

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  4. Mi rendo conto che ormai aspetto questa tua rubrica con la trepidazione di una adolescente che aspettava l’uscita di Cioè (ebbene sì, sono tra quelli che hanno capito il riferimento a Cattaneo…) Posso dire che sotto sotto il tuo ex capo mi piace troppo? Probabilmente sei tu talmente brava a descrivere con ironia lui e il suo caratteraccio, ma il fatto è che io me lo immagino proprio a ballare in kilt con il suo bicchiere di whisky e non posso che provare simpatia nei suoi confronti. Credo che un lavoro del genere non lo avrai mai lasciato, forse perché non riesco a immaginare nulla di più lontano dalla solita routine. Sono curiosa di leggere della cena dai Macdonald…😉 Buona giornata cara😘

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    1. Mamma mia, Cioè! Avevo ritagliato le foto di Raf per fare un collage: mi vergogno mentre lo scrivo ma noi mica avevamo internet per andare a vedere le foto dei nostri idoli 😉
      Io e alcuni colleghi fidati eravamo giunti alla conclusione che il capo o avesse un gemello buono che faceva uscire ogni tanto, o era bipolare… In ogni caso qualche volta era QUASI umano!
      I primi anni comunque mi sembrava tutto fighissimo, poi quando i lati negativi sono stati più di quelli positivi non ce l’ho più fatta. Ma è stata un’epserienza indimenticabile.
      Allora nella prossima “puntata” racconterò la cena dai Macdonald!
      Grazie e buona notte 😘

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  5. Non si può dire che tu non abbia avuto un lavoro… interessante. A chi capitano avventure così?! Ti ha lasciato un patrimonio di storie da raccontare 🙂 Ormai ho un’immagine mentale del tuo ex capo che si conferma di post in post, e sono convinta che sarebbe il perfetto protagonista di una commedia British!

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    1. Esatto, un lavoro “peculiar” come direbbero gli inglesi. Ma in effetti ci sono stati tanti aspetti positivi e a modo suo il boss mi ha anche insegnato delle cose. E sicuramente ora ho tanti episodi da raccontare 😉
      Una commedia British… ora provo a pensare quale attore potrebbe interpretare il ruolo del boss…

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  6. Questa rubrica mi fa sempre morire! Da una parte poi mi sento anche in colpa perché tutte queste cose ti sono successe sul serio e posso solo immaginare a volte lo stress e quanti momenti di “basta, io mollo!”. Però scattando quella foto del capo col kilt ti sei rifatta, te lo giuro, ho riso per mezz’ora! ahahahahh

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  7. SIlvia la brutta notizia che ho da darti è che non appena avrai finito con le Storie di In Viaggio col Capo da raccontare… dovrai tornare a lavorare con lui per fare il pienone di nuove storie. Vedo che oramai siamo in tanti a seguire la serie.
    PS La foto col kilt è davvero la ciliegina sulla torta 🙂

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    1. Oddio, non mi ci far pensare! Magari potrei offrirmi volontaria per accompagnarlo in viaggio ogni tanto, ma proprio tornare a lavorare con lui… non ce la farei 😉
      Sono riuscita a fargli una foto senza farlo arrabbiare, per una volta!
      Grazie Roberta ❤️

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  8. Con questa storia ha raggiunto il top Silvia!
    Ma io dico.. chi non ha un kilt in valigia? 🤣🤣🤣
    Tutta la mia ammirazione per aver sopportato per tanti anni questo personaggio, a volte mi viene in mente “il diavolo veste Prada”. Ricordi quando Miranda chiede per le gemelle il libro non ancora pubblicato? Ecco, mi immagino il tuo ex capo cosi, con richieste assurde propinate come fossero le cose più banali del mondo!
    Ora attendo il seguito.. 😍
    Un bacione

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  9. Ma come hai fatto a lasciare il precedente lavoro? Dalle tue storie mi sembra uno spasso! Ahahah
    Comunque avere la foto del capo in kilt è da invidia… io pagherei oro!!! Ma c’è una cosa che mi turba: finite “le avventure con il boss” io come mi diverto poi? Sigh!

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    1. Sai quando si dice che uno ride per non piangere? Ecco, noi sventurati in viaggio col boss facevamo così 😉 In ufficio invece qualcuno ogni tanto una lacrima se la lasciava scappare!
      Sai che potrei tornare da lui come volontaria per qualche mese per “raccogliere nuovo materiale” – ma ho quasi dieci anni di esperienze così da raccontare 😂

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  10. “Possono togliermi la vita, ma non mi toglieranno mai la possibilità di indossare il kilt” – il riassunto perfetto della tua avventura! 😂Capisco il vostro stato d’animo ma posso garantirti che ogni tuo racconto di questa rubrica mi fa ammazzare dalle risate!

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    1. Infatti ci starebbe benissimo in un film: spesso provo a pensare quale attore potrebbe fare la sua parte, ma non mi viene in mente nessuno!
      Io il tessuto per farmi una gonna tipo kilt lo avrei voluto comprare, ma hanno dei prezzi che quasi quasi ci organizzo un altro viaggio in Scozia con quei soldi 😉

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  11. No vabbè Silvia… io adoro le tue storie di viaggio col capo! Mi fai sempre morire dalle risate, anche se immagino che averle vissute in prima persona a volte non sia stato così divertente, anzi. Ci potresti creare una sitcom, davvero! :’)
    Menomale è finito tutto bene stavolta e il capo ha avuto il suo kilt 😉

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  12. Silvia, ribadisco: scrivici un libro sui tuoi viaggi da incubo con lo psicopatico!!!
    Anche se alla fine l’avventura si è rivelata meno incubo del previsto, i paesaggi scozzesi ammorbidiscono tutto. Credo che mi sarei piantata io nel castello dei Mc Donalds, pregando di adottarmi!! Siete andati poi a cena la sera dopo?

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