Una squadra di calcio è per sempre

Credo che tutti quelli della mia generazione che sono tifosi del Toro lo siano diventati per colpa di due figuri che di nome facevano Paolo e Francesco, ovvero Graziani e Pulici: i Gemelli del Gol. Era la fine degli anni ’70, l’ultimo scudetto era stato vinto due anni prima. Avevo quasi sei anni quando uno zio di Torino mi portò al vecchio Comunale a vedere Torino-Vicenza, la mia prima partita allo stadio.

In quell’occasione vidi i Gemelli dal vivo in uno stadio tutto Granata e ne rimasi estasiato. Mi ricordo che al primo gol nostro, il boato della gente mi provocò un misto di paura ed eccitazione e mi misi a piangere (la prima volta e non l’ultima che piansi per colpa del Toro). Quel giorno nacque una delle passioni più forti della mia vita. Per la cronaca quella partita la vincemmo 4-0, Pulici e tripletta di Graziani.

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Essere tifosi del Toro non è facile: le soddisfazioni sportive sono pochissime. In compenso una sfiga cosmica che in una maniera o nell’altra ci ha sempre messo i bastoni tra le ruote con i suoi scherzi e quando credevamo di poter raggiungere qualcosa di grande ci ha ricordato che lei è la nostra compagna fedele… Questa condizione ha creato un legame tra tifosi e squadra che è difficile da spiegare, è una sorta di fede che va oltre il calcio e che unisce tutti i granata. Lo spiega Buffa nel suo speciale sul Grande Torino:

 “Questo racconto è dedicato alla squadra italiana più forte di tutti i tempi e alla passione di chi negli anni ne ha conservato e ne conserva la memoria. Perché il calcio non è solo un gioco.» E ancora: «Se la sorte ti ha dato in dote di essere innamorato di una squadra come il Torino, allora avrai la ragionevole certezza che quel tuo amore non sarà mai angustiato dalla monotonia. Ma da qualsiasi altra possibile condizione dell’anima, inevitabilmente, sì.”

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Parlando di sfiga, la nostra storia è costellata di tragedie, che nemmeno una mente diabolica come quella di George Martin sarebbe stata capace di architettare. La prima è quella di Superga. Il 4 maggio 1949, la squadra italiana più forte di tutti i tempi si schiantò sulla parte posteriore della basilica. Persero la vita 31 persone e in un attimo la squadra simbolo dell’Italia che si rialzava dopo la guerra svanì. Per rendere l’idea di quello che rappresentava quella squadra nell’Italia di quell’epoca, basta pensare che al funerale parteciparono più di 500.000 persone. Come scrisse Arpino nella poesia Me Grand Turin:

“Hai vinto il mondo e a 20 anni sei morto, Mio Torino Grande, Mio Torino forte.”

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C’è un legame magico che ci lega a Superga: ogni tifoso Granata sente il richiamo della Basilica; un po’ come il Daitarn III deve avvicinarsi al sole per rigenerarsi, ogni tifoso Granata non resiste troppo tempo senza andare a salutare gli Invincibili. Ne sente il bisogno.

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Ma le sciagure non finiscono con Superga. Il comandante dell’aereo che si schiantò sulla basilica si chiamava Luigi Meroni: lo stesso nome del giocatore che nel 1964 approdò al Torino. Gigi Meroni, detto anche la Farfalla Granata. Genio e sregolatezza, un’ala fortissima con una classe sopraffina. Era un personaggio anche fuori dal campo: pittore, girava per Torino con una gallina al guinzaglio. Finalmente si vedeva di nuovo vestire di granata un giocatore fenomenale. Ma come lo vedevano i tifosi, lo vedeva anche la nostra compagna sfortuna e nel 1967, dopo un Torino-Sampdoria, fu investito e ucciso in Corso Re Umberto da una Fiat 124 coupé alla cui guida (destino beffardo ancora una volta) c’era tale Attilio Romero, destinato poi a diventare, a cavallo degli anni 2000, il peggior presidente della storia del Torino.

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Vogliamo parlare delle sfortune calcistiche? Siamo una delle poche squadre ad avere perso una finale di Coppa Uefa senza perdere una partita. Era la stagione 1991/1992, e il Torino di Borsano era una squadra fortissima con campioni veri come Martin Vasquez, Scifo, Lentini, Casagrande, Cravero e una difesa di killer impenetrabili. I soprannomi dei tre della linea difensiva la dicevano lunga: Enrico Tarzan Annoni, Pasquale O’Animale Bruno e Roberto Rambo Policano. Quell’anno facemmo una cavalcata pazzesca: terzi in campionato, eliminammo il Real Madrid in semifinale di UEFA e arrivammo alla finale contro l’Ajax con la consapevolezza di essere superiori sia tatticamente che fisicamente. Ma non ne girò bene nessuna. Pareggiammo 2-2 a Torino e ad Amsterdam finì 0-0 dove nonostante una partita all’attacco, con l’Ajax alle corde dal primo minuto, quella maledetta palla non ne volle sapere di entrare – tre pali e una traversa a tempo scaduto. Non entrava nemmeno a tirarla con le mani. Vinse l’Ajax per la regola dei gol fuori casa e durante la premiazione piansi e da quel giorno odio a morte We are the Champions.

Quel Toro per l’anno dopo era accreditato da tutti a essere un serio pretendente allo scudetto, tranne che dalla nostra amica bendata. Era il ’92, per l’Italia fu l’anno di Mani Pulite e per il nostro presidente Borsano che gravitava nell’orbita Craxi furono dolori e crack. Smantellò la squadra tra tumulti di piazza (la cessione di Lentini al Milan provocò scontri con la polizia) e iniziammo dal ’93 una girandola di presidenti beceri e opportunisti fino all’odierna era Cairo. Nel ’93 vincemmo una Coppa Italia inaspettata, con una finale incredibile contro la Roma nonostante volessero farcela perdere in maniera nemmeno tanto velata. Da lì in poi saliscendi tra A e B e travasi di bile più o meno accentuati.

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Insomma siamo degli eroi del calcio italiano, e nonostante le angherie che ci ha fatto il destino siamo ancora qui con la passione più forte di prima. Per ogni eroe che si rispetti però ci va l’anti eroe: anche noi abbiamo il nostro Lex Luthor, i nostri cugini a strisce, la Göba, insomma, gli Juventini. Loro sono ricchi, forti e antipatici e, diciamocelo, anche ladruncoli. Sono dei bulletti di periferia, odiati dai più. C’è però da dire che qualche soddisfazione con loro ce la siamo anche tolta, dal famoso derby dal 2 a 0 firmato Rossi-Platini al 2-3 di Dossena, Bonesso, Torrisi in 3′ 40″ del 1983 a quello del 3 a 0 bianco nero alla fine del primo al 3 a 3 finale con la palla del rigore nel finale di Salas che sta ancora vagando nello spazio dal 2001.

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Ultimamente invece nei derby sono solo dolori, ma per noi tifosi del Toro alla fine non conta mai il risultato o conta fino a un certo punto. Certo, perdere ti fa arrabbiare, a volte piangere, ma non è importante perché sai che fai parte di qualcosa che va oltre il valore sportivo. Quando due sconosciuti si incontrano e scoprono di essere del Toro, quell’incontro diventa subito amicizia, complicità. Non so spiegarlo a parole, è uno stile di vita un legame unico che la nostra sfiga cosmica ha contribuito a creare.

FORZA VECCHIO CUORE GRANATA!

Miniatura Bernie

15 pensieri riguardo “Una squadra di calcio è per sempre

  1. Sai che non sono mai stata una grande tifosa? In famiglia nessuno seguiva il calcio, neanche mio papà, quindi non ce l’ho proprio nel sangue.
    Però da qualche anno, visto che il Crotone è in serie A… bhe, non dico che guardo le partite, ma almeno alla classifica do uno sguardo! 🙂

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  2. E qui si aprì il baratro… 😂Ti parla la moglie di un “gobbo”, di quelli proprio convinti che, tuttavia, ha profondo rispetto per il Torino e ricorda sempre con grande tristezza la tragedia di Superga (anche se non era ancora nato all’epoca, anzi non era nemmeno nei pensieri dei suoi genitori). Insomma, uno juventino sportivo, un vero sportivo (tranne quando si tratta dell’Inter 😂).
    La rivalità fra due squadre della stessa città mi ha sempre fatto sorridere e l’ho sempre apprezzata – almeno finché un certo livello di civiltà viene mantenuto…

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  3. Banjo è stato il primo uomo che ho odiato sai? Si daai troppo maschilista, troppo piacione, troppo basettuto, troppo vincente. Da piccola infatti tifavo per i cattivi e per i perdenti perché mi facevano simpatia. Quindi sarei una potenziale tifosa del Toro?
    Ops credo di aver appena accostato le parole perdenti – Toro 😀 😀
    Scherzo, pur non essendo di quelle tifose con la sciarpetta ho comunque le mie preferenze ben definite 😉 Tra l’altro con la Salernitana abbiamo in comune il colore granata!
    Ogni volta che in tv ricordano lo schianto su quel colle ho un tuffo al cuore 😦
    Salutami Silvia-The Wag-Traveler! 😉

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  4. ATTENZIONE, ATTENZIONE: siamo su un blog “nemico”. Ripeto: siamo su un blog “nemico”!
    Scherzi a parte, lo dico da avversario calcistico, complimenti per l’articolo, anche se potevi evitare la parte dei bulletti di periferia! 😛
    Capisco che a perdere sempre ci si inacidisce, però… 🙂
    Credo sia scontato ribadire che su tragedie come quella di Superga bisogna solo avere rispetto: quando allo stadio sento cori di scherno (non solo per Superga) mi viene da pensare a soluzioni drastiche per quei soggetti…
    Il Toro è una grande Squadra, lo è da sempre e sempre lo sarà: l’ho vista per la prima volta giocare all’inizio degli anni ’90, quando Francescoli mi faceva davvero impazzire. Non per niente il mio idolo assoluto, Zidane, ha chiamato suo figlio Enzo: un degno omaggio ad uno dei giocatori più talentuosi di sempre, almeno per me.
    Per concludere e scherzare ancora un po’, ti racconto un fatto che saprai di certo, ma forse qualcun altro no: il buon Salas, quello che spedì il rigore sulla luna, ci fece saltare anche l’affare Cristiano Ronaldo. Era tutto fatto per il portoghese, ma Marcelo rifiutò lo Sporting….

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    1. Io sono un tifoso vecchio stampo, quando il Toro in campo faceva il Toro e le differenze tecniche si azzeravano tra le due tifoserie c’era odio puro, ora molto meno perché non abbiamo più nemmeno le lacrime per piangere 😂
      Me lo ricordo di quando si parlava di Ronaldo alla juve, menomale che non è passato, almeno mi da grosse soddisfazioni nelle finali di Champions 😜
      Francescoli con noi giocò solo una stagione, ma era un piacere vederlo giocare.
      Per fare grandi affari noi non siamo secondi a nessuno, avevamo in primavera un certo Bobo Vieri e lo vendemmo al Venezia (il VENEZIA!) per 600 mln più Petrachi… Un po’ come Hodgson che all’Inter fece vendere Roberto Carlos con la motivazione che fosse uno scarpone 😂

      Grazie per essere passato!

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      1. Incredibile… Hodgson fece vendere Roberto Carlos perché c’era PISTONE… Che tra l’altro prima giocava a Crevalcore con me (io ero nelle giovanili)… PISTONE!! 😱😱😱

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  5. Non sono un’appassionata di calcio, io e il mio prigioniero rischiamo il tracollo matrimoniale a causa della MotoGp. Ma conosciamo la storia del Grande Torino e, anni fa, durante un fine settimana, siamo saliti anche a Superga, per una visita.
    Dal mio punto di vista, tu puoi tifare chi vuoi, con convinzione e rispetto. È peggio passare da una parte all’altra, alla ricerca del carro vincitore. Quindi onore a chi non molla la squadra sfigatella, a favore di quella bella, brava, ma antipatica, che trova modi (visibili ed invisibili), per vincere sempre.
    A presto,
    Claudia B.

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  6. Non so quando è nato il mio amore per il calcio, forse è qualcosa che fa parte del nostro patrimonio genetico. Quando ero piccolissima ripetevo i nomi dei giocatori della Samp in braccio a mio papà, più avanti ho iniziato a scrivere le cronache delle partite e ne conservo ancora una con una dedica di mio papà, orgoglioso della sua bimba, oggi ne scrivo su un sito dedicato nel tempo libero. L’atmosfera dello stadio, l’adrenalina, il calore del tifo ad ogni coro, la sofferenza nel recupero, la gioia ad un goal sono sensazioni difficili da spiegare a chi non ha avuto lo stesso colpo di fulmine. Da sampdoriana, ho visto grandi trionfi, ma anche insuccessi e, non me ne vergogno, versato lacrime per una retrocessione. Il calcio è emozione ed è questo che lo rende così seguito ed amato.

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  7. Arrivo a campionato finito, ma non potevo non commentare l’articolo del fratello granata 🙂
    Non c’è bisogno che ti dica che a sfortuna andiamo a braccetto, sarà forse anche per quello che siamo gemellati? Senza contare il “sentimento” per quelli brutti e ladri si intende.
    Molti dei fatti elencati li conoscevo, non sapevo della terribile storia di Meroni però…
    Posso relazionarmi con tutto ciò di emozionale che hai scritto, incluse le parole di Buffa sulla monotonia… incxxxxxxe tante, amarezze idem, ma ogni qual volta arriva una gioia anche piccola, vale mille volte di più. Noi quest’anno non abbiamo vinto niente, non ci siamo qualificati per niente, ma non potrei mai essere più orgogliosa dei miei.
    Aspetto te e Silvia a Firenze in trasferta un giorno, mi raccomando

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  8. Da quando è nata mia figlia, ho dedicato pochissimo tempo al mio Blog e a quello delle mie blogger preferite: ho decine e decine di post di Silvia, contrassegnati come “da leggere” e questo era il primo in ordine cronologico….
    …che dire! Io amo il calcio, come un vero maschio, anche se purtroppo non tifo per la squadra della mia città.
    I colori sono più o meno gli stessi, ma nel 1994, una zazzera bionda mi fece propendere per il biancoceleste, piuttosto che per l’azzurro. Così, grazie a Beppe Signori, da più di vent’anni amo il calcio è tifo Lazio. E l’ho tifata anche quando Beppe Gol fu ceduto.
    Quindi sono d’accordo con te: una squadra di calcio è per sempre!
    Comunque grande rispetto per il Toro: siete onesti e simpatici! 😜
    Ciao Prigioniero, salutami Silvia!!!
    P.S. Vengo spesso a Torino e Superga è un luogo mistico davvero…

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