Non c’è niente che non passi con una birra del Lake District

Siamo in macchina da ore ed è quasi mezzanotte: pioviggina, o forse è solo l’umidità che sale dai laghi. Sta di fatto che non abbiamo smesso di accendere e spegnere i tergicristalli della Volkswagen Up a noleggio: l’acqua che si accumula sul parabrezza non è sufficiente per far sì che le spazzole non stridano a contatto con il vetro, e il rumore ti entra nelle ossa, come il lamento di un animale morente. Quando invece spegniamo i tergicristalli, le goccioline si accumulano impedendoci di vedere la strada male illuminata, piena di curve insidiose. Se dovessimo bucare una gomma non mi stupirei di trovare un castello isolato con Riff Raff e Magenta pronti ad accoglierci.
Ma questo non è il set di un film, bensì il Parco Nazionale del Lake District, nel nord dell’Inghilterra. Per la prima volta da quando ho scelto Elterwater come meta per le vacanze inizio a dubitare della mia decisione. Il mio compagno di viaggio ha già perso buona parte della fiducia al banco Hertz dell’aeroporto di Birmingham, quando l’impiegato ci ha consegnato le chiavi della minuscola utilitaria. Al momento della prenotazione avevo scelto una C3 “o similare” ma, come al solito, mi capita il peggio della gamma.

Langdale.JPG

La piccola utilitaria ci porta comunque a destinazione dopo quasi quattro ore di viaggio e una pausa in un’area di servizio lungo la M6. Ci registriamo e ci incamminiamo verso la nostra stanza, in uno dei cottage del Langdale Hotel. Nonostante sia appena l’inizio di settembre, la nebbia si è fatta ancora più fitta e l’aria è pungente. Siamo troppo stanchi per guardarci intorno, per cui ci trasciniamo su per gli scalini di pietra e perdiamo i sensi una volta arrivati in camera.
Il mattino successivo vorrei fare tutto quello che mi sono prefissata di fare nei tre giorni che passeremo nel Lake District. Voglio vedere il Windermere, il lago più grande dell’Inghilterra, voglio andare a Grasmere ed entrare nel Dove Cottage, dove William Wordsworth visse per 14 anni, voglio camminare lungo il Vallo di Adriano, a sole 70 miglia più a nord.

Vallo Adriano.JPG

Ma non è possibile fare tutto, per cui prendiamo una decisione: dopo la colazione con eggs benedict e caffè facciamo rifornimento di panini, acqua e barrette di cioccolato nel vicino villaggio di Ambleside. Con gli zaini pieni ci incamminiamo lungo uno dei tanti sentieri che partono dal villaggio di Elterwater e che permettono di esplorare le montagne e i laghi del parco. Il percorso che scegliamo è semplice: un anello di circa sette chilometri che ci porta fino al lago Elter e alla cascata di Skelwith.

Skelwith Force by UncleBucko, on Flickr

Facciamo ritorno qualche ora dopo, percorrendo una stradina secondaria che ci riporta all’hotel. Ha ricominciato a piovere, e mi chiedo se la pioggia sarà una costante di questa vacanza. Ma non posso permettere a niente di rovinare i miei programmi, né al pessimismo né al brutto tempo, per cui dopo una doccia bollente mi precipito alla Spa dell’hotel, lasciando il mio compagno di viaggio in stato comatoso sul divano. Faccio il trattamento completo: sauna, bagno turco, doccia tropicale, idromassaggio. Riesco addirittura a trovare un posto per un massaggio. Tornata in camera non mi sento in forma smagliante: ho ancora le spalle indolenzite nonostante il massaggio, e mi fanno male le caviglie per via delle scarpe da trekking. Registro appena il commento lapidario che arriva dal divano: “Con una birra passa tutto.”

The Britannia Inn, Elterwater, Cumbria by Bods, on Flickr

Senza rispondere faccio strada, verso un piccolo pub che ci viene consigliato dal personale dell’hotel. Ha appena smesso di piovere, per cui sia le panche che i tavoli nel prato di fronte al Britannia Inn sono ancora coperti d’acqua. A quanto pare nessuno se ne preoccupa, quindi facciamo come gli altri avventori: ordiniamo due pinte e ci sediamo sul legno umido, guardando le montagne che ci circondano. Arrivati al fondo del bicchiere iniziamo a sentire freddo, per cui ci spostiamo all’interno del pub. Troviamo posto a un piccolo tavolo traballante nella stanza più grande, tra il bancone del bar e il camino acceso. La selezione di birre è impressionante, ma decidiamo di attenerci a quelle che portano il nome del locale e che si possono trovare solo al Britannia Inn: prima la ale Britannia Gold, poi la Bluebird Bitter e infine la Britannia Special.

Pint by Martin Deutsch, on Flickr

La birra è fresca e si accompagna perfettamente al cibo: scegliamo la zuppa di porri come antipasto, poi passiamo all’eglefino impanato con la pastella a base di birra e alla bistecca di vitello con pasticcio di birra e funghi. Non c’è più posto per il dolce, ma soprattutto non avremmo la forza di reggere una quarta pinta per accompagnarlo, per cui ci limitiamo al tè caldo.

Chiedo alla cameriera di prenotarci un tavolo per le sere successive, e già penso a tutti i piatti che ordinerò dal menu. Con i cappucci delle giacche sollevati sulla testa e le zip chiuse fin sotto il mento lasciamo il calore del Britannia Inn, diretti all’hotel. In pochi minuti arriviamo a destinazione e solo in quel momento mi rendo conto di non avere più male dappertutto. Dunque è proprio vero: non c’è niente che non passi con una birra.

Cover photo © Tejvan Pettinger

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