Gli errori più comuni dei turisti stranieri nei ristoranti in Italia

Nelle settimane centrali di agosto, la città di provincia in cui vivo cambia faccia. I negozi chiudono e le strade si svuotano, al punto tale da far tornare in mente il triste periodo del lockdown, in cui non c’era anima viva in giro. Ma questa volta il non si respira aria di coprifuoco e, al posto dei miei concittadini, nel periodo delle ferie arrivano i turisti stranieri. Si sente parlare inglese, tedesco e francese, e si vedono persone che si fermano a scattare fotografie a palazzi e panorami a cui io non faccio nemmeno più caso.

Mi è capitato di incrociare alcuni di questi vacanzieri a cena al ristorante e, in diverse occasioni, alcuni dei loro comportamenti mi hanno fatto sorridere. Piccoli errori dovuti ad abitudini consolidate che però non valgono in Italia, o magari alle false credenze legate al nostro paese. Anche se non si tratta di cose gravi (sicuramente anche noi italiani all’estero abbiamo compiuto dei faux pas simili), magari questo post potrà essere utile a uno straniero che ha intenzione di visitare il nostro paese e vuole sentirsi più local.

Gli errori più comuni dei turisti stranieri al ristorante in Italia: sbagliare l’orario dei pasti

Lo abbiamo notato tutti: nei ristoranti all’estero c’è gente ai tavoli a tutte le ore del giorno. Quante volte, passando davanti a un locale, abbiamo visto gente intenta a sbranare il contenuto del piatto a metà mattina o a metà pomeriggio? Pentoloni di cozze, piatti stracolmi di hamburger e patatine e caraffe di vino o birra. In qualunque città, in qualunque paese – non fa differenza. Ogni volta che vedo la gente mangiare un pasto completo alle quattro del pomeriggio mi domando se si tratti di un pranzo che è andato per le lunghe o di una cena all’ora in cui io normalmente farei merenda.

Magari a Londra va bene, a Parigi forse anche, ma in Italia no. Qui non si pranza alle undici del mattino né si cena alle quattro del pomeriggio. Ovvio che ognuno possa decidere quando mangiare se ha fame, ma faccio fatica a immaginare un ristorante di Torino già aperto prima delle sette di sera, e soprattutto, pronto a sfamare gente a ciclo continuo. Esiste un’ora “giusta” per cenare in Italia? Pur non essendoci un momento giusto né uno sbagliato, direi sicuramente non prima delle otto di sera.

Gli errori più comuni dei turisti stranieri al ristorante in Italia: mangiare solo pasta e pizza

In un paese come il nostro, con una vastissima varietà nel campo delle cucine regionali, limitarsi a mangiare pasta e pizza dovrebbe essere un reato punibile penalmente. Un’osteria di Viserbella, dove torno sempre volentieri, ha messo un cartello all’ingresso con su scritto: “No spaghetti, no pizza, no fish” forse per tenere lontano chi non si avventura oltre il menu turistico di tanti locali romagnoli. Impossibile quindi andare in Piemonte, per esempio, e non provare i tajarin al sugo di salsiccia o il bunet. Ognuna delle nostre regioni ha tantissimi piatti che sono espressione della gastronomia regionale e un viaggio senza provarli non avrebbe senso.

Pizza
Photo by Metin Ozer on Unsplash

Non voglio dire che pizza e pasta non vadano provate, anzi, ma è bene tenere a mente che il nostro panorama culinario è immensamente più vasto. Tra l’altro, il turista straniero in viaggio in Italia dovrebbe sapere anche che, quando ordina un piatto di spaghetti, non deve MAI, per nulla al mondo, raccoglierli con il cucchiaio e tagliarli con il coltello. Mi sento male al pensiero.

Gli errori più comuni dei turisti stranieri al ristorante in Italia: ordinare il cappuccino a cena

C’è un’altra categoria di persone che commette un errore che purtroppo è molto diffuso, forse soprattutto tra i turisti americani, e che fa accapponare la pelle: chi ordina il cappuccino a cena. Non dopo il pasto, che già non si dovrebbe fare, ma come accompagnamento ai piatti.

Cappuccino
Photo by Robbie Down on Unsplash

Al posto di un bicchiere di vino, di mezzo litro di frizzante o di una bibita gassata, ecco che per sentirsi più local, il turista ordina al cameriere un tazzone di cappuccino ben schiumato per accompagnare l’antipasto di salumi e formaggi. Non si fa. Nemmeno a fine pasto. Al massimo un caffè macchiato caldo, ma il cappuccino è la morte dei sentimenti.

Gli errori più comuni dei turisti stranieri al ristorante in Italia: pensare che i locali siano sempre aperti

Il turista straniero in viaggio in una grande città forse non avrà questo problema ma, se include nel suo itinerario qualche piccolo centro della provincia, dovrà fare i conti con gli orari e i giorni di chiusura dei ristoranti e dei bar.

Nella mia città, per esempio, alcuni ristoranti sono chiusi in pausa pranzo perché svolgono solo il servizio serale, così come alcune enoteche non aprono per l’aperitivo se non prima delle sei del pomeriggio. Attenzione ai festivi, perché certi locali scelgono la domenica come giorno di riposo settimanale, ma attenzione soprattutto alle festività come Santo Stefano, Capodanno e Ferragosto, quando le piccole città si trasformano in villaggi fantasma in cui è impossibile anche solo prendere un caffè.

Gli errori più comuni dei turisti stranieri al ristorante in Italia: aspettarsi che tutti parlino inglese

Anche in questo caso, faccio riferimento alla mia esperienza personale nella mia città, dove spesso il personale di sala di pizzerie, bar e ristoranti è formato principalmente da studenti universitari che lavorano durante il weekend come camerieri. E, molto, spesso, queste persone non parlano inglese o ne hanno comunque una conoscenza molto limitata che difficilmente permetterà loro di consigliare un turista in maniera approfondita. A meno, ovviamente, di scegliere sempre ristoranti stellati o di livello medio-alto.

Menu
Photo by Shay Gordon on Unsplash

Probabilmente non è così nelle grandi città, dove si è abituati ad accogliere turisti stranieri tutti i giorni, tutto l’anno, ma è comunque un aspetto da tenere in considerazione. Allo stesso modo, non bisogna illudersi che i menu siano a disposizione in altre lingue oltre all’italiano. Magari in inglese, ma difficilmente in tedesco e, in ogni caso, spesso le traduzioni sono a dir poco fantasiose.

Gli errori più comuni dei turisti stranieri al ristorante in Italia: aspettare il conto al tavolo

Vi è mai capitato di vedere la coppia di turisti al tavolo accanto al vostro mentre cerca di attirare, invano, l’attenzione del personale di sala? I piatti ormai puliti, i tovaglioli appallottolati sulla tovaglia e il fondo del caffè rinsecchito nella tazza. Cosa vorranno mai? Con buona probabilità staranno aspettando il conto al tavolo che, a meno di richiederlo espressamente, non arriverà mai. Se in tanti paesi all’estero è sufficiente fare un cenno a un cameriere a fine pasto per vedersi recapitare il piccolo vassoio con il conto, in Italia ci si alza e si paga alla cassa.

Allo stesso modo, al turista conviene sapere che non è consuetudine lasciare la mancia, o comunque non nella stessa percentuale a cui si è abituati negli Stati Uniti. Ovviamente è una cosa carina, ma non obbligatoria. Immagino che in alcuni ristoranti della mia città, se un cliente dovesse lasciare una mancia pari al 20% del conto, probabilmente verrebbe considerato alla stregua di un esibizionista che ostenta la sua ricchezza. Quindi mancia sì, per chi non può fare a meno di lasciarla, ma con moderazione.

Conoscete altri errori diffusi tra i turisti stranieri in visita in Italia?

32 pensieri riguardo “Gli errori più comuni dei turisti stranieri nei ristoranti in Italia

  1. È vero, orari impossibili e altrettanti abbinamenti impossibili sulla tavola. Ho visto personalmente una famiglia di americani che aveva ordinato una pizza margherita con una bella porzione di spaghetti al pomodoro sopra. E ti parlo di anni fa, erano tempi non sospetti senza Instagram! E il cappuccino a tutte le ore l’ho notato anche io, fa specie vederlo spesso accanto alla birra! Ma cos’hanno nello stomaco, una specie di betoniera? Io li invidio 😂
    Come non citare quelli che mangiano il piatto d’asporto seduti sui gradini di chiese e monumenti? Una volta pensavo che fosse un atteggiamento puramente italico e invece…

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    1. Il pensiero della pizza con gli spaghetti mi fa venire il voltastomaco, un po’ come quei piatti dove mettono insieme gnocchi, patate fritte, arrosto e una fetta d’anguria!
      Ah sì, c’è anche quella categoria che avevo completamente dimenticato: chi mangia i piatti da asporto su gradini dei monumenti o, peggio ancora, sui mezzi pubblici…

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  2. Devo dire che anche io faccio fatica a riadattarmi agli orari dei pasti imposti in Italia. Vivendo all’estero ed avendo qualsiasi cosa aperta a tutte le ore, è facile andare a pranzo alle 15 per esempio o cenare alle 19. Mentre in Italia non solo ti guardano male ma a volte non trovi neanche qualcosa aperto. Stessa cosa per il conto, ormai molti ristoranti lo portano al tavolo ma poi ti chiedono di pagare in cassa cosa che all’estero non esiste. Questo perché la comodità dev’essere del cliente ma qualcosa ho notato che sta cambiando. Sono d’accordo invece sul cappuccino a tutte le ore che dovrebbe essere reato.

    Sono appena tornata dalla Sicilia e in uno dei tavoli a fianco al mio quando sono andata a mangiare a pranzo fuori a Marsala, un ragazzo inglese ha chiesto un cappuccino durante il pranzo. La cameriera gli ha ripetuto tre volte se volesse davvero un cappuccino e non un caffè a fine pasto e non durante, tanto era sorpresa da quella richiesta. E sempre nello stesso locale, sentire il livello di inglese dello staff e le facce stranite degli stranieri è sempre impagabile perché alla fine cercano di parlarsi a gesti pur di farsi capire. (A malapena si esprimono in italiano alcuni in Sicilia, pensa in inglese!)

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    1. Probabilmente è un’abitudine tutta italiana quella di pranzare e cenare a orari più o meno fissi, e in effetti mi vengono in mente almeno un paio di ristoratori della mia città di fronte a un eventuale turista che chiedesse di cenare a metà pomeriggio 😂
      Il cappuccino durante il pasto dovrebbe proprio essere vietato: bisognerebbe avere il coraggio di dire “Mi dispiace, ma non te lo posso portare”. Eh, immagina il livello di inglese qui dalle mie parti, con un accento super piemontese a peggiorare il tutto…

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    1. Tutto verissimo! Anche io come te resto perplessa quando vedo i turisti impegnati in pasti pantagruelici ad orari bizzarri e non capisco come si possa scegliere il cappuccino a fine pasto 😱 Un errore comune, non in città, ma nei sentieri, è indossare le infradito anziché le scarpe da ginnastica o da trekking. In Liguria c’è stato un periodo in cui i soccorsi erano piuttosto attivi nel recuperare persone straniere dai dirupi!

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      1. Sì, anche a me è capitato di vedere durante un’escursione in montagna una coppia che sembrava uscita per l’aperitivo: jeans stretti, tshirt con le scritte e infradito. Io avevo paura di scivolare con gli scarponcini da trekking, e loro lì ad arrancare mano nella mano come se fossero stati sul lungomare!

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  3. Purtroppo la cucina italiana si è proiettata all’estero solo con pizzerie o spaghetterie. Ciò che lo straniero cerca è ciò che la letteratura e i film gli raccontano. Di solito, anche gli italiani all’estero, cercano il piatto tipico della zona, evitando sapori nuovi e nuove esperienze (tralasciando quelli che cercano la cucina italiana ovunque nel mondo).

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    1. In parte sì, sono d’accordo su quello che dici sulla cucina italiana all’estero ma almeno negli ultimi anni anche gli stranieri hanno imparato che c’è molto di più, però probabilmente il “turista di massa” è ancora rimasto legato allo stereotipo della pasta e della pizza.
      Ah, gli italiani che cercano la cucina italiana sempre e comunque in giro nel mondo, che eroi della gastronomia!

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  4. Vedere gli stranieri bere il cappuccino come digestivo a fine pasto è sempre qualcosa che mi fa un certo effetto. Comunque non me la sento di giudicare perché inevitabilmente ciascun Paese è condizionato sia da stereotipi (pizza, pasta e mandolino docet) che dalle proprie abitudini dure a morire. Ho anche visto che alcune pizzerie iniziano ad inserire nei menu la pizza all’ananas perchè gli stranieri in Italia la cercano e non la trovano. Guardo queste dinamiche con molta curiosità

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    1. Il cappuccino a metà o fine pasto e la pizza all’ananas faccio molta fatica a digerirli, in tutti i sensi!
      Hai ragione: sono cose da guardare con curiosità perché sono legate alle abitudini delle persone. Anzi sarebbe curioso sapere quali sono i comportamenti di noi italiani che all’estero vengono considerati insoliti.

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  5. Articolo interessante: ho visto davvero di tutto per quanto riguarda gli stranieri in Italia e sicuramente nei luoghi meno turistici la realtà è quella che hai raccontato tu, del resto lo vedo anche con Pavia. Però vorrei spezzare una lancia: tralasciando il cappuccino (che no, non si può davvero guardare a cena o a mezzogiorno come pranzo) secondo me dovremmo essere un pochino più elastici e prevedere almeno un cameriere che sappia parlare in inglese (almeno il minimo indispensabile per carpire le informazioni). Per quanto riguarda il conto poi credo proprio che sia una cortesia quello di portarlo al tavolo quindi sarebbe buona norma da parte del cameriere essere presente e chiedere, alla fine del pasto, se si desidera altro o il conto, personalmente lo apprezzo sempre e se posso lo chiedo anche io al tavolo.

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    1. Sono assolutamente d’accordo: servirebbe almeno una persona con un buon livello di inglese, perché a volte davvero si assiste a delle scene in cui il turista non viene capito dal cameriere, e quest’ultimo si spiega a gesti. A me la cosa del conto al tavolo piace molto perché la trovo comodissima, però qui da noi – almeno dalle mie parti – proprio non si usa!

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  6. Dove vivo io (Barcellona), alcuni ristoranti sono aperti sempre e non parlo dei fast food, quindi vedi gente pranzare/cenare a tutte le ore del giorno, o addirittura fare colazione a tutte le ore del giorno. Poi ci sono ristoranti che rispettano l’orario pranzo/cena normale e ciò che adoro è che hanno un’orario di chiusura della cucina che in Italia non hanno (parlo almeno di Napoli), dove puoi entrare anche all’una di notte a mangiare una pizza. Lo trovo orribile per il lavoratore (marito chef!!! 😝)

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    1. Pranzare e cenare a tutte le ore sarebbe impensabile, almeno nella città in cui vivo io, dove fino a qualche anno fa ti guardavano con sospetto se capivano che eri “un forestiero” 😉
      Eh sì, con il marito chef non è sicuramente l’ideale la possibilità di chiedere di mangiare anche all’una di notte!

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  7. Robe tipo il cappuccino a cena sono inconcepibili e ovviamente limitarsi a pasta e pizza è un grave errore, però sugli orari per me hanno ragione gli stranieri. Siamo noi quelli che guidano contromano 😉 Peraltro dalle mie parti è anche normale mangiare alle 19, ma eravamo austriaci fino a 100 anni fa, non facciamo testo! 😀
    Comunque sono certa di fare una marea di “errori” anch’io quando sono all’estero… ma del resto è anche bello così!

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    1. Sugli orari faccio fatica a essere d’accordo, forse proprio perché essendo cresciuta in una piccola città in cui si pranza tra le 12.00 e le 14.00, non riesco proprio a farcela a immaginare di mangiare alle dieci del mattino o a metà pomeriggio 😂
      Sì, sicuramente anche noi commettiamo tantissimi errori simili all’estero!

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  8. Io conoscevo il discorso del cappuccino come accompagnamento al pasto. A me è capitato quando ero all’estero che chiedessero un panino a pranzo ed insieme anche un cappuccino. Per noi è così strano! Poi dove vivo io, mi è capitato di vedere persone che pranzavano alle 11 come hai detto anche tu, ma anche a mezzanotte passata con la tavola ancora piena di cibo.

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  9. Il peggio che ho visto fare agli stranieri in Italie è il cappuccino sullo spaghetto alle vongole. Ogni volta che ci pesno sento un brivido scendere lungo la schiena. E parliamo pure della spremuta d’arancia sulle linguine all’astice e il parmigiano sulla cotoletta!

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  10. Anche io spesso sorrido nel vedere i turisti che tentano di cenare alle quattro del pomeriggio con pizza e cappuccino! Poi mi metto nei loro panni e immagino che quella sia la loro idea di Italia, dovremmo promuovere di più e meglio la varietà della nostra cucina per sganciarla dagli stereotipi. Quanto all’inglese…. ma cosa c’è di più divertente dei camerieri nostrani che si arrabattano tra gesti comici e traduzioni improbabili? In fondo i turisti si aspettano anche questo da noi e magari rimarrebbero delusi da un inglese impeccabile e asettico!

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