Alcune curiosità sull’American English

Ricordo un articolo molto divertente scritto da una blogger che seguo, in cui l’autrice raccontava un paio di aneddoti che l’hanno vista protagonista di alcune disavventure durante un viaggio negli Stati Uniti. Dalla confusione nei ristoranti al momento dell’ordinazione, quando la pronuncia sbagliata ha reso complicato lo scambio con la cameriera, fino a un episodio più serio dovuto al guasto della macchina e alla difficoltà di comunicazione con l’addetto al soccorso stradale.

Regole di pronuncia diverse, vocaboli differenti e accento insolito: questi gli ostacoli che siamo costretti ad affrontare quando ci troviamo in un paese, come gli Stati Uniti, il cui inglese può sembrare diverso dalla received pronunciation a cui siamo stati abituati a scuola. Tra inglese americano e inglese britannico ci sono differenze che chiunque conosce, come l’uso di sidewalk o di pavement, di subway o di tube, di elevator o di lift a seconda della sponda dell’Oceano Atlantico che ci ospita. Ma ci sono alcuni aspetti che vanno oltre l’uso dei vocaboli o allo stiff upper lip così tipico dei britannici.

Differenze alle quali è bene essere preparati prima di un viaggio negli Stati Uniti. Pronti a partire?

Curiosità sull’American English: How are you?

Per un compleanno “importante”, il mio mio compagno, mio fratello ed io decidiamo di festeggiare con un breve viaggio a New York. Si tratta della prima volta in città per mio fratello, che si stupisce della gentilezza delle commesse: appena metti piede in un negozio, ti danno il benvenuto con un sorriso e con un “Hi, how are you?” a un volume più alto del normale. Il mio compagno, meno ottimista, ritiene che probabilmente non sanno farsi gli affari loro. “Cosa gli importa di come sto se non mi conoscono nemmeno?” dice a mio fratello. Per fortuna in italiano.

Quello che non tutti sanno è che in realtà nessuna commessa, nessun addetto all’ingresso di un museo e nessun cameriere al ristorante è davvero interessato a iniziare una conversazione con noi. How are you in questo contesto è solo un normalissimo saluto al quale ci si aspetta una risposta del tipo Hi oppure Thank you. Controbattere con qualcosa di diverso, del tipo “Tutto bene, grazie, e tu?” sarebbe a dir poco insolito.

Curiosità sull’American English: la numerazione dei piani

Probabilmente noi italiani ci sentiamo più affini al sistema di numerazione dei piani che hanno adottato anche nel Regno Unito, secondo cui il piano di una casa o di un palazzo che sta a livello del terreno è chiamato ground floor o piano terra e, da lì in poi, per i piani più alti vengono utilizzati i numeri ordinali: primo, secondo, terzo piano e via dicendo.

Elevator floors
Photo by Jason Dent on Unsplash

Negli Stati Uniti, invece, il piano che si trova a livello del marciapiede o della strada è il first floor. Insomma, non esiste un pianterreno, ma si parte direttamente dal primo e da lì si va avanti. Niente di particolarmente insensato, perché a ben vedere c’è davvero bisogno di partire da un ground floor per poi iniziare con i numeri solo da quello successivo? Una differenza utile da conoscere quando si prende l’ascensore.

Curiosità sull’American English: Sure!

A scuola ci hanno insegnato che quando una persona dice thank you, l’altra può rispondere in diversi modi che equivalgono grosso modo al nostro “prego”: you’re welcome, no problem, don’t mention it, my pleasure, a seconda della formalità del contesto. Le prime volte negli Stati Uniti rimasi colpita dall’uso di sure in risposta al mio ringraziamento, o di una semplice alzata di spalle accompagnata da un mugugno che suona vagamente come mmh-mmh. Il tutto senza né un sorriso né una parvenza di tono empatico.

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A prima vista potrebbero sembrare risposte secche, una specie di modo educato per dire “fai bene a ringraziarmi perché ho fatto una cosa non da poco per te”. Al contrario, sure è una risposta molto comune ed estremamente naturale, usata di frequente in contesti informali. Insomma, un modo conciso e senza fronzoli per dire “nessun problema, non c’è di che”. Concreto e diretto, come gli americani.

Curiosità sull’American English: la cottura della bistecca

Se nei vostri programmi c’è un viaggio negli Stati Uniti, e se avete in mente di mangiare in una steakhouse, dovete essere preparati. Appena ordinerete la bistecca, il cameriere di turno vi domanderà “How would you like it done?” – letteralmente come la vuoi fatta/cotta – per sapere quale punto di cottura richiedere in cucina. Con ogni probabilità, a scuola vi avranno insegnato che la bistecca ben cotta è well done, quella con cottura media è medium e quella al sangue underdone. Questo vale per il British English e, purtroppo, solo in parte per l’American English. Nessun problema se la carne la volete ben cotta o media, ma se la amate al sangue, correte il rischio di fare la fine di Mickey Occhi Blu a pranzo al ristorante con il padre della fidanzata.

Occorre infatti fare attenzione, perché la bistecca al sangue negli Stati Uniti è rare e, come ci insegna il britannico per eccellenza Hugh Grant, la pronuncia di questa parola è davvero insidiosa: il rischio di coprirsi di ridicolo davanti a tutti i commensali è molto alto.

Conoscete altre curiosità sull’American English?

Cover photo by tookapic on Pixabay

38 pensieri riguardo “Alcune curiosità sull’American English

  1. Io rispondo sempre “Sure” all’estero! Per fortuna lavorando in un albergo da ragazza ho imparato a gestire la terminologia giornaliera nei confronti dei clienti, e soprattutto ad imparare la cottura dei vari cibi, in diverse lingue. E non è semplice come Si possa immaginare!

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  2. Avendo vissuto in America, non conoscevo la parte inglese, ma la statunitense si. Purtroppo, facendo la cuoca, sentivo troppo spesso la parola well done, anche se, fortunatamente, rare aveva il sopravvento!

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  3. Il tuo articolo mi ha ricordato la prima volta che sono stata negli USA, avevo bisogno di andare in bagno e continuo a chiedere dove era la “toilet”. Tutti mi guardavano male e alzavano le spalle come se non capissero. Alla fine mi hanno spiegato che non la chiamano toilet, ma “restroom”. Per non parlare di quando ordinavo le “chips” e mi portavano le patatine in sacchetto. Alla fine ho capito che dovevo ordinare le “French fries”!

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  4. Davvero how are you? Santo cielo ma si rendono conto cosa rischiano? È pericolosissimo perché il tipico nostro connazionale che soffre di logorrea, e con la mania di lagnarsi, potrebbe scaricargli addosso tutta una vita di sciagure e guai di salute! 😛
    Così su due piedi mi viene in mente university –> college, football –> soccer, Donald –> Boris 😂

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  5. Bellissimo articolo!
    Io all’università avevo più di un professore di lingua inglese: una americana, una irlandese e uno australiano. No, non è una barzelletta, ma per dire che sono quasi totalmente diverse l’una dall’altra e adoro scoprire ogni loro particolarità!
    Seguendo tante serie tv e guardandole in lingua originale (quasi tutte American English) conoscevo già queste particolarità, che sono sicuramente utili per non fare brutta figura!

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  6. Io adoro notare queste particolarità linguistiche e ti dirò che sul piano terra o primo piano ce ne sono anche nelle diverse realtà italiane di definizioni particolari. Per esempio a Bologna esiste il piano ammezzato che in realtà non è altro che un primo piano ma lo chiamano così 😉

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  7. Mi fai ricordare la mia professoressa di Letteratura inglese che all’Università era solita evidenziare le differenze linguistiche tra inglese e americano, viverle sul luogo però è diverso, girando il mondo ho poi potuto notare tute le differenze linguistiche nei vari luoghi l’australiano è quello che mi ha messo più in difficoltà

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  8. Io lo trovo molto carino l’ “how are you?” che ho trovato spesso anche a Londra, al quale rispondo allo stesso modo (cosa che scopro adesso non si dovrebbe fare!) perchè mi diverte molto questo scambio cordiale che in Italia è molto raro. Mangiando la carne well done, nessun problema col rare!

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  9. Anch’io vado pazza per tutte queste particolarità della lingua inglese. Finora l’esperienza più destabilizzante l’ho vissuta in Australia quando un amico autoctono mi disse qualcosa del tipo “Grab ur bathers, s arvo we’re having a barbie on the beach”.

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  10. Leggendo l’aneddoto sulla cottura della carne mi è venuto in mente un episodio buffo: nel 2017 ho visitato Stoccarda e all’epoca non sapevo quasi niente di tedesco di conseguenza ho parlato inglese e al ristorante ho ordinato la bistecca al sangue: ho detto rare e il cameriere non capiva (colpa della mia pessima pronuncia e del fatto che spesso i tedeschi non parlano benissimo l’inglese). E niente, ci ho messo 10 minuti a farmi capire e alla fine è arrivata la bistecca… Quasi cruda! Ma meglio così!

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  11. Sai che non ho mai sentito un british dire underdone per la bistecca? Anche i camerieri qui chiedono se la vuoi rare, quindi su quello non avrei problemi. Lo stesso vale per “how are you”, anche se all’inizio pensavo fossero tutti super gentili e mi chiedessero davvero come stavo ahahah

    Mi ha invece sorpresa la “sure” in risposta al thank you o addirittura la mancanza di risposta! Quella dei piani invece l’ho scoperta da Emily in Paris e non capivo proprio!!

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  12. Io sbaglierei di sicuro perché ho un po’ di difficotà con l’inglese…non parlandolo spesso molte cose mi sfuggono.😅 Cmq quando hai parlato del “how are you” mi hai fatto ricordare che anche a Tenerife utilizzano il “come stai” (in spagnolo: que tal”) per salutare.

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    1. No ma ti capisco benissimo! Io l’ho fatto a Valencia, quando entrando in negozi o ristoranti, il personale mi diceva “Que tál” e io rispondevo “tutto bene, grazie, è una bella giornata, ci sediamo fuori per bere qualcosa visto che si sta bene. E tu?” Il tutto nel mio spagnolo elementare. Chissà cosa avranno pensato 😂

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