#InViaggioColCapo: a Barcellona con Sbirulino

Non tutte le trasferte prevedevano la partecipazione del boss. Per fortuna, così almeno ci si poteva godere un po’ il viaggio e magari ritagliarsi qualche ora libera. A meno di partire con un braccio destro del capo e trovarsi, così, dalla padella alla brace. Per questo, quando scopro di dover andare a Barcellona, da un lato sono felice di vedere per la prima volta la città, ma quando mi viene comunicato che dovrò partire insieme a una delle sue fedelissime, lo sono un po’ meno.

Come ormai saprete, il capo è leggermente misogino: nessuna donna è abbastanza intelligente da poter essere presa seriamente in considerazione da lui, e per questo le poche rappresentanti del sesso femminile che possono permettersi di parlare in sua presenza ed essere ascoltate si contano sulle dita di una mano. Una di queste è quella che in ufficio, a sua insaputa, viene chiamata Sbirulino. Il nome è dovuto principalmente al suo abbigliamento: pantaloni oversize a righe o a quadretti abbinate e camicie di tela grezza dai colori variopinti e borse peruviane. Ma a parte lo stile, il suo forte è la simpatia. Mentre il capo dispensa cazziatoni dal vivo senza pensarci due volte, Sbirulino all’apparenza è affabile e gentile, e rivela la sua vera natura solo quando le volti le spalle. Hai commesso un errore e non te ne sei accorto? Ti sorride, ma appena torna in ufficio apre il laptop e inizia a scriverti una mail al vetriolo facendoti notare il tuo sbaglio e rendendolo più grave di quello che è in realtà. Non solo a te, ma mettendo in copia i colleghi di grado superiore e, ovviamente, il boss.

Non so se sia ancora così, ma all’epoca ognuno di noi aveva una cartella (l’ho conservata, anche dopo essermi licenziata) nella posta elettronica etichettata “Cattiverie” con le sue missive in modo da poterle rileggerle quando per qualche motivo qualcuno osava pensare che forse, dopo tutto, non si trattasse di una persona cattiva, e per ricordare a noi stessi quale fosse  – e con ogni probabilità sia tuttora – la sua natura.

È comprensibile quindi che il solo pensiero di partire con Sbirulino provochi desiderio di morte o, nella migliore delle ipotesi, di licenziamento. Nello stesso periodo ho organizzato un weekend a Londra insieme al Prigioniero e ad alcuni amici, e andare a Barcellona significa cambiare il biglietto, perdendo così il primo giorno nella capitale inglese. Ma per Sbirulino il lavoro viene prima di tutto, così sono già furibonda ancora prima di partire. A peggiorare le cose ci pensa la mia amica e collega S., che durante la pausa caffè mi ricorda di come l’anno prima siamo stati costretti a partecipare al brunch organizzato in occasione del compleanno di Sbirulino: nessuno dei colleghi ci voleva andare ma ognuno di noi è stato obbligato a farlo (un eufemismo, per non dire biecamente ricattato). Si narra anche che un suo ex fidanzato, non sapendo come liberarsi di lei, sia riuscito a piantarla al telefono dicendole di dover parcheggiare, con la promessa di richiamarla dopo qualche minuto. Pare che la telefonata non sia mai arrivata. Un po’ crudele? Se lo pensate è solo perché non conoscete Sbirulino.

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Il mattino della partenza, con la morte nel cuore, mi faccio trovare prima dell’alba al punto convenuto. Uno stagista, costretto a portarci fino all’aeroporto di Bergamo, ci aspetta in macchina con lo sguardo di un cane appena abbandonato davanti al canile. Il meteo non è dalla nostra parte perché proprio quel giorno, tra tutti i giorni, inizia a nevicare. In autostrada le cose non migliorano e all’altezza di Novara ormai è chiaro che non arriveremo mai in tempo per prendere l’aereo. Suggerisco di tornare indietro e di lasciar perdere, ma secondo Sbirulino non possiamo assolutamente deludere chi ci aspetta a Barcellona per le riunioni e per la cena. All’improvviso ha un colpo di genio: telefonare all’aeroporto e chiedere alla torre di controllo di far aspettare il nostro volo. As if. Io e lo stagista ci scambiamo uno sguardo tra l’incredulo e il divertito nello specchio retrovisore.

“Cosa aspetti a telefonare?” mi sprona Sbirulino.

Mi rifiuto. Questa volta non posso accettare. Non mi presterò a diventare la barzelletta di tutti i dipendenti dell’aeroporto di Orio al Serio. Ma lei la pensa diversamente e chiama lo scalo bergamasco. Qualcuno le risponde, e con ogni probabilità la persona all’altro capo del telefono immagina che si debba trattare di uno scherzo perché Sbirulino mi spiega contrariata che “forse è caduta la linea”. Facendo lo slalom tra le macchine bloccate in mezzo alla carreggiata per via della neve, arriviamo al terminal con due ore di ritardo, quando ormai ho progettato l’omicidio perfetto, sicura di poter contare sulla complicità dello stagista. Sbirulino ha deciso che compreremo due nuovi biglietti per il prossimo volo per Barcellona, perché dobbiamo partire per forza. Ci uniamo alla coda alla biglietteria, e quando tocca a noi scopriamo che il costo è di quattrocento euro a testa. A quel punto mi gioco l’ultima carta: perché non parti solo tu, mentre io prendo un treno per tornare a casa? La risposta è no. Come per magia fa scivolare la carta di credito aziendale sul banco della biglietteria e compra due biglietti. Mi sento male, anche se non sono soldi miei. Un po’ perché è uno spreco, ma anche perché sembra proprio che alla fine dovrò partire con lei.

E in effetti è proprio così. Il tempo in aeroporto trascorre lento, con lei che mi chiede di portare anche il suo trolley, oltre al mio, perché ha male a una spalla e deve fare una telefonata importantissima. Per fortuna a bordo siamo lontane, ma il volo dura poco e in men che non si dica siamo di nuovo insieme.

Siamo in ritardo per tutti gli appuntamenti, per cui suggerisco di prendere un taxi ma lei preferisce il bus urbano. “Per risparmiare”, dice la donna che ha appena speso ottocento euro per un volo Ryan Air Bergamo-Barcellona. Andiamo a tutti gli incontri previsti, durante i quali Sbirulino dimentica ogni volta di presentarmi alle persone che dobbiamo incontrare, relegandomi a un ruolo di segretaria-portaborse-e-all-occorrenza-prendi-appunti-al-posto-mio. La cena va meglio perché per fortuna non si siede vicino a me. Ormai ho un unico pensiero: arrivare in albergo e chiudermi in camera, lontano da lei.

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Ma quando dopo cena il taxi ci lascia davanti a un palazzo in centro a Barcellona, scopro che Sbirulino, nell’ottica del risparmio, ha prenotato un Bed & Breakfast e non un albergo. E per di più una sola stanza. C’è un limite al peggio? No, perché sono anche costretta dividere con lei il letto a una piazza e mezzo. Una notte terribile, trascorsa in non più di dieci centimetri perché lei occupa quasi tutto lo spazio. Russa come un cinghiale, e puzza di sudore. Ma per fortuna domani è un altro giorno.

Illustrazione di Stefano Tenti – In World’ Shoes: tutti i diritti riservati all’autore

46 pensieri riguardo “#InViaggioColCapo: a Barcellona con Sbirulino

  1. Oddio muoio dalle risate ogni volta che leggo una delle tue avventure in giro con il capo! Mi immedesimo sempre ma so che non avrei avuto il tuo stesso modo di sopportare paziente gli eventi.

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    1. Condividere la camera e persino il letto è stato davvero un incubo . Purtroppo certe persone con i loro comportamenti risultano totalmente inadeguate a occupare certi ruoli. Una curiosità : ma aveva anche il pigiama a righe come Sbirulino?

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  2. Ossignoremio, il letto condiviso no! O_O
    Che str… ehm che cattiva, la mail/rimprovero in copia con colleghi e superiori è una bastardata, quasi quasi al suo cospetto il Boss potrebbe passare per Santa Maria Goretti! Ma poi il nonsense sul discorso risparmio è veramente da analizzare!
    Mah, più che Sbirulino io la vedo come il pagliaccio di It… sicura che non fosse di Derry? 😛

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  3. Ciao Silvia!
    Le tue trasferte di lavoro sono sempre esilaranti da un lato e sconcertanti dall’altro. L’autoironia con cui affronti le situazioni più improponibili ti rende onore. Personaggi come questa cattiva Sbirulino esistono un po’ ovunque e il trucco per sopravvivere è proprio tenere a mente il male che sono capaci di dispensare. Per fortuna te la sei lasciata alle spalle!

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  4. Leggere queste disavventure è davvero esilarante. Tuttavia quando mi metto nei tuoi panni devo dire che non so quanto avrei resistito… Tutti abbiamo, o abbiamo avuto, colleghi e capi poco simpatici, ma il tuo boss e Sbirulino sono davvero troppo!!!

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  5. Ogni volta che leggo i tuoi racconti e rido di cuore, mi chiedo come hai potuto resistere a tanto! Sai che anche io ho delle esperienze traumatiche di viaggi con capi e affini m mai quanto le tue.. Sbirulino è un vero mito e credo onestamente che avresti dovuto soffocarla nel sonno

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  6. Leggere queste storie è divertente, ma quando mi immedesimo nei tuoi panni, mi viene male. Dormire con lei è stato davvero il culmine e io avrei approfittato della situazione per porre fine ai tuoi traumi!

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  7. A questo punto mi aspetto di vedere una statua in tuo onore perchè martire dopo aver dovuto sopportare tutto questo. Giuro che non so chi sia peggio tra il boss e sbirulino. Ma poi 800€ per due biglietti?? Mi è venuto un colpa al cuore, lo giuro.

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  8. Abbiamo avuto tutti una collega “sbirulino” in ufficio, magari vestita griffatissima come la mia, ma perfida e dannosa. Anche ho condiviso con lei una camera durante una manifestazione a Bologna. Ma la natura mi ha aiutato: una vespa l’ha punta vicino ad un occhio, costringendola in camera per tutto il periodo della trasferta. Io, ovviamente, dovevo lavorare e non potevo farle compagnia…

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