Gli italiani che nessuno vorrebbe incontrare in vacanza

Partire finalmente per una vacanza desiderata da mesi metterebbe chiunque di buonumore. Un paio di settimane fa, pochi giorni prima della partenza, mi sembrava di camminare a una spanna da terra, come qualche personaggio di un cartone Disney. Di solito, una volta arrivata a destinazione va ancora meglio e la mia gioia si percepisce addirittura dalla ionosfera.

L’idea della partenza e la vacanza stessa sono in grado di tirare fuori il meglio di chiunque – o no? Ora che ci ripenso, ci sono dei casi in cui ho visto la gente dare il peggio di sé. E, facendo uno sforzo, purtroppo devo ammettere che nella maggior parte dei casi si tratta di nostri connazionali incontrati in viaggio. Siete pronti a conoscerli ed evitarli?

Italiani in vacanza: l’amico a tutti i costi

Se per caso incrociate il suo sguardo mentre allacciate la cintura di sicurezza in aereo, si sente autorizzato a farvi un milione di domande sulla vostra destinazione e sulle tappe del viaggio, e magari anche a dare consigli. Rigorosamente per sentito dire da qualche amico perché in quel posto non è ancora stato. Ma non importa, lui (o lei) vuole solo parlare per ore e fare amicizia.

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Una volta, in viaggio verso New York con un collega, abbiamo fatto non poca fatica a sganciarci da una coppia in viaggio di nozze seduta nella fila accanto alla nostra sul Torino-Monaco e poi sul volo fino al JFK. Un primo invito a condividere un taxi per il centro (come se Manhattan fosse una borgata di medie dimensioni), un secondo a scambiarci i numeri di telefono in caso di emergenze e un terzo a cenare insieme una sera. Grazie ma no, grazie. Se volessi trascorrere del tempo con degli sconosciuti, partirei ogni volta con una vacanza di gruppo.

Italiani in vacanza: la famiglia rumorosa

Forse è tra le tipologie che sopporto meno, e spesso mi sono chiesta: è possibile che quando gli italiani viaggiano con i bambini siano molto più rumorosi delle famiglie di altre nazionalità? Non so come, ma è possibile. Fateci caso: sugli aerei, i bambini italiani sono sempre quelli che piangono più forte, che scuotono il vostro schienale con più foga, che chiedono urlando un giocattolo in più alla mamma. Senza che nessuno, né assistenti di volo né passeggeri, possano lamentarsi del comportamento della creatura.

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Dopo un volo breve ma intenso da Milano a Spalato circondata da pargoli generati dal Diavolo, ho quasi pianto di gioia all’arrivo a destinazione. Un paesino su un’isola, in un albergo vietato ai minori di sedici anni. Il paradiso in terra. Avete presente cosa vuol dire niente bimbetti che corrono seminudi al ristorante “perché sono bambini, devono sfogarsi”, che vi tirano la sabbia in faccia in spiaggia e che fanno i tuffi a bomba in piscina schizzandovi le pagine del libro? Dio salvi gli inventori dei child free hotels.

Italiani in vacanza: l’amante della cucina di mamma

La categoria più diffusa: quella dei nostri connazionali che in viaggio non assaggiano nulla se non bistecca e patatine o hamburger e insalata. E se per caso colui che apprezza solo la cucina di mamma corre il rischio di provare qualcosa di diverso, allora ecco che si trasforma nella reincarnazione di Henri Gault e Christian Millau in un’unica persona e inizia criticare qualunque cosa venga presentata nel piatto. A lui fa schifo tutto: come un bambino di quattro anni, non ha nemmeno la buona educazione di dire che una cosa non gli piace o non gli va. Ma d’altra parte, apprezza solo gli spaghetti o la pizza.

Lo riconoscete perché al tavolo accanto al vostro in un ristorante di Londra vi guarderà e, con aria a metà tra l’indignato e il complice, vi domanderà: “Possibile che solo in Italia sappiamo fare un piatto di pasta come si deve?” Ma infatti avresti dovuto ordinare un’altra cosa, magari un fish & chips. O rimanere direttamente a casa a mangiare spaghetti alla carbonara. Il passo successivo? È costretto a trovare rifugio da McDonald’s o da Burger King perché, appunto, tutta la cucina del paese in cui è in vacanza fa schifo.

Italiani in vacanza: il bulletto

Buzzurro, coatto, bullo: tanti nomi per un unico personaggio. Dalle mie parti lo chiamiamo tamarro delle giostre perché quando nella mia città ogni anno a Pasqua viene allestito il luna park nella piazza del mercato, lui esce dalla tana e si piazza per quindici giorni agli autoscontri. Si riconosce per il colletto della polo alzato, la cintura griffata con la borchia a forma di D&G, il marsupio di LV e il taglio di capelli alla Dybala. Qualche anno fa, sarebbe invece stato più simile a un personaggio di Troppo Forte. Insomma, avete capito.

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In partenza per le vacanze se la prende con l’assistente di volo che cerca invano di spiegargli che il trolley grande quanto una monovolume portato a bordo dalla fidanzata con le unghie decorate di paillettes non può proprio entrare nella cappelliera. Non è per cattiveria da parte dell’hostess, è una semplice questione di fisica ma lui non vuole (non riesce) a capirlo. Alza la voce, gonfiando il petto e spintonando gli altri passeggeri che aspettano di potersi sedere.
Il tizio parla solo italiano e, fin qui, nessun problema: purtroppo però è convinto che sia sufficiente alzare il volume per farsi capire dal cameriere del ristorante di Mykonos che, guarda un po’, non capisce l’italiano.

Quali sono le peggiori tipologie di italiani (ma non solo) in vacanza che sperate di non incontrare mai?

93 pensieri riguardo “Gli italiani che nessuno vorrebbe incontrare in vacanza

  1. Silvia sarei pronta ad affrontare qualunque tipologia ma “il concittadino” o peggio “il parente” magari incontrato per puro caso…ecco anche no, no e no. Piuttosto mi chiudo in albergo fingendo un malore. l bulletti credevo che fossero in via di estinzione, diciamo che si sono evoluti in “tronisti/e di Maria”, quelli dal selfie selvaggio in pose che sfidano le leggi della gravità! 😛 Ma tutto è sopportabile ad eccezione del concittadino, io almeno non potrei sopravvivere…
    Buon proseguimento! ❤

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    1. Sai che una volta in Irlanda mi è capitato di incontrare marito e moglie titolari di una tabaccheria nella mia città? Ci siamo salutati, e abbiamo continuato facendo finta di niente! Il parente per fortuna non mi è mai capitato 🤞🏻
      Non avevo pensato a quelli dei selfie a tutti i costi, anche quelli sono veramente insopportabili e spesso irrispettosi.
      Buon Ferragosto in anticipo 😘

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        1. No comment guarda. Non potevo crederci. Comunque è sempre colpa dei genitori. Sicuramente un bimbo ha un suo carattere ma il modo in cui si comporta e’ lo specchio di come lo educano (o meno) i genitori. Il dire “è fatto così” è una scusa.

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        2. Per completezza: sono mamma di una 5enne quindi parlo con cognizione di causa 😉 Mia figlia a 1 anno e 1/2 era in Thailandia e in aereo non si è quasi sentita (certo noi non abbiamo fatto il solito viaggio film&sonno ma va bene così 😉

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        3. Mi fa piacere che a fare questo commento sia proprio una mamma perché io di figli non ne ho e spesso (troppo spesso) mi sento dire che “non posso capire perché non ho figli”. A parte la poca mancanza di tatto di un commento simile, mi verrebbe da rispondere: “Quindi non vedo perché dovrei sopportare i tuoi” 😉 Sullo stesso nostro aereo c’erano due o tre bimbi molto piccoli e sai che non li ho praticamente sentiti? Immagino che per i genitori non sia stato semplice…

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        4. Guarda, sul tema “non puoi capire perché non hai figli” si potrebbe aprire un blog 😂, nel senso che chi HA figli sicuramente non può capire cose/situazioni/emozioni di chi NON ne ha (non so se mi spiego). Sicuramente preferivo i tempi di lunghi viaggi con birra patatine e 10 film ma poiché amo tutt’ora fare un certo tipo di viaggi, non vedo perché la mia scelta debba rovinare i viaggi altrui (leggi : la figlia è mia e me la gestisco io senza interferire troppo nel relax tuo …)

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  2. 😂😂😂 ho le lacrime!
    Giusto sul volo in partenza per le nostre ferie facevo riflessioni simili sugli italiani in vacanza… dopo aver passato quattro ore con una coppia che, presa dalla foga della socializzazione, ha passato 4 ore sul volo notturno Venezia-Doha in ginocchio sul sedile, a parlare in dialetto stretto con due poveretti seduti nella fila dietro… impedendo a tutto il settore di dormire. E dopo ci lamentiamo quando ci dicono “Italians” rolling their eyes 🙄

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    1. Da ucciderli! Ma perché alla gente non viene in mente che magari uno potrebbe non aver piacere di parlare per ore? Il che mi fa venire in mente un’altra categoria insopportabile: quella del gruppone vacanze organizzate che non smettono di camminare da una parte all’altra dell’aereo, confrontandosi con i 30 compagni di viaggio sulle prossime tappe…

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  3. Anche io ho una categoria: gli italiani che fumano!
    Li trovi ovunque sia impensabile: nel bel mezzo della savana, nei parchi nazionali, ai piedi di una cascata.
    Di fronte a ogni spettacolo della natura, loro sono lì, con la loro sigaretta, in pieno contrasto.
    E anche a diecimila chilometri di distanza, non c’è nemmeno bisogno che parlino, per capire che sono connazionali.
    Fantastico il fatto che la parola “tamarro” sia internazionale! 😁

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    1. Ha ragione al 100%, e tieni conto che te lo dice un’ex fumatrice! Comunque quando fumavo non lo facevo mai in certe situazioni, come parchi naturali, in cima a torri/palazzi o in spiaggia. Trovo che sia un atteggiamento davvero maleducato perché anche quando un fumatore ha voglia di fumare, ti garantisco che è possibile trattenersi. Ora forse sono diventata più intollerante verso la categoria, e in particolare trovo insopportabile quelli che fumano in spiaggia, mollando le cicche spente in un bicchiere con i resti di birra o acqua – che schifezza! E inutile dirlo, 99 su 100 sono italiani 😉

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  4. Condivido ogni singola parola del tuo post: hai toccato tutti i punti salienti che caratterizzano il peggio dell’italianità in giro, per le strade del mondo!
    Forse manca solo la descrizione di un un ultimo immancabile “mostro”: il coatto del caffè, quello che “come lo fanno in Italia non lo fanno da nessun altra parte dell’Universo…”
    Mi è capitato di incontrarlo assai spesso, nei posti più disparati, persino in una taverna sperduta in un hutong di Pechino, in un resort nel cuore del deserto australiano e in un rifugio islandese davanti alla maestosa bellezza dei ghiacciai perenni: tutte le volte che lo incontro abbozzo un sorriso di circostanza, poi mi giro dall’altra parte, mentre stringo tra le mani la mia tazza e continuo a sorseggiare un delizioso tè…

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    1. Ah il coatto del caffè! Non ci avevo pensato ma hai proprio ragione. Questo è un altro aspetto che dimostra quanto poco sia di mentalità aperta certa gente: come fanno a pensare di trovare ovunque un ottimo espresso? Io amo il caffè, per carità, ma fuori dall’Italia bevo americano o, come fai tu, tè.

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  5. TUTTI Silvia! TUTTI quelli che hai elencato! Non se ne salva uno, però l’ultima tipologia è quella che incontro più spesso e che ho nella via di casa (anche troppi per i miei gusti). Ricordo ancora la prima volta a Londra, sul bus per l’aeroporto, un gruppo di italiani che si lamentava di non aver trovato la mozzarella di bufala. NO WORDS

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  6. Vivendo all’estero ti accorgi ancora di più degli stereotipi degli italiani in vacanza!! Ne incontri davvero di tutti i tipi ma queste quattro grandi categorie, li racchiudono di sicuro tutti! Soprattutto quelli fissati che la nostra cucina sia la migliore al mondo senza mai aver provato nulla di locale, anche se devo ammettere che i bambini inglesi sanno esso peggio dei nostrani! Ma i rumorosi, quelli sì, solitamente sono italiani e spagnoli e li riconosci perché stanno sempre tra di loro, in comitiva, gesticolando e parlando ad lata voce!

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  7. Un articolo molto simpatico che rispecchia benissimo la realtà ahahah!!
    Il vicino in volo che ha voglia di chiacchierare è molto frequente ahah pensa che una volta, rientrando dall’Australia, quindi sulla lunga tratta Sydney – Dubai, ero seduta vicino a un trentenne napoletano con una voglia matta di chiacchierare (e io, invece, di dormire o di godermi il volo guardando film). Durante le 14 h di volo non ha fatto altro che “rompermi”, anche quando avevo messo le cuffie per guardare un film 😦 che stress!!!!

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    1. Veramente fastidioso: ma perché poi uno vorrebbe parlare per ore con uno sconosciuto che con ogni probabilità non rivedrà mai più? Poi le cuffie e il libro aperto sono chiarissimi segnali che stanno a indicare “lasciami perdere”, ma a quanto pare è più forte di loro 😂

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  8. Non sai quanto condivido, specialmente la parte dei bambini maleducati e urlanti. Non ho niente contro i pargoli ma, come dici tu, tutti quelli che non sono italiani sembrano immensamente più educati, sarà un caso. Una cosa che odio ancora di più sono i GRUPPI di italiani in gita all’estero. Li rifuggo come la peste e fingo di parlare solo inglese, fai tu.

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    1. Mi fa piacere leggere che non è soltanto una mia impressione quella sui bambini italiani!
      Quella dei gruppi di italiani all’estero in effetti è una categoria che avrei dovuto includere, e me ne sono resa conto poche ore dopo aver pubblicato l’articolo: in volo per NY, ci siamo ritrovati in mezzo a un bel “gruppo vacanze” di una trentina di persone che hanno preso possesso della nostra sezione dell’aereo. Urla, applausi, commenti e proposte sul loro itinerario, cartacce di panini buttate a terra… insomma, delle bestie!

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  9. Pensavo anch’io che i bambini italiani fossero i peggiori… finché non ho conosciuto i bambini indiani. Adesso, quando salgo su un aereo (il che significa che tendenzialmente ci rimarrò per svariate ore), appena vedo una famiglia indiana cerco subito una via d’uscita e inizio a pregare in sanscrito. La peggiore strisciava nel corridoio tra i sedili, con le hostess che dovevano passare, e la madre della creatura non diceva niente. °_°
    Ecco, la mia categoria più molesta!

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  10. Tutte le tipologie che descrivi così bene ( si vede che li hai incontrati parecchie volte…) sono detestabili. Quelli che proprio proprio non sopporto sono i genitori di pargoli maleducati e urlatori che pensano che i loro figli possano fare tutto. E devo dire che questa è una tipologia solo italiana, le mamme urlano al bimbo di non entrare in acqua da chilometri di distanza e i bimbi urlano il loro menefreghismo a voce altrettanto alta gettandosi in mare e schizzando tutti. Io vorrei un viaggio italians free a volte!

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    1. Sì ma infatti certe scene le ho viste solo in presenza di famiglie italiane: in spiaggia, in montagna, ma anche nella vita di tutti i giorni nelle pizzerie della mia città. Bambini che corrono tra un tavolo e l’altro con le mani sporche, magari appoggiandosi alla mia maglia. E i genitori che non dicono nulla. Probabilmente servirebbe un viaggio italians free 😂

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  11. Che fastidio gli italiani all’estero che si ostinano a parlare italiano, anche se non vengono capiti. Ma si comincia già in aereo quando non sono d’accordo su qualche regola e lo fanno capire, parlando a voce alta, ma sempre in italiano. O meglio, dialetto del proprio paese.
    Purtroppo ci facciamo sempre riconoscere, sempre.

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  12. Potrei dirti tutti quelli da te citati ma anche i ferragostani arroganti conosciuti quando lavoravo in hotel. Solo perché vanno in ferie a Ferragosto e quindi spendono più del normale si sentono autorizzati a trattare tutti quelli che li circondano come esseri inferiori e pretendono qualsiasi cosa, anche in modo molto sgarbato. Quando vado in giro solitamente sto alla larga dai miei connazionali, non per essere snob ma perché rientrano quasi tutti nelle categorie da te citate XD

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  13. Non sono molto d’accordo sul discorso dei bambini italiani come i più chiassosi, purtroppo credo che la maleducazione non abbia bandiera. Ho fatto voli pessimi a causa di bambini francesi, indiani, americani, ma più che loro biasimo i genitori, imperturbabili nonostante il comportamento dei loro piccoli demoni. Tra le categorie da te citate sicuramente quello che vuole fare l’amicone è quella che sopporto di meno, soprattutto quando si mette a fare a gara con te su quanti posti avete visto e in generale quant iviaggi avete fatto rispettivamente. Ecco, questi ultimi mi urtano come pochi …;) Buon Ferragosto Silvia!

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    1. Anche Lucy parla dei bambini indiani come molto indisciplinati 😉 In realtà sono i genitori a esserlo, perché poi i bambini in aereo – o in spiaggia, o al ristorante – finiscono per comportarsi esattamente come si comportano a casa, quindi non è nemmeno colpa loro.
      L’amicone è difficile da reggere, soprattutto quando inizia a vantarsi dei viaggi fatti…
      Buon Ferragosto anche a te 😘

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  14. Incontrati tutti, spesso, naturalmente!
    Una volta, a Budapest, stavamo serenamente acquistando dei biglietti della metro dall’apposita macchinetta, quando accanto a noi apparve il classico numeroso e rumoroso gruppo di bulletti italiani. Non avvezzi alla tecnologia, nè ad alcuna lingua che non fosse l’italiano, avevano seri problemi a compirere questa semplice operazione.
    Quando hanno esclamato “Ma come ca**o si fa a comprare una cosa in questa ca**o di BULGARIA?”, il mio compagno ed io abbiamo deciso di parlare solo inglese tra noi, sfoderando il nostro accento più british, e fingerci “non italiani”.

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    1. E’ successo anche a me: fingere di non essere italiani 😉 Anche perché poi se lo fai capire tocca poi aiutarli (e fin qui ci sta) e magari pure prenderli per mano, accompagnarli alla fermata e metterli sul bus/treno giusto. Anche perché poi è l’atteggiamento arrogante, il fatto di pensare che sia colpa della Bulgaria se loro non sono capaci a fare nulla 😉

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  15. Mi hai fatto ridere tanto! Ma è anche una triste verità! A noi capita (spesso ahimè) di iniziare a parlare inglese tra di noi quando troviamo dei connazionali come quelli che hai descritto…. PS il nostro recente viaggio a Bali mi ha parzialmente fatto ricredere sul peggior vicino di aereo possibile: avevo dietro di me un bambino indiano che da solo è riuscito a fare il casino che avrebbero fatto tre bambini italiani: un record!

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    1. Il mio compagno purtroppo non parla inglese ma lo capisce, quindi in certi casi facevamo così: io gli parlavo in inglese e lui rispondeva a monosillabi, in modo comunque da non far capire di essere italiani. Non sarà bello ma quando ci va 😂
      Ho visto anche in altri commenti che i bambini indiani stanno risalendo la classifica dei più indisciplinati! Per fortuna non ho ancora avuto occasione di sperimentare 😉

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  16. Io viaggio in famiglia quindi in primis Noto chi è meglio e peggio di noi.. posso concordare che i bambini “silenziosi” siano generalmente quelli del nord Europa.. che individuo per fototipo non chiedendogli la nazionalità ma tanti altri (per fortuna mia) sono peggio 😬
    La categoria “peggiore” è chi in capo al mondo cerca la sua cucina e sta chiuso in villaggio.

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    1. Sì anche io vado per fototipo: quelli biondi-pallidi-occhiazzurri sono silenziosi, e quelli che urlano lo fanno in italiano 😂 Chissà, magari è anche una questione di abitudine a viaggiare? Una mia cara amica ha due gemelli che fin da piccolissimi hanno viaggiato, sono usciti a cena con noi ecc e sono sempre stati molto tranquilli.
      Stare chiusi in un villaggio per me non ha proprio senso!

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  17. Ahahahah stupendo il tuo articolo! 🙂 Mentre leggevo mi son venute in mente tutte le volte in cui mi è capitato di incontrare le diverse tipologie di cui parli! Odio quando i bambini sono maleducati (perché spesso non si tratta di “lasciali sfogare” e i genitori sono troppo presi a rilassarsi piuttosto che farli star zitti ahah), quando le persone urlano ovunque si trovino. Odio quando le persone non rispettano la coda per salire sui mezzi ad esempio. Solo in Italia non si fa. Ma ci sarebbero così tante categorie da elencare 😉

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    1. Hai ragione, la lista delle persone insopportabili sarebbe lunghissima. Per esempio ho dimenticato di includere quelli che saltano le code, o ancora gli sbruffoni che si credono di poter avanzare qualunque richiesta – al ristornate, in aeroporto, in hotel… – perché hanno pagato e quindi è un loro diritto!

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  18. Ahaha! Quanto ho riso! E confermo di aver incontrato tutte le categorie. Io e mio marito siamo abbastanza ‘asociali’ in questo senso, a volte parliamo tra di noi in inglese per evitare che qualche italiano ci riconosca (per fortuna io sono bianca con le lentiggini per cui non attiro molto l’attenzione dei connazionali)… aggiungerei anche la categoria ‘non viaggio mai e vado nel villaggio, mi trovo di merda ma non so come si fa a fare niente da soli fuori dal villaggio” (compreso parlare inglese)… ricordo di quelle coppie “disagio” in Polinesia, facevano tutte quelle escursioni spennapolli, mangiavano il cibo del ristorante a costi esorbitanti che ovviamente non gli piaceva…. quando bastava noleggiare una bici due passi fuori ed esplorare ristorantini romantici e deliziosi, parlare coi locali, godersi il paradiso! …per dirne una! 😀

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    1. La categoria dei vacanzieri da villaggio è anche parecchio insopportabile: se si trovano bene, per carità, ma quando iniziano a lamentarsi perché al di fuori di quelle quattro mura sarebbero persi… allora forse dovrebbero rimanere a casa!
      Quella di fingere di non essere italiani è una tecnica ampiamente utilizzata: può sembrare un po’ da infami, ma certe volte nemmeno noi riusciamo a farne a meno 😂

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  19. Condivido tutto, purtroppo queste categorie esistono e si ostinano a viaggiare e a insidiare il prossimo, portando la nostra nomea di cafoni sempre alta.
    Le paillettes sulle unghie sono davvero un tocco di classe comunque 😂
    Un’altra categoria che incontro spesso sono gli italiani che urlano o parlano a voce alta nei musei o in luoghi dove si dovrebbe stare quieti.
    La (dis)educazione dei bambini italiani mi salta sempre all’occhio quando vedo bambini francesi o tedeschi tranquilli e in silenzio, anche se piccoli. Non capisco che problemi abbiamo.

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    1. Vero, anche quello che parlano ad alta voce sono insopportabili: nei musei, nelle chiese ma anche in aereo. Ora che ci penso questi cafoni magari sono gli stessi che urlando “bravo” all’atterraggio e si lanciano in applausi che nemmeno al festival di Sanremo…

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  20. Silvia, mi hai fatto sentire “fastidio”. Una sensazione viva, fisica.
    Io e Federico giochiamo alla “caccia all’italiano” quando siamo in giro. Butti un occhio sulla folla e individui i nostri connazionali. Sono sempre i peggiori: quelli con i bimbi chiassosi, quelli che sciabattano senza ritegno, quelli che vanno al ristorante e si chiedono come sia possibile mangiare “certa roba”, quelli che si lamentano ancora, NEL 2019!!!, che negli hotel non ci sia il bidet o che a Calcutta non trovino nessuno che parli fluentemente itaGLIano.
    Io li odio. Odio tutti. Tolleranza zero, soprattutto in vacanza perchè, appunto, sono in vacanza e se, per la maggior parte delle volte me ne vado via dall’Italia, il motivo è anche perchè voglio sentirmi a casa tra gli stranieri.
    Certo, qualsiasi popolo ha delle peculiarità e non sono sempre migliori di quelle del nostro, ma almeno sono diverse.

    Insomma, italiani, statevene a casa vostra quando parto io!!!

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    1. I nostri connazionali di solito sono i peggiori e comunque si fanno sempre riconoscere. Proprio ieri ho fatto una gita di un giorno in Costa Azzurra e notavo che gli italiani non si sforzano nemmeno di dire una parola in una lingua straniera. Io non parlo francese, ma almeno bonjour e merci…
      Esatto: tolleranza zero e state a casa – o come diceva una mia ex collega “RESTATEVI ACCASA” 😉

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  21. AHAHAH quanto è vero! Però posso dire che vale anche per le altre nazionalità! Trovare francesi che non si sforzano nemmeno di parlare un pochino d’inglese e pretendono che tutti sappiano la loro lingua pure all’estero o le urla continue degli spagnoli e i rutti (e altro) a gogo degli orientali! Per non parlare della completa ignoranza in storia e geografia dei turisti americani o la guida poco consona degli abitanti dell’est europa (per chi come me viaggia molto on the road, sa di che parlo)!!!! Ma sinceramente nessuna di queste cose mi tocca, il mondo è bello perché è vario, l’importante è l’educazione e fortunatamente io in vacanza non ho mai incontrato persone maleducate!! 😀

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    1. Sì, è assolutamente vero: vale per tutte le nazionalità ma forse tra italiani è più facile riconoscersi 😉 I francesi non si sforzano in vacanza, ma nemmeno a casa loro fanno lo sforzo di interagire in altre lingue con i turisti, e sì, non parliamo dell’ignoranza storica e geografica di certi americani.
      E’ chiaro che non bisogna lasciarsi toccare da queste cose né farsi rovinare la vacanza, ci mancherebbe, ma a volte farsi una risata su certi comportamenti aiuta 😉
      Io di persone maleducate in vacanza purtroppo ne ho incontrate, ma anche ogni giorno sul lavoro 😂

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  22. Credimi che non vorrei proprio incontrare gli italiani in vacanza, soprattutto perchè spesso io sono dall’altra parte del banco e quindi al lavoro. Spesso italiano in vacanza significano lamentele, richieste assurde, problemi ed esigenze da 5 stelle con un budget da ostello. Specialmente se il mese in questione è agosto. Di solito mi sent dire “Sa possiamo viaggiare solo ad agosto ed i prezzi sono un po’ alti!” E quindi? Dovrei farti prezzi da ostello solo perchè tu puoi viaggiare ad Agosto o durante le feste o i ponti? Se il problema è questo, trovi una soluzione adatta alle tue tasche.
    Ma questa è solo la punta dell’iceberg

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    1. Lavoro in un ufficio a contatto con il pubblico (non nel settore del turismo, però) e quotidianamente ho a che fare con gente maleducata che richiede cose elaborate sperando sempre di spendere poco o niente. Credo che il fatto di pagare – per un hotel, un pasto o un servizio – non autorizzi nessuno a trattare male o ad avere pretese assurde verso chi sta dall’altra parte del banco. Ma purtroppo succede quasi sempre…

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  23. Spassosissimo, e ahimè molto vero.
    Io mi sono beccata in Australia le coppiette in viaggio di nozze, una di Milano, l’altra di Palermo, che con uguale foga si accanivano sulla guida di un’escursione nella foresta tropicale colpevole, secondo loro, di aver fatto l’escursione nonostante minacciasse pioggia. Gli unici,mentre le altre coppie, straniere, erano anzi divertite dalla situazione: di fatto ha piovuto, e molto. La lezione l’hanno avuta da uno dei partecipanti all’escursione, un arzillo 80enne californiano che li ha salutati alla fine dicendo di divertirsi, invece che stare a guardare le scarpe bagnate. Uno schiaffo col sorriso, ma tanto sono certa che non hanno capito.

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  24. Oh mamma, siamo proprio così terribili? 😂 Fortunatamente, ad eccezione delle famiglie rumorose (che detesto), non ho ancora incontrato queste tipologie di viaggiatori italiani… E meno male, direi! La mia vergogna quando sono “un’italiana all’estero” è quella di far fatica con la lingua… Continuo a credere che la preparazione nelle scuole non sia affatto sufficiente (o almeno, non lo era ai miei tempi).
    Comunque bellissimo articolo, davvero divertente! 😀

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    1. Eh sì, secondo me di gente terribile ce n’è parecchia 😉
      Sulla lingua ti capisco perché io per esempio so tre parole in francese, ma credo che comunque sia l’atteggiamento che conta. Se vado da qualche parte dove non parlo la lingua del posto, non mi pongo con arroganza urlando in italiano, ma cerco di imparare almeno a dire “buongiorno, grazie, per favore” in modo da sembrare educata. E secondo me aiuta molto.
      Grazie e buona giornata 🙂

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  25. Io ODIO tutti quelli che hai elencato, dal profondo del cuore, nessuno escluso.
    Invece, una delle mie categorie preferite da prendere in giro, sono i fashion victim; quelli che il tacco 12 leopardato anche se sei nelle dune del deserto, il vestito raso inguine per fare la cammellata o il mocassino in puro camoscio nelle paludi. Per loro, sicuramente io passerò per un caso umano, ma io non posso fare a meno di prenderli in giro.

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  26. Noi di solito, all’estero, quando incrociamo un italiano, facciamo finta di non essere italiani! Se sono troppo rumorosi ce ne andiamo in modo che non possano capire che siamo italiani e li osserviamo da lontano. Quest’estate per fortuna abbiamo viaggiato in posti talmente wild che per fortuna non abbiamo trovato nessun’italiano. Non capisco come mai alcuni italiani in vacanza tirano fuori il peggio dell’italiano medio!

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  27. Gli italiani in vacanza, che brutta cosa. Io cerco sempre di scansarli, da quando cercano di attaccare bottone in aereo o all’aeroporto. Per non parlare di quando li incontri nei ristoranti o nei locali in generale e parte subito quell’aria da amici da sempre. Terribile. Per fortuna i concittadini li ho incontrati (in aeroporto) ma poi ognuno per la sua strada.

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  28. Ecco io vorrei aggiungere quello che incontri nella Death Valley e magari hai una macchina più comoda/più grande della sua. Lui non ha capito che tu capisci quello che sta dicendo ma invece sta tirando giù le maledizioni perchè, guarda noi siamo in 4 in un buco di macchina e guarda quello là, guarda quello su, guarda quello giù, largo largo e comodo, e si lamenta ad alta voce come a volertelo gridare a te che non è contento, ma che vuoi? 🙂

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  29. “L’amante della cucina di mamma” è la persona che non vorrei mai incontrare neanche qui a casa, per carità! Non sopporto i regionalismi, figuriamoci quando sono fuori! Ogni posto ha la sua specialità, altrimenti che si viaggia a fare?

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