I miei grossi, grassi pasti greci: dove mangiare ad Atene

Alla domanda “Cosa avete fatto ad Atene?” la nostra risposta era più o meno sempre la stessa: abbiamo mangiato. Potrebbe sembrare riduttivo perché nonostante tutti avessero cercato di convincermi che nella capitale della Grecia non ci fosse nulla da fare, in realtà di cose da vedere ce ne sono parecchie. Atene è una città che ti riempie non solo gli occhi di bellezza e il cuore di gioia, ma anche la pancia di cose buonissime.

Il primo incontro con il cibo greco avviene da Glykis, un caffè non lontano dal nostro albergo. Siamo nella zona di Plaka, potenzialmente pericolosa: è una delle più frequentate dagli stranieri dunque il rischio di venire tirati per una manica da uno dei buttadentro in una delle tante trappole per turisti è elevato. Basta però allontanarsi di nemmeno un centinaio di metri dall’affollata via Adrianou e imboccare un vicolo lastricato di marmo bianco.

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Come per magia tutto cambia: niente negozi di souvenir, niente ristoranti con le fotografie dei piatti. Ci troviamo in un bar dall’aspetto anonimo, con le vetrate non troppo pulite e alcuni tavolini sistemati sotto un pergolato di piante. Il nostro pasto è una via di mezzo tra una merenda e un aperitivo: troppo tardi per pranzo, troppo presto per cena. Ordiniamo prendendo ispirazione dalla gente che occupa gli altri tavoli, senza sapere di preciso quanto e cosa ci verrà servito. Quando arriva il nostro ordine non sappiamo da dove iniziare. Dalla torta salata di pasta fillo con formaggio e verdure? Dal formaggio affumicato? Oppure dai pomodori ripieni?

A fatica lasciamo il pergolato di Glykis. Ma ci sono tante cose da vedere qui ad Atene e, soprattutto, tante cose che vogliamo assaggiare. Come per esempio i kolouri, gli anelli di pane ricoperti di semi di sesamo.

Hanno origini turche, ma sono ormai diffusi in tutta la zona dell’ex impero ottomano, con nomi diversi a seconda del paese. Ad Atene si trovano un po’ ovunque: si comprano dai carretti – chiamarli food trucks sarebbe eccessivo – ad ogni angolo di strada e in ogni piazza. Ho assaggiato quelli di diversi venditori, ma i migliori sono quelli di piazza Monastiraki: ancora caldi, profumati, con il giusto equilibrio tra morbidezza e croccantezza.

Probabilmente vi starete chiedendo se siamo riusciti a cenare, dopo tutto quello che abbiamo provato. Sì, ce l’abbiamo fatta. E la cena da Aster è quella che più mi è piaciuta. Cercavo un locale che non fosse troppo fuori mano, ma avevo comunque intenzione di allontanarmi dalle zone più turistiche. Così ho iniziato la mia ricerca nel quartiere popolare di Petralona, alle spalle dell’Acropoli.

Aster è nascosto in un seminterrato: a svelare la sua presenza un’insegna sulla porta e un paio di tavolini per i fumatori lungo il marciapiede. Scendiamo i tre scalini che portano all’interno, entrando in un locale dai pavimenti di piastrelle di graniglia, i tavoli di formica e le sedie rivestite di finta pelle. Mi ricorda un po’ la casa in cui abitava mia nonna, anche per via dei profumi che si sprigionano nei due ambienti, uno più spazioso all’ingresso, e uno più piccolo, con tre tavoli davanti al bancone. La cucina a vista non è più grande di uno sgabuzzino, ed è difficile immaginare che da quello spazio angusto possa uscire tutto quello che nel frattempo viene servito agli altri ospiti.
Il menu è in greco, ma uno dei ragazzi in sala ci aiuta a ordinare, consigliandoci di scegliere quattro o cinque cose da condividere. Le porzioni sono abbondanti, e i piatti vengono serviti insieme, in modo da condividere ciò che è stato ordinato. Il cibo inizia ad arrivare, come a un banchetto nuziale, un piatto dopo l’altro: olive, formaggio, crema di fave greche e cipolle, keftedes (polpette di carne e spezie per le quali ho sviluppato una dipendenza), pollo arrosto con patate, maialino da latte al forno. E per finire, uno yogurt al miele, dolcissimo. Il prezzo? Davvero popolare: 54 euro per quattro persone, bevande incluse. Meglio prenotare, soprattutto durante i weekend.

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© Aster

Il secondo giorno entriamo in contatto con un’altra delle bellezze di Atene: i lukumades, palline di pasta di pane fritte e ricoperte di miele o cioccolato. Di norma preferisco il salato al dolce: di fronte a un panino al salame o a una fetta di torta scelgo il panino, senza pensarci, per cui mi chiedo come mai ad Atene i dolcissimi lukumades siano diventati una droga per me. Li cercavo ovunque e ogni volta che ci trovavamo casualmente di fronte alla pasticceria Lukumades tra le strade Aiolou e Athinaidos, non potevo non entrare per un cartoccio di palline fritte.

Lasciamo lo street food e torniamo in un ristorante per la seconda cena. Abbiamo scelto Ama Lachei, un locale ricavato nei locali di quella che un tempo era una scuola elementare nel tormentato quartiere di Exarchia. Si tratta di un meze-dopoleio, un ristorante dove mangiare, appunto, meze: piatti piccoli, serviti in ordine casuale, da condividere.
A malincuore non prendiamo posto a uno dei tavoli nel bellissimo cortile perché nonostante le temperature di giorno siano miti, la sera fa fresco. Ma i locali interni sono comunque affascinanti: soffitti alti, pavimenti di legno e ampie finestre. Non è difficile immaginare i bambini che anni fa occupavano i banchi di scuola in quelle che probabilmente dovevano essere le uniche due aule del quartiere.

Atena Ama Lachei
© Ama Lachei

In realtà le meze sono più abbondanti di quello che ci saremmo aspettati. Come la sera prima, in pochi minuti il nostro tavolo è completamente occupato dai piatti che abbiamo ordinato: sardine, formaggio Ladotyri affumicato e maturato in olio di oliva, keftedes speziatissime all’Ouzo e alla menta piperita, agnello arrosto con bulgur, crema di fave e un’insalata greca ricchissima. Concludiamo con due dolci: meringa con crema al limone e torta alle nocciole. Insieme al conto – un’altra volta davvero basso: meno di 70 euro in quattro – ci viene servito un bicchiere di mastika, un liquore prodotto sull’isola di Chio.

Il mio unico rimpianto gastronomico ateniese? Quello di non aver provato i gyros di O Kostas, un minuscolo locale da asporto dove servono solo souvlaki e gyros. Secondo la leggenda, O Kostas chiude i battenti quando finisce gli ingredienti, e in effetti non abbiamo avuto la fortuna di trovarlo aperto. Un motivo più che valido per tornare ad Atene.

38 pensieri riguardo “I miei grossi, grassi pasti greci: dove mangiare ad Atene

  1. Eccoci… io adoro la cucina greca, è la mia preferita (dopo la nostra)!! Tra l’altro c’è un nuovo ristorantino greco in centro a Firenze che non ho ancora provato ed è lì che mi aspetta… adesso ho ancora più voglia di andare!
    Non conoscevo i locali di cui hai parlato nel post tranne la pasticceria: impossibile resistere a quei Lukumades, anche se sono forse un po’ troppo dolci per i miei gusti (e io amo il dolce, invece). Comunque mi hai fatto proprio venire voglia di tornare in Grecia. Buona giornata cara!

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  2. Penso che il cibo sia parte dell’esperienza di viaggio stessa perciò parlarne è raccontare un popolo ed una nazione!
    In Grecia non ci sono ancora stata ma già a leggerne mi sembra tutto gustoso. E poi ci vedo rimandi alla Turchia e ad Israele (cito queste perchè ho sperimentato entrambe le cucine), una bella esperienza per le papille gustative. Che dire: mi segno tutto con la speranza che un viaggio ad Atene non sia troppo lontano

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    1. In effetti mi sento molto attratta sia dalla Turchia che da Israele (dovevo anche andare a Tel Aviv e a Gerusalemme ma abbiamo dovuto cancellare, lasciamo perdere…) e sarei molto curiosa di provare anche i piatti di quei paesi. Ma di tutti i paesi sono curiosa di provare la cucina, perché come dici tu è una parte dell’esperienza di viaggio.

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  3. Io, non mangiando carne, ho avuto un po’ di difficoltà a mangiare ad Atene e nella parte più interna del PAese. Praticamente sono andata avanti a feta, insalata greca, pita e yogurt greco (quello vero) con miele. 😉 Diciamo che non mi lamentavo molto ma dopo la prima settimana ho cominciato a sclerare….. Sulla costa invece meglio, sopratutto il polipo ❤

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  4. Eccolo il mio colpo di grazia! Fra cibo e gatti (ho letto i post di Celeste) mi convinco sempre di più di avere sangue greco nelle vene! Mi piace tantissimo questa cosa che servono le pietanze insieme, immagino che splendore la tavola imbandita con più piatti contemporaneamente! Segno i nomi dei locali. Lo so che potrebbe sembrare una cosa straturistica ma mi piacerebbe un sacco cenare in uno di quei locali dove c’è lo spettacolino del ballo del sirtaki dal vivo 🙂
    Silvia anche a Cracovia troverai i carretti che vendono gli obwarzanek, una specie di bretzel locali.
    hahahah casualmente davanti alla pasticceria eh? 😉 Sai che faccio vado a googlare la ricetta dei lukumades…tanto fritto viene tutto bene! 😛
    Buonanotte ❤

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    1. Sì ho visto i post di Celeste e infatti mi sono “intrufolata” nel vostro discorso. Non ho fatto ancora il test ma sono convinta anche io di essere un po’ greca 😉
      Al sirtaki sai che non avevo pensato? Mi tocca tornare allora!
      Sì ho letto dei carretti di Cracovia e ho letto che c’è anche una piazza dedicata interamente al cibo di strada 😋
      Fammi sapere se provi a fare i lukumades!

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  5. Adoro la cucina greca e con questo post sto letteralmente sbavando, non solo per i piatti salati che, come per te, di solito hanno la meglio, ma anche per i dolci. Quanto devono essere buoni i lukumades?! Non saprei decidermi tra la versione al miele o al cioccolato… Tu quale hai preferito?
    Mi piace troppo il locale ricavato nella ex scuola… Hai questa speciale bravura nel trovare posticini fantastici ovunque ti trovi ❤️

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    1. Io conoscevo pochissimo la cucina greca prima di questo viaggio (se si esclude una cena in un ristorante greco di Brooklyn…) e ora penso che sarà molto difficile farne a meno.
      Preferisco i lukumades al cioccolato non tanto per una questione di gusto, ma per un semplice motivo pratico: il miele gocciola ovunque, ti si appiccica alle mani, ai capelli e ai vestiti, mentre il cioccolato dopo qualche minuto solidifica e non corri più questo rischio!

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  6. Silvia sto per dirti una cosa e so che ti arrabbierai. Quindi metto già le mani avanti e ti chiedo scusa. Non ho mai assaggiato la cucina greca, mamma mia che vergogna! So già che mi piacerebbe tantissimo già solo per il fatto che le pietanze arrivano insieme riempiendo il tavolo ma dando la possibilità di passare da un gusto all’altro, da un sapore all’altro e di mescolarli tutti. Una cosa che io adoro davvero fare! Spero di andare presto in Grecia così da poterla finalmente provare e di provarla direttamente in terra natia! 😉

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    1. Ah ah pensa che prima di Atene la mia unica esperienza di cucina greca era stata in un ristorante a Brooklyn 😂
      Ora il problema è che dalle mie parti il ristorante più etnico che c’è è il take away cinese, quindi prevedo crisi di astinenza da cibo greco molto presto…
      L’aspetto della condivisione del cibo è una cosa che mi ha colpito tantissimo e che finora ho trovato solo in Spagna. Ti auguro di provare presto il cibo greco 🙂

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  7. Di motivi per tornare ad Atene ne sto trovando tantissimi leggendo i tuoi articoli. Diciamo che il cibo è la ciliegina sulla torta. Ciò che mi lascia totalmente basita è la quantità di cibo meraviglioso (tradotto: capace di raccontare davvero il territorio) che avete degustato a prezzi bassissimi.
    Sulla qualità di portate e locali, trattandosi di te, non avevo dubbi. Ma sui prezzi mi hai lasciato senza parole.
    Con i Lukumades mi hai fatto venire l’acquolina in bocca. Sono una golosa patologica, anche se con la vecchiaia sto virando al salato, per cui quando hai parlato di carroccio fumante non ho capito più nulla!
    Grazie per questa splendida immersione nei sapori più puri di Atene.
    Buona giornata,
    Claudia B.

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    1. Esatto: cibo del territorio, con prodotti locali e piatti delle tradizione, a prezzi talmente bassi da essere imbarazzanti. Paradossalmente abbiamo speso molto di più per quattro panini preconfezionati in aeroporto.
      Fai attenzione se vai ad Atene, perché i lukumades creano dipendenza – e te lo dice una persona che al dolce preferisce di gran lunga il salato, per cui attenzione: dopo il primo non riuscirai più a smettere 😉

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  8. Anch’io ad Atene ho mangiato davvero benissimo, ci tornerei solo per fare un altro weekend gastronomico all’ingrasso 😀 che meraviglia il sesamo ovunque, specialmente su quelle ciambelle salate calde e fragranti. Il caffè greco poi non ne parliamo, buonissimo. Dovrò tornarci!

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  9. O mammina…. no via preferisco non commentare!
    Anzi, ucciderei ORA per quel kolouri al carretto e mangiato per strada, così come per i lukumades, che già dalla foto tolgono di sentimento, m’immagino a mangiarli. Io non sono mai stata in Grecia, ma mi immagino questi grossi, grassi, deliziosi piatti, in cui tutti mettono possono attingere perchè tutto diventa condivisione.

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  10. Se c’è un grosso rimpianto legato ad Atene, è proprio quello del cibo.
    Avevo segnato tanti posticini ed avevo grandi “ambizioni”, ma erano appena 3 i pasti che potevamo fare in città ed abbiamo camminato così tanto che alla fine “svenivamo” nel primo che ci capitava a tiro. Devo dire però che nonostante fosse decisamente commerciale (uno vicino a piazza Syntagma, l’altro in Piazza Monastiraki), The Greek Project per noi è promosso a pieni voti! Abbiamo mangiato un gyros ottimo e tante altre porzioni varie buonissime, spendendo il giusto. L’unica cena l’abbiamo fatta in un localino di Plaka meno turistico, anche lì cibo ottimo. Ma lo street food l’abbiamo abbandonato. Mi rifarò alla prossima 😀

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    1. Ti capisco benissimo perché anche io avevo molti più posti segnati ma pochi pasti a disposizione! Pensa quando sono arrivata davanti a O Kostas e ho scoperto che era chiuso e che avrebbe riaperto solo il giorno dopo la nostra partenza… The Greek Project allora me lo segno per la prossima volta!

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