Cinque luoghi da paura

Che cos’è la paura? Un’emozione che si scatena di fronte a situazioni di pericolo. Non importa se il pericolo è vero o presunto: quello che conta è la nostra percezione. La mente e il corpo reagiscono in maniera incontrollata: sudorazione fredda, battiti cardiaci accelerati, salivazione a zero. E nel mio caso, incapacità totale di formulare un pensiero sensato, il che forse mi aiuterebbe a rendermi conto che a volte mi sono solo lasciata un po’ prendere la mano.

La mia amica Sandra di Passaporto E Colori ha raccontato cinque situazioni in cui ha avuto paura, per un motivo o per l’altro. Così, alle destinazioni da brivido si aggiungono i miei cinque luoghi da paura…

Il Ninth Ward di New Orleans, Stati Uniti

Anni fa, durante un viaggio di lavoro a New Orleans, io e il mio collega decidemmo di avventurarci nel Ninth Ward, la zona della città maggiormente colpita dall’uragano Katrina nel 2005. Gli argini dei canali, non abbastanza forti da resistere alla potenza dell’acqua, crollarono provocando l’allagamento di case e strade. Ora credo che il quartiere sia stato ricostruito, ma allora era un susseguirsi di alberi sradicati e case divelte. Sulle porte delle abitazioni e sulle pareti esterne, i soccorritori avevano disegnato delle croci con lo spray a indicare che quella casa era già stata ispezionata. Accanto a ogni croce, il numero dei superstiti recuperati e quello delle persone che non ce l’avevano fatta.

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Uno scenario apocalittico, che fa sentire impotenti di fronte alla forza della natura. Impossibile non immedesimarsi nelle persone che sono state travolte dalla potenza dell’acqua e che nel giro di pochi minuti si sono ritrovate da sole: senza famiglia, senza casa, senza nulla. La cosa più spaventosa che si possa immaginare.

North Berwick, Scozia

North Berwick è una cittadina a nord di Edimburgo, con una lunga spiaggia e verdi campi da golf. Un luogo idilliaco, lontanissimo dall’idea di paura. A meno di essere invitati a cena, insieme a un paio di colleghi, a casa di un commerciante di vini italiani.
Avete mai giocato a Brivido da bambini? Ecco, la casa dell’elegante scozzese era la copia esatta del castello del gioco in scatola.

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© Wired Italia

Immaginate un viale buio, un ingresso maestoso di legno scuro, illuminato da un unico lampadario. Una sala da pranzo, con pavimenti in pietra grigia sui quali rimbomba il rumore delle posate sui piatti. Spifferi ovunque per colpa delle finestre, vento che ulula tra le stanze vuote. E poi armature sparse un po’ ovunque: lungo la scala di mogano che porta al piano superiore e lungo il corridoio che si deve percorrere per raggiungere il bagno.

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Per fortuna decidemmo di non accettare l’invito a dormire nel castello, scegliendo di prenotare un albergo in centro. Ancora oggi ringrazio di non aver dovuto trascorrere la notte tra cigolii, porte che si aprono e chiudono misteriosamente e voci di bambini che bisbigliano nei corridoi.

Stazione di Porta Nuova, Torino

Sembrerebbe uno scherzo, ma chi come me anni fa ha fatto il pendolare dalla provincia per frequentare l’università a Torino sa di cosa parlo. La Stazione di Porta Nuova era un posto inquietante. Spacciatori, zingare con bambini elemosinanti, borseggiatori, drogati – parlo come una nonna bigotta, ma era proprio così. Era fondamentale, una volta scesi dal treno, uscire il più velocemente possibile, ancora meglio se in compagnia di qualche altra persona, e senza mai voltarsi indietro.

Una nota di demerito va ai bagni, dove chi si fermava era perduto. Sul treno regionale il wc era sempre fuori uso, per cui a volte si era costretti a fare una tappa ai gabinetti della stazione. Se ci penso, ancora oggi mi viene la pelle d’oca. Dalle mie parti, quando un posto è veramente sporco si usa dire che è peggio dei gabinetti di Porta Nuova.

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© Google Images

E che dire dell’infame sottopasso che collegava la stazione ai giardini di Piazza Carlo Felice? Era meno pericoloso attraversare Corso Vittorio Emanuele con il semaforo rosso, facendo lo slalom tra macchine e tram. La leggenda narra che i più fortunati siano usciti senza portafoglio, senza scarpe e senza giacca, mentre i meno fortunati… non si sa.

Villaggio di pescatori vicino a Ålesund, Norvegia

Purtroppo non ricordo il nome del villaggio, so solo che era dalle parti di Ålesund. Quel giorno giurai di non leggere mai più un romanzo di Jo Nesbø prima di un viaggio in Norvegia.
Ero insieme ai pescatori di una cooperativa locale e il presidente, per rendere la mia giornata più interessante, mi propose di fare un giro in barca all’interno del fiordo fino al luogo dove avrebbero costruito la nuova sede della cooperativa.

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Accettai senza pensarci due volte, e dieci minuti dopo fui affidata al direttore della testata giornalistica del villaggio. Un uomo sulla cinquantina, alto, magro e con la faccia di quello che in un thriller scandinavo avrebbe il ruolo del serial killer. Quello che di giorno conduce una vita normale con un lavoro normale, ma che sotto l’apparenza insospettabile nasconde i segreti più torbidi.
Impossibile non pensarci in barca, navigando da soli lungo il fiordo. Ricordo i brividi di freddo, ma anche quelli causati dalle immagini nella mia mente, immagini in cui il giornalista mi strangola con il filo da pesca. O mi rinchiude in una delle vasche per la salatura delle aringhe nel magazzino abbandonato e mi lascia lì, tornando ogni tanto a tagliare via un pezzettino di me.

Immaginate il panico quando iniziai a pensare che nessuno, a parte i pescatori, sapeva dove mi trovassi. Ma per fortuna il mio accompagnatore si comportò non da carnefice, ma da uomo premuroso: appena iniziò a piovere si offrì di riaccompagnarmi al villaggio – tutta intera.

Fargo, North Dakota, Stati Uniti

Non avevano mai visto un turista a Fargo prima di allora. Forse per questo il mio passaporto fu ispezionato con curiosità da ben quattro quattro poliziotti in aeroporto. Ad aspettarmi agli arrivi, una collega americana con la quale avremmo viaggiato dal North Dakota al Minnesota. La prima notte del viaggio la trascorremmo nella città scelta dai fratelli Coen per l’omonimo film. Probabilmente l’espressione in the middle of nowhere è stata pensata apposta per Fargo: strade deserte che si incrociano a scacchiera, negozi chiusi, poche macchine.

Guidando verso il nostro albergo all’incrocio tra un’anonima avenue e un’insignificante street, la domanda era una sola: dove sono gli abitanti di questa città? Inghiottiti dal freddo? O fatti a pezzi con un’ascia? Non lo saprò mai perché quella sera decidemmo di chiuderci nella nostra stanza e ordinare un panino dal menu del servizio in camera. Il mattino seguente lasciammo Fargo all’alba, senza nemmeno fare colazione.

Vi è capitato di avere paura? Quali sono i vostri #5luoghidapaura? Raccontatelo in un commento o in un post, ricordandovi di citare Sandra e il suo blog Passaporto E Colori!

30 pensieri riguardo “Cinque luoghi da paura

  1. Bella selezione 😀 Ecco, adesso voglio assolutamente andare a Fargo anche se non ricordo nulla del film! La descrizione è breve ma perfetta! 🙂 Io la paura peggiore l’ho avuta a San Francisco (ma sarebbe benissimo potuto essere altrove) quando mi ha fermata un poliziotto ubriaco. My gosh.

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  2. Confesso che Porta Nuova, rispetto alla Centrale di Milano, anni fa mi sembrava persino “vivibile”. Anche l’ultima volta che ci sono stata, ad agosto, non era poi così terribile.
    In compenso ricordo con un brivido la zona nord di Edimburgo, dove tutte le case sono uguali e, quando torni la sera, non incontri nessuno. E se lo incontri, visti il buio e il silenzio assordante, inizi a indietreggiare d’istinto.

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    1. Allora non oso immaginare la stazione di Milano! Comunque la situazione a Porta Nuova è leggermente migliorata perché per esempio l’anno scorso sotto Natale sembrava un parco giochi. Magari adesso i bagni sono anche puliti 😂
      Ecco, un posto con le case tutte uguali fa molto Shining!

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  3. Che meraviglia di storie, Silvia! Adoro il tuo modo di raccontare. In pochi paragrafi sei riuscita a esprimere (e anche un po’ a trasmettere) le tante sfaccettature che può avere la parola “paura”. Chissà che non riesca a partecipare… Ma ammetto un (bel) po’ di ansia da prestazione😆
    Sandra come sempre geniale con i suoi Tag!

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    1. Ti dico solo che ricordo ancora, due anni dopo averlo letto, il tuo racconto del B&B a Venezia. Già è una città che per qualche motivo mi mette i brividi, ma il modo in cui hai descritto il posto dove avete dormito… degno delle pagine più thrilling di The Turn of the Screw 😱
      Sandra è sempre il massimo per queste iniziative!

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  4. Oddio cosa leggo…la Stazione di Porta Nuova come il Bronx e senza mai voltarsi indietro 😀 Il sottopasso insomma era uno stargate! Me ne terrò alla larga 😉
    Terribilmente interessante invece Fargo! Questo tuo dire non dire mi ha incuriosita parecchio sulle sorti degli abitanti, un po come quando da ragazzini guardavamo i film horror e morivamo di paura ma restavamo comunque incollati allo schermo per vedere come andava a finire!
    E l’uscita in barca con il tizio norvegese potrebbe fare da incipit ad un bel thriller ambientato in terre nordiche 😉
    Bacione e buon fine settimana! ❤

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    1. Eh ma tieni presente che io l’Università l’ho fatta nel Paleolitico: ora ci sono tutti i negozietti da centro commerciale! Forse il sottopasso lo hanno addirittura chiuso.
      Fargo è particolare: è brutta, eppure ha qualcosa di tetro che affascina, proprio come i film horror, hai fatto un paragone azzeccatissimo.
      Buon fine settimana anche a te, non vedo l’ora di sapere come andrà il tuo weekend 😉

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  5. Un articolo molto interessante che ho letto tutto di un fiato!!! Non sono stata in nessuno di questi luoghi, neanche nella stazione di Torino (non sono mai stata nel capoluogo piemontese), ma posso immaginare cosa intendi per “luogo di paura” se ti riferisci a una stazione! Ho studiato a Venezia e una volta al mese tornavo a Modena, la mia città, passando per la stazione di Bologna, meglio evitarla di sera, e quella di Modena… i bagni sui treni praticamente inesistenti e quelli delle stazioni era meglio evitarli come la peste!

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  6. Film, telefilm e libri ci condizionano troppo… Ho provato qualcosa simile a quello che hai provato in Norvegia coi libri di Nesbø quando ero in trip con Law and Order Svu e facevo i doposcuola… E mi era sparita tra la folla una figlioletta di 8 anni! Panico assoluto!

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  7. Davvero a Fargo ti hanno guardato come un alieno? Io lessi che, dal 1996 (ovvero quando uscì il film dei Fratelli Coen), quel luogo ritrovò una nuova vita con i turisti che arrivavano lì. Da quando è iniziata la serie Tv, ancora di più. Io sono stata in Minnesota un paio d’anni fa ma non sono riuscita ad arrivare a Fargo, facendo la stessa strada descritta nel film. Ecco il mio motivo per tornare da quelle parti.

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    1. Sì, al punto che uno dei poliziotti ha chiamato il collega dicendo: “Hey, an Italian passport!” Questo era dopo il film ma comunque prima del telefilm. Ma turisti noi non ne abbiamo visti! Anche perché a meno che uno non sia costretto, non c’è molto da vedere. Tranne ovviamente la curiosità per il film e il telefilm che è un ottimo motivo.
      Buona domenica!

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  8. Da amante quale sono di Nesbø, devo dire che ho subito visualizzato la scena che ti deve essere passata per la mente 😂!
    Comunque anche la cena nel castello scozzese se la gioca bene. A questo proposito devo ringraziarti per avermi ricordato il bellissimo gioco da tavolo “Brivido”. Da piccola ci ho giocato tante volte volte, sognando di vedere veramente un luogo simile. Caro, vecchio spirito avventuroso (ovviamente ormai scomparso).
    Devo dire che, per atmosfera, se la gioca alla pari con la cittadina di Fargo: impressionante.
    Comunque hai ragione, il concetto di paura è così ampio, diverso per ogni situazione. L’esempio di New Orleans ne è la prova. Paure che nessuno dovrebbe mai provare, situazioni che mai andrebbero vissute.
    Un abbraccio Silvia!
    Claudia B.

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    1. Da quella volta mi sono detta: MAI più Nesbø prima della Norvegia. Anche perché spesso ero da sola quindi poi la notte iniziavo a pensare alle scene più spaventose…
      Brivido era uno dei miei preferiti, anche perché oltre al gioco c’era proprio questa cosa dell’avventura.
      Proprio ora sto leggendo un libro dove la paura ha origini diverse: nel caso di questo libro è “semplicemente” l’attesa che accada qualcosa… Inquietante.
      Grazie Claudia 😘

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  9. Ora mi è venuta voglia di rivedere Fargo, lo splendido film dei fratelli Coen! Devo invece vedere la serie, dicono sia molto bella. Il villaggio di pescatori deve essere davvero splendido, ma penso la coppa del “creepy” lo vinca la stazione di Porta Nuova, sembra proprio Roma Termini qualche anno fa (non che ora sia meglio eh). Un saluto Silvia!

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    1. Il film è un must, e la serie è anche veramente bella, soprattutto la prima. Fargo in sé non è una bella città, ma questo fascino noir vale la deviazione.
      Il villaggio di pescatori davvero carino, peccato che mi sia lasciata prendere la mano 😅
      La stazione anni fa era il top del brivido 😱

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