Happy Thanksgiving: la festa del Ringraziamento a New York

He sees you when you’re sleeping, he knows when you’re awake, he knows if you’ve been bad or good, you better be good for goodness sake… 🎼

È stata la voce di Frank Sinatra ad accoglierci all’aeroporto JFK in occasione del nostro primo viaggio a New York. Sono passati anni da allora, ma il ricordo dell’emozione che ho provato vedendo per la prima volta una città sognata per tanto tempo è ancora vivo. Frizzante come l’aria pungente di fine novembre che non ci ha dato tregua per una settimana.

Quando arriviamo a New York manca ancora quasi un mese a Natale, ma ormai le feste sono vicine: senza saperlo siamo capitati qui proprio in occasione del Thanksgiving. L’euforia di trovarci in una delle città più spettacolari del mondo ci impedisce di renderci davvero conto del significato di questa festa. Abbiamo la fortuna di rimediare un invito a cena per celebrare il Ringraziamento a casa di un’amica, da cui scopriamo che non ha una data fissa ma che cade il quarto giovedì di novembre. Ci rivela anche un’altra tradizione molta diffusa tra i newyorkesi: la parata di Macy.

Macy's Parade

Il mattino usciamo appesantiti da maglioni, giubbotti, sciarpe, guanti e berrette perché l’aria gelida si infila tra i grattacieli e taglia la faccia. Quasi quasi siamo pronti per la scalata all’Everest, più che per spostarci verso Midtown. Prendiamo la metropolitana fino alla 33ª strada, cercando di avvicinarci a piedi alla 42ª, uno dei punti toccati dalla Macy’s Thanksgiving Parade, la più grande al mondo. Carri, palloni giganti, figuranti: una sfilata (per noi) molto carnevalesca che si conclude davanti ai grandi magazzini Macy’s, nel segno più del consumismo che del rendere grazie, ma tant’è. A lasciare il segno è lo spirito dei newyorkesi di tutte le età, in fila già dalle prime ore del mattino per assicurarsi i posti migliori. E anche lo spirito dei poliziotti che presidiano i punti di accesso: severi, impettiti e non sempre gentili nei confronti di chi si avvicina troppo alle transenne.

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Il passaggio della parata davanti al nostro punto di osservazione è un affare abbastanza veloce, e non abbiamo nessuna voglia di arrivare fino a Macy’s. Camminiamo in direzione opposta a quella della folla, diretti a Union Square. Qui passeggiamo tra i banchi del farmers’ market, dove si vendono zucche giganti e tacchini che i clienti più ingegnosi trasportano nei passeggini vuoti. Dall’altro lato della piazza, il mercatino di Natale con le bancarelle che, in fondo, sono molto simili a quelle di tante altre città. Ma qui è New York, e tutto sembra più bello.

La camminata ci ha messo fame, così facciamo tappa da The Coffee Shop, un locale che da quel giorno diventerà una tappa fissa a colazione o a pranzo a New York: un diner un po’ vintage e poco alla moda, dove mangiare piatti sostanziosi senza spendere troppo. Se lo cercate su internet non lo troverete perché purtroppo ha chiuso i battenti dopo quasi trent’anni di attività per lasciare il posto a un ristorante brasiliano.

La tappa successiva è più a sud, nella porzione di Bleecker Street compresa tra la sesta e la settima Avenue. Siamo nel cuore del Greenwich Village, una delle parti più antiche di Manhattan: qui le vie non seguono lo schema a scacchiera delle Streets e delle Avenues, ma si incrociano ad angoli irregolari. Case di mattoni rossi, scale antincendio e strade lastricate che hanno nomi di persone o di luoghi: immediatamente si respira un’aria diversa. C’è una dimensione raccolta, più da città e meno da metropoli, nonostante il viavai di turisti che cercano i posti resi famosi da Sex & The City e di newyorkesi che fanno gli ultimi acquisti per la cena.

New York buildings.jpg

Da Murray’s Cheese c’è aria di festa: sembra la vigilia di Natale, con i negozi affollati e l’aria fredda fuori, dall’altra parte della vetrina. Mancano gli addobbi, che probabilmente arriveranno subito dopo la festa del Ringraziamento. Non potendo cucinare niente di tradizionale da portare con noi a cena, decidiamo di comprare dei formaggi nel negozio che da oltre settant’anni è un’icona gastronomica del quartiere.

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Poiché è ancora presto, decidiamo di andare a Brooklyn a piedi, pur sapendo che prima di sera saremo distrutti. Ma vogliamo attraversare il Brooklyn Bridge, nonostante l’aria gelida. Fa freddo ma c’è il sole, e il cielo di un azzurro intensissimo ci regala una vista impagabile sul ponte e sullo skyline.

Brooklyn Bridge.jpg

La nostra amica Erika e suo marito vivono a Park Slope in una casa alta e stretta, disposta su tre piani: poco pratica ma bellissima. Facciata di mattoni rossi, tre scalini che conducono al ground floor, nell’ingresso, una rampa di scale ripide che porta al secondo piano, quello della cucina e del soggiorno, più un’altra rampa per arrivare alle camere da letto. Sarà anche scomoda, ma io qui vorrei viverci e passare ore in questa cucina che profuma di cibo.

La tavola è apparecchiata per sette perché, ci spiega Erika, il Thanksgiving non si può festeggiare da soli. Insieme si celebra il primo raccolto dei padri pellegrini del 1621, un anno dopo che ebbero attraccato con la Mayflower alla costa statunitense. Oltre a noi, i nostri amici hanno invitato due ragazzi italiani a New York per uno stage nell’ufficio di Erika, e una loro vicina inglese. Un gruppo bizzarro con cui festeggiare, visto che per la maggior parte degli invitati si tratta di una festa sconosciuta. La cosa più simile a cui possiamo paragonarla è il Natale, ma qui non c’è la valenza religiosa: il Thanksgiving è una festa trasversale, che ha origini laiche. In ogni caso, il cibo ha il potere di mettere tutti d’accordo intorno a uno stesso tavolo.

© Google Images

Come durante il primo giorno del Ringraziamento, anche oggi si mangia tacchino arrosto con un ripieno dove c’è di tutto un po’: carote, cipolle, patate, castagne, bacon e mirtilli. Come se non bastasse, il volatile gigante viene servito insieme a salsa di mirtilli, purè di patate, zucca al forno, cavolini di Bruxelles e altre salse. Non si lascia una tavola del Thanksgiving con la fame, per nessun motivo. E alla fine della cena è un po’ come se ci conoscessimo tutti e come se avessimo sempre festeggiato insieme. Quando ci salutiamo sulla porta ringraziamo Erika e suo marito per averci nutrito e per non averci fatto sentire soli in questa città che può anche divorarti. Happy Thanksgiving.

Photo by Patrick Fore on Unsplash

27 pensieri riguardo “Happy Thanksgiving: la festa del Ringraziamento a New York

  1. Fantastico! Hai festeggiato il ringraziamento con Americani e come una vera Americana!! Anche per me, come hai scritto all’inizio, andare a NY è stata un’Emozione vera, con al E maiuscola, ed è una di quelle città che fanno Emozionare al solo pensiero di ricordarla, di ricordare di esserci stati!

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  2. È stato come tornare a NY…
    Dall’inizio alla fine del tuo (bellissimo, ma davvero tanto Silvia), post ho avuto la pelle d’oca. Forse perché stavolta ero totalmente dentro la meta. Passami la stranezza della frase ma, per dirla semplicemente, ora so cosa mi perdo. O cosa si prova ad essere lì
    NY ti fagocita, spaventa e incanta, ma è anche qualcosa che ti prende di testa.
    Possono passare anni oppure pochi mesi. Ma lei non se ne va dalla mente. O forse siamo noi che ci rifiutiamo di lasciarla andare.
    Le atmosfere di NY in autunno, in particolare durante il Thanksgiving, per me restano un “romanzo reale”. Dalla giornata straordinaria da voi trascorsa (ho seguito con gli occhi della mente ogni vostro passo…ma al Village ho proprio pianto!), fino a quella conviviale conclusione a cena, ogni istante è stato perfetto. Immagini che solo un libro potrebbe donare ma che, a NY, sono vita vera.
    Grazie Silvia per avermi fatto sognare!
    Claudia B.

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    1. Hai detto bene: sono immagini che solo un libro potrebbe donare. O un film. Forse perché in un certo senso abbiamo sognato questa città per anni, vedendola attraverso le pagine di un romanzo e immaginando le strade attraverso lo schermo della televisione. E poi quando arrivi hai quasi la sensazione di esserci già stata: un po’ perché ne hai costruita una tua versione nella testa, e un po’ perché forse c’è proprio un legame speciale con questo posto che poi è davvero difficile lasciar andare.
      Grazie Claudia, ti abbraccio ❤️

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  3. Mia cognata è originaria di Tahoe, ma quando si è sposata con il fratello di Vale ha vissuto a Roma per qualche anno e mi ha dato modo di conoscere questa tradizione del Thanksgiving. È una festa molto sentita e il pranzo è lungo e laborioso da preparare, ma anche gustosissimo. A fine pasto poi alcuni hanno l’abitudine di mangiare del cioccolato al caramello salato perché faciliterebbe la digestione… Mah… 😉Comunque festeggiarlo in America, in una città come New York, deve essere tutta una altra cosa. Semplicemente fichissimo😍

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  4. Non riesco a togliermi dagli occhi l’immagine dei tacchini nei passeggini! Che cosa surreale hahahahah! Però che darei per poterla vivere quell’atmosfera tanto sentita dagli americani. Come sono patriottici loro credo nessuno…ed è un aspetto che adoro anche perché qui da noi latita di brutto. Silvia ma tu queste foto meravigliose te le tenevi care care nascoste? Guarda che cielo quello sul ponte di Brooklyn!😍
    Comunque cosa non ci mettono nel tacchino, davvero ma che ricetta è? Sarei curiosa di conoscerne le origini e “il significato” perché il concetto dello svuotafrigo di sicuro i padri pellegrini non lo potevano applicare 😛
    Buona serata ❤

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  5. Nooo ma questa tua festa del ringraziamento è stata bellissima, mi sono venuti i brividi dall’emozione; forse non riesco nemmeno a immaginare che mix di suoni, colori, persone, odori possa essere QUELLA sfilata, in QUELLA città. Comunque ha ragione Dani: punto 1 ma che livello di sciroccamento devi avere per mettere il tacchino nel passeggino? e punto 2… ma quella ricetta? Ma perchè?!

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    1. Se ci penso mi commuovo ancora, a distanza di anni!
      Sì ma poi io mi immagino il tacchino che magari trasuda grasso e sporca il passeggino dove poi al pomeriggio questi mettono dentro il bambino… Se solo fossi in grado lo farei questa sera quel tacchino ripieno di qualunque cosa 😋

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  6. Vivere NY durante la festa del ringraziamento non ha per niente deluso a quanto pare. Credo sia una delle festività più sentite, e ci aggiungo che non li biasimo vista la storia a cui è legata. Il tacchino ripieno non l’ho mai mangiato in america ma mi sembra di capire che ci ficchino dentro un po’ di tutto ahahha Per la serie, meglio abbondare! Sento spesso parlare di questa tradizione ma della famosa sfilata di Macy non ero per niente a conoscenza. Quando si tratta di festeggiare questi americani sanno davvero come si fa 😉

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  7. Festeggiare il Ringraziamento a NY deve essere davvero emozionante, è una delle feste più importanti e sentite negli States. Non immagino però che caos ci sia durante il Black Friday per le strade 😀 anche se ora credo la maggior parte degli acquisti siano online.

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  8. Ma che bello festeggiare così il Giorno del Ringraziamento! Poi Slope Park è uno di quei posticini che amiamo, pieno d’atmosfera, come dev’essere stata la casa dei vostri amici!
    Ogni volta che ripenso a New York mi chiedo come sarebbe vivere lì e non ti nascondo che, se potessimo, un paio di anni a Brooklyn o nel Greenwich Village, li faremmo molto volentieri! 😀
    Il bello è che, quando racconti di New York, hai la capacità di farmi tornare lì! Grazie Silvia! 😘

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