#InViaggioColCapo: a casa della eco-miliardaria americana

Il mio ex capo è quasi una celebrità. Nel senso che è molto conosciuto nel suo settore, anche se non famoso in assoluto. Un giorno forse avrò il coraggio di rivelarvi il suo nome. Sta di fatto che il boss ha girato il mondo per tenere conferenze, lectio magistralis e quant’altro e, tra le varie cose, ha all’attivo anche qualche libro. A un certo punto, uno dei suoi volumi viene pubblicato negli Stati Uniti, grazie all’intervento di una donna americana più famosa di lui che decide di scrivere la prefazione, decretandone così la dignità di stampa. 

Sull’onda dell’entusiasmo, il boss decide di partire per gli Stati Uniti per un vero e proprio book tour, nella speranza – poi mai realizzata – di trasformare il suo libro in un best seller. Tra le tappe è inclusa la città in cui si trova la sede della casa editrice, dove il responsabile marketing riesce a combinare un appuntamento a cena a casa di un’ereditiera interessata alle tematiche trattate nel saggio. Non faccio nomi, ma vi lascio un indizio: appartiene a una famiglia di miliardari il cui cognome è molto noto.
Chi accompagnerà il capo a cena dell’attempata donna? La sottoscritta e il povero R., già compagno di altre (dis)avventure in giro per il mondo. Ancora prima di partire, entrambi immaginiamo scene in cui il boss ci lancia occhiate à la Mega Direttore.

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Ma il tizio della casa editrice ci tranquillizza: la miliardaria, che chiameremo Annie per comodità, è molto affabile. Ci prepariamo al viaggio, informandoci sull’ereditiera, sul suo passato e sui suoi interessi. Scopriamo che negli ultimi anni si è avvicinata al mondo del biologico e ha preso una svolta green, conducendo una vita altamente eco-compatibile. Di più non troviamo, e speriamo che sia sufficiente. La nostra buona educazione sabauda ci impone di portare un presente: siamo invitati a cena a casa sua, possiamo forse presentarci a mani vuote? Assolutamente no, così il buon R. si occupa del regalo.

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© chuttersnap on Unsplash

I primi due giorni negli Stati Uniti non filano lisci come l’olio, ma quando mai le cose vanno bene durante un viaggio con il boss? Forse è anche per questo che quando saliamo sul taxi per raggiungere la casa di Billion Dollar Lady, R. ed io siamo leggermente in ansia. Non ci siamo preoccupati eccessivamente per l’abbigliamento: Annie e il marito indossano solo abiti fatti con fibre naturali, nel rispetto dell’ambiente e della sostenibilità, per cui optiamo per un’insieme che sembri shabby chic. Ma io mi sento solo shabby, agitata e impacciata.

In meno di venti minuti arriviamo a destinazione: una casa di legno dipinta di verde con un ampio giardino. Scopriremo durante la cena che è stata realizzata interamente con materiali di recupero – nessun albero è stato abbattuto per costruire la dimora della miliardaria e del marito. E la vernice ovviamente è a base naturale. Non ci accoglie nessun maggiordomo, ma la padrona in persona. È esattamente come l’avevo immaginata: lunghi capelli bianchi raccolti in una coda bassa, camicia di jeans sbiadita e pantaloni di lino. Il marito ha uno stile molto simile, e insieme sembrano una moderna coppia di contadini New Age.

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Camminano a piedi scalzi e prima che siano finite le presentazioni ci viene chiesto di toglierci le scarpe. Il mio disagio sale a livelli altissimi. Ma c’è chi sta peggio di me: il povero R., che con un sorriso di plastica allunga ad Annie il nostro omaggio. Lei ringrazia e scarta il pacchetto, rivelando una confezione da un chilo di caramelle. Quelle artigianali, che vengono prodotte nella nostra città seguendo una ricetta antichissima, ma pur sempre caramelle. Guardo R., cercando di capire il motivo della sua scelta, ma lui alza le spalle, come a dire tanto cosa vuoi regalare a una che nuota nell’oro?

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Mentre i padroni ci fanno fare il giro della casa, R. cerca di creare un’atmosfera rilassata, e lo fa rivolgendosi al marito della milionaria in una lingua incomprensibile. Io lo guardo come a chiedergli c***o fai?  e lui mi spiega in un bisbiglio che sta parlando svedese. Svedese? Perché, mi domando? Credo se lo stiano domandando anche gli altri, visto che nessuno sembra capire.
“Ho letto che tu sei svedese” spiega R. sorridendo, rivolto al miliardario.
Ma l’uomo non ricambia il sorriso e risponde secco: “Quello era il primo marito di Annie.”

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Dopo la gaffe colossale, ci spostiamo in sala da pranzo. L’ereditiera ha cucinato tutto da sé perché è appassionata di cucina, e in effetti è in gamba. Mangio qualche boccone freddo, perché R. non alza più gli occhi dal piatto, lasciando a me il compito di tradurre i discorsi tra il boss e i nostri ospiti. A un certo punto però non resisto più: se non faccio la pipì entro cinque minuti potrei esplodere. Sperando di non sembrare rozza, chiedo di usare il bagno.

Liberata la vescica, mi guardo intorno alla ricerca di carta igienica, senza trovarla. Maledico Annie e il suo estremismo ecologico, cercando invano lo sciacquone. Quando vedo accanto al gabinetto un secchio di legno con un grosso mestolo all’interno, per un attimo temo di aver fatto pipì nella sauna.

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Allora ho un’illuminazione: devo mettere nel secchio un po’ di acqua usando il rubinetto del lavandino e buttarla nel water. Ma il secchio è pieno di segatura. Ne prendo un mestolo e la butto nel gabinetto, sperando di non intasare gli scarichi di una delle famiglie più note d’America. Poi torno a tavola, sudando come un maiale a una fiera agricola il giorno di Ferragosto.

Quando riprendo il mio posto, R. si è risvegliato dal coma e la conversazione è andata a finire sui concimi naturali. Annie inizia a spiegare come suo marito – quello attuale, non lo svedese – abbia avuto l’idea di convogliare gli scarichi dei gabinetti di casa in una vasca in cantina. Qui, grazie all’azoto naturalmente presente nell’urina e attraverso qualche complicata reazione chimica, tutte le loro deiezioni si trasformano in concime. Per questo non si usa acqua nei gabinetti, ci spiega il padrone di casa, mentre io annuisco ringraziando il cielo di non aver rovinato il tutto buttando nel water l’acqua del rubinetto.
“E cosa ne fate di questo concime?” domanda il boss, curioso.
La donna risponde serafica: “La usiamo nel nostro orto, per concimare il terreno. L’insalata che avete mangiato a cena, le patate, le zucche, crescono rigogliose grazie a questo concime speciale.”

Traduco, preparandomi alla reazione del capo che, inaspettatamente, trattiene una risata e mi chiede in dialetto: “Quante persone possono dire di aver mangiato la m***a di una miliardaria?” Non so che rispondere. “Ma non tradurre!” si affretta ad aggiungere.

Mangio il dolce cercando di non pensare troppo alla decorazione di cioccolato sulla mia fetta di crostata di mele.

Illustrazione di Stefano Tenti – In World’ Shoes: tutti i diritti riservati all’autore

37 pensieri riguardo “#InViaggioColCapo: a casa della eco-miliardaria americana

  1. Ahahahahahahah, credo che non smetterò più di ridere!!! Non so se la parte migliore sia la gaffe con il marito non-svedese o il tuo dilemma in bagno. Certo che ce n’è di gente strana in giro e spesso più sono ricchi più sono strani! Bella però l’idea di una casa completamente eco-sostenibile!

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  2. E questa perla la tiri fuori solo ora Silvia?! 😀 Vi ho immaginati come Tim Allen e Kirstie Alley nel film “in ricchezza e in povertà”!
    Però il sarcasmo finale così “sciccoso” del boss effettivamente mio è piaciuto, ci stava! 😉
    Ma che spreco però la segatura non trovi? L’eco miliardaria me l’aspettavo come minimo di un integralismo ultra radicale…quanti alberi distrutti per realizzare un surrogato dello sciacquone? E quindi vengo alla questione cattiva: siamo sicuri che la concimazione sulle foglie d’insalata avvenisse in maniera “indiretta”? 😀 Lo so sono da schiaffi 😛
    Sempre bello leggerti 😉
    Buona serata :*

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    1. Ah mi hai fatto tornare in mente questo film vecchissimo e divertentissimo 😂
      Figurati, i due miliardari eco-chic piuttosto di tagliare alberi per fare segatura si sarebbero fatti tagliare entrambe le mani: utilizzano solo segatura di scarto che altrimenti non so bene dove andrebbe a finire (sicuramente non in un gabinetto…)
      Oddio ora mi fai venire il dubbio che la concimazione invece avvenga in maniera diretta 🤢
      Buon weekend!

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  3. Il giorno in cui svelerai il nome del Boss, ti prego di farmelo sapere con un piccolo anticipo, perché voglio essere davanti alla mail pronta ad aprirla, appena tu cliccherai sul tasto pubblica. Ormai Lui è l’uomo dei miei sogni…
    La ‘figura di concime’ (chiamiamola così, via) del povero R. mi ha fatto affogare mentre pranzavo: nemmeno studiando attentamente poteva beccare così bene lo scivolone.
    La scena del bagno mi ha inizialmente ricordato quella del film “E alla fine arriva Polly”, dove un disgraziato Ben Stiller è alle prese con carta igienica mancante e problemi di intasamento dei tubi (usa un asciugamano per pulirsi e lo butta direttamente). Tu sei stata bravissima ad evitare non tanto l’allagamento, quanto l’inquinamento del concime. Che secondo me quella sarebbe stata vista come un’azione oltraggiosa.
    Infine Silvia, lasciati fare una domanda: che sapore ha?
    Basta, smetto perché sto andando oltre l’umana decenza…
    Sempre incredibili i tuoi racconti di viaggio con l’uomo del male!
    Bacioni,
    Claudia B.

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    1. Pensa che per tanti anni è stato anche l’uomo dei miei sogni, ma di quelli più terribili, da svegliarsi nel bel mezzo della notte con il cuore in gola 😱 Per fortuna tutto era rallegrato dalla presenza di colleghi come R., che tra tanti è quello con cui mi trovavo meglio (perché devi sapere che c’era anche una bella umanità di colleghi che per fare bella figura con il boss avrebbero venduto anche la mamma).
      Sì, ricordo quel film, ho riso come una matta ma in effetti se mi fossi trovata dalla miliardaria nella stessa situazione del protagonista forse sarei scappata!
      Sai che l’insalata era proprio buona, nonostante “tutto”? 😉
      Buona giornata ❤️

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  4. Oddio le risate! No, ma io intanto voglio stringere la mano ad R. ed alla sua parlata con accento svedese, stile telefonate anonime di Fantozzi. Ho ufficialmente un nuovo idolo. Ma io sto immaginando il tuo panico in bagno, nel pensare di averla fatta nella sauna e nello scoprire, dopo, come realmente funziona il sistema di scarico della green house. A me nella vita cose assurde capitano di continuo, ma anche te non scherzi mica è?!

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    1. R. è veramente un mito. Ancora oggi, a distanza di anni, quando lo vedo non riusciamo a fare a meno di rievocare quella serata assurda… 
      No ma tu immagini se avessi per sbaglio fatto la pipì nella sauna? Da scappare a gambe levate, poi cambiare nome e farsi mettere nel programma protezione testimone 😉

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  5. Silvia ahahah ho riso tantissimo con questa disavventura. Il commento sulla m**da del capo fantastico e la gaffe svedese mi ha fatto piegare in due, assurdo. Sto pensando chi potrebbe essere la riccona, ma non riesco a collegare con lo spirito hippie da figlia dei fiori 🙂

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  6. Ma povero R….prima le caramelle (anche se ha un po’ ragione…cosa regali a chi già naviga nell’oro?!), poi la gaffe sul marito… ahahahah!!! E ho immaginato la faccia dell’interlocutore..no, vabbè…mi sto sentendo male dalle risate…😂

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