#PeopleInAShot: l’emozione del viaggio in un click

Mai e poi mai avrei pensato di rispondere al tag di Emanuele di RecYourTrip#PeopleInAShot è un invito a trasmettere l’emozione di un viaggio attraverso uno scatto. In molti hanno aderito: Daniela di Orsa nel Carro, Sara di Bagaglio a Mano Rulez, Martina di Martinaway, Elisa di TripVillage, Valentina di One Suitcase For Two, solo per citarne alcuni. Emanuele ha raccolto tutti i contributi in un post, dove è possibile leggere tutte le storie di chi ha partecipato.

Il motivo per cui finora mi ero limitata ad ammirare le immagini di chi aveva aderito senza contribuire in prima persona è molto semplice: definire le mie fotografie orrende è un eufemismo. E non lo dico per sentirmi dire che non è così, perché ne sono consapevole. Tant’è che non ho nemmeno una macchina fotografica, e – vergogna delle vergogne – per anni non ho scattato fotografie nei miei viaggi, nemmeno con il cellulare.

Tuttavia, la scorsa settimana sono stata costretta a fare un po’ di pulizia sul mio portatile, cancellando documenti vecchissimi e messaggi di posta elettronica di secoli fa. Così mi è capitato di trovare una cartella con i documenti di un viaggio di qualche anno fa in Olanda. Era una delle prime volte che l’associazione per la quale lavoravo mi mandava in giro per l’Europa, e in quell’occasione dovevo intervistare degli allevatori di galline di una razza a rischio di estinzione. La mia destinazione era Chaam, un piccolo villaggio nella regione olandese del Nord Brabant, a quasi due ore da Amsterdam.

Dovevo parlare con gli allevatori, i ristoratori e i macellai della zona per scoprire tutti i segreti della Chaamse hoen, la gallina di Chaam. E per scattare delle foto che poi sarebbero state pubblicate sul materiale promozionale. Una collega dell’ufficio grafico mi aveva addirittura dato una reflex, dicendomi di farne buon uso.

In quei tre giorni ho fatto centinaia di fotografie: la maggior parte terribili, alcune accettabili. Una manciata di queste sono anche state utilizzate per i depliant che abbiamo poi realizzato. Ma quella che per me è l’essenza di quel viaggio è probabilmente nel mucchio delle foto che i miei ex colleghi dell’ufficio grafico hanno scartato da subito. Per me invece rappresenta quello che gli allevatori mi hanno trasmesso durante il viaggio in Olanda: l’amore per il loro lavoro e l’impegno nella loro battaglia per la salvaguardia della gallina di Chaam.

People in a shot.jpg

Jan è uno dei 14 soci del Chaamse Hoender Club: insieme a una manciata di amici si impegna dal 2001 a far rivivere la razza autoctona della Chaamse Hoen. Ognuno di loro ha dovuto affrontare non poche difficoltà: molti sono stati derisi dagli altri abitanti del villaggio, alcuni addirittura boicottati. Tuttavia non si sono arresi, e la perseveranza ha portato dei risultati, permettendo così di salvare questa razza dall’estinzione.

Jan e i suoi amici mi hanno dimostrato che non tutto è impossibile: hanno inseguito il loro sogno e lo hanno fatto con amore e determinazione, senza arrendersi davanti all’ostilità altrui. Per me è importante ricordare quello che ho imparato a Chaam, e voglio farlo attraverso questa fotografia che racchiude il messaggio delle persone che ho avuto la fortuna di incontrare.

Poi, dopo aver ritrovato questa immagine mi sono finalmente decisa a comprare una macchina fotografica…

Cover photo © Mia Domenico

14 pensieri riguardo “#PeopleInAShot: l’emozione del viaggio in un click

  1. Ma è meraviglioso il tuo articolo!
    Per quanto riguarda le foto…ammetto anch’io candidamente di non essere una photo addicted!
    Anche io nei viaggi passati davo la precedenza a “godermela” piuttosto che scattare foto a qualunque cosa.
    E’ solo negli ultimi anni che ho preso l’abitudine di scattare un po’ di più.
    Ora, con il blog, fotografo contemporaneamente con smartphone e macchina! (Ma la cosa non mi piace affatto)

    Il tuo scatto, Silvia, è un #PeopleInAShot perfetto! Due autoctoni in un solo….shot! ;D

    Un caro saluto
    Daniela

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  2. Di sicuro questo #PeopleInAShot.vince.la categoria dei piú folkloristici e particolari 😉!! E aicuramente lancia un messaggio forte legato alla costanza e perseveranza, cosa che tra l’altro facciamo tutti i giorni con i nostri blog. Grazie Silvia del tuo contributo!!

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  3. Bello questo articolo, e anche questo tag ! Ancora non abbiamo partecipato ma sicuramente lo faremo… È un racconto molto bello il tuo, che esprime amore e passione per un lavoro e quando è così non importa la qualità dell’immagine , importa quello che trasmette e tu ci sei riuscita! 🙂 un bacio

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  4. Io invece ho sempre avuto una macchina fotografica, anche quando andavo in gita alle scuole medie 😀 Ammetto che adesso presto molta più cura ed attenzione alle inquadrature e ai soggetti che fotografo rispetto ad un tempo.
    Bellissimo il messaggio che hai proposto con questo articolo e soprattutto nato da una storia così particolare.
    Brava 🙂

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  5. Bello il tuo lavoro, a scovare e raccontare realtà sconosciute e interessanti. Io, per esempio, non avevo mai sentito parlare della gallina di Chaam!E devo dire che è anche particolarmente fotogenica 🙂 Presto parteciperemo anche noi al tag… È già in cantiere l’articolo.. Evviva!

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  6. Che bel “racconto”! La fotografia in fondo è una passione come un’altra, e anche se ha cominciato a diventare una moda, non è detto che debba piacere a tutti. Per me, nata in una famiglia di appassionati, è parte integrante di un viaggio, un modo per vedere diversamente le cose; e dato che amo scattare foto alle persone, ho apprezzato subito questo hashtag!
    Comunque la foto che hai scattato è davvero bella: ha qualcosa di autentico e divertente al tempo stesso!

    Alice

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    1. Ciao Alice, grazie per aver lasciato il commento! Di solito mi sono sempre limitata ad ammirare le foto degli altri, ma appena arriverà la mia macchina fotografia proverò anche io a fare qualche scatto. Chissà, magari riuscirò a far venire fuori delle foto decenti 🙂

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