Viaggi intercontinentali: come affrontare il jet lag

Discronia o disincronosi circadiana: l’equivalente italiano fa subito pensare a una brutta malattia. Per questo forse è molto più diffuso il termine inglese jet lag quando si parla della sindrome da fuso orario. Per qualche motivo mi fa sempre venire in mente una band di Seattle degli anni Novanta. Capelli lunghi, maglioni di lana, jeans bucati sulle ginocchia, per intenderci. Ma il jet lag purtroppo non è altrettanto rock e in certi casi rischia di rovinarci una vacanza.

In comune con Seattle ha solo la costa ovest degli Stati Uniti, dato che venne nominato per la prima volta in un articolo del Los Angeles Times nel 1966. Un inconveniente per chi faceva parte del Jet Set e, spostandosi senza sosta tra un fuso orario e l’altro, correva il rischio di contrarre il jet lag. Gli effetti venivano descritti in maniera simile a quelli di una pesante bevuta. Secondo il New York Herald Tribune, il jet lag “…colpisce all’improvviso. La vittima scende dall’aereo sentendosi frizzante come un folletto, si precipita al controllo passaporti, arriva a casa o in hotel, saluta gli amici e nel giro di poche ora si ritrova in un leggero stato comatoso.” 

In maniera più o meno grave capita a tutti prima o poi: si va dal leggero coma per i più fortunati alla perdita totale di coscienza per ventiquattro ore che poi porta inevitabilmente all’insonnia per i giorni successivi. Il motivo è sempre lo stesso: passando da un fuso orario all’altro, si stravolgono i ritmi circadiani che regolano l’alternanza tra sonno e veglia. Ma con qualche piccolo accorgimento si possono ridurre al minimo gli effetti negativi del jet lag, in modo da non farsi rovinare la vacanza.

Come combattere il jet lag: non dormire appena arrivati a destinazione

È un errore che commettono in tanti quello di arrivare in albergo dopo ore di volo pensando mi stendo un attimo per riposarmi, solo per qualche minuto. Questa è la fine: si cadrà in un sonno profondo dal quale sarà quasi impossibile svegliarsi.

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Quando arrivo in hotel cerco le cose essenziali nello zaino, mi sistemo in camera, faccio una doccia ed esco. Vado avanti così, fino a quando arriva davvero l’ora di andare a dormire. In questo modo mi adatto più in fretta al fuso orario della destinazione.

Come combattere il jet lag: mangiare agli orari giusti

La prima volta in California, anni fa, mi svegliavo nel cuore della notte non perché non avessi più sonno ma perché avevo fame. Allora scendevo nella hall dell’hotel e compravo snack salati e dolci dal distributore automatico. Poi tornavo a dormire e quando era ora di colazione non avevo appetito. Oltre agli orari, anche i pasti erano tutti sballati. Così all’ora di cena morivo di fame ma avevo sonno al punto di correre il rischio di finire con la faccia nel piatto.

Mangiare agli orari giusti è un altro modo fondamentale per adattare i ritmi del proprio corpo al nuovo fuso orario. Se vi capita di arrivare a destinazione e avere voglia di croissant e cappuccino perché a casa sarebbe ora di colazione ma nel posto in cui vi trovate è ora di cena, allora cenate. Mangiate un hot dog o una zuppa di pesce, anche se vi sembra di non averne voglia.

Come combattere il jet lag: regolare tutti gli orologi al nuovo orario

Durante i primi viaggi intercontinentali avevo la brutta abitudine di tenere l’orologio da polso sull’orario italiano e di regolare solo quello del cellulare sull’orario di destinazione. Mi sembrava una cosa utile soprattutto se viaggiavo per lavoro e se dovevo chiamare l’ufficio. Un rapido sguardo al polso e sapevo subito se l’orario era quello giusto, senza fare nessun conto.

Time zone clocks

Purtroppo però il fatto di pensare “qui sono le dieci del mattino mentre a casa sarebbero le sette di sera” non mi ha mai aiutata. Se per esempio avevo sonno a metà pomeriggio, allora pensavo che purtroppo avrei ancora dovuto aspettare parecchio prima di poter dormire, mentre invece a casa sarei già stata a letto da un pezzo. Ora appena atterro regolo tutti gli orologi in modo da evitare di pensare che ora sarebbe adesso a casa.

Come combattere il jet lag: bere acqua e procurarsi del collirio

Bere caffè come se non ci fosse un domani non aiuta, o almeno non nel mio caso. Troppa caffeina non serve tenermi sveglia quando mi sento svenire dal sonno, ma ha l’unico risultato di accelerarmi i battiti del cuore (e, in certe situazioni, di farmi tornare la voglia di fumare nonostante abbia smesso da tempo). Meglio bere tanta acqua, già in volo, soprattutto se si tratta di una tratta di più ore, in modo da mantenere un buon livello di idratazione.

Night owl.jpg

Tra l’altro, l’aria condizionata, la stanchezza e la mancanza di sonno hanno un brutto effetto su di me: una volta scesa dall’aereo i miei occhi sono iniettati di sangue. Dimentico sempre di mettere in borsa del collirio e puntualmente me lo devo procurare nella prima farmacia. Se capita anche a voi, qualche goccia di un qualsiasi collirio a base di nafazolina risolverà tutto nel giro di poche ore.

Come affrontate il jet lag? Lasciate un commento se avete dei consigli da condividere.

55 pensieri riguardo “Viaggi intercontinentali: come affrontare il jet lag

  1. Credevo di essere l’unica a soffrire con gli occhi a causa dell’aria condizionata o della pressurizzazione in cabina! Non faccio uso di collirio ma ora che l’hai nominato corro a rifornirmi di collirio a base di nafazolina, magari mi torna utile anche per la stanchezza da troppe ore di esposizione al PC.
    Quanti consigli utili Silvia, ho sempre pensato che buttarsi in una cisterna di caffè servisse alla perfezione per rimanere vigili ma se mi dici che non è la regola allora non rischio tachicardie o picchi della pressione inutili! 😉
    Ecco però ora mi hai fatto venire voglia di una tazzina di caffè. Orsooooo, portami un caffè tesoro! 😂☕️

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    1. No non sei l’unica! Quando sono arrivata in albergo dopo il volo sembrano uscita da un film dell’orrore. Per fortuna le farmacie a New York sono aperte fino a tardi quindi sono ancora riuscita a procurarmi il collirio e il giorno dopo ero quasi a posto 😉
      Nooo non cadere nella trappola del caffè!

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  2. Anch’io cerco di non cadere vittima del sonno appena arrivo a destinazione, mantenendomi sveglia disfacendo i bagagli o con una doccia. Raramente sono dovuta ricorrere alla melatonina, forse solo quando sono tornata dal Giappone… provenendo da oriente mi è sempre un po’ più pesante che da occidente…

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  3. Per ora non mi è ancora capitato di soffrirne. Vediamo un po’ quando andrò in Giappone!!!
    L’unica volta forse che avrei dovut soffrine è quando sono stata sveglia due giorni di fila per il viaggio in Mozambico (11 ore di volo). Mi son sparata un 5-6 film di fila e poi arrivata doccia e subito in strada. 😉

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  4. Due anni fa ho affrontato il mio primo intercontinentale e, inutile dirlo, ho divorato tutti gli articoli di questo tipo. Quello che mi sembrava più importante l’ho letto sul libro I love Tokyo, ed era “non dormite sull’aereo! Piuttosto infilzatevi la coscia con una forchetta ma per carità, non dormite”. Consiglio seguito alla lettera nonostante le dieci ore di volo da Doha a Tokyo. Peccato che non mi sia servito a una mazza, alle tre del mattino me ne stavo nel letto con gli occhi sgranati. Quindi chiedo a te: conviene dormire sull’aereo, magari aiutati da una dose di melatonina? Stavolta arriverò in Giappone alle nove del mattino, e stare tutto il giorno sveglia senza aver chiuso occhio sull’aereo mi sembra un po’ complicato :/

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    1. Sulla melatonina non saprei dirti perché non ne ho mai avuto bisogno. Però posso dirti che in aereo dormo: non in continuazione, per carità, perché capito sempre vicino a dei bambini urlanti, però magari dormo un’ora, poi mangio, torno a dormire, leggo ecc. In questo modo poi sono sempre riuscita a dormire una volta arrivata. Anche perché dopo tutte le ore di volo che dovrai fare, in effetti riuscire ad affrontare una giornata intera senza aver chiuso occhio mi sembra un po’ pesante!

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  5. Nelle poche volte che sono andata oltreoceano non ho sofferto grachè di sintomi da jet lag, però ho un ricordo, che mi fa ridere ogni volta che ci ripenso, sulla prima notte a San Diego. Prima notte di viaggio di nozze, due mega lettoni king size; ce ne accaparriamo uno a testa e crolliamo in un sonno profondo. Ad un certo punto ci svegliamo di soprassalto entrambi e leggiamo sulla sveglia posta sul comodino 3.15. Panico. Qui l’ora è espressa in am e pm! Saranno le 3.15 di notte o di pomeriggio? Ci sembra di essere così svegli e riposati che sicuramente abbiamo dormito tutta la notte e per gran parte della giornata e adesso ci siamo persi la visita della città! Ci mettiamo un po’ per capire che invece è proprio notte e che possiamo stare tranquilli ancora qualche oretta!

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  6. La mia esperienza più “devastante” da jet-lag è stata durante il viaggio in Messico: all’arrivo, ho fatto esattamente come hai suggerito tu…una bella doccia e via! Ho anche cenato, benché da noi fosse quasi l’alba!!!
    Il problema è stato al ritorno: io e Aramis abbiamo dormito 24 ore di fila!!! :DDDD

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  7. Articolo molto interessante, una cosa stranissima che mi è capitata è stata nel viaggio Roma-Brasile. In Brasile avevo fatto fatica ad abituarmi ai nuovi orari mentre, dopo due mesi, di ritorno in Italia mi sono adattata con immediata facilità nuovamente al jet lag italiano, chissà a volte è anche forse un fatto mentale 🙂

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  8. Ottimi consigli. Anche noi seguiamo la regola del NON DORMIRE appena si arriva a destinazione. Così facendo recuperiamo bene subito dopo la prima notte e ci svegliamo riposate la mattina dopo 🙂

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  9. Come ha affrontato il jet lag Fabiana quando si è trasferita a Sydney: una volta arrivata in ostello, alle 7 del mattino e dopo 24 ore di aereo, mi sono fatta una doccia, mi sono messa il pigiama e mi sono detta “dormirò solo mezzoretta”.
    Mi sono svegliata dodici ore dopo e buonanotte ai buoni propositi.

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  10. Non ho mai affrontato ancora in viaggio con tante ore di fuso di differenza. Sono sempre stata in Europa. Però è capitato di non dormire la notte prima del volo, di non chiudere occhio durante il viaggio di andata e alcuni consigli valgono anche per questa occasione come non andare subito a dormire, bere tanta acqua e mangiare bene ❤️

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    1. Anche a me a volte capita di non dormire la notte prima, o perché per qualche motivo mi sveglio in continuazione pensando di aver dimenticato qualcosa di fondamentale, o perché mi devo svegliare alle quattro per prendere l’aereo… e in questo caso gli effetti sono gli stessi del jet lag!

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  11. Io senza melatonina sarei finita: mi aiuta davvero molto. Quando sono stata in Canada a Maggio, le ore di fuso erano 9 rispetto all’Italia e ci ho messo un po’. Senza melatonina sarei stata finita.

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  12. La descrizione del termine jet lag sembrava descrivesse la mia situazione attuale a lavoro. Lavorando in un business aperto 24 ore e facendo tutti i tipi di turni, ho un’orologio biologico completamente sballato. Un po’ come per i viaggi intercontinentale e la maggior parte dei colleghi puntualizzano sul fatto che sembra di vivere in un costante jet lag. Quello di bere acqua é sicuramente un buon consiglio e anche cercare di rispettare i pasti. Per il resto, proverò quando finalmente soffrirò di jet lag per un viaggio e non per il lavoro.

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  13. L’errore del mangiare fuori orario lo facevo sempre anche io. Adesso ho imparato. Niente pisolini e niente pasti fuori orari. Sembrerà banale ma invece aiuta tantissimo. E comunque la California decisamente il peggior jet leg di sempre, non mi era mai capitato prima di sentirne tanto gli effetti!

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  14. Anche io come te al primo viaggio intercontinentale ho sballato tutti i ritmi. Adesso già alla partenza mi sintonizzo sull’orario della mia destinazione e combatto la stanchezza all’arrivo per prendere i tempi giusti. Bevo tanta tantissima acqua durante il volo e zero caffeina

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  15. Il jet lag con me è stato micidiale proprio al ritorno dalla California! Nel viaggio di andata non ho avuto problemi, ma al ritorno da Los Angeles…aiuto!!!
    Con l’Asia è stato invece un idillio: nessunissimo problema, né all’andata, né al ritorno! 😉
    – Ale –

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  16. Non ho mai patito troppo il jet lag forse perché quando viaggio in aereo sono ossessionata dal bere acqua per non disidratarmi? Allo stesso tempo in viaggio mangio quando ho fame, ma non mi perdo i pasti agli orari locali. Per lo meno ora grazie al tuo post ho una scusa buona per giustificare il mio aumento di peso in viaggio “eh DOVEVO mangiare per non subire il jet lag” 😉

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  17. Negli ultimi viaggi ho avuto più difficoltà al rientro, all’andata c’è sempre l’adrenalina del viaggio! Il più brutto è stato al rientro dal Giappone ( ma sono 8 ore) che per quasi una settimana alle 19 volevo dormire!

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  18. Io di solito, per scelta, scelgo di volare su voli notturni. Normalmente viaggio verso oriente, quindi vedo di prendere un volo intercontinentale che parta in tarda serata, in modo da fare la notte in aereo e arrivare a destinazione che ho almeno riposato come te.
    Ottimo il consiglio di adattare subito i pasti al posto di destinazione, per prendere più velocemente il loro ritmo.
    A me è capitato qualche volta, che come te, avevo fame nel cuore di notte, e mi riempivo di snack e schifezze varie, è una cosa che cerco di evitare ora, perchè mi sono resa conta che non fa per nulla bene nemmeno al metabolismo.
    Io porto sempre della melatonina con me, ma mi è capitato raramente di farne uso.

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    1. I voli notturni sarebbero l’ideale, così si può dormire a bordo – o comunque si può provare! Infatti al rientro da New York siamo partiti all’ora di cena, arrivando in Europa al mattino.
      Adattarsi ai pasti secondo me è un ottimo modo per prendere il ritmo giusto del nuovo fuso orario.
      Quasi quasi la melatonina la porto con me la prossima volta!

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  19. Io dopo le prime volte in cui il jet lag ci ha colpito ho capito come fare, naturalmente questo metodo funziona per me non è detto che sia per tutti la stessa cosa. Io cerco sempre di trovare voli in cui l’arrivo non sia alla mattina ma più verso pomeriggio/sera. In questo modo le ore in cui dobbiamo stare svegli (in coma) sono relativamente poche. Siamo stati a 12 ore di fuso orario (in Nuova Zelanda) e non abbiamo sofferto per nulla: avevo la scelta di due voli, uno che arrivava alle 8 del mattino e uno che arrivava alle 16 del pomeriggio. Pensare di passare tutta una giornata in coma prima di andare a dormire era impensabile. E’ che che abbiamo quasi perso una giornata ma l’avremmo persa comunque girando per la città come zombie.

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  20. Ottimi consigli. In effetti il jet lag è una di quelle cose che colpisce più o meno tutti e che almeno una volta nella vita ti travolge in pieno. Li segnerò per il prossimo viaggio lungo che mi troverò a fare, magari in Giappone che è la meta che più di tutte mi tenta al momento tra quelle lontane.

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