Un viaggio in libreria: Pagina 27

Spesso i posti che più ci colpiscono sono quelli da cui non ci aspettiamo molto. Così succede a Cesenatico: nessun programma, niente da fare se non aspettare che il Prigioniero finisca la gara in bici e andare a cena fuori. La spiaggia non fa per me, e poi già immagino l’affollamento di una delle prime giornate calde di maggio. Non mi sono nemmeno informata molto prima di partire, per cui chiedo consiglio alla proprietaria dell’albergo.

In questo susseguirsi di strutture dai nomi altisonanti che sanno molto di anni Sessanta e di Sapore di Sale, l’Hotel Stresa si trova in una villa Liberty in fondo a un viale, quasi nascosta tra i cespugli di bosso. La donna che gestisce questa struttura un po’ country chic e un po’ retro mi consiglia di andare al Porto Canale: è domenica, e c’è il mercato. Ascolto le sue indicazioni su come arrivarci, mentre finisco di fare colazione tra bicchieri vintage e piatti di porcellana bianca e rossa.

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Mi incammino lungo Via Fiorentini, una delle strade che conduce al Porto Canale. Lungo il percorso vengo distratta dalle tante botteghe alimentari che mi sembrano di un’epoca passata. Insegne scritte a mano su pezzi di cartone o di polistirolo che invitano la gente a non perdersi i prodotti in offerta.

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Ma soprattutto, vengo distratta dalla vetrina di una libreria. Definire semplicemente questo posto un negozio dove acquistare libri sarebbe riduttivo: Pagina 27 è un luogo di incontro e di scambio. Entro, incuriosita dai colori che intravedo attraverso la vetrina, per leggere il volantino di una presentazione, quella di “Doppia Esposizione: Berlin 1985-2015”. Un titolo che mi incuriosisce per la città di cui tratta, raccontando attraverso le immagini una Berlino che non esiste più e che si è trasformata profondamente in pochi anni. Guardo l’ora e mi rendo conto che la presentazione inizierà di lì a breve. Così mi lascio rapire dall’atmosfera di Pagina 27.

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Il soffitto è di travi di legno, una delle pareti è dipinta a righe bianche e rosse, gli scaffali sono uno diverso dall’altro, come se fossero stati recuperati da un rigattiere o da un mercatino delle pulci. Ci sono tavoli da pranzo sui quali sono esposti i volumi, poi poltrone di pelle, sgabelli di velluto, comodini, un mobile da bar e un casco da parrucchiere. Un ambiente colorato e accogliente, che potrebbe essere il salotto di un’eccentrica francese.

L’impressione non è sbagliata, perché Stéphanie, che gestisce la libreria con la mamma, è di origine parigina. Forse ha preso ispirazione proprio dall’atelier di qualche artista di Parigi per creare il suo angolo di paradiso qui a Cesenatico, e ci è riuscita benissimo. Scambiamo qualche parola mentre sfoglio le pagine dei libri esposti, che Stéphanie sceglie in base a quello che più le piace, senza preoccuparsi delle logiche del marketing, senza necessariamente esporre in vetrina l’ultimo best seller. Per quello ci sono i megastore delle grandi casi editrici – questo è un luogo diverso.

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Un posto dove il tempo vola, dove se lo desideri puoi sederti su una delle poltrone e sfogliare più volumi prima di decidere cosa comprare. Un posto dove chiudere gli occhi e respirare il profumo della carta e dell’inchiostro, che è un po’ come quello del pane appena sfornato: crea dipendenza e fa venire una fame insaziabile. E, a proposito di fame, qui pensano anche a questo. Nell’attesa della presentazione del libro su Berlino, Stéphanie offre a tutti delle fragole fresche: arrivano dal mercato dei contadini della vicina Piazza delle Conserve, dove si possono comprare frutta, verdura e fiori dai colori sgargianti.

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Nel frattempo si è formato un bel gruppetto di persone di tutte le età: non so se si conoscano tra di loro, ma sembra che tutti conoscano Stéphanie e la mamma. O magari, sono semplicemente di passaggio, come me. Chiacchieriamo, scambiamo opinioni e idee sui libri appena letti e ascoltiamo suggerimenti sui titoli da leggere, proprio come se ogni domenica ci trovassimo tra questi scaffali.

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Anche quando arriva Natascia Ancarani, l’autrice del libro, l’impressione è quella di un gruppo di amici che si sono dati appuntamento per parlare di una passione comune. Natascia è bravissima a raccontare la sua esperienza a Berlino, e lo fa senza prendere le distanze da noi. Ci parla della sua storia d’amore con la città, dove è stata testimone della sua trasformazione.

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© Edizioni del Foglio Clandestino

Senza che me ne renda conto sono passate quasi due ore. Mi intrattengo ancora un po’ a chiacchierare con una signora dall’eccentrica acconciatura color argento, riccia e voluminosa, poi mi avvicino al bancone della cassa. Chiedo a Stéphanie se può incartarmi i due volumi che ho scelto, anche se non li devo regalare. Ma d’altra parte quando compriamo un libro per noi stessi ci facciamo un bellissimo regalo, no?

22 pensieri riguardo “Un viaggio in libreria: Pagina 27

  1. Bellissimo posto!! *_*
    Da anni, uno dei miei sogni, è aprire una sala da tea con libreria annessa dove ci si può rilassare su una poltrona e leggere un libro in santa pace. Quindi figurati che faccia ho fatto quando ho letto di questo posto. Ancora di più perchè lo hai trovato per caso con tanto di presentazione di un libro ❤ Hai chiesto per caso come mai si chiama così? 😀 solo curiosità…

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  2. Anch’io mi stavo chiedendo perchè si chiami Pagina 27…Nome curioso, come il posto, un gioiellino che a me ha un po’ ricordato per personalità e carattere la famosa Libreria Acqua Alta a Venezia, quei luoghi dove una volta che entri perdi completamente la cognizione del tempo tanto ti metti a gironzolare e sfogliare e annusare…;)

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  3. Forse questo bello e originale nome deriva da una particolare pagina 27 di un particolare libro che è stato un punto di svolta o comunque fondamentale nella vita di chi ha ideato questo locale…
    Bellissimo, tra l’altro, un piccolo gioiello. Sogno sempre anche io di aprire un localino il cui stile sia proprio un’accozzaglia – studiata – di stili diversi! Carinissimo!

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  4. Libri, profumo di inchiostro e fragole fresche di stagione! Sei decisamente finita nella piccola libreria delle meraviglie! Che aria romantica da come l’hai descritta! Che poi quanto sentiamo la mancanza di questi ambientini raccolti, intimi e confidenziali quando oggi invece siamo circondati da grosse catene che sembrano supermercati. Le librerie indipendenti come queste sono in via di estinzione purtroppo! Hai ragione, è proprio un regalo a se stessi quello di acquistare un libro e non ti nascondo che qualche volta l’ho fatto anche io: “è un regalo?” ed io “si si!” 😉 In generale ricordo di questa tua fuga a Cesenatico come una di quelle #cosebelle che ti lasciano un bel ricordo! ❤ Buona giornata Silvia!

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    1. Un posto che starebbe beniamino proprio tra le pagine di un romanzo o di un film! Tutta un’altra cosa rispetto alle catene che si trovano un po’ ovunque e che come dici tu sembrano proprio dei supermercati: commessi che scappano quando ti vedono entrare, e che nemmeno sotto minaccia di morte riuscirebbero a dare un consiglio.
      Grazie 😘

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  5. Che posticino delizioso! Non capita spesso di trovarne luoghi così autentici, in cui si respira tutto l’amore con cui sono stati immaginati, creati e arredati. Sarei curiosa di sapere qualcosa di più sul nome della libreria, chissà a quale romanzo apparteneva la pagina 27 che ha dato origine a tutto!

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  6. Se non vivessi in Romagna e Cesenatico non fosse uno dei luoghi in cui preferisco andare a passeggiare, potrei capire… Ma così non si spiega come io abbia potuto perdere questa libreria! La cosa inquietante, è che ci sono passata davanti almeno tre volte, ma non avevo compreso quanto il posto fosse magico.
    Silvia, devo dirti grazie. Ho con te un debito di viaggio! Non vedo l’ora di tornare a Cesenatico per entrare finalmente a “Pagina 27”.
    Un abbraccio,
    Claudia B.

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    1. Magari ci sei passata davanti tante volte ma eri distratta da altro: io per esempio non pensavo ad altro che all’osteria del Gran Fritto lì vicino. O forse quando si conosce un posto in un certo senso ci si abitua alla sua bellezza?
      Quando andrai mi raccomando chiedi a Stéphanie il significato del nome 😉

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  7. Ma che bella questa libreria! Ha proprio l’aria di un localino francese e che carina l’idea delle fragole! Io penso che le piccole librerie, se non vogliono soccombere sotto il peso delle grandi librerie on-line o dei centri commerciali, devono distinguersi in questo modo! Devono essere dei luoghi a cui affezionarsi!!

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  8. Lavoro in biblioteca dopo aver lavorato per un pò in libreria: so cosa vuol dire lasciarsi perdere da luoghi simili dove il tempo sembra essersi fermato! Soprattutto adoro le librerie indipendenti che non hanno niente a che fare con le grandi catene.

    Librerie come Pagina 27 le ho trovate solo all’estero, per il momento non mi è mai capitato di trovarle in Italia … ma forse Pagina 27 è particolare perché gestita da francesi che le danno un tocco vintage. Comunque, mi sarei fermata pure io: tra librerie un pò retrò e libri che raccontano di Berlino, tra le mie città preferite, non avrei resistito!

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    1. Pensa che io ho una libreria di fronte all’ufficio e ti assicuro che a volte attraverso la strada dalla parte opposta per impormi di non entrare – altrimenti arrivo in ritardo al lavoro e con la borsa piena di libri!
      Hai ragione, librerie di questo tipo è più facile trovarne all’estero che in Italia, e forse è proprio grazie alle due francesi che questa è così speciale!

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