Date a un viaggiatore le scarpe giuste, e conquisterà il mondo

“Give a girl the right shoes and she can conquer the world” diceva Marilyn Monroe. Magari conquistare il mondo è un po’ esagerato, ma sicuramente per esplorarlo le scarpe sono fondamentali. Grazie a loro possiamo percorrere chilometri e chilometri in città, in montagna, nelle foreste o nel deserto. Per questo, prima di partire per qualsiasi viaggio, la scelta di quali scarpe portare con me è addirittura più importante del tipo di zaino. 

Come devono essere le scarpe adatte per viaggiare? Comode, versatili, belle e… giuste.

Comode perché se si ha intenzione di camminare dal mattino alla sera, non si può fare con un paio di Louboutin ai piedi. Io sono un po’ paranoica e ho sempre l’ansia di ritrovarmi nel bel mezzo di un viaggio con le vesciche e le caviglie rotte, rischiando di rovinarmi la vacanza. Mi è capitato di trovarmi a Londra con delle sneakers scomodissime e di dover comprare un paio di paio di sandali di emergenza.

Devono essere versatili, soprattutto per chi, come me, viaggia solo con lo zaino e non può permettersi di riempirlo con stivaletti, mocassini e ballerine. Idealmente, le scarpe che uso per camminare nella pioggia o nella neve vorrei usarle anche per andare a pranzo o a cena, senza sentirmi come uno yeti sceso in città dalle montagne.
Vorrei che fossero anche belle, un po’ per lo stesso motivo di prima, e un po’ perché la vanità è femmina e dunque le cose belle mi piacciono.
Ultimo ma non meno importante: devono essere giuste, nel senso che devono essere prodotte rispettando l’ambiente e le persone che creano manualmente le calzature. Da un po’ di tempo infatti cerco di fare attenzione anche all’aspetto etico e ambientale quando compro dei capi di abbigliamento. In particolare da quando, su consiglio di Anna di Profumo di Follia, ho visto The True Cost. Si tratta di un documentario sul tema dell’abbigliamento, sui vestiti che indossiamo, sulle persone che li cuciono e sull’impatto che questo settore ha sul mondo.

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© The True Cost

Di un’altra cosa mi sono resa conto: quello che accade nel mondo del cibo sta accadendo anche nel mondo dell’abbigliamento. Come la grande distribuzione alimentare sta portando all’appiattimento dei sapori, allo stesso modo le catene internazionali di abbigliamento stanno portando a un’omologazione delle mode. I costi per il consumatore si abbassano: pochi euro per un pasto, pochi euro per vestirsi, ma a quale prezzo? Possiamo illuderci che un paio di pantaloni a 4,99 € siano realizzati con tessuti di prima scelta?

Alla luce di tutto ciò, può sembrare complicato trovare le scarpe giuste da portare in viaggio. Così, nella ricerca di marchi di abbigliamento che rispecchiassero questi valori, ho scoperto Sentier, un’azienda artigianale che realizza scarponi di cuoio.

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Non riuscirei mai a pensare di esplorare una città indossando scarpe scomode, né di affrontare un’escursione in montagna con un paio di scarponcini comprati in qualche supermercato dell’abbigliamento sportivo e pagati l’equivalente di una pizza e una birra.

Sentier ha successo perché i suoi prodotti sono belli e realizzati con materie prime di qualità. Sono estremamente versatili: gli scarponcini di cuoio sono comodissimi sia in città che per le passeggiate in collina e in montagna. E sono comodi, anche dopo ore che li indosso. Oltre alla qualità, Sentier lavora secondo i valori che io cerco nel settore del cibo e dell’abbigliamento: passione per quello che si crea, perché l’obbiettivo è creare scarpe originali e uniche; rispetto della tradizione e dei saperi artigianali, perché le loro calzature sono lavorate a mano.

Ho avuto la fortuna di fare una chiacchierata con Roberta Segantin, la titolare di Sentier. Uno scambio breve, ma che mi ha fatto capire di essere sulla stessa lunghezza d’onda. Tra le altre cose, è appassionata di cibo e anche lei sogna l’Islanda. Magari un giorno avremo la possibilità di incontrarci e di trascorrere un po’ di tempo a parlare di quello che abbiamo in comune. Nel frattempo, Roberta ha accettato di rispondere a un paio di domande sul suo lavoro.

Roberta, ti va di raccontarmi qualcosa in più di Sentier? Quando e come è nata l’azienda, attraverso quali canali vendete?

Un giorno del 2006, Nicola, mio attuale marito, allora “giovane pompiere e stravagante fidanzato” è riuscito a ritrovare gli artigiani che producevano le “pedule” (nome corretto del genere di calzatura) che lui portava e porta tuttora da quando le acquistò all’età di 18 anni in un mercato di montagna… La ricerca dell’artigiano era mirata in quanto io ne desideravo un paio per me.
Un giorno di primavera, durante una delle nostre “gite culinarie” per vecchie osterie di collina, con una Electra Glide del ’79, dopo un bel pranzo contornato da alberi in fiore, ci siamo diretti presso il piccolo laboratorio della famiglia di “scarpari”…
Alla nostra richiesta un gentile signore dalle mani screpolate, guardandoci sorpreso, ci disse: “Ste scarpe no e faso da più de 20 anni!”
Ci lasciò senza una risposta certa in quanto avrebbe dovuto cercare le forme originali in legno che da quanto ricordava potevano essere in qualche angolo del magazzino… Dopo alcuni giorni ci chiamò che avrebbe potuto realizzare il mio 37!!!!
Nel frattempo ci chiedemmo se fossimo stati gli unici al mondo a desiderare le pedule fatte a mano. Quando andammo a ritirare il mio paio ne parlammo con il signore dalle mani screpolate e gli chiedemmo se fosse stato possibile riavviare la produzione per noi. Perplesso ma sorridente ci disse che si poteva fare. Era il 2 gennaio 2007 ed il marchio Sentier veniva registrato.
Sentier viene distribuito nei negozi dove troviamo persone sensibili e che ci rappresentano.

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Un giorno sono di moda le sneakers di pelle, il giorno dopo le scarpe con la suola rossa. Quali sono gli ingredienti del successo delle scarpe di Sentier in un contesto in cui le tendenze cambiano prima ancora che la maggior parte della gente se ne renda conto?

Per Sentier la moda non esiste… Sono “oggetti emozionali” che non hanno tempo.

Nel settore alimentare ci sono iniziative per proteggere e promuovere i prodotti tradizionali e a rischio di estinzione. Pensi che iniziative simili avrebbero senso nel settore della moda, in base alla tua esperienza?

Dovrebbe essere un impegno comune tutelare l’artigianalità, le competenze, la tradizione, il lavoro ed i sacrifici di generazioni passate e riuscire a tramandare tutto questo.

Un’azienda come Sentier sarà forse piccola se paragonata a un gigante dell’abbigliamento, ma le montagne si scalano un passo alla volta. Non so se il mio impegno a mangiare e a vestirmi in maniera giusta – per le persone che realizzano quello che mangio o che indosso, per le materie prime impiegate, per le tecniche utilizzate – potrà mai cambiare il mondo, ma sarà un piccolo contributo. Costa di più? Probabilmente sì, dal punto di vista economico. Ma sicuramente non da quello sociale e ambientale.

31 pensieri riguardo “Date a un viaggiatore le scarpe giuste, e conquisterà il mondo

  1. Non conoscevo questo marchio, non lo avevo mai sentito prima, ma mi piace molto lo stile e la politica del “bello ed etico”. Nel campo alimentare, devo essere sincera, mi viene più facile essere accorta. Sto attenta a cosa compro, controllo sempre la provenienza dei prodotti, ma nel campo del vestiario devo ancora fare pratica… Vado a sbirciare sul loro sito internet, chissà che non riesca a fare un ordine online 😉
    Ciao Silvia, un abbraccio!

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    1. Nel campo alimentare è più semplice, forse perché siamo più “allenate”, mentre nel settore dei vestiti c’è ancora molto da imparare. Io per esempio ero convinta che certi marchi italiani non esattamente economici fossero garanzia di eticità, ma purtroppo non è così… Comunque poco alla volta forse sarà più facile.
      Non è possibile acquistare dal sito di Sentier, ma sono presenti in alcuni negozi in Italia, magari dalle parti di Roma c’è qualcosa!
      Grazie Alessia 😍

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  2. Sono d’accordo! Ci vogliono le scarpe giuste! Sempre!! Io non conoscevo questa marca ma adesso che ne hai parlato tu, la terro’ d’occhio!! A me piace un casino camminare ovunque (in montagna, al mare, in citta’…) ma e’ vero che spesso, dopo trail di ore, le vesciche si impossessano dei nostri piedi se non abbiamo le scarpe giuste! 👍🏻😜

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  3. Sono andata subito a vedere il sito: ma sono fantastici gli scarponcini! E’ proprio il genere di calzature che indosso regolarmente nella mia quotidianità (lo sapete che sono un maschiaccio!) a prescindere da quando sono in viaggio. Senza contare poi che durante le mie scarpinate sarebbero perfette!
    Grazie per avermele fatte conoscere Silvia, Sentier è un’azienda che merita più visibilità, a parte per la bellezza degli scarponcini ma anche per la mission encomiabile e assolutamente da apprezzare e premiare.
    “Per Sentier la moda non esiste” ❤ Grandi!!! 😉

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    1. “La moda non è esiste” è veramente il top, da farci uno slogan per borse, magliette ecc – in barba alle fescionbloggers 😉
      E hai visto la versione slipper da casa? Io quelle in velluto comunque le metterei anche a uscire. Io anche indosso scarpe comode tutti i giorni, per andare in ufficio, anche perché in inverno a stare ferma alla scrivania mi congelerebbero le dita!
      Grazie 😘

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  4. Sento di doverti raccontare una cosa. Ricordi quando, qualche post fa, ti dissi che ti penso ogni volta che in viaggio, vado a cena o a pranzo in qualche ristorante particolare 😉 ? Mi chiedo sempre: ‘Cosa direbbe Silvia’ 🙂 ?
    Sappi che anche quando si tratta di calzature, in particolare di scarpe che mi fanno male, ultimamente sei in top position nei miei pensieri. L’ultima volta è successo mentre visitavo Murano, Burano, Torcello, piangendo per il mal di piedi.
    Se ti avessi conosciuta prima, avrei pensato a te anche nel 2015 mentre, sempre piangendo per il male (con postura e unghie dei piedi compromesse per mesi), scendevo lungo il Barranco di Masca, a Tenerife.
    Io con i piedi e le scarpe ho perennemente problemi. Ma se devo essere onesta, la colpa è mia: come posso pretendere di camminare bene, se spendo dai 10€ ai 30€ per le scarpe? Siamo seri, impossibile!
    E il tuo post mi fa riflettere, soprattutto perché hai fatto un paragone importante con il cibo, a cui da anni sono diventata particolarmente attenta. Si, bisogna ragionare nello stesso modo….
    Scusa il pippone Silvia!
    Baci,
    Claudia B.

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    1. Sì, Claudia, ricordo quel commento! Alla fine penso che prima o poi dovremmo andare a una cena insieme così potremmo commentare il posto, il cibo, il servizio 😉 Per le scarpe sono molto paranoica… io e te siamo più o meno della “stessa epoca”, quindi forse ti ricordi quelle scarpe di vernice che si usavano quando eravamo bambine? Quelle con il laccio sulla caviglia, rosse o nere, sfiziosissime. Avevo cinque o sei anni e avevo fatto impazzire mia mamma perché me le comprasse, e avevo voluto a tutti i costi indossarle con le calzette bucherellate di pizzo per andare in gita sul lago di Garda. Tempo dieci passi e avrei voluto tagliarmi via i piedi dal male che avevo. Mia mamma era inferocita e alla fine ho passato la giornata sulle spalle di mio papà (e nella maggior parte delle foto ho le lacrime agli occhi per il dolore). Ecco, questo pippone per dire che da allora ho il terrore che possa capitarmi di nuovo qualcosa di simile, e comunque qualche altra volta è capitato comunque 😉
      Grazie, un bacione 😘

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  5. Ma io vado immediatamente sul sito! I miei piedi urlano pietà ogni volta che c’è da fare un viaggio, 2 anni fa in Islanda prima di continuare a camminare in quelle dannate scarpe, ho preferito finire un trekking scalza. Ogni volta che sento parlare di calzature confortevole io rizzo sempre le antenne…..e queste oltretutto sono anche carine. E poi se applicano anche una certa etica, vincono già in partenza. Grazie per la dritta

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    1. Man mano che leggo i commenti mi vengono in mente delle esperienze “scarpesche” atroci: oltre a quella del commento in risposta a Claudia, mi hai fatto tornare in mente che una volta sono andata a Napoli in giornata per lavoro con un paio di scarpe nuove di pacca. Alla sera i miei piedi erano talmente distrutti che ho guidato dall’aeroporto fino a casa scalza. Finire il trekking scalza però è il top 😉
      Grazie ❤️

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  6. Sembrerà assurdo, ma anche io prima di un viaggio e prima di aver preso la mia adorata reflex decido quali siano le scarpe più adatte per il viaggio. Sicuramente la comodità è al primo posto ma spesso non sono accompagnate anche dalla bellezza.
    Sono andata a dare un’occhiata sul sito e quei scarponcini sono davvero belli!
    Questa è la conferma che la comodità, qualità e bellezza possono “viaggiare” insieme 🙂

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    1. La comodità innanzitutto e anche la bellezza, perché so per certo che se non vorrei ritrovarmi con le vesciche ai piedi, non mi piace neanche sentirmi fuori luogo con delle scarpe troppo sportive. Queste mi piacciono perché riescono a coniugare la comodità con la bellezza, forse proprio per il fatto che non seguono le mode.
      Buona giornata 😍

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  7. Ma quanto hai ragione! Provare a essere in giro con le scarpe scomode è un incubo. Non ci pensiamo (quasi) mai, ma i piedi sono importantissimi. Meritano ogni cura. Belli gli scarponcini, mi segno subito il nome dell’azienda!

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  8. E’ bello vedere che ho convinto almeno una persona a riflettere su questo tema 🙂 in questo periodo sono disperata proprio perché ho smesso del tutto di andare nei negozi di fast fashion ma, complice la dieta, ho bisogno di rifarmi il guardaroba e vorrei prendere cose di qualità che possano durare negli anni possibilmente senza accendere un mutuo. E’ dura.
    Ecco, se uno non vuole farlo per tutelare i lavoratori di certe aziende, almeno dovrebbe farlo pensando che compra un capo o un paio di scarpe che sicuramente dureranno più di quelli comprati low cost. Il problema è che, come dici anche tu, molte aziende italiane costose non sono comunque etiche.
    Ti consiglio di dare un’occhiata al canale Youtube di Carotilla, è una ragazza italiana che parla spesso di questo tema e nei suoi video compaiono suggerimenti su marche affidabili ed etiche 🙂
    Infine… avendo il tuo stesso problema nella ricerca di scarpe comode ed esteticamente decenti, ora mi fiondo sul sito della Sentier! Grazie per il suggerimento ❤

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    1. Non è semplice, hai ragione, e forse tante persone hanno iniziato a pensare a questa cosa per quanto riguarda il cibo, mentre forse per l’abbigliamento siamo ancora un po’ “indietro” in Italia. Oltre a non essere facile non è nemmeno economico perché io fino alla scorsa estate facevo scorta di t-shirt maniche corte da H&M o Zara, lo stesso modello in dieci colori… Ora dovrò sicuramente ridurre le quantità 😥 Grazie per la segnalazione di Carotilla perché avevo trovato dei siti che suggerivano brand etici negli Stati Uniti e in UK ma ancora nulla in Italia.
      Grazie a te di essere passata ❤️

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  9. Le scarpe buone sono fondamentali. A furia di andar in giro (da ggiovane) con le scarpe scomode ora ho la schiena che lasciamo perdere. Adoro camminare e quando vado da qualche parte ho la stessa esigenza: portarmi un unico paio di scarpe che vada bene per tutto. Non avevo mai sentito parlare di questo brand. Sono molto molto molto belle 🙂

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  10. Non conoscevo il marchio, gli darò un’occhiata più approfondita! Considerati i tipi di viaggio che stiamo facendo negli ultimi anni direi che fanno al caso nostro. Il tacco è ormai presente solo al lavoro e nell uscite del fine settimana. Le ballerine in viaggio? Anche no! Al massimo potrei arrivare dalla camera dell’hotel alla reception 😂 Le scarpe sono fondamentali, molto più di un paio di pantaloni o di una maglia.
    Quanto alla ta scelta la condividiamo in toto anche se, come dici anche tu, economicamente è spesso un sacrificio, pertanto non sempre attuabile. Si fa quel che si può e si migliora un passo alla volta, giusto? 😉

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    1. Io le scarpe con i tacchi le ho comprate una volta sola e le ho messe una volta sola a una cena di lavoro con il mio ex boss: sembravo ubriaca e quindi ancora più in paranoia del solito 😂 Da allora ho detto basta!
      Tornando alle cose serie, è vero, spesso è un sacrificio anche perché mi piace comprare scarpe e vestiti e dover ridurre la quantità per migliorare la qualità a volte non è semplice. Ma come dici tu si fa tutto un passo alla volta 😉

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  11. Devo dire che non ne avevo mai sentito parlare, pur amando gli oggetti (da viaggio soprattutto) che resistono al tempo e all’usura: insomma quelle cose “buone” che ringrazi il cielo di aver trovato e di non essere stato tanto stupido da fartele scappare. Sentier sembra infatti una buona trovata: ” come si faceva una volta…” :).
    In quanto ai parametri che un buon paio di scarpe da viaggio dovrebbe rispettare condivido pienamente quello che dici, anche se da vegetariana non posso non aggiungere che sto attenta a non alimentare il mercato delle pelli animali, o di altri prodotti derivati, collanti compresi.
    Ad ogni modo se la “via” di Sentier fosse assunta anche da marche per tutto l’abbigliamento… Wow 🙂
    Cercherò!

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    1. Purtroppo non è semplice nel campo dell’abbigliamento riuscire a trovare aziende sostenibili e che producano oggetti resistenti, comodi e belli. Immagino che essendo vegeteriana sia tutto ancora più difficile: a questo proposito solo di recente ho scoperto che anche quei capi di abbigliamento dove normalmente non ti aspetteresti di trovare parti di origine animale in realtà sono realizzati con parti animali – l’ennesima difficoltà per il consumatore…
      Grazie di essere passata!

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