Racconti del 31 ottobre: abbiamo sempre vissuto nella villa

Ci credete ai fantasmi? Io non ho una risposta precisa. Preferisco pensare che non esistano presenze sovrannaturali, ma forse cerco semplicemente di convincermi che sia così. Da bambina, quando si raccontavano storie di fantasmi, volevo stare a sentire e, allo stesso tempo, coprirmi le orecchie con le mani. La curiosità però prevaleva sempre e finivo per passare la notte seduta nel letto con la luce accesa, costringendo mio fratello a stare sveglio con me.
Ora sono passati anni ma le cose non sono cambiate molto. Così, leggendo i #RaccontiDel31Ottobre di Orsa nel Carro, da un lato vorrei passare oltre, ma dall’altro non vedo l’ora di conoscere i dettagli spaventosi.

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Quando entro nel parco di Villa Tornaforte, alla periferia di Cuneo, non mi aspetto poltergeist. E nemmeno i cerchi magici delle streghe di cui avevo letto. La villa ha un passato travagliato: costruita nel 1400 come convento, fu occupata dall’esercito napoleonico che massacrò i frati agostiniani e ne saccheggiò i beni. Alla fine del Settecento venne acquistata dal Conte di Tornaforte, che la trasformò in una dimora di villeggiatura. Ora è di proprietà delle uniche tre eredi della famiglia Toselli.

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C’è chi sostiene che il giardino sia infestato dalle streghe, che sotto le querce danzano e si intrattengono in oscuri riti notturni. Cerco di non pensarci mentre cammino lungo il viale di ingresso, avvicinandomi sempre più alla villa. La struttura è in rovina, e mi domando come facciano due delle tre proprietarie a trascorrere qui i mesi estivi.

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Nonostante questa domenica di ottobre la casa sia aperta al pubblico, in giro non si vede nessuno. Le finestre – quelle che non pendono dai cardini – sono chiuse, così come la porta principale. Provo a suonare il campanello, ma nessuno si fa vivo. Decido allora di sollevare il pesante battente di ferro arrugginito per poi lasciarlo cadere sul legno del portone: sento il rumore sordo rimbombare all’interno, ma prima che qualcuno venga ad aprire devo aspettare un paio di minuti in compagnia di strane sculture.

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Non è una strega la creatura che apre la porta, ma una donna sulla sessantina che, con modi burberi, ci fa strada in un atrio che odora di muffa. Solo lei e altre due sorelle sono sopravvissute a varie vicissitudini famigliari, ci racconta mentre con una coppia di Torino passiamo da una stanza all’altra. Si è dimenticata di accendere l’interruttore generale, per cui dobbiamo fare attenzione a dove mettiamo i piedi nella penombra. Le stanze al piano terreno e a quello superiore cadono quasi a pezzi; anche i mobili sono in stato di abbandono, a cui si aggiunge uno spesso strato di polvere e ragnatele.

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“Tutto quello che vedete è in vendita” ci spiega la donna, spostandosi da un corridoio a una camera, raccontandoci degli anni trascorsi in America, passando di palo in frasca. Si possono acquistare non solo le poltrone sfondate, i pianoforti scordati e i quadri appesi alle pareti con la carta da parati strappata, ma anche i mobili utilizzati da lei e dalla sorella. Si può addirittura comprare il blocco di basanite che si trova nel chiostro interno: è una riproduzione di una statua egizia fatta realizzare dallo zio appassionato di arte dell’Antico Egitto.
Alla fine della visita sono infreddolita, visto che mancano i vetri alla maggior parte delle finestre e la giornata è abbastanza fresca. Ma non ho percepito presenze sovrannaturali tra le stanze della villa, né ho sentito rumori inquietanti.

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Tuttavia la sera, a casa sul divano, non riesco a concentrarmi sul film. Penso alle sorelle che ancora vivono alla villa, tra le stanze ancora più fredde e buie dopo il tramonto del sole. Non riesco a fare a meno di immaginare le due donne da ragazzine, e la mia fantasia le dipinge un po’ come le sorelle Blackwood. Sono certa che se avessi chiesto alla nostra ospite quando si fossero trasferite in villa, mi avrebbe riposto: “We have always lived in the castle”. O qualcosa di simile.

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Rivedo l’ingresso con l’intonaco scrostato e il candelabro da parete con un braccio spezzato e appoggiato precariamente al muro. Penso allo scalone di marmo grigio, con altri candelabri rotti e i quadri scuri che, secondo la nostra guida, ritraggono dei demoni. Pare che addirittura il personaggio di un dipinto cambi espressione a seconda che lo si osservi salendo le scale o scendendo.

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In cima alla scala, uno specchio consumato riflette immagini distorte e scure che di notte non sarebbe difficile scambiare per fantasmi. Non sarebbe nemmeno difficile farsi ingannare dalla luce che passa attraverso una delle finestre senza imposte e credere di vedere una persona seduta sul divano di velluto verde sul quale è stato appoggiato uno scialle di pizzo che probabilmente cento anni fa era bello.

Di notte, sarebbe facile sentire i lamenti del bambino che forse sta sognando qualcosa di spaventoso e si agita nella sua carrozzina vittoriana. Ha le ruote grandi, di ferro, e una maniglia di avorio alla quale una tata ha appeso un abitino di cotone bianco ora pieno di buchi.

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Forse qualcosa l’ha distratta: magari un rumore in una delle stanze che si affacciano sul corridoio con gli scheletri dei letti abbandonati, dove gli abitanti della villa si agitavano nel sonno. Nelle camere da letto, cadaveri di mobili: poltrone senza più imbottitura, sedie zoppe, pianoforti con i tasti che ricordano pallide dita spezzate.

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Di notte il vento freddo delle montagne fa turbinare le foglie nel parco e fa sbattere le imposte contro la facciata. Tuttavia, non riesce a smuovere il nido che qualche uccello ha costruito su uno dei davanzali, prima di andare a cercare riparo in uno dei camini spenti da anni. O di schiantarsi contro una delle porte che si affacciano sul corridoio dove qualcuno ha disegnato quella che sembra una gazza: nel becco regge un biglietto con parole che non riconosco.

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Ripensandoci, avrei potuto chiedere alla proprietaria se conoscesse il significato di quel disegno. Magari, come una delle sorelle Blackwood, mi avrebbe offerto delle more appena raccolte con tanto zucchero.

35 pensieri riguardo “Racconti del 31 ottobre: abbiamo sempre vissuto nella villa

  1. No ma io ci voglio venire Silvia! Speriamo che nel frattempo le stre…ehm le sorelle di Wicca non abbiano venduto tutto! Anzi sarei io stessa interessata ad acquistare un cimelio. Mia madre poi con articoli del genere ci andrebbe a nozze! Posso solo immaginare la sensazione di camminare nella polvere andando letteralmente indietro nel tempo😍 E poi non oso chiedertelo…ma si te lo chiedo: non hai scattato foto di nascosto alle tre Mater Tenebrarum? 😂 Povere haha quindi passavano le vacanze in questo posto? Non c’è da stupirsi sul loro mood😅 Ho quasi sentito l’odore dei cadaveri dei mobili, hai fatto una descrizione fantastica! Ma poi la coincidenza sul convento😱😱 pensa te! La gazza sembra parlasse francese, aimez bien suona tipo “vi piace” o qualcosa del genere🤔Come sempre sei magistrale Silvia, grazie per aver contribuito con questa perla alla collection! 😘

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    1. Ma non scherzare, altro che foto di nascosto! Nel momento in cui ho chiesto se si potevano fare fotografie mi ha risposto indicandomi il quadro con un demone dipinto. Io l’ho preso per un sì ma non sono sicura…
      Te le immagini, anni fa: tre bambine in un posto del genere! Non ci devo pensare.
      Vedi che sti conventi sono posti pieni di mistero? Dove ci sono dei frati morti ammazzati, stai sicura che lì succede qualcosa di strano 😱
      Ah, in effetti sembra che si sia scritto aimez bien, io avevo letto DAMEZ bien – in ogni caso rimane sempre misterioso…
      Grazie a te e complimenti per l’iniziativa 😍

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  2. Foto, racconto e location carichi di suggestioni. Sei una storyteller eccellente! La foto di te davanti allo specchio mi aveva già messo qualche brivido addosso su Instagram, ma adesso che ho capito il contesto ancora di più.
    Ciao cara, un abbraccio!

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    1. Mi raccomando però verifica sul sito che in effetti la villa sia aperta al pubblico perché la signora ci ha raccontato che una volta una tizia ha osato varcare il cancello in un giorno “qualsiasi” ed è stata cacciata via in malo modo… Non oso immaginare l’ira delle tre sorelle in quel caso 😉

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  3. Io sono una paurosa cronica, ma adoro la serie #iraccontidelcagotto…tu ed Orsa avete sempre storie splendide da raccontare. Perfette per questo periodo e, soprattutto, siete narratrici nate.
    Ho letto senza fiato le tue parole (e cavolo che foto suggestive), rivivendo le tue emozioni e ricalcando i tuoi passi.
    Nonostante ciò, giuro che mi pare assurdo che qui riescano a vivere delle persone, seppure per pochi mesi.
    Vuoi per le ambientazioni, per i personaggi…che per l’intera storia, ma mi sono sentita catapultata in uno dei romanzi di Agatha Chriestie che amo tanto. Un coinvolgente giallo classico inglese, ecco cosa mi è sembrato di leggere, dove conta l’atmosfera più di tutto il resto!
    A presto,
    Claudia B.

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    1. Io non ho osato chiedere se ci fosse l’acqua perché avevo paura di offendere la signora, ma il riscaldamento non c’è e l’elettricità non sono sicura (se la padrona ci ha parlato di un interruttore generale ma non saprei), quindi non riesco proprio a immaginare l’idea di trascorrere del tempo lì. Poi uno si adatta, però… Di notte morirei sicuramente di paura!
      Ah ah adesso mi fai venire in mente scenari di cene in saloni male illuminati e una vecchietta che stramazza a terra avvelenata dal pasticcio di piccione all’arsenico 😂
      Grazie, Claudia ❤️

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  4. Come te lo devo dire che secondo me devi pubblicare una raccolta di racconti horror?! Crei l’atmosfera perfetta e immagino tutto proprio come la scena di un film! Anche io ho letto “abbiamo sempre vissuto nel castello” e devo dire che la similitudine con queste sorelle calza a pennello… chissà cosa nascondono, quali segreti e quali storie.
    Ottimo racconto di halloween!!!

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    1. Pensa che il mio compagno era stato in questa villa anni fa e aveva conosciuto la madre delle sorelle, che si dilettava con l’antiquariato e le sedute spiritiche… E gli aveva letto la mano, parlando con presunti spiriti dell’aldilà 😱
      Sarebbe curioso farsi invitare a cena!

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  5. Silviaaaa io non posso stare a casa da sola passare prima da Orsa poi qui da te e leggere due storie una più inquietante dell’ altra! Chi avrà più il coraggio di andare in bagno stasera? Comunque non oso pensare come sia trascorrere i mesi estivi in quella Villa terrificante… sicuramente dice molto del carattere delle tre sorelle e delle loro stranezze! Ma soprattutto sarei curiosa di sapere quanto chiedono per uno di quei cimeli dell’ era antidiluviana! Troveranno mai un acquirente! ? Mah!
    Buon 1 Novembre!

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    1. Ah ah ah (risata satanica) spero che tu sia riuscita a superare la notte 😱
      Sai che certe cose erano assolutamente abbordabili? Per esempio un set di tazzine di ceramica giapponesi a cinque euro l’una, oppure lo scheletro di uno dei letti a novanta euro. Secondo me vogliono liberarsi di tutto in maniera un po’ veloce! Comunque ti dirò che le tazzine mi piacevano ma non ho avuto il coraggio di comprarle: mi sono immaginata quelle scene del tipo che io le metto in un posto e il giorno dopo le trovo da un’altra parte 👻

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  6. Mamma mia Silvia, mette davvero i brividi. Però deve essere interessante, non mi dispiacerebbe visitare questa villa. Comunque al nome “sorelle Blackwood” ho avuto un brivido lungo la schiena, quel libro è una delle cose più inquietanti che abbia mai visto/letto, è terrificante!
    Un abbraccio cara!

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  7. Silvia, altro che le tre sorelle. Io mi sarei aspettato Frau Blücher (nitrito) con un candelabro in mano, pieno di candele spente, che ti dice: «La preco, foglia segvirmi» ;o)
    Magari un salto ce lo farò anche io, prima o poi, ma visto che siamo in provincia di Cuneo, prima mi tiro giù una bottiglia di nebbiolo, così almeno non mi spavento. ;o)

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  8. Ok, tutto ciò è davvero creepy. Ti devo confessare una cosa: ogni volta che passo dal Piemonte, mi ritrovo a pensare che nell’intera regione si respira una certa atmosfera dark, durante l’autunno e l’inverno. Un po’ come nella campagna inglese. Saranno le storie legate alla stregoneria, saranno queste case dall’aria decadente, sarà la nebbia, sarà il tuo racconto, ma sono convinta che i fantasmi, se esistono, si concentrano nei luoghi adatti. Potrebbero mai starsene a Pantelleria, sotto il sole e con il colore azzurro del mare davanti? 😀

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  9. No vabbè, io ti voglio bene…ma te non sei normale! Oddio mi è comparsa l’anteprima di quella bambina spaurita con la signora alle sue spalle ancor più spaurita di lei…e non è che sia stato molto piacevole! No, ma ora io voglio sapere troppo che cosa significano quelle parole scritte nel foglietto di quel pennuto malefico…e il pianto del moccioso? La testata nodosa del letto? No te non sei normale! Sai che mi è venuto in mente un racconto della paura che potrebbe reggere il confronto? Peccato sia avvenuto in Portogallo, ad Agosto, alle 6 di pomeriggio…

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  10. Ah ah mi hai fatto ridere tantissimo 😂 Scusa, non volevo spaventarti, almeno non così tanto! E poi metti insieme questo e l’articolo di Orsa nel Carro, e ti abbiamo fatto un bel pacchetto di paura 😉
    Le parole non so cosa vogliano dire: a me sembrava ci fosse scritto Damez bien, mentre l’Orsa suggerisce AIMEZ BIEN ma il mio francese è pari a zero per cui non ne ho idea.
    Portogallo, agosto, 6 del pomeriggio? Cosa ti è successo? Racconta e spaventa un po’ anche me 😱

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  11. Wow, bellissima storia! Le signore devono essere state davvero inquietanti…chissà qual è la loro storia. Io “Abbiamo sempre vissuto nel castello” devo ancora leggerlo ma mi attira un sacco. La tua storia mi ha ricordato anche un altro libro che è “Una lontana follia” di Kate Morton, anche lì ci sono tre vecchie signore che vivono in una casa isolata.

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  12. Silvia sei bravissima, hai un modo di raccontare che mi rapisce! E la scelta delle foto in bianco e nero è perfetta! Io sono un po’ fifona quindi non ce la potrei fare neppure a varcare la soglia, già solo per aver letto il tuo post mi sembra di vedere strane presenze..

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