Londra: cinque locali dove mangiare come un londinese

Ogni volta che torno a Londra mi sento dire che in Inghilterra si mangia male. Prima di partire, oppure quando torno, trovo puntualmente chi afferma che non ci sia niente da mangiare, che sia impossibile cenare dopo le otto di sera, che ci siano solo dei fast food. Ho già parlato in altre occasioni di alcuni posti che mi piacciono in maniera particolare a Londra, e ho pensato di raggruppare i miei preferiti, nell’attesa di tornarci.

The Mayfair Chippy

L’ho scoperto per caso, dopo un pomeriggio di shopping a camminare su e giù per Oxford Street. Il Mayfair Chippy si trova in una delle tante stradine della centralissima zona Mayfair e, nonostante il quartiere sia molto posh, il locale è semplice e accogliente. Il rigore del pavimento a scacchi e delle piastrelle bianche alle pareti è interrotto dai tavolini di maiolica: coloratissimi, uno diverso dall’altro. La specialità del Mayfair Chippy è il fish & chips, anche da asporto.

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Non ci sono molti coperti perché il locale è piccolo, per cui è importante prenotare, soprattutto durante il fine settimana. Ottima la selezione di birre per accompagnare gli antipasti: il mio preferito è l’insalata di granchio con finocchio e ravanelli. Come portata principale si possono scegliere le quattro varianti del loro famoso fish & chips: merluzzo, eglefino, scampi e platessa. Per chi non mangia pesce c’è lo shepherd’s pie, il pasticcio di agnello.
Tra i dolci, l’apple crumble e la cheescake al limone.
Metropolitana: Marble Arch (Central Line)

St. John Bread & Wine

Non lontano dall’Old Spitalfields Market, nell’East End londinese, si trova il St. John Bread & Wine: è il “fratello minore” del più noto St. John di Clerkenwell, dove lo chef Fergus Henderson coniò la filosofia del nose to tail eating. La sua visione innovativa ebbe il merito di rivoluzionare il modo di approcciarsi alla cucina, e il libro omonimo pubblicato nel 1999 divenne oggetto del desiderio dei cuochi e degli amanti del cibo. La teoria di Henderson sovvertiva la gastronomia dell’epoca, sostenendo che non si dovesse buttare via niente. Tutto ciò che un animale offre va mangiato, incluse le orecchie, le interiora, la coda. Altrimenti sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti dell’animale.

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L’interno è minimal, con i pavimenti e le pareti bianche. Non c’è nulla di superfluo: l’arredamento è ridotto allo stretto necessario. La cucina è a vista, con gli chef intenti a preparare i piatti del menu suddiviso non in base al tipo di portata, ma a seconda delle ore della giornata. Il filo conduttore è la tradizione: i piatti vengono cucinati e serviti in maniera semplice, senza sprecare nulla. Ottima l’insalata di zucca con yogurt e zuppa di carciofi, così come il vitello arrosto e la potted hare, carne di lepre macinata, cotta nel suo sangue con l’aggiunta di vino rosso e conservata nel bacon. Per i gruppi di almeno dieci persone è possibile ordinare il suckling pig, il maialino arrosto, ma è necessario prenotare in anticipo.
Si conclude con il dolce: dal più classico apple crumble allo steamed date sponge, una sorta di pan di spagna ai datteri.
Metropolitana: Liverpool Street (Circle Line; Metropolitan Line; Hammersmith & City Line)

The Windsor Castle

Quella del Windsor Castle è stata un’altra scoperta casuale. Pioveva, volevamo tornare in albergo, i treni erano stati soppressi, quindi ci siamo incamminati verso Kensington High Street per trovare un percorso alternativo. Lungo il percorso veniamo distratti da un edificio che sembra uscito dal passato: a due piani, con la facciata intonacata di bianco e un glicine che dalla porta sale alla finestra del piano superiore. L’amore per questo pub d’altri tempi in pieno centro dura da quel pomeriggio tempestoso, e ha resistito nel corso degli anni.
All’interno del Windsor Castle il tempo si è fermato: il pavimento dell’anteguerra scricchiola in maniera preoccupante una volta varcata la soglia, il soffitto è basso e l’illuminazione scarsa. Il ragazzo dietro al bancone – forse sempre lo stesso da anni – non alza gli occhi dai bicchieri che sta asciugando, per cui conviene cercare un tavolo libero nella saletta accanto all’ingresso.

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Nessuno verrà a chiedervi se avete scelto cosa mangiare, per cui si fa come in un villaggio sperduto delle Cotswolds: si va al bancone, si ordinano due pinte e si scelgono i piatti direttamente dal menu scritto sulla lavagna, tra cui salmone marinato nel gin e tagliere di formaggi, guancia di vitello con purè di patate e verdure, pasticcio di pollo e prosciutto con carote, cheesecake ai mirtilli. Se non piove e se c’è posto, si può cenare nel beer garden sul retro del locale.
Metropolitana: Notting Hill Gate (Central Line; Circle Line; District Line) 

Petersham Nurseries

È la destinazione ideale per una gita fuori porta se si è a Londra per qualche giorno. Bisogna spostarsi a sud del Tamigi, tra i sobborghi londinesi di Richmond e Twickenham. La particolarità di Petersham Nurseries è il fatto che il ristorante si trova all’interno di un vivaio, al confine con Richmond Park. Inaugurato nel 1970 come garden centre per la vendita di fiori e piante, nel 2004 venne completamente rinnovato. Da allora, oltre ad acquistare erbe aromatiche, articoli di artigianato o di arredamento da giardino, i clienti possono anche pranzare nella teahouse allestita sotto le volte della vecchia serra di vetro. L’impegno e la dedizione della brigata di cucina, sotto la direzione della chef Skye Gingell, ha permesso di ottenere un risultato importante nel 2011 con la stella Michelin. Da un paio di anni il comando è stato assunto da un’altra donna, Lucy Boyd, che cura il menu ispirandosi a ciò che è di stagione e agli ortaggi coltivati nel vivaio. Ottima la zuppa di eglefino affumicato e finocchio servita con pane tostato, oppure la quiche alle verdure e formaggio o, ancora, il pasticcio di pollo e porri.

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Alla fine del pasto ci si può fermare ancora un po’, bevendo un tè caldo o una limonata fresca, a seconda della stagione, godendosi l’atmosfera country chic della serra con i suoi tavoli d legno traballanti, le sedie arrugginite una diversa dall’altra, i vasi con le piante aromatiche sistemati sul tavolo, le decorazioni che sembrano arrivare da un mercatino delle pulci. Dopodiché si è pronti per affrontare la piacevole passeggiata di mezz’ora lungo la strada che costeggia il fiume e che porta fino alla fermata della metropolitana e, da qui, nella frenesia della City.
Metropolitana: Richmond (District Line; London Overground)

The White Horse

L’ultima destinazione è il White Horse, il posto dove mangio solitamente prima di lasciare Londra. In questo modo sono certa di avere ogni volta un ottimo ricordo della mia ultima cena in città. Si trova a Parson’s Green, un po’ fuori dalla zona più centrale, ma vale la pena del viaggio in metropolitana.
Il pub si affaccia su un piccolo parco, dove in estate vengono spesso organizzati dei barbecue: se il tempo è mite, si mangia fuori, o magari ci si ferma anche solo per una birra. Conosco questo posto da tempo, ma nonostante ciò non riesco a fare a meno di rimanere incantata ogni volta che varco la soglia dell’edificio ad angolo. Il bancone di legno, sulla sinistra, è sempre affollatissimo, come il resto del pub. Difficile trovare posto a uno dei tavoli utilizzati di solito per un drink prima di cena, o per una birra prima di rientrare a casa. Meglio prenotare uno dei tavoli in fondo al locale, tra le poltrone e i divani di pelle consunta.

londra the white horse

Si ordina da bere al banco: la lista tra cui scegliere è veramente estesa. Nel menu non manca mai il tagliere di formaggi con Cheddar, erborinato della Cornovaglia e caprino, serviti con marmellata di cipolle rosse. In estate si può iniziare con la zuppa di piselli e crescione, paté di fegato di pollo servito su pane tostato, prosciutto Black Combe con asparagi alla griglia, spalla di agnello brasata con purè di aglio e carote, hamburger con Cheddar e trota arrosto con patate e finocchio. E, se c’è ancora spazio per i dolci, una fetta di carrot cake, o chocolate brownie con gelato alla vaniglia.
Metropolitana: Parson’s Green (District Line).

Questo articolo è stato pubblicato in origine su Viaggi Low Cost

50 pensieri riguardo “Londra: cinque locali dove mangiare come un londinese

  1. Ovviamente li ho segnati in una delle mie agendine! Tornerò a Londra in estate e devo provarne almeno uno. Gli ultimi tre sono quelli che mi attirano di più ma il mio genere preferito è Petersham Nurseries *-* Ti citerò sicuramente se li proverò! 😀
    ps: hai un modo di descrivere i locali e l’ambiente che potresti fare anche a meno delle foto.. Un saluto! ^_^

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  2. Mhhh…insalata di granchio e mhh…zuppa di eglefino affumicato che bontà! 😛 Vorrei tanto abbracciare la filosofia del nose to tail eating: anche io sono convinta che sia un modo per rendere giustizia alla morte di un animale ma…col cuore in mano…io non ce la faccio a mangiare le orecchie o la coda 😦
    Li segno tutti ma il mio preferito è il Windsor Castle mi piacciono tantissimo l’atmosfera e il mood. E che belli gli interni del The White Horse, mi piacerebbe andarci insieme a te Silvia! ^_^
    Buona domenica, un bacio 😉

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  3. “Se dici Londra dici Silvia”…Te l’ho detto tempo fa e torno a ripeterlo😉 Preziosi come sempre i tuoi consigli… E che posticini favolosi! Mi piacerebbe provare i due pub, The White House e The Windsor Castle… Gli interni sembrano proprio accoglienti😍 Ciao, buona domenica!

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  4. Mi sono innamorata del Petersham Nurseries. E’ un locale troppo bello, almeno da quel che si vede in foto e da come ne parli tu. Adoro quei colori e amo molto di più gli ambienti freschi rispetto a quelli dall’arredamento scuro e pesante, sebbene poi siano tutti improntati sulla modernizzazione o lo stile industrial! 😀
    Belli belli! Dovrei stare una vita a Londra per provarli tutti……!!!!! 😀

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  5. I tuoi consigli sono sempre preziosissimi. Molto particolare il ristorante in cui si mangia l’intero animale, è la prima volta che sento suggerire una cucina simile all’estero ma mi sembra molto interessante, e pensandoci ha molto in comune con la cucina delle mie parti. Anche il Windsor Castle mi ispira un sacco, forse più per come l’hai descritto o forse per le leccornie elencate, fatto sta che voglio andarci!

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    1. È vero, la filosofia seconda la quale “si mangia tutto” ha molto in comune con tante regioni d’Italia: dalle mie parti, nella campagna piemontese, del vitello non si butta via niente.
      Se torni a Londra e vai in questi posti fammi sapere cosa ne pensi 😊

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  6. Come sai, parlando di locali londinesi con me sfondi una porta aperta 🙂 Non sono stata in nessuno di quelli che citi, perciò me li segno e sono curiosa di provarli. Soprattutto quelli fuori porta: ho una gran voglia di andare a Richmond, magari in una giornata di sole…

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  7. Uno più bello dell’altro Silvia! Adoro lo stile inglese nell’arredamento: mi piace un sacco quel “The Windsor Castle” e lo stille un pò shabby del Petersham Nurseries! E poi… mi è venuta una voglia pazzesca di fish and chips!! Esisterà un posto dove mangiarlo in Italia? Qui in provincia di Trento nemmeno l’ombra 😦 Un bacione!

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  8. Delle cinque proposte sono rimasta colpita dal Petersham Nurseries cosi sono andata a documentarmi su internet e… quanta “bellitudine”!
    L’idea che si trovi in un vivaio lo rende cosi chic ed elegante, la prossima volta approfitterò per fare un giro al Richmond Park e poi piccola sosta in questo meraviglioso locale.
    Un bacio :*

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  9. Molto interessante, avrei voglia di provarli tutti! In barba a tutti i pregiudizi sulla cucina inglese 🙂 comunque leggere questi post all’ora di pranzo è masochismo puro, ora chi me lo procura un bel salmone marinato nel gin? 😉 un abbraccio!

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  10. Un locale più bello dell’altro, dalle proposte assolutamente da acquolina in bocca! Ma chi è che ancora si ostina a dire: “In Inghilterra si mangia male”? Io ricordo una settimana di sapori guduriosi e indimenticabili!
    Sono tornata pimpante come un carrettiere, affermando che avrei combattuto contro i pregiudizi che vogliono gli inglesi freddi e inospitali (sono un amore tutti), ed il cibo senza anima (super buono)!
    God Save the Queen…non centra una mazza, ma volevo dirlo 😉
    Baci,
    Claudia B.

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    1. Forse le persone che dicono che in Inghilterra si mangia male sono le stesse che si mettono davanti all’inquadratura quando uno aspetta da ore di fare una foto: bestie 😉
      Rimanendo in tema anglosassone io una volta sono tornata da un viaggio di una settimana in Irlanda con tre chili in più…
      Sono d’accordo con te: God Save the Queen & Long Live the King 😉

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  11. Perchè comprare una lonely planet quando è possibile chiedere a te? Ti prego la prossima volta portami dietro..giuro che non sono fastidiosa nè molesta e non sporco…faccio solamente le foto in stile: reggo la torre di pisa! ahahaha. Ovvio che mi salvo immediatamente questo post, spero di poter testare personalmente questi posti. Un bacione

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  12. Silvia questo post capita a fagiuolo! Londra è finalmente di nuovo in programma e non vedo l’ora di provare almeno uno dei posti che citi nel post! Ti confesso che se abbiamo cul…ehm fortuna e troviamo una giornata di sole una gita a Richmond è già in programma… ed allora chi me la leva una tappa al Petersham Nurseries? Anche se il Windsor Castle e il White Horse mi ispirano allo stesso modo! E poi chi è che ha detto che in Inghilterra si mangia male? Io torno ingrassata da ogni viaggio sempre! A presto!

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  13. Cavolo, non sono andata in nessuno dei posti che hai citato! 😦
    Me li segno subito per la prossima volta, almeno un paio li voglio provare, Petersham Nurseries e The Windsor Castle su tutti!! Viene voglia di andarci anche solo a vedere le tue foto! 🙂

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  14. Ho letto molto attentamente questo post, Silvia. Quando sono stato a Londra ero troppo piccolo per interessarmi alla cucina locale, come oggi farei invece da blogger e viaggiatore consapevole. E ho sempre sognato mangiare come gli inglesi, evitando grandi catene e cliché. Questi posti sono uno più bello dell’altro, mi ispirano tantissimo. E il fatto di aggiungere il dolce alla fine di ognuno è un po’ una cattiveria: ora ho voglia di cheescake al limone e carrot cake! Quelli che mi ispirano di più sono il Windsor e il White Horse… quando ho letto “salmone marinato al gin” non ho capito più niente.

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