Il mistero di Rocca Meli Lupi di Soragna

Ho scoperto dell’esistenza delle Case Museo qualche mese fa, grazie a Chiara e Marco del blog I Viaggiascrittori. La rete delle Case Museo è diffusa su tutto il territorio italiano ed è formata da oltre cinquanta dimore dove hanno abitato personaggi di rilevanza storica. Ognuna di queste case ha una storia da raccontare: si va dalle ville dove hanno vissuto uomini illustri alle abitazioni che hanno avuto un ruolo importante nella storia di una determinata regione.

Così, guardando la mappa delle Case Museo del nord Italia, ho letto la storia della Rocca Meli Lupi di Soragna, non lontano da Parma. A differenza di altre dimore che fanno parte della rete, qui non hanno abitato poeti, musicisti o scrittori, bensì marchesi e principi. E una donna, moglie di uno dei nobili condottieri che fecero costruire la Rocca secoli fa. Fu assassinata ma non volle, nemmeno da morta, lasciare queste mura.

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Ma andiamo per ordine. Nel 1385 i cugini Bonifacio e Antonio Lupi, feudatari sul territorio di Soragna, iniziarono la costruzione della Rocca. In pochi anni, l’edificio militare venne trasformato in una dimora signorile. Non fu eliminato il fossato esterno di difesa né il ponte levatoio, come a voler proteggere la Rocca da qualche minaccia. La dinastia dei Lupi gode di notevoli privilegi, grazie anche all’amicizia con l’imperatore Federico II e con Francesco Sforza. Le prime difficoltà sorgono nel 1514, quando si estingue la linea diretta maschile della famiglia: dopo anni di liti e controversie, il feudo passa al nobile parente Giampaolo Meli, che otterrà i privilegio di cambiare il cognome del casato in Meli Lupi, aggiungendo il simbolo della sua famiglia allo stemma dei Lupi che ancora oggi troneggia sopra l’ingresso.

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Leggo questi cenni storici mentre aspetto che inizi la visita guidata. Cerco invano di trovare riparo sotto il portico dove un tempo si trovava il ponte levatoio, ma il vento è insolitamente gelido per una domenica soleggiata di fine febbraio. Provo a sbirciare attraverso le finestre dei piani superiori di questo edificio austero e imponente, sperando di scorgere un volto, magari quello dell’attuale principe Diofebo. Mi domando cosa si provi a portare il titolo di principe ai giorni nostri, a essere il signore del castello in un paesino della campagna emiliana, dove strade e piazze hanno ancora il nome del nobile casato. Ma soprattutto, come riescono il principe e i suoi famigliari a dormire sereni tra le mura di una dimora abitata anche da un fantasma?

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La guida ci conduce da una stanza all’altra, raccontandoci la storia dei personaggi ritratti, senza risparmiare dettagli curiosi sugli antenati dei Meli Lupi: chi si fece costruire un trono, chi evitava accuratamente di farsi ritrarre accanto alla moglie sposata per interesse. Chi invece fece allestire una sala da biliardo, chi un accesso diretto alla chiesa del paese; altri ordinarono la costruzione di un corridoio lungo più di sessanta metri per passeggiare al riparo dal freddo durante i mesi invernali. Purtroppo non è possibile scattare fotografie all’interno: per immortalare la Rocca dobbiamo aspettare di essere sul terrazzo all’estremità del corridoio.

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Forse è per via del raffreddore, o forse mi sto facendo suggestionare da quello che ci ha appena raccontato la guida. Penso al ritratto della donna pallida e austera che sembra scrutare i visitatori dall’alto. Mi tornano in mente gli occhi di Cassandra Marinoni di Milano che osservano da sopra la porta principale della sala del biliardo, resa ancora più buia dalle tende color rosso sangue. La voce della guida è quasi un sussurro mentre ci racconta di cosa successe alla moglie del Marchese Diofebo II Meli Lupi.
La storia è tanto semplice quando cruenta: mentre Cassandra sposa Diofebo per amore, la sorella Lucrezia Marinoni si unisce in un matrimonio combinato con il conte Guido Anguissola di Piacenza. Anguissola è appassionato di gioco d’azzardo e dilapida il patrimonio di famiglia: prova a mettere le mani su quello della moglie, invano. Tenta di avvelenarla senza riuscirci e, a quel punto, Lucrezia chiede e ottiene il divorzio. Siamo nella seconda metà del 1500 e una separazione è estremamente rara, quindi la donna si trasferisce a Milano, dove riceve spesso la sorella Cassandra Meli Lupi in visita. Ormai Anguissola è sul lastrico, e l’unica la soluzione sembra essere la morte di Lucrezia e della sua unica erede Cassandra. Il conte ingaggia cinquanta sicari che tendono un agguato alle due donne: Lucrezia non ha speranze, Cassandra rimane gravemente ferita. Il marito la fa portare a Rocca Meli Lupi, ma la poveretta muore dopo pochi giorni. Da allora, ogni volta che sta per succedere qualcosa a uno dei discendenti dei Meli Lupi, una presenza si aggira nella Rocca. In paese dicono che si tratti del fantasma di Cassandra, che vuole mettere in guardia i membri della famiglia. La chiamano Donna Cenerina da queste parti, perché in punto di morte, ormai dissanguata, aveva assunto un colore grigio-cenere.

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“Voi credete ai fantasmi? Domanda la guida mentre cerchiamo di scaldarci al sole sul piccolo terrazzo. Io sorrido, qualcuno scuote la testa, altri guardano la ragazza come se avesse chiesto quando è previsto lo sbarco degli alieni. In linea di massima preferisco non crederci. Ma non posso fare a meno di immaginare gli alberi secolari e i cespugli di notte: è facile pensare alle sagome dei rami avvolti nella nebbia, simili a tante braccia ossute che si tendono attraverso il sentiero che conduce alla Cafè Haus, il piccolo edificio simile a una serra in fondo al parco, oltre il laghetto.

Penso a una donna con i capelli sciolti, talmente pallida da sembrare trasparente: passa sotto l’arco che dall’ala centrale della Rocca porta al giardino, si incammina lungo la riva del lago artificiale, confondendosi ora con una delle statue immobili, ora con il tronco di un noce. La camicia da notte bianca che indossava in punto di morte ha dei riflessi madreperlati nel buio della notte e a volte rimane impigliata nei rami dei cespugli. La donna si volta per districare il tessuto dai rovi e a quel punto alza gli occhi verso le finestre del secondo piano, dove, ancora oggi, vivono i discendenti della sua famiglia. Mi chiedo se i Meli Lupi che risiedono nella Rocca abbiano mai visto Donna Cenerina camminare tra le piante del giardino oppure nei lunghi corridoi bui. Vorrei chiederlo alla guida, ma non lo faccio perché capirebbe che mi lascio suggestionare facilmente.

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La visita finisce, torniamo all’ingresso principale, dove mi volto indietro ancora una volta per accertarmi che non ci sia nessuno affacciato alle finestre dell’ala non abitata, quella dove è morta Cassandra. Ma io non credo a queste cose.

E voi, credete ai fantasmi?

32 pensieri riguardo “Il mistero di Rocca Meli Lupi di Soragna

  1. Vivo di fronte alla rocca che ospita il fantasma di Azzurrina, chi sono per non credere agli spettri 😉?
    Adoro la zona dei castelli del ducato, lo scorso anno ne ho visitati alcuni e voglio tornare per vederne altri. Ero indecisa sulla Rocca Meli Lupi, ma grazie a te ho scoperto un gioiello ricco di storia e mistero che non posso perdere ✌
    Grazie mille Silvia, ottimo reportage!
    Claudia B.

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    1. Quando si tratta di fantasmi so di poter contare sulla tua comprensione e su quella di Orsa 😉 Anzi, dovremmo organizzare una specie di ghost tour: hai presente quella trasmissione che facevano forse su DMax con quel gruppo di “scienziati” che andavano a caccia di fantasmi in giro per castelli, ville abbandonate, ecc?
      Grazie per essere passata 🙂

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  2. Dopo tutto quello che accade a casa mia e dopo l’episodio a Villa Adriana mi chiedi se credo ai fantasmi? 😉 Nonostante abbia un lato spiccatamente scettico/realista/pragmatico ogni tanto mi piace lasciarmi affascinare da storie e leggende; spesso una suggestione, un’ombra o un bel maniero con una oscura storia familiare come questo sono sufficienti a far scattare la “modalità Voyager”. Altre volte invece basta un racconto ben fatto (come questo e come quello de Ciabot della strega 😉 ) che ti spinge quasi a scorgere sagome o sentire scricchiolii sinistri mentre stai leggendo.
    Ho dato uno sguardo alla mappa delle case-museo ed ho scoperto che ne ho visitate due e manco lo sapevo (la casa-grotta a Matera…ero talmente avventata di rabbia per quell’episodio di pasquetta che me ne ero completamente dimenticata! 😛 ) Anche la Reggia di Caserta è nel circuito, oggi volevamo ritornarci per le #domenichealmuseo ma diluvia da stamattina 😦
    Grazie per avermi fatto conoscere la storia della rocca!
    Buona domenica Silvia, un bacio!

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    1. Ah ah infatti ho appena risposto a Claudia B dicendole che ero certa che voi due avreste capito 😉
      Anche io preferisco non credere a queste cose, più che altro perché mi lascio impressionare facilmente e poi – come dici tu – ogni ombra o anche un rumore mi fanno trasalire. Pensa che la notte dopo la visita alla Rocca ho sognato di “lavorare” per una fantomatica Regina di Fiori che assomigliava molto a Donna Cenerina…
      Comunque la rete delle Case Museo è molto vasta: pensa che tra casa mia e Torino ce ne sono addirittura tre e non lo sapevo!
      Un bacione a te 🙂

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  3. Assolutamente si, chiunque abbia vissuto in Scozia per anni non può che credere ai fantasmi! 😉
    E che scoperta questa del circuito delle case-museo. Adoro visitare le abitazioni di personaggi del passato. Sono cosi impregnate di storie, parole, talvolta misteri o semplice poesia del quotidiano. Vado subito a sbirciare un po’…

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  4. Io ho scoperto la rete delle case museo l’anno scorso, durante il blog tour a Rimini, e mi piacerebbe molto poterne visitare altre. Allo stesso tempo ho una grandissima voglia di vedere quanti più castelli del ducato di Parma e Piacenza…quindi insomma, questo posto me lo devo proprio segnare! Se poi ci aggiungiamo una storia di fantasmi, è fatta 🙂 Certo, però, che storia triste 😦

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    1. Ciao Agnese! Allora mi sa che al tuo ritorno in Italia avrai una lista lunghissima di posti da vedere 😉
      Sì, una storia triste effettivamente, soprattutto considerando il fatto che il cognato non è mai stato punito per l’omicidio delle due poverette…

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  5. fantastico cara silvia! amo come te le dimore e le ville o castelli che profumano di storia e nobiltà:)
    poi affascina pure me il mito del fantasma che aleggia tra le mura mi segno questo indirizzo che nn consocevo…
    se ti interessa e se hai modo visita il castello del catajo nei pressi di padova…non era di nobili ma di mercenari arricchito ma è pregno di storia e arte e il mito del fantasma ovviamente:)
    buona serata
    daniela

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    1. Anche a me succede la stessa cosa: mi lascio tentare dal fascino di queste storie, ma poi mi spavento. Se inizio a sentire una storia di fantasmi non riesco a smettere di ascoltare, poi appena mi ritrovo in una situazione “paurosa” – tipo il garage di sera 😉 – mi viene un’ansia tremenda…

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  6. Ho visitato anche io la di Soragna qualche anno fa insieme ad una mia amica che vive da quelle parti. Ho un bellissimo ricordo … e devo dire che io sono andata a Marzo e anche quel giorno era bella ventoso! Ti dico anche che ai fantasmi … ai messaggi che tentano di lanciare, ai contatti che provano ad intrattenere con familiari/amici ancora in vita. Voglio crederci, a volte è consolatorio!

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  7. Grazie mille per avermi fatto conoscere Le case museo, ne sto già cercando qualcuna in Toscana. Beh, io ad i fantasmi ci credo ni…cioè sono un po’ scettica ma che nessuno si provi a raccontarmi una storia su entità paranormali perchè altrimenti fuggo. E devo dire che te sei molto brava a raccontarne, anche stavolta mi hai portato per mano in una vecchia dimora abitata da spiriti in vestaglia bianca

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  8. Ho un debole per le storie di spettri, quindi mi esalto quando leggo racconti come questo. Che davvero un fantasma si aggiri nella vecchia dimora oppure sia solo leggenda, io credo che le case conservino i ricordi e le emozioni di chi ci ha vissuto, perciò, quando le visitiamo, “sentiamo” la loro anima… o no?

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    1. Pensa che al ritorno mi sono messa alla ricerca di altre case “infestate” dalle parte di casa mia, e ne ho trovata una che però non apre al pubblico fino a maggio: non vedo l’ora!
      Non mi era arrivata la notifica dell’avvenuto trasferimento del tuo blog: mi sono appena iscritta a quello nuovo, questa sera faccio un giro 🙂

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  9. Ma che belle le case museo! Io non credo ai fantasmi e non sono particolarmente suggestionabile, ma se dovessi trovarmi chiusa di notte, al buio, con il ritratto della Donna Cenerina a farmi compagnia… beh, forse la penserei diversamente 😀 Ciao cara!

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  10. Io adoro le storie di fantasmi ed in generale qualsiasi cosa abbia una velatura o risvolto “horror” , mi mette adrenalina. Da piccola avevo paurissima di qualsiasi cosa, anche dei film comici quando il personaggio di turno si copriva con un lenzuolo bianco per spaventare qualcuno, potevo non dormirci per giorni e giorni. Crescendo ho visto migliaia di film horror e letto storie e visitato cimiteri…non so, si vede che tutta quella paura da bambina mi ha fortificato! ahahah
    In ogni caso, come sempre tu racconti queste esperienze benissimo, mi hai fatto appassionare alla vicenda e un brividino si è fatto strada sulla schiena! 🙂

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    1. A me invece è rimasta la stessa paura di quando ero bambina 😉 Pensa che quando avevo 5 o 6 anni mi hanno portata al cinema a vedere Biancaneve di Walt Disney e la scena della strega che risale in fiume nella barchetta mi ha terrorizzata per mesi, anzi per anni…
      Ora vado a leggere il mistero di Azzurrina 🙂

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  11. Non credo ai fantasmi, ma ho visto abbastanza film per sapere che se mi trovassi in quella casa da solo in una notte tempestosa… beh, mi rintanerei sotto le coperte fino al sorgere del sole! Bellissima tutta la storia dei Meli Lupi, Silvia, davvero interessante. Le Case Museo sono solo uno dei tanti preziosi frammenti dell’arte e storia italiana che conserviamo sul nostro territorio, e spesso non sono nemmeno promosse a sufficienza. Direi che il tuo articolo le rende giustizia 🙂

    Alla prossima e un caro saluto!

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    1. Nemmeno io tendenzialmente ci credo, ma in certi casi il potere della mente è incredibile: appena superata la sala con il ritratto di Cassandra ho iniziato ad avere i brividi di freddo, come se in casa facesse più freddo che fuori. Certo, era per via del raffreddore, ma in quel momento un po’ di pelle d’oca…
      Buona giornata 🙂

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