La magia dei borghi piemontesi. Usseaux, fra laghi incantati, murales e formaggi delle viole

Federica è piemontese, proprio come me. Ha un grande amore: Torino, ed è la passione per questa città e per il Piemonte che l’ha spinta ad aprire il blog Dire Fare Mole. I suoi post sono presentati attraverso quelle che Federica descrive come diapositive letterarie: racconti fatti di impressioni legati a parole ed immagini. Oggi ci porta a scoprire un angolo della nostra regione racchiuso tra laghi e montagne.

Bandiera Arancione del Touring Club italiano, inserito nella lista dei Borghi più Belli d’Italia e… uno dei mie luoghi del cuore! Non è il paese delle meraviglie di Alice, ma Usseaux, comune alpino situato in alta Val Chisone.

Si sale in montagna, signore e signori: ci lasciamo alle spalle Torino, sfioriamo Pinerolo e le sue colline, proseguiamo sulla statale 23 del Colle del Sestriere per inoltrarci in un paesaggio che sa di verde e di pietra. Ecco Fenestrelle con il suo forte sabaudo, così esteso da essere definito la grande muraglia piemontese. Poca strada ancora, e la nostra meta è raggiunta. Usseaux ci accoglie con un sospiro di incanto senza tempo, come un gioiello incastonato fra il Parco naturale Orsiera – Rocciavrè e il Gran Bosco di Salbertrand.

Un capoluogo, quattro frazioni, 180 abitanti, infinite meraviglie. Il pluripremiato borgo alpino, che sta vivendo un’imponente rinascita turistica, conserva il fascino arcaico delle terre alte, dove la vita scorre con ritmi lenti e secondo natura. Le scie dei tempi che furono sono visibili tanto nell’architettura del luogo, con le fontane, i lavatoi, i mulini ed i forni, quanto nelle tradizioni occitane e nelle tracce del patois, variante della lingua d’OC diffusa nella valle e che accomuna i paesi appartenuti alla Repubblica degli Escartons, esperienza di amministrazione federale che ha interessato alcune zone montane piemontesi e francesi dal 1343 al 1713.

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La storia riecheggia ovunque a Usseaux. Una storia gloriosa come quella che ci porta a salire ancora un po’, direzione colle dell’Assietta, teatro di una delle battaglie più importanti avvenute in Piemonte. Era il 19 Luglio del 1747: qui l’esercito sabaudo fronteggiò e sconfisse il ben più numeroso esercito francese, riportando un’inaspettata vittoria e un’espressione che ci caratterizza tutt’ora. Fu proprio durante la battaglia dell’Assietta che il comandante Giovanni Battista Cacherano di Bricherasio inventò inconsapevolmente il famoso motto “bogia nen”. Si racconta infatti che il condottiero, esortato dallo stato maggiore torinese a ritirarsi in posizioni più favorevoli, rispose in dialetto “Dite a Turin che da sì nojàutri i bogioma nen (“Dite a Torino che noi da qui non ci muoviamo”)”.

Dai campi di combattimento ai campi di viole. Il profumato fiore è il primo a sbocciare sui pendii di montagna, dopo lo sciogliersi delle nevi, il primo di cui si nutrono le mandrie che pascolano negli alpeggi della zona. Così nasce il Plaisentif, detto anche formaggio delle viole. Il Plaisentif è il prodotto tipico di Usseaux, derivato da una ricetta tardo medievale riscoperta solo di recente. La vicenda ha un tocco di fiaba: verso la fine degli anni ’90, l’allora sindaco del vicino comune di Perosa Argentina ritrovò in un cassetto di casa un documento risalente al XVI secolo, ove era trascritta la preparazione dell’antico formaggio. Le nuove produzioni, ripartite dai primi anni 2000, sono state un successo in crescendo. Il disciplinare attuale del Plaisentif è molto rigido: il latte utilizzato deve essere tassativamente munto tra il 20 giugno e il 25 luglio, da vacche al pascolo sopra i 1500 metri. Le forme, passato il controllo di qualità, vengono poi marchiate con una «P» e con il nome del produttore, e vendute solo a partire dalla fiera «Poggio Oddone – il dono del formaggio», che si tiene la terza domenica di Settembre a Perosa.

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I fiori sono un tratto caratteristico di Usseaux. Se ne trovano ovunque, sparsi per i balconi del tipico borgo montano di foggia settecentesca, dove tutto sembra essersi fermato. Tante le costruzioni rimaste intatte da allora, molte delle quali ospitano sulle loro facciate degli splendidi murales contemporanei; se ne contano circa una quarantina, un ciclo pittorico che narra ai visitatori sprazzi di vita contadina a contatto con la natura. Girate per i vicoli e provate a scovarli tutti, gettando uno sguardo anche ad altri edifici tipici come il forno della comunità, il lavatoio, il mulino ad acqua e la chiesa parrocchiale di San Pietro. Se il capoluogo è il paese dipinto, la frazione Balboutet è quello delle meridiane. Qui potete immergervi in un viaggio alla scoperta del tempo e degli antichi modi per misurarlo, scoprendo i venti quadranti solari posti sui muri di altrettante abitazioni.

A breve distanza spuntano Pourrières, borgata prossima all’Assietta, e Fraisse, cinta da boschi e attraversata del torrente Chisone. Voglio però soffermarmi su Laux, l’unica frazione posta alla destra orografica del corso d’acqua (a sinistra arrivando da Torino), quella che conosco meglio e che racchiude molti ricordi personali. “It’s a kind of magic” cantava l’indimenticato Freddie – c’è bisogno di aggiungere il cognome? – ed è la frase che mi viene in mente ogni volta che rivedo Laux. Un borgo rivestito di magia in ogni suo angolo, bello e accogliente in ogni stagione. All’ombra della Rocca del Laux e del monte Albergian, la borgata ci dà il benvenuto con il piccolo lago omonimo; intorno, solo prati e roccia, e un unico edificio, il Ristorante Hotel Lago del Laux. Se siete in cerca di una location per una fuga romantica dalla città, vi consiglio di venire qui. L’hotel è quanto di più romantico ci possa essere: poche camere, tranquillità, calore, e una vista impagabile. Per un pranzo invernale con gli amici prenotate invece al ristorante dell’albergo, che offre specialità del luogo come le cahliettes o cajettes, grossi gnocchi di patate e mollica di pane di segale, e la polenta servita con condimenti tradizionali e meno (ne ricordo una con latte e nocciole!). Il tutto davanti ad un camino scoppiettante in inverno, o in terrazza durante i mesi estivi. Sempre in estate, se preferite stare en plein air, armatevi di teli e cestini e organizzate un bel pic nic in riva al lago. Divertimento garantito!

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Il nucleo abitato di Laux è poco oltre lo specchio d’acqua. Cinque minuti di camminata e si giunge nel cuore antico del villaggio, considerato fra i più intatti dell’intera valle. Qui tracce valdesi ed occitane convivono e si fondono da secoli. All’inizio della via principale, alcune lose dipinte descrivono le tappe salienti della storia del borgo, la cui fondazione è attribuita ad un gruppo di esuli francesi nel 1200, perseguitati in quanto eretici. Una seconda ondata di esuli si registra pochi anni dopo con l’arrivo dei valdesi, anch’essi in conflitto con la Chiesa Cattolica.

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La presenza dei seguaci di Pietro Valdo, mercante di Lione fondatore del movimento religioso, ha lasciato un’impronta rilevante nel paese, come nel resto della Val Chisone. All’interno del minuscolo centro storico, accanto ad un simbolo cattolico come la suggestiva chiesa di Santa Maria Maddalena – con tanto di meridiana originaria – possiamo trovare la piazza della preghiera, simbolo della pacifica convivenza fra religioni, così viva a Laux. Sostate a gustare il silenzio e la pace che aleggia per il borgo, fra un vicolo e una baita, osservando le montagne che fanno da corona, perdendo lo sguardo fino a Fenestrelle. Respirate a pieni polmoni l’aria frizzante mista agli echi dei secoli passati.

Sì, è proprio una specie di magia.

Cover photo © Raffaele Sergi

33 pensieri riguardo “La magia dei borghi piemontesi. Usseaux, fra laghi incantati, murales e formaggi delle viole

    1. Grazie a te, Federica, per aver partecipato! Mi fa sempre piacere avere la possibilità di far conoscere meglio la nostra regione. Anzi, io per prima spesso la “trascuro” perché tanto è sempre lì e “ci posso andare quando voglio” 😉
      Dovrei venire a Torino tra un paio di settimane, ti faccio sapere!
      Un bacio 🙂

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  1. Che bei luoghi ricchi di storia, fascino e buon cibo..nulla insomma da invidiare alle blasonate Dolomiti!
    Ma quindi il Plaisentif è l’unico formaggio al mondo che profumi di violetta? 😛
    Mi ha fatto piacere fare la tua conoscenza Federica! Un saluto e un abbraccio anche alla padrona di casa! 😉

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  2. Amo questi piccoli borghi caratteristici! Spesso scelgo di visitare quelli della mia Liguria, mentre ho molte “lacune” su quelli piemontesi, ma sono così vicini che non ho scuse per rimediare! Prendo nota di questa graziosissima località! 🙂

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  3. Molto molto interessante! Anch’io sono piemontese, nata e cresciuta tra le colline del Monferrato, ma ormai da molti anni vivo in Lombardia. Non ho mai amato troppo la mia regione d’origine, ma so bene che tra le sue pieghe si nascondono dei piccoli gioielli.
    grazie per averne condiviso uno così!

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      1. Mi piace leggere racconti che parlano della nostra terra, dell’Italia! Perchè, io per prima, mi affanno di vedere il mondo, ma spesso mi dimentico di vivere in uno dei paesi più belli!
        grazie a te!

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  4. Che meraviglia questo borgo, e quante informazioni interessanti. Adoro questi post, che portano a scoprire angoli nuovi di Italia, a portata di mano eppure nascosti. Grazie di questa gita piemontese!

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  5. Il Piemonte probabilmente è una delle regioni che conosco di meno in assoluto, purtroppo. Quanto è bello scoprire dell’esistenza di Borghi come questi, così caratteristici e con una storia dietro. Storie a volte tristi altre meno, ma sempre decisive nel dare più che un’identità un’anima vera e propria. Secondo me il bello della nostra Italia è proprio l’anima storica delle nostre città o borghi come in questo caso. Grazie per avermelo fatto conoscere.

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    1. Il Piemonte racchiude tanti tesori spesso celati alla vista. Abbiamo città regali e piccole perle di montagna, colline e vigneti mozzafiato e laghi super romantici…vale la pena di organizzare un viaggio, o anche più di uno 🙂
      Federica

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  6. Mi avete dato uno spunto di visita davvero splendido! In Piemonte ho visto Torino, di cui mi sono innamorata follemente, il Lago d’Orta, per il quale ho perso la testa. Ma anche la relativa parte del Lago Maggiore, con le isole Borromee e Villa Taranto. Qui ho mollato gli ormeggi.
    Ovviamente non è terminato il mio impegno nell’esplorazione del Piemonte, e questo post finisce diretto tra quelli da cui prendere spunto!
    Amo i borghi, le antiche realtà che cerco di trovare sempre nei miei viaggi e che sanno emozionarmi. Esattamente come mi sono emozionata leggendo le bellissime descrizioni fatte😍
    Grazie per questa grandiosa idea!
    Claudia B.

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  7. Bellissimo articolo Silvia,
    io da bambina passavo le mie vacaze al Laux e anche a Pragelato.
    Mio padre è piemontese e, quindi, si andava da parenti. Abito dal 1973 in Emilia. Mia madre è siciliana e nasco a Avellino 🙂
    Questi paesini sono bellissimi e alcuni anni fa ho portato le mie amiche e le mie nipotine a visitare questi posti.
    Li ho anche portati a visitare la miniera del talco e le scuolette beckwith in Val Angrogna e il rifugio antiaereo a Perosa Argentina.
    Grazie mille per avere parlato dei Valdesi una realtà STORICA poco conosciuta.
    Segnalo il Museo Valdese a Torre Pellice. Si fa un bellissimo tuffo nella loro storia e si capisce che cosa hanno patito.
    Grazie da una italiana 🙂

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    1. Ciao Barbara, sono d’accordo con te: si tratta di zone e realtà molto interessanti ma purtroppo poco conosciute. Io stessa quando penso a una gita, tendo a privilegiare posti più lontani perché tanto in quelli vicino a casa “ci vado quando voglio”…
      Non sapevo delle scuole Beckwith, ora vado a cercarmi qualcosa su internet!
      Grazie a te 🙂

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