Il taxi nero si ferma davanti all’entrata dell’Harry’s Bar di Londra. Il capo è rilassato come se stesse andando a cena da sua madre, io sono agitata come se dovessi comparire davanti a un giudice per un’accusa ingiusta. Per chi non lo sapesse, si tratta del cugino (il locale, non il boss) del più noto Harry’s Bar di Venezia, ristorante storico nonché punto di ritrovo di scrittori, aristocratici, artisti e intellettuali.
Quello di Londra è uno dei club privati più eleganti della città, noto per la bellezza degli ambienti e per la qualità del cibo. Lampadari di cristallo, bicchieri di vetro di Murano e sedie rivestite di velluto. Come si legge sul sito, il tutto contribuisce a creare un’atmosfera di relaxed luxury.
Ora vorrei sapere come si fa a essere rilassati in un posto il cui l’accesso è di regola riservato esclusivamente a chi è socio del club. Per diventarlo, occorre essere raccomandati da altri due privilegiati che ne fanno parte, oltre a essere disposti a pagare quasi duemila sterline all’anno.
Questa sera il boss è invitato a un evento privato per una raccolta di fondi che saranno destinati alla creazione di alcuni orti scolastici in Africa. In poche parole, i ricchi generosamente donano ai poveri. Non facendo parte dei ricchi, probabilmente rientro nella categoria dei poveri a cui fare la carità.
Ovviamente c’è un dress code, che ho studiato attentamente prima di partire. Sul sito si legge quanto segue: Ladies should be elegantly dressed. I dettagli mi aiutano a capire cosa voglia dire, in concreto, grazie a una lista di cose da evitare. Niente jeans (problema), niente giacche di pelle (ok, posso farne a meno), niente t-shirt (aiuto!), niente scarpe sportive (oook). Non benissimo, ma nemmeno troppo male.
Così, qualche giorno prima della partenza avevo tolto la polvere al completo giacca e pantalone usato per la discussione della tesi, per abbinarlo a una camicia di seta color panna. So già che mi toccherà rispondere più volte che no, non lavoro qui anche se potrei dare quest’impressione. O forse no, visto che i camerieri sono vestiti meglio di me. Probabilmente la loro divisa impeccabile è di Armani, mentre la mia mise è di Max&Co. Ma il dettaglio che da un tocco in più al mio look è dato dalle scarpe: un paio di décolleté, orrore orrore, di finto camoscio verde con appena un accenno di tacco. La mia amica Simona mi ha convinta a comprarle poco prima di partire, e io l’ho ascoltata. Ora l’unico risultato è che cammino come se fossi ubriaca, prima ancora di aver iniziato a bere. Ma c’è da dire che almeno si abbinano al rivestimento delle sedie.

Il bello però deve ancora venire. Ovviamente c’è un placé, e scopro solo prima di arrivare al tavolo, grazie al maître italiano che ci fa strada, chi saranno gli altri commensali. Per fortuna, perché se lo avessi saputo in anticipo, sarei morta per un attacco di panico. Partiamo dal primo: lo sceicco Mansour bin Zayed bin Sultan Al Nahyan o, come dicevan tutti, sceicco Mansour. Si tratta del proprietario dell’Abu Dhabi United Group, una società di investimenti che fa capo alla famiglia reale di Abu Dhabi e che ha acquisito il Manchester City Football Club. Lo sceicco ha un patrimonio di oltre trenta miliardi di dollari, mentre io nel portafoglio ho appena trenta sterline che forse non mi basteranno nemmeno per pagare il taxi fino all’hotel.
Poi c’è Zac Goldsmith, nonché barone di Richmond Park. Ai giorni nostri è un politico di spicco (ed ex ministro) del Partito Conservatore, mentre all’epoca era solo il figlio di un multimiliardario e direttore della rivista The Ecologist. Insieme a lui c’è la (ora ex) moglie Sheherazade Goldsmith née Bentley – quelli delle macchine? Non l’ho mai scoperto, ma allora occupava le sue giornate da milionaria facendo l’ambientalista e la stilista e, quando si annoiava, la giornalista.
Un’altra ospite al nostro tavolo è Carole Bamford, moglie del miliardario Lord Bamford, fondatore e proprietario della JCB, quelli degli scavatori. Il marito è una delle due persone al mondo ad avere in garage non una ma ben due Ferrari 250 GTO (l’altro è Samuel Robson Walton, erede del colosso Wal-Mart). Gente normale, insomma. Almeno nelle vene di Lady Bamford non scorre sangue blu, anche perché si narra che fosse una hostess di British Airways da ragazza. Da questa sera diventerà amica del boss, che si guadagnerà un invito a visitare la sua fattoria biologica nel Gloucesterhire, ma questa è un’altra storia.
Last but not least, Thomas Parker Bowles. Ha bisogno di presentazioni? Allora aveva da poco avviato la carriera da critico e giornalista gastronomico, ma era famoso soprattutto per essere il figlio della futura moglie del futuro Re Carlo III.
Valori dell’ansia a questo punto: non pervenuti. Ho appena preso posto a tavola e non riesco nemmeno a capire quale forchetta usare, figuriamoci pensare di intavolare una conversazione anche solo vagamente accettabile davanti a questo parterre de rois.

Ma per fortuna, come sempre in compagnia del boss, non è compito mio dire cose sembrino anche solo vagamente intelligenti. Devo limitarmi a tradurre quello che gli ospiti dicono al boss e le sue risposte ai commensali.
Lo sceicco non mi guarda nemmeno, Zac e consorte mi sorridono mentre traduco e cerco di mangiare qualcosa senza strozzarmi. Se un boccone dovesse andarmi di traverso, Lady Bamford, con il suo passato da hostess, potrebbe essere in grado di salvarmi con una manovra di Heimlich, facendomi sputare un pezzo di coq au vin sulla camicia di Thomas Parker Bowles. Probabilmente a quel punto smetterebbe di essere gentile.

Ma non succede nulla di tutto ciò. La cena è interminabile e il boss parla tantissimo. Se io mi sento come un pesce fuor d’acqua, lui sguazza con disinvoltura in questo branco. Sorride, fa domande, risponde di buon grado. Per fortuna, perché da lui ci si può aspettare di tutto. Magari un battuta sull’ultima performance in campo del Manchester City, che finirebbe per creare un incidente diplomatico con gli Emirati Arabi.
L’unico incidente che rischia di scoppiare è quello della violazione del galateo, quando il boss mi obbliga a chiedere al cameriere un secondo assaggio di millefeuille aux abricots et lavande. Lo sceicco rimane impassibile, Parker Bowles sorride divertito, mentre gli altri guardano il capo con curiosità, come se fosse un animale buffo allo zoo. Ma non sembra troppo grave, e poi non importa davvero a nessuno. Quello che conta è che la cena è quasi finita e che tra mezz’ora al massimo sarò nella mia camera d’albergo per niente lussuosa, dove il dress code prevede un paio di leggings e una t-shirt consumata.

Mamma mia ma che spettacolo! Mi hai fatta sentire lì nel mentre leggevo, hai uno stile descrittivo per certe cose veramente piacevole! Dimmi che avevi portato il Woc per l’occasione!!!! Serena
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No all’epoca non lo avevo ancora! Ora che ci penso avevo una bruttissima borsetta di tela o finta suede del colore delle scarpe 😂
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Un secondo assaggio di millefeuille aux abricots et lavande: ma allora il capo è uno di noi! 😛 Ti confesso che mi hai tenuta sulle spine, ma tantissimo proprio! Fino all’ultimo mi aspettavo una gaffe o un a qualche battuta scellerata del boss. E che ansia per le figure che hai avuto come compagni di cena, aver gestito e tenuto testa a una cosa del genere fa assolutamente curriculum 🙂 Ne hai di cose da raccontare, io ti rinnovo l’esortazione a raccoglierle in un libro 😀
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Quando si tratta di mangiare è un comune mortale come noi! Il secondo assaggio lo avrei chiesto anche io, ma con quelle persone non me la sono sentita 😂 Eh il libro sarebbe un sogno, ma hai idea se dovesse finire tra le SUE mani???
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Oddio che sciagura, non sia mai 😛 😂
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IO fare carte false per diventare socia di questo club! sarà che adoro l’esclusività, ma credo che mi sentirei a mio agio, quasi quanto lo sceicco!
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Sapendolo avrei chiesto a te di andare al mio posto 😂
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A questo punto io avrei voluto vedere una foto del tuo outfit! Sarei stata imbarazzatissima e in panico anch’io, adoro però il risvolto che racconti di un’esperienza che alla fine deve essere stata super! Sara, Iris e Periplo Travel
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Non ci avevo pensato! Magari di fianco ai camerieri, in modo da confondermi in mezzo a loro 😂
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L’Harry’s Bar è un’istituzione a Londra e poterci cenare sarebbe davvero un vero sogno! La tua cena però è stata sicuramente più in incubo visti tutti gli altolocati presenti ma soprattutto visto il Boss che poteva davvero combinarne di tutti i colori!
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Con un’altra compagnia, magari meno prestigiosa, sarebbe stata una bellissima esperienza!
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Che serata esclusiva, magari con un clima più rilassato sarebbe stata ancora migliore comunque sei una privilegiata aver frequentato un luogo così di charme e di assoluta nicchia
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Con un’altra compagnia sarebbe stato meglio!
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Ho trattenuto il fiato per tutta la lettura. Solo alla fine sono tornata a respirare, quando ho letto -la mia camera da letto- leggings-t-shirt.
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Quella è stata la parte migliore della serata 😂
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un racconto davvero divertente e capisco l’ansia, anche io sarei morta. Mi hai fatto troppo ridere con le scarpe in tinta con le sedie
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I dettagli a volte fanno la differenza 😂
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