Incontri bizzarri in viaggio

In viaggio ho incontrato parecchia gente, ma non ho mai fatto amicizia con nessuno per evitare di ritrovarmi in situazioni in cui poi si è costretti a sorbirsi la compagnia di perfetti sconosciuti, magari fino alla fine della vacanza. Tuttavia, a distanza di anni, ricordo ancora quei passanti gentili che mi hanno indicato la strada quando mi ero persa. Altre volte ho fatto la conoscenza di persone indisponenti e scortesi, ma per fortuna è capitato raramente. 

Gli incontri che ricordo più chiaramente sono però quelli bizzarri, quelli che quando ne parli con qualcuno rischi di non essere preso sul serio.

Diversi aeroporti, stesso passeggero

Io e il mio collega P. siamo al gate in attesa di imbarcarci sul volo che ci porterà da Monaco a New York. Stiamo chiacchierando e il passeggero in fila di fronte a noi si volta e ci sorride.
“Are you guys from Italy?” ci domanda. Rispondiamo di sì, e per i cinque minuti successivi ci parla del suo amore per l’Italia bla bla bla. Prendiamo posto a bordo, attraversiamo l’Atlantico e arrivati a destinazione non pensiamo più al simpatico americano.
Dopo qualche giorno a New York ci dobbiamo spostare a San Francisco: prendiamo un taxi per Newark e affrontiamo la trafila dei controlli. Una volta a bordo, cedo il posto lungo corridoio al mio collega alto un metro e novanta, rassegnata a dover passare le prossime sei ore nella fila centrale. Il sedile accanto al finestrino è occupato da una massa informe raggomitolata su se stessa.
“Sembra morto” scherza il mio collega. Subito dopo la voce del comandante ci annuncia che per un guasto verremo trasferiti su un altro aereo. Il mio vicino di posto si sveglia e sbadiglia rumorosamente.
“What’s up?” biascica. Mi volto per rispondergli ma mi mancano le parole. È lui a parlare per primo, improvvisamente sveglissimo. “Is that you?” Sì, siamo noi, le stesse persone che hai già incontrato dall’altra parte del mondo. Dopo aver visto tutti i film della serie Final Destination non posso fare a meno di pensare che l’incontro con il tizio sia un brutto segno del destino.
Mentre il mio collega ed io aspettiamo di venire assegnati su un altro volo, non faccio altro che ripetergli che se mi dovessi trovare di nuovo di fianco a quel tipo, chiederò di scendere. Raggiungerò San Francisco in treno o in autostop. Ma sul nostro volo non c’è traccia di Jim (il mio collega lo ha battezzato così) e le sei ore di viaggio mi fanno dimenticare l’incontro.
Passano alcuni giorni, e ci spostiamo a New Orleans: da qui io devo tornare in Italia, il mio collega vola in Messico. Mi dirigo al gate in attesa che inizi l’imbarco per Francoforte. Quando alzo gli occhi dal libro vedo Jim di fronte a me.
“Is that a joke?” domanda. Se è uno scherzo, sta iniziando a spaventarmi. Gli chiedo dove stia andando e lui mi risponde con tre parole: Budapest, via Francoforte. Mi allontano, ma lo guardo con sospetto, studiando ogni sua mossa.

Ci infiliamo in code diverse all’imbarco, e da allora, non l’ho più visto. Per il momento, almeno.

Il rappresentante di forbici

Il primo viaggio ad Amsterdam con il mio ex capo non era stato un successo, e il secondo passaggio in questa città non è da meno. Arrivo da non so più dove, il volo è in ritardo e quando atterriamo all’aeroporto di Schiphol scopro di aver perso l’ultima coincidenza per Torino. L’assistenza KLM mi assegna una stanza in un hotel e un posto su un volo per il mattino seguente. La gestione dei passeggeri è eccellente, devo ammetterlo: saremo almeno in duecento, ma dopo mezz’ora non c’è più nessuno in coda.

Sull’autobus diretto in albergo, penso che tutto sommato poteva andare peggio. Mi lascio cadere in uno dei pochi sedili ancora liberi,  sperando che nessuno si sieda di fianco a me. Purtroppo il passeggero non tarda ad arrivare: un uomo sulla sessantina, con la testa lucida e i baffi sottili. Ricorda un po’ Hercule Poirot, se non fosse per il completo grigio topo su una camicia giallo carie. Quello che dalle mie parti si chiama vestimenta: l’abito della festa che odora di naftalina e che potrebbe incendiarsi per autocombustione. Mi saluta in inglese, io mi limito a sorridere, così penserà che non capisco. Il bus parte strattonando e prima che l’autista abbia inserito la seconda, l’omino ha già iniziato a parlare. A un certo punto Hercule apre la ventiquattrore. Spero che voglia prendere un libro e leggere in silenzio, ma ecco che, come un mago dal cilindro, estrae un catalogo. Hercule Poirot fa il rappresentante di forbici e coltelli. Me li mostra tutti, a partire da pagina uno e io non fingo nemmeno di sembrare interessata.

Quando arriviamo in hotel sono un’esperta di lame. Corro verso la reception per scoprire che c’è una coda infinita. Hercule in un momento è accanto a me, con la borsa in una mano e il catalogo nell’altra. Dovremmo cenare insieme, mi dice, we had so much fun on the bus. Quale fun? Avrei voluto prendere uno dei suoi coltelli e tagliarmi le vene, sul bus. Lo ringrazio, gli dico che sono molto stanca e mi metto in coda.
Finalmente arriva il mio turno. Poirot è finito un paio di file più in là e non mi vede scattare veloce come un lampo verso la fila di ascensori. Una volta in camera, gli unici pensieri sono una doccia e qualcosa da mangiare.
Mentre mi preparo sento un suono che non mi è familiare: è il telefono della stanza che suona. Magari la KLM mi deve comunicare un cambio di volo?
“Hi, it’s me” dice Hercule. Mi domando per quale motivo dovrebbe dirmi sono io quando ci conosciamo da cinque minuti. Mi invita nuovamente a cenare con lui. Vorrei staccare il telefono dalla presa nel muro e scaraventarlo in cortile. No grazie, rispondo. Lui insiste, e io lo immagino nella sua stanzetta mentre affila i coltelli.

Lo so, guardo troppa televisione. Lascio passare qualche minuto prima di ordinare la cena in camera, perché la paura di trovarmi faccia a faccia con mani di forbice è troppa. Proprio come in un film, dopo aver lasciato entrare il cameriere con la cena sul vassoio, valuto se spostare la poltrona e incastrarla sotto la maniglia.

Vi è mai capitato di fare incontri strani in viaggio? Raccontatelo in un commento!

Cover photo by Miriam Espacio from Pexels

53 pensieri riguardo “Incontri bizzarri in viaggio

  1. Ricordo con piacere un incontro simpatico: sul treno che ci portava alle 5 Terre una ragazza americana non piu giovanissima che andava a Vernazza per qualche giorno e poi raggiungeva degli amici a Forte dei Marmi per fare un corso di scultura. L’abbiamo rivista a Vernazza…in dolce compagnia: il suo amico era italo-americano ed era lo scultore.

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  2. Oddio non so se sia più inquietante Jim o Hercule! Io avrei spostato proprio letto e armadio! Devo dire che gli incontri con Jim sono state davvero delle curiose “coincidenze” (proprio letteralmente)! A me è capitato di fare lo stesso Final-pensiero durante un viaggio inaugurale per una nuova rotta per la Lituania, a bordo c’era un’intera orchestra in trasferta per esibirsi in un festival… già mi vedevo i titoli dei giornali sul disastro aereo tipo “Le note della morte”, “Il giorno in cui la musica morì” ecc (sto facendo gli scongiuri anche adesso) 😀

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    1. Ti capisco benissimo perché anche io ho questa mania macabra di immaginare le peggiori sciagure che mi vedono coinvolta, con tanto di titoli di giornale! A me sarebbe venuto in mente “La banda non suona più per noi”, oppure “L’ultimo valzer a Kaunas” 😂 Ora mi torna in mente anche il tuo incontro bizzarro con la protezione civile e i “gattini” sul treno 😉

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  3. Io dopo il tizio coi coltelli non sarei proprio più uscita dall’albergo, mamma mia che accollo!
    Di incontri bizzarri, così su due piedi, mi viene in mente la scema patentata che ho incontrato in fila al Natural History Museum di Londra: tre marmocchi al seguito, lo smartphone piantato in faccia, la lentezza di una lumaca spiaccicata sull’asfalto e la faccia tosta di incazzarsi perché, quando è uscita dalla fila per telefonare e farsi gli affari suoi, io dopo qualche minuto di incertezza sono andata avanti nella fila. Non sarebbe così degna di nota se non mi avesse pure insultato a gran voce in italiano, la dama.

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  4. Durante i viaggi in treno mi piace fantasticare sulle persone che sono nella mia stessa carrozza. A volte capita anche d’instaurare una conversazione e, in questo caso, il ricordo dell’esperienza rimarrà per tutta la vita. Alcuni minuti o poche ore non sono molto nell’arco di un’intera esistenza ma sono comunque in grado di lasciare un segno. Come se un pezzettino del mio cuore restasse lì.

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  5. E’ capitato anche a noi!!! Abbiamo conosciuto una famiglia, a dir poco stramba direi, in fila al Louvre. Iniziamo a parlarci in un inglese maccheronico mentre i bambini giocano per ingannare l’attesa. La settimana successiva abbiamo raggiunto, tra varie tappe intermedie, l’Algarve on the road e…indovina chi c’era dinanzi a noi al chek in in hotel?????

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  6. In generale sono una persona molto socievole, quindi mi piace fare amicizia con le persone che incontro in viaggio. Mi ricordo di una coppia di ragazzi gallesi conosciuti in Polinesia Francese con i quali abbiamo trascorso due splendidi giorni insieme.

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  7. Strani incontri come i tuoi non ne ho mai fatti ma ammetto di essermi ritrovata la stessa persona a Lourdes da quando abbiamo toccato la terra francese a quando siamo rientrati in Italia. Lo incontravo praticamente ogni giorno e sembrava sempre sorpreso!

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  8. Gli incontri bizzarri sono sempre i più divertenti e quelli che spesso ci ricordiamo di più di al termine di un viaggio, quasi più del viaggio stesso. Anche noi abbiamo dei ricordi con persone incontrate più volte, in Corea ad esempio incontravamo sempre la stessa signora coreana, sembrava ci seguisse… poi però abbiamo capito che non era la stessa signora coreana, erano sempre persone diverse ma ai nostri occhi, occidentali, ci sembrava sempre la stessa! Che ridere, quando l’abbiamo scoperto!

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  9. Inquietantissimo il tizio che hai beccato in quasi tutti gli aeroporti nel giro di giorni. Probabilmente gli avrei chiesto se fosse uno stalker o un’investigatore privato perché il dubbio sorge dopo un po’.

    Mentre il tizio del bus io me lo sono immaginata vestito uguale a Dwight di The Office! Stesso completo, stessi colori ahahah Però anche questo, un altro creep di quelli assurdi. Li becchi tutti tu!! Almeno non è venuto a bussare, lì davvero ci sarebbe stato da preoccuparsi.

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    1. L’ipotesi dell’investigatore privato non mi era venuta in mente! O magari un agente sotto copertura!
      Mamma mia Dwight di The Office: il completo è proprio quello e i colori pure 😂 Pensa che per un po’ al ritorno ho cercato notizie online per vedere se avessero trovato un cadavere a pezzi in una stanza d’albergo in qualche aeroporto in giro per l’Europa…

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  10. Sono letteralmente morta dalle risate! Jim e mani di forbici sono più storie dell’orrore che piacevoli incontri di viaggio! Io sono molto estroversa di natura e spesso mi capita di fare belle amicizie quando viaggio con altri viaggiatori o con gente del posto. A volte capita di condividere una cena, un pezzo di strada o qualche giorno del viaggio, con altri invece ci sentiamo quasi quotidianamente.

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  11. Ahahahhaha ma sembrano incontri da film! A me non è mai capitato una cosa del genere, sono onesta… mi sarei spaventata a morte in entrambi i casi. Insomma… come dice Trenitalia: le coincidenze non esistono! E ritrovarmi lo stesso tipo in tre aeroporti diversi?!? Mah… che storie!

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  12. Le coincidenze con Jim fanno quasi sorridere, il rappresentante di forbici invece era troppo inquietante, chiudersi in camera è stata la scelta più saggia. 😱

    Per quanto riguarda me, viaggiando tutti i giorni in treno (quando si poteva e quando si potrà di nuovo) c’è sempre il rischio di incontrare gente che ha voglia di attaccare bottone mentre tu desideri farti solo gli affari tuoi. Quindi cerco di ovviare al problema o dormendo o leggendo. Ma spesso ho assistito a conversazioni tra altri meno fortunati: ricordo una signora proprietaria di un centro estetico che spiegava quanto era ottimo il suo smalto semipermanente, un giovane militare della Marina originario della Sicilia che tornava al Nord carico di zaini e valigie, un signore che si era messo a disquisire sull’insensatezza della proprietà privata. E non poteva mancare quello che ricordava Mussolini con nostalgia.
    Invece ho un bel ricordo di un altro viaggio, accanto a una signora che arrivava dritta da Cuba per andare a trovare i figli emigrati in Italia. Era partita tipo 2 o 3 giorni prima e non parlava una parola di italiano. Dopo che per un caso fortuito è venuto fuori che sapevo lo spagnolo, e l’ho quindi aiutata a capire dove scendere e a contattare il figlio per fargli sapere che la madre stava bene e stava arrivando, non faceva altro che ripetere che mi aveva mandato dio stesso! Abbiamo passato insieme tre ore piacevoli e io ne ho approfittato per fare di nuovo un po’ di pratica con la lingua 🙂

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    1. In effetti anche i viaggi in treno sono una bella (o brutta, dipende da chi incontri) opportunità per vedere la gente interagire. L’incontro con la signora di Cuba è stato sicuramente un episodio da ricordare e immagino che lei ti abbia considerata come un dono dal cielo! A me era capitata una cosa simile con una signora russa che parlava solo russo e quattro parole di inglese!

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  13. Viaggiando si raccolgono un sacco di aneddoti divertenti! Noi in Namibia, nel bel mezzo del “moon landscape” abbiamo conosciuto un avvocato italiano in viaggio da solo con la guida, un afrikaaner parecchio bislacco. Sere dopo l’abbiamo re-incontrato in un logde e ci siamo pure bevuti un gin&tonic insieme; nel frattempo si era fatto cambiare guida… il ragazzo che lo accompagnava adesso era fidanzato con una donna himba e lo avrebbe portato al suo matrimonio… Incontri strani!

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  14. Fortunatamente non ho avuto incontri inquietanti come il tuo, tranne su un volo per Miami, quando la coppia di un paio di sedili davanti ha cominciato a litigare furiosamente dopo il decollo. Gli schiamazzi e gli insulti erano così fastidiosi che la gente ha cominciato a lamentarsi. Il primo tentativo di dividerli della hostess è miseramente fallito perché il volo era pienissimo. Disperatamente ci ha chiesto se potevamo scambiarci di posto con il rispettivo coniuge dello stesso sesso, Così ho passato un intero volo a sentire i racconti di tradimenti e soprusi di una moglie arrabbiatissima. Suo marito e il mio si sono addormentati dopo 5 minuti…

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  15. Entrambe le storie possono essere le trame di film! Quella di Jim ha dell’incredibile, incontrare la stessa persona in luoghi diversi è un segno del destino. Avresti dovuto approfondire la conoscenza  Di incontri bizzarri ne ho fatti diversi, ma tutti positivi. Persone meravigliose che ci hanno aiutato nelle piccole disavventure capitate. Ti racconto del cowboy incontrato nella Valle della Morte negli USA. Attraversiamo la mitica valle americana in moto; il caldo è incredibile e la stanchezza si fa sentire. Mi fermo ad una stazione di servizio per fare rifornimento. Una di quelle stazioni che si vedono nei film: casetta di legno, polvere, vento che fa rotolare i cespugli. Faccio rifornimento e solo a metà serbatoio mi accorgo di aver messo gasolio anziché benzina. Chiedo aiuto e subito si palesa davanti a me un cowboy con tanto di cappello e stivali in stile western. È armato di un tubo ed una tanica presi dal suo fuoristrada. Tentiamo di far uscire il gasolio, senza successo. Ad un certo punto esce un vecchietto dalla casetta di legno. Mi osserva, osserva quanto gasolio avevo infilato nel serbatoio e mi dice: vai ragazzo, vai tranquillo; le Harley non si fermano mai. E fu così; riuscii a completare il mio itinerario senza problemi.

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    1. Dopo aver visto i vari filmacci della serie Final Destination – ma soprattutto dopo aver visto il tizio in questione “svenuto” nel sedile accanto al mio, senza scarpe, mentre russava a bocca aperta – ho capito subito che era un segno del destino che mi diceva di evitarlo assolutamente 😉 Ma in linea di massima fortunatamente anche io ho fatto quasi sempre incontri positivi.
      Hai descritto talmente bene la scena che l’ho immaginata in maniera molto nitida davanti ai miei occhi: ho visto anche i dettagli degli stivali del cowboy!
      Grazie della visita e buona giornata!

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  16. Credo che viaggiando, sia del tutto inevitabile 🙂 per la mia esperienza, posso dire di aver sempre torvato, finora, persone gentili nonchè disponibili ad aiutarmi li dove si sono presentate situazioni tipo! Viaggiare è sempre un’incognita ma sempre una nuova esperienza!

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  17. Ma è incredibile! Parlo di Jim ovviamente. Tre volte in un solo viaggio sono davvero troppe, ci credo che hai temuto per la tua incolumità ahaha. Invece Hercule che sapeva di naftalina e aveva un catalogo di forbici e coltelli mi è sembrato molto ma molto creepy. Che poi, a parte il fatto che davvero ma quale “fun”, ma come aveva il numero della camera????? Scusa ma io lo sto immaginando che compone tutti i numeri possibili nella speranza di beccare proprio te ahaha

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    1. Secondo me mi aveva seguita fino alla stanza per vedere in quale fossi! Dire che era creepy è un eufemismo – ti giuro che al ritorno avevo il terrore di leggere qualche di notizia di una viaggiatrice o un viaggiatore ritrovato a pezzi in una stanza d’albergo vicino a qualche aeroporto in Europa 😱

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  18. Il primo caso, quello dei ripetuti incontri con Jim, è davvero curioso… tuttavia non vedo perchè dovrebbe essere un cattivo segno, anzi magari era il tuo angelo custode! 😉 Nel secondo caso direi semplicemente che hai fatto colpo! Tuttavia quel povero rappresentante di forbici dovrebbe rivedere totalmente le sue tecniche di approccio… 🙄😂

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    1. Magari hai ragione tu, ma dopo aver visto tutti i terribili film della serie Final Destination, per me è impossibile non interpretarlo come un segnale chiarissimo di stargli lontano 😅
      Eh sì, forse il povero mani di forbice dovrebbe cambiare tecnica e spacciarsi per rappresentante di libri o di biscotti – qualcosa di più innocuo!

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  19. Io mi diverto sempre un mondo a leggere i tuoi post. Certo che il venditore di coltelli era davvero inquietante. Comunque anch’io cerco di non dare troppa confidenza… altrimenti ti si appiccicano. Se avessi voluto compagnia me la sarei portata da casa, no? : DD

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  20. Oddio che incontri inquietanti, ad un certo punto ho avuto paura che il tizio dei coltelli si fosse presentato in camera tua, menomale che non è andata così!
    Cmq mi hai fatto morire dal ridere con questi racconti

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