Il Colle Fauniera in bicicletta

Per una volta mi è stata concessa la libertà di espressione, quindi perché non scrivere di qualcosa che adoro fare? Anche se esco un po’ dal tema del blog, voglio raccontare di una delle più belle e dure ascese in bicicletta dell’arco alpino. Si tratta del Colle Fauniera o Colle dei Morti: una salita spietata di 23 chilometri che porta dagli 820 metri di Pradleves ai 2.480 della cima dedicata a Marco Pantani. 

Parto con una digressione per far capire meglio il significato dell’impresa. Fino ai 39 anni sono stato campione olimpionico incontrastato di svuotamento del “Morettone” da 66 cl e cintura nera di consumatore di Marlboro. Lo sport lo vedevo solo in TV, e non avevo nessuna intenzione di farlo passare oltre il tubo catodico. Un giorno decisi di provare a smettere di fumare (dopo vari tentativi più o meno ortodossi e più o meno costosi) e caso vuole, ci riuscii. Finalmente avevo sconfitto il demone, ma il problema era che la mia situazione di non fumatore mi aveva trasformato in un’idrovora alimentare. Oltre al luppolo già presente nella mia dieta, si aggiunsero tutte le peggio porcherie commestibili, facendo lievitare il mio peso dai 65 abituali ai 98 chili dell’ultimo periodo. Insomma, uno da documentario alla Super Size Me.

Supersizeme.jpg

Un giorno per curiosità provai a fare gli esami del sangue per stare tranquillo, scoprendo con orrore di avere fatto il jackpot in quasi tutti i valori. Per alzarmi il morale, la dietologa mi disse che tra valori e circonferenza addominale ero considerato un soggetto a forte rischio infarto. Così il mio modo di vivere subì una sterzata.
Con l’intento di rimettermi in riga comprai una bici (perché tra le varie condizioni per dimagrire c’era il movimento), convinto che l’avrei rivenduta nel giro di un paio di mesi. Invece un misto di amore e “scimmia” assassina hanno fatto sì che la bici diventasse la mia più grande passione. In quattro anni mi ha aiutato a tornare al mio peso, e mi ha dato tante soddisfazioni ed emozioni.

Una di queste è arrivare in cima al colle più duro delle Alpi della provincia di Cuneo, una salita che non ti da un attimo di respiro. La conquisti con le gambe e con il cuore, ed è una delle poche salite che ti fanno entrare in simbiosi con quello che ti circonda. L’unico rumore che si sente è quello della catena e del tuo cuore che batte veloce per portare ossigeno alle gambe.

Con il mio amico partiamo da Cuneo, in modo da fare una trentina di chilometri prima della salita vera e per scaldare le gambe, che dovranno essere ben rodate per attaccare il mostro. La giornata è perfetta anche se un po’ troppo calda. Le Alpi Marittime ti guardano e si lasciano guardare in tutta la loro imponenza; non c’è una nuvola e i primi chilometri corrono via facili. Arrivati a Pradleves la strada inizia a salire lievemente, passando in mezzo ai canaloni rocciosi della Valle Grana fino ad arrivare a Campomolino dove, sotto il cartello con il nome, dovrebbero metterne un altro con Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate . Da qui non ci sono più mezze misure. Riempiamo le borracce all’ultima fontana prima della cima e iniziamo il tratto duro di salita, oltre sei chilometri al 10% medio – a dirla in gergo ciclistico: un grandissimo calcio negli zebedei… Non guardi nemmeno la strada, sei impegnato a mettere una pedalata dietro l’altra e a snocciolare tutto il calendario fino a quando hai l’impressione che le marmotte ti corrano di fianco incitandoti come i tifosi al Tour de France.

marmotta fauniera.jpg

A un certo punto, passato un tornante, ti ritrovi a guardare il santuario di Castelmagno, costruito alla fine del XV secolo e dedicato a San Magno martire, protettore del bestiame e dei pascoli. Oltre al santuario, qui ci sono i malgari che fanno quello che secondo me è il formaggio più buono della terra: il Castelmagno, un formaggio erborinato che diventa sempre più piccante quanto più è stagionato. Appena arriviamo all’altezza del santuario e delle bancarelle del mercato, la prima cosa che mi viene in mente è quella di buttare la bici nel burrone e fare incetta di formaggio e di vino rosso. Il mio compagno di pedalate però non è amante dei formaggi e non mi fa fermare, obbligandomi a continuare nella nostra ascesa.

castelmagno.jpg

Il secondo tratto è più lungo ma con una pendenza più abbordabile. È il tratto più bello e selvaggio della salita, con la strada che si fa strettissima e passa in mezzo ai pascoli fioriti. Superiamo la malga Martini, la più alta d’Europa, e arriviamo al bivio con la strada che porta al Col d’Esischie e scende in Val Marmora. Da qui ci rimangono meno di tre chilometri alla cima e ci aspetta una sorpresa: la neve non ancora sciolta ostruisce la strada, quindi non ci resta che prendere la bici in spalla e attraversare a piedi il tratto innevato. Non so se avete presente gli scarpini da bici con la suola in carbonio: immaginate di passare  sul ghiaccio vivo con a fianco uno strapiombo e la bici in spalla…

Pinarello Fauniera.jpg

Arrivati finalmente in cima troviamo la statua di Pantani ad aspettarci. È stata un salita dura, ma una volta arrivati la fatica sparisce. Ti guardi intorno e sei sullo spartiacque di due valli, la Val Grana e la Valle Stura. Lo spettacolo che abbiamo davanti agli occhi ripaga tutto il sudore e la stanchezza. Facciamo le foto di rito (ci vanno sempre quando arrivi in cima) e ci buttiamo nella discesa di 25 chilometri percorrendo il Vallone dell’Arma che ci porterà a Demonte  e successivamente a Cuneo, dove finisce il nostro giro ad anello.

Pantani Fauniera.jpg

Io l’ho fatto in bici, ma volendo si può arrivare in macchina, magari aspettando fine luglio o inizio agosto, così da essere sicuri di non trovare neve. Se passate da queste parti, è un’escursione che vi consiglio: offre uno degli scenari più spettacolari delle nostre valli.

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Forse mi sono dilungato troppo, ma quando parlo di bici tendo a perdere la cognizione. Negli ultimi anni questa passione mi ha dato tante soddisfazioni personali e, anche se sembrano frasi scontate, scoprire che puoi sempre spostare il tuo limite ti da una sensazione di libertà impareggiabile, nello sport come nella vita.

Firma Bernie Miniatura

12 pensieri riguardo “Il Colle Fauniera in bicicletta

  1. Lo dico sottovoce, anzi lo scrivo con l’inchiostro segreto come ne “Il Nome della Rosa”: Bernie hai trovato il modo per vendicarti della tua aguizzina…il Colle dei Morti in bici e senza neanche farla fermare a mangiare il castelmagno! 😛 Silvia io scherzo eh! 😉 Comunque dalle foto ho visto paesaggi davvero superbi, già solo il Santuario o la vista dalla vetta non hanno nulla da invidiare alle più blasonate Dolomiti. A proposito sei solito firmarlo poi il libro di vetta?
    E bella anche la bici, da quel poco (pochissimo) che ne capisco sembra un modello semi professionale. Domanda: ma quelle due borracce valgono come “entrate e uscite” come per l’estratto conto? 😀 😀
    Ciao ragazzi!

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    1. Magari poter portare l’aguzzina sulle cime innevate, lei in bici non va nemmeno a comprare il pane 🙂
      Però come vendetta trasversale strapazzo suo fratello e me lo porto dietro questi percorsi distruttivi, prendendolo a male parole quando si lamenta 😀
      Sulla vetta di questo colle c’è solo la statua, nulla da firmare, però se capita lo firmo eccome. Secondo me, alcuni posti delle Alpi piemontesi sono molto più belli delle Dolomiti, ci sono paesaggi stupendi, come dalla cime del colle di Sampeyre hai il Monviso vicinissimo e ti si apre un panorama da mozzare il fiato.
      Le borracce sono solo entrate 🙂
      Ciao!

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  2. Adoro i racconti dei viaggi in bici. Forse perché sono completamente incapace. No, dai, sto esagerando: con la bici riesco ad andare dritta, quando poi si tratta di girare a destra o a sinistra, bhe, lì iniziano i problemi! ahahahahah
    scherzi a parte, bellissime foto, bellissimi panorami e bellissima esperienza!
    E la marmotta troppo carina! 🙂

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    1. Il rovescio della medaglia sul versante marmotte è che in discesa, essendo tu in bici e quindi silenzioso, loro non ti sentono arrivare e stanno tranquille in mezzo alla strada e tu devi scendere su discese molto tecniche e pericolose con il rischio di centrarne una arrivando al fondo della discesa in stile “sono stato azzuro di sci”, un pezzo per volta 🙂
      La cosa più traumatica è iniziare a pedalare, fatto quello non si riesce più a smettere 😉
      Grazie della visita!

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    1. Se uno come me gli ha dato una possibilità, possono riuscirci tutti 😀
      All’inizio è veramente dura, poi però ci si abitua al tipo di fatica e diventa uno degli anti stress migliori che abbia mai provato 🙂
      Grazie per essere passata!

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  3. Ci sono volte che oltre a voler scendere e portarla a mano mi viene voglia di metterla sotto con la macchina, l’anno scorso in una gara attorno al Monte Bianco, 100 km senza un metro di pianura, c’è stato un momento dove volevo scendere e piangere 😀 Però alla fine quando passi sotto l’arrivo tutta la fatica che hai fatto sparisce.
    Arrivare in bici su quelle cime è una sensazione che tutti dovrebbero provare, una droga!
    Buona serata!

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  4. Non ti sei affatto dilungato troppo! Anzi! Prima di tutto, anche se da motociclista, mi hai lasciato un’idea stupenda per un fine settimana in moto. Seconda cosa, penso che quando una passione bella, pulita, gratificante, ci salva in un certo senso da noi stessi, facendoci vivere emozioni bellissime e profonde, vale la pensa di essere raccontata nei dettagli.
    Complimenti non solo per esserti allontanato dal fumo, ma anche per aver trovato la forza di buttarti in uno sport tanto impegnativo e con questi risultati 👏!
    A presto,
    Claudia B.

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    1. In moto potresti anche fare l’accoppiata Esischie – Fauniera decisamente due posti da vedere.
      Più che altro è una passione cui ci devi dedicare del tempo e quando ti alleni o esci per giri lunghi e impegnativi pensi solo a mettere una pedalata dopo l’altra, al tuo battito che non si alzi troppo, a quello che ti sta attorno e i problemi di tutti i giorni spariscono per 4 o 5 ore. Sembra banale, ma è davvero una sensazione unica.
      Discorso diverso quando esci con altri e lo spirito competitivo ti assale, quindi morderesti il manubrio piuttosto che farti staccare e la fatica è tripla, ma comunque sempre molto appagante 😀
      Grazie per la visita 😉

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  5. Non ho dubbi. Io mi sarei fermata a mangiare formaggio! Scherzi a parte, questi racconti che mescolano fatica sportiva alla scoperta del viaggio sono per me i più affascinanti perché hanno un sapore quasi stoico. Per me, che ho il fisico di una lanciatrice di coriandoli, sei un eroe, non c’è altro da dire. Posti straordinari.

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    1. Quando arrivi in un posto dopo tanta fatica, il sapore della conquista è doppio.
      Il mio fisico all’inizio della mia storia ciclistica era più da lanciatore di lasagne 🙂
      Ciao!

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