È normale che la meta scelta per un viaggio ci deluda?

Qualche mese fa ho pubblicato un post con un elenco di mete che, per una serie di motivi diversi, non mi avevano colpita in maniera particolare. Destinazioni che avevo scelto io, ma che poi non si sono rivelate all’altezza delle aspettative. Ho ricevuto commenti interessanti, anche da persone che non la pensavano come me e che avevano trovato quelle stesse destinazioni ricche di fascino.

Per cui viene spontaneo chiedersi cosa ci sia dietro alle sensazioni generate in noi da una città in particolare. I motivi, secondo me, possono essere diversi.

A partire, forse, dall’età. Potrebbe essere una cosa un po’ strana, ma per me ha un peso notevole. Se mi capita di pensare ai posti visti quando ero giovanissima, faccio fatica a farmene venire in mente uno che non mi sia piaciuto. Ho iniziato a viaggiare già da bambina con i miei genitori, quindi ho visto tante grandi città e villaggi sperduti e, di ogni meta, conservo un ricordo piacevole.

Poi crescendo le cose cambiano: si diventa più disincantati e si vedono le cose per quello che sono realmente, senza il filtro magico dell’infanzia o dell’adolescenza.

In maniera simile influiscono le esperienze di viaggio passate. Anche senza volerlo, forse tendiamo un po’ tutti a paragonare un posto nuovo con uno che abbiamo già visto e, se quest’ultimo ci aveva colpito in maniera particolare, inconsciamente facciamo dei paragoni che raramente si rivelano all’altezza.

Belfast non è Londra, e non ha senso fare un confronto, ma mi è capitato di pensare che se avessi scelto di tornare a Londra per l’ennesima volta, sarebbe stato meglio di Belfast. Oppure, dopo aver amato Sofia, speravo di trovare le stesse vibes anche a Bucarest, ma purtroppo non è stato così.

Sofia street art

Anche lo stato d’animo in cui ci troviamo quando partiamo per un viaggio può giocare un ruolo fondamentale. Sicuramente se partiamo stanchissimi dopo settimane impegnative al lavoro, sarà difficile staccare davvero la spina e non pensare a niente se non alla città che stiamo per esplorare (io non ci riesco).

A questo si aggiunge, nel mio caso, un pessimismo cosmico innato che mi fa pensare sempre al peggio e che troppo spesso influenza la mia percezione delle cose, dei posti e delle situazioni. Probabilmente è quello che è successo anni fa a Parma, città che non ho trovato per niente interessante.

Libreria Fiaccadori Parma

Parte della colpa, se di colpa si può parlare, va attribuita anche ai social. Cerco di farmi influenzare il meno possibile ma che ci volete fare, sono umana, così quando cerco su Instagram immagini della meta del mio prossimo viaggio, cado spesso nella trappola del posto imperdibile, delle dieci cose da fare assolutamente a xyz e della tappa più instagrammabile della città.

Ultimamente i suggerimenti di questo tipo si sono rivelati degli epic fail, come per esempio la Casa Danzante di Praga. Per carità, sta a noi non credere a tutto quello che vediamo online, ma a volte è facile cascarci.

Ma tutto sommato mi sento di dire: chissenefrega. Ovviamente vorrei, ogni volta che arrivo in un posto nuovo, rimanerne colpita al punto da non voler tornare più a casa. Ma va bene anche se non capita sempre, perché ogni esperienza, più o meno bella che sia, è comunque un’esperienza che ci arricchisce.

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