Valencia: cosa mangiare (e dove)

A Valencia si mangia tanto, si mangia bene e si spende poco. Impossibile, alla fine di un pasto, alzarsi da tavola affamati e senza avere l’impressione di essere stati coccolati da una mamma o da una nonna che hanno trascorso ore a cucinare per noi. Questo è l’aspetto che ricordo meglio di Valencia: il cibo. Quando qualcuno mi chiede cosa ho visto in questa città, devo pensarci un attimo prima di rispondere di aver visitato la Cattedrale, la Plaza de la Virgen, la Ciudad de las Artes y las Ciencias, ma alla domanda “Cosa hai mangiato?” rispondo senza esitazione. Tantissimi piatti, tutti buonissimi.

Le tapas della Taberna Vasca CHE

Una delle cose che preferisco della cucina spagnola è la condivisione: quando si ordina qualcosa, è para compartir. E le tapas, piccole porzioni che in teoria vengono servite semplicemente in abbinamento a qualcosa da bere, sono perfette per questo scopo. Un’usanza che ha origini antiche, e che risale a un’epoca in cui qualcuno ebbe l’idea di coprire (tapar, in spagnolo) i bicchieri con un pezzo di pane o una fetta di prosciutto per evitare che qualche insetto finisse nel vino. E poi al pane si sono aggiunti altri ingredienti tipici della cucina mediterranea.

Alla Taberna Vasca CHE servono almeno una trentina di tipi diversi di tapas. Non bisogna farsi ingannare dall’aspetto rustico del locale, perché le tapas sono di ottima qualità. Il proprietario dai modi bruschi si fa in quattro per far uscire dalla cucina il meglio che il suo locale ha da offrire: pan con tomate, acciughe sott’olio, olive, merluzzo con peperoni, crocchette di patate, polpette di carne di maiale, peperoni ripieni, salsicce, frittata di cipolle, polipo. Il tutto accompagnato da birra in abbondanza, e a poco più di venti euro a testa.

Il rabo de toro e le torrijas valencianas di Homenaje Taberna Gourmet

Il rabo de toro è diffuso un po’ in tutta la Spagna, soprattutto in Andalusia, ma io l’ho assaggiato per la prima volta a Valencia e, si sa, la prima volta non si scorda mai. Si tratta di un piatto della tradizione contadina, a base di coda di toro e verdure. Una sorta di spezzatino che prevede una cottura molto lunga della carne, delle cipolle, delle carote e delle patate. Il risultato è piatto che probabilmente non è adatto ai deboli di stomaco, ma che sarà difficile togliersi dalla testa.

Pur non amando in maniera particolare i dolci, ce n’è uno che non riesco a dimenticare: la torrija valenciana, che un tempo si mangiava soprattutto durante la Quaresima o la Settimana Santa. Esistono tantissime varianti diverse e infinite ricette, dato che a quanto pare ogni famiglia ha la sua. L’ingrediente principale delle torrijas è il pane raffermo, che viene immerso nel latte, passato nell’uovo sbattuto, fritto e alla fine ricoperto da uno strato di zucchero. 

Entrambi i piatti sono sul menu di Homenaje Taberna Gourmet, un ristorante in una traversa della vivace Calle del Conde de Altea, dove la spesa per un pasto completo accompagnato da vino tinto e cerveza supera a malapena i trenta euro. 

La paella valenciana del Restaurante Casa el Famós

Come molti piatti della tradizione popolare, anche la paella è un piatto di recupero, nato con l’idea di utilizzare ingredienti vari, a partire dal riso, dalla carne di coniglio e di pollo (o dal pesce) insieme a verdure come peperoni, pomodori e fagioli, oltre all’immancabile zafferano. Le sue origini sembrano risalire al XV secolo proprio nella zona di Valencia, da dove questo piatto della cucina di pastori e contadini ha superato nel corso degli anni i confini regionali e nazionali.

Nove ristoranti su dieci a Valencia (e probabilmente in ogni altra città turistica della Spagna) adescano i clienti con la promessa di servire la “vera paella valenciana”, ma troppo spesso si tratta di trappole per turisti. Meglio allontanarsi dalle attrazioni più note e raggiungere quei posti conosciuti solo dai valenciani. Il Restaurante Casa El Famós è en las afueras, a metà strada tra la città e la spiaggia La Patacona, e ha la fama di essere uno dei più vecchi ristoranti di Valencia. Uno di quei posti che da fuori passano inosservati: una casetta a due piani intonacata di bianco, quasi dimenticata in una sperduta viuzza di campagna. Anche l’interno è senza troppe pretese, come tante osterie in cui pranzare la domenica in famiglia. Si mangia tardi, e si mangia per ore, iniziando con una carrellata di antipasti che sembrano non finire mai nell’attesa della protagonista. La paella viene servita in entrambe le versioni, di carne e di pesce, e, come vuole la tradizione, cotta nel forno a legna.

Piatti dalle origini antiche, della tradizione popolare e con ingredienti semplici: una cucina che lascia con la pancia piena e il pensiero di tornare presto a Valencia. 

35 pensieri riguardo “Valencia: cosa mangiare (e dove)

  1. Quanto mi manca l’atmosfera valenciana. Non ricordo nello specifico i ristoranti in cui sono stata ma ho ancora sul palato quei gusti speziati dei piatti locali. Non vedo l’ora di tornare.

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  2. Pan con tomate è da patrimonio unesco. D’estate mangio solo quello a colazione, pranzo e cena. Non che il resto sia da scartare. Trovo che la cucina spagnola sia una delle più affascinanti al mondo..

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  3. Che mangiate di paella ricordo a Valencia, ho l’acquolina in bocca solo a sentirne parlare! Tra l’altro avevo un’ottima ricetta per farla, data dalla mia ex suocera spagnola, che purtroppo non trovo più. La coda di toro però non fa per me

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  4. Io vado sul classico: adoro la paella valenciana. Tra l’altro Valencia è la città perfetta per respirare un pò di aria mite in questo periodo dell’anno. Una mia amica mi ha chiesto una mano per pianificare un itinerario in città e le invierò volentieri questo link.

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  5. La cucina di una mamma o di una nonna come coccola: che bella immagine che hai dato di Valencia! Non conoscevo l’origine del nome delle tapas e non sapevo neanche della vera paella cotta nel forno a legna. Sulle trappole concordo, è tanto facile imbattersi in un menu turistico quanto difficile beccare il locale genuino. Immagino che tu stia ore ed ore a spulciare i locali autentici e poco turistici, alla stregua della scelta del posto dove dormire (anzi, se possibile la ricerca è anche più meticolosa). Non so se avrei coraggio ad assaggiare la coda di toro, detta così anche no perché nella mente partono subito immagini iper-realistiche di “coda con ciuffo su letto di paglia croccante” 😀 Chissà magari col giusto impiattamento… un po’ come si fa oggi coi bambini che per fargli mangiare pesce e verdure si creano le opere d’arte nei piatti 😛 Ora mangerei un barile di paella! 🙂

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    1. Nemmeno io sapevo dell’origine della parol tapas e in effetti ha senso! Sapevo invece della paella e della sua cottura perché mio papà una volta ha deciso di provare a farla… accendendo un fuoco in cortile. Con risultati terribili.
      La coda di toro ha l’aspetto di uno spezzatino e il sapore dell’ossobuco – se non pensi all’immagine della coda con ciuffo su letto di paglia croccante 😂

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  6. Non sono mai stata a Valencia se non da molto molto giovane e non mi ricordo nulla. Mi stai facendo voglia di scoprirla e con il cibo tocchi una corda a cui sono molto sensibile! Adoro le tapas, per non parlare della paella mentre la coda di toro, che propongono spesso anche in Camargue, non l’ho ancora assaggiata ma proverò di sicuro

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  7. A parte il rabo de toro, mangerei tutto. Mi è venuta un’acquolina a leggere i vari piatti tipici che non arrivo ad aspettare il pranzo secondo me! Sono d’accordissimo sul consigliare di mangiare fuori dai percorsi turistici per conoscere la vera cucina ma soprattutto bene!

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  8. che bontà! Ho mangiato diverse volte la paella, ma mai quella vera valenciana, anche perché non sono mai stata a Valencia, città che mi piacerebbe molto conoscere, anche dal punto di vista gastronomico, visto che solitamente la Spagna non delude mai! 😉

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  9. A Valencia ho cenato alla Taberna de la Reina un’ottima paella, sangria e tapas! Ricordo la simpatia del proprietario e l’ accoglienza calorosa tanto da tornarci per 2 sere di seguito. A Valencia si mangia bene ovunque, persino al mercato dei panini a soli 2 euro eccezionali! Sarà che adoro la Spagna, ma sicuramente hanno quel qualcosa in più rispetto ad altre nazioni.

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