Strane città nel mondo

In un periodo in cui si può viaggiare solo con la fantasia oppure grazie ai ricordi, una soluzione può essere quella di fare un elenco dei posti in cui ci piacerebbe andare quando questo stop forzato sarà finito. La mia lista è già lunghissima, ma lo era già all’inizio dello scorso anno. Negli ultimi mesi, visitando virtualmente posti nuovi grazie allo schermo di un computer, mi sono imbattuta in una serie di destinazioni a dir poco particolari.

Città strane: grandissime, piccolissime, disabitate, in cima a una montagna o in mezzo al mare. Posti insoliti in cui magari non metterò mai piede, ma che ho sognato per un po’ ad occhi aperti dopo aver letto delle loro particolarità.

Longyearbyen: la città dove non si può morire

La città norvegese di Longyearbyen ha due primati curiosi: è uno degli insediamenti abitati più a nord del mondo, ma anche uno di quei pochi luoghi al mondo dove è vietato morire. Con una popolazione di un migliaio di abitanti, è una cittadina di minatori dell’arcipelago delle isole Svalbard, diventata negli ultimi anni una meta molto popolare per il turismo dell’aurora boreale.

Ma la cosa più curiosa è senza dubbio il divieto di morire. Come in tanti casi, in realtà si tratta di un misto tra credenza popolare e realtà, visto che in effetti a Longyearbyen esiste un cimitero, che però non viene utilizzato da oltre settant’anni. Dunque non è illegale morire su quest’isola, ma semplicemente non si possono fare sepolture. Questo perché durante l’epidemia dell’influenza spagnola del 1918, i corpi delle vittime sepolte nel cimitero non si sono decomposti per la presenza del permafrost, e le autorità temevano che il virus potesse rimanere attivo. Un po’ macabro, ma molto attuale.

Hallstatt: la città clonata 

Hallstatt è una bellissima città dove sono stata anni fa, durante una vacanza in Austria. Un villaggio pittoresco affacciato sulla riva dell’omonimo lago, con case di legno, campanili appuntiti e finestre decorate con vasi di gerani rossi e fucsia. In altre parole, un paese che sembra uscito da un libro di fiabe e di cui è impossibile non innamorarsi.

Hallstatt Austria
Foto di Vined da Pixabay

Chi si è innamorato in maniera forse un po’ esagerata di Hallstatt è un magnate cinese, che dopo un soggiorno in questo villaggio da sogno, ha deciso di replicarlo in Cina. Come se fosse una borsa di Gucci o di Vuitton. Un progetto da oltre novecento milioni di euro che ha permesso di ricostruire il villaggio patrimonio dell’UNESCO a poco meno di un’ora di macchina dall’anonima città di Huizhou. In poco tempo è diventata un’attrazione turistica che probabilmente ha incuriosito molti cinesi e lasciato senza parole parecchi austriaci.

Hashima: la città-isola fantasma

Hashima è una delle oltre cinquecento isole che fanno parte della prefettura giapponese di Nagasaki, situata a una quindicina di chilometri dal centro della città. Un progetto avviato alla fine dell’Ottocento, quando vennero scoperte le miniere subacquee di carbone. Negli anni immediatamente successivi ne iniziò lo sfruttamento, e l’isola divenne in poco tempo un centro densamente abitato. Nel 1959, oltre cinquemila persone vivevano su una superficie di appena sei ettari: i minatori e le loro famiglie, ai quali furono assegnati degli appartamenti in uno dei grattacieli dell’isola.

Hashima Island Japan
Foto di Cassty1 da Pixabay

Quale fu la causa del suo declino? Nel 1974 le miniere si esaurirono e gli abitanti di Hashima abbandonarono l’isola nel giro di poco tempo. L’abbandono, la salsedine, un tifone e la difficoltà di accesso hanno accelerato inesorabilmente il declino della città-isola, che ora è in rovina e completamente disabitata. Negli ultimi anni la città è tornata ad avere un certo successo dal punto di vista turistico, in particolare da quando alcune agenzie di Nagasaki hanno iniziato a organizzare visite guidate.

Supilinn: la città della zuppa di verdure

Tradotto letteralmente dall’estone, il nome di questa città significa “città della minestra”. Un tempo quartiere popolare della periferia di Tartu, in Estonia, è una cittadina le cui strade hanno nomi come via delle patate, via del fagioli, via delle barbabietole. E i colori sono proprio quelli delle verdure.

Un tempo fu uno dei quartieri più poveri della città, per diventare poi la meta prediletta degli studenti che si trasferivano dalla campagna ed erano alla ricerca di alloggi a basso prezzo. Il percorso di Supilinn è simile a quello di tanti altri quartieri popolari delle grandi città: da zona malfamata ad area bohémienne e meta turistica.

Norilsk: la città più difficile da raggiungere

Se tutte le strade portano a Roma, nessuna porta a Norilsk, la città più a nord della Russia. Quasi duecentomila abitanti vivono praticamente isolati in questo centro del Circolo Polare Artico. L’unico collegamento con il resto del paese è quello aereo. Questo perché Norilsk fu costruita nel 1920 vicino a un complesso minerario che in realtà era un campo per i lavori forzati, e dunque, con ogni probabilità, la scelta di non costruire delle strade serviva a impedire agli abitanti di lasciare la zona.

Norilsk
Foto di Ninara su Flickr

La tentazione, in un contesto del genere, sarebbe quella di immaginare una città triste e grigia, ma in realtà le immagini che ritraggono Norilsk mostrano palazzi colorati e strade ampie in quella che spesso viene chiamata “città infernale”. Sembra infatti che il tasso di inquinamento, dovuto alle miniere in cui si estraggono e si fondono nichel e palladio, sia tra i più alti al mondo. Per non parlare poi delle temperature, che possono scendere fino a cinquanta gradi sotto lo zero. Se dopo queste premesse siete ancora interessati, sappiate che per visitare Norilsk serve un permesso speciale.

Quali città strane avete visto o vorreste vedere?

Cover photo by Annie Spratt on Unsplash

37 pensieri riguardo “Strane città nel mondo

  1. Carinissimo articolo pieno di curiosità! In epoca di “pass” mi piacerebbe assolutamente averne uno per vivere proprio a Norilsk, vuoi mettere la soddisfazione di tenere lontani i parenti che vorrebbero venire a trovarti durante le feste? “Come ci si arriva, cara?” “NON SI PUO'” 😀 Che poi dalla foto vedo che non se la passano affatto male… SUV, gente a passeggio, strade belle larghe e poco traffico 😉 Forte la città del minestrone, e nonostante io ormai sia entrate nel vortice dell’urbex, Hashima mi mette un sacco di tristezza, la eviterei. Detto questo, ho deciso: per la fine dei miei giorni ho scelto di andare a Longyearbyen 😛
    PS: ho avuto un moto di pianto guardando in basso a destra sull’immagine iniziale… 😦

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    1. Eh sì in effetti Norilsk è un’ottima idea per tenere lontane le persone indesiderate! Anche io ho notato la stessa cosa, e quella è una delle poche immagini che ho trovato: mi sono chiesta se sia parte della propaganda? Magari dal vivo è tutto grigio e triste, chissà.
      Ti ho pensata quando ho trovato l’immagine iniziale!

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  2. Tutte, io le voglio vedere tutte! Supilinn devo dire che mi sembra un piccolo gioiellino. Ma questo articolo mi ha esaltata, davvero mi viene voglia di partire (evitando di morire in Norvegia possibilmente) e visitare tutti questi luoghi. Grazie per la bellissima scoperta!

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  3. Avrei senza dubbio detto che Norilsk sia la mia città ideale, ma poi sono arrivata al punto in cui parli di inquinamneto. A questo punto preferisco le persone indesiderate, che in un modo o nell’altro posso sempre sbattere fuori casa. Ma con lo smog da sola non ce la posso fare.

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  4. Sai che fra tutte le città di cui hai parlato, conoscevo (di nome) solo Hallstatt – non sapevo, però, che fosse stata riprodotta in Cina. Non ho ancora avuto modo di visitarla, ma per l’estate del 2022 (guardo avanti) mi piacerebbe organizzare un on the road in Austria e sicuramente inserirò Hallstatt nell’itinerario.
    Anche la mia travel wishlist, come la tua, è in perenne crescita, soprattutto dopo questi mesi (anni) di pandemia, in cui siamo stati obbligati a stare fermi. Se penso a tutte le gite e a tutti i viaggi che avevo in programma per il 2020 e il 2021 … 😦

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  5. Per motivi diversi, sono davvero tutti luoghi interessanti. A parte Hallstatt, non ne conoscevo nessuno prima di leggere il tuo articolo. Mi piacerebbe visitarne almeno tre: Halstatt (no comment su chi l’ha voluta “ricostruire” in Cina 🤦🏻‍♀️); Supilinn e Hashima.

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    1. Anche perché immagino che sia stato necessario “costruire” (si dice così?) anche le montagne e il lago per rendere la copia il più simile possibile. O magari avranno cercato un posto in Cina con una conformazione del territorio simile a quella austriaca – chissà…

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  6. Che meraviglia leggere cose nuove e simpatiche di città che conosco e di altre che sono andata a cercare su google maps. Sono stata solo a Longyearbyen e lì c’è talmente tanta vita che il pensiero della morte non ti sfiora mai. Mi piacerebbe molto vederle tutte!

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      1. Che bella carrellata! 😉
        Hallstatt la conoscevo solo per essere una delle città ritratte sulle fotografie salvaschermo della tv LG… di certo non sapevo di questa pazzia cinese!!!
        Mettono molta tristezza, per motivi diversi, sia H che Norilsk…

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        1. Niente, il ditino di Anita ha fatto partire il commento!!!
          Dicevo, trovo molto tristi i destini sia dell’isola giapponese che della città russa, per motivi diversi… mentre la città della minestra….che forte 🙂

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  7. La storia di Longyearbyen mi ricorda la trama di un libro di Saramago, dove la Morte non arrivava più e per far morire le persone bisognava varcare il confine con la città vicina. Quella del paese è diversa ma mi è subito venuto in mente il collegamento.
    Conoscevo invece la storia di Hashima, l’avevo vista di recente in un documentario. Però quella che visiterai super volentieri è la cittadina in Estonia!
    Di città strane non credo di conoscerne ma se ne trovi altre, leggerei volentieri una seconda parte!

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