Le peggiori figuracce in viaggio

Vi è mai capitato di dire delle cose senza pensare e di pentirvene immediatamente? Quando ormai era troppo tardi e le parole incriminate erano state pronunciate senza che il vostro cervello riuscisse a fare da freno? Nella vita quotidiana o in viaggio, davanti ad amici e conoscenti ma anche in presenza di perfetti sconosciuti. A me sì, è successo alcune volte e, in quei casi, mi sono sentina come Greg Focker a cena per la prima volta a casa dei genitori della futura moglie.

Sono momenti che uno vorrebbe cancellare per sempre dalla memoria, ma ci sono volte in cui, tutto sommato, ricordare quelle gaffe a distanza di anni ci strappa una risata. Ma non ci fa sentire meno stupidi.

Devo ringraziare Elena di Lost In Destination perché è stata la sua reazione a un articolo in cui raccontavo di una mia figuraccia a darmi l’idea per un post in cui raccogliere quelle più memorabili.

La figuraccia di Oslo (o di Falköping)

Parto dalla gaffe da cui è iniziato tutto, quella che ancora oggi a distanza di anni, con i miei ex colleghi chiamiamo “la figuraccia di Oslo”. Durante un viaggio in Norvegia con il boss, veniamo inviatati a una cena a casa di uno sconosciuto insieme a un gruppo di giornalisti che desiderano incontrare il capo in una situazione informale. Immaginate la scena: io, una collega e il temuto boss che mettiamo piede per la prima volta in questa casa norvegese. Come da tradizione nordica, ci chiedono di toglierci le scarpe e il capo non gradisce. La sua irritazione mischiata alla mia tensione è un mix pericoloso e infatti la bomba non tarda a esplodere.
All’antipasto il tizio seduto di fronte mi domanda se ho in mente di tornare in Norvegia prima della fine dell’anno. L’uomo in questione è il biondo riccio nell’angolo a sinistra.

Cena Norvegia Svezia.jpg

Sono certa che la foto sia stata scattata dopo la mia risposta, e infatti potete notare la sua espressione che dice ‘*zzo sta dicendo questa?
Perché la mia risposta alla sua domanda è: “Yes, I will travel to Falköping next October”.
La sua risposta è secca: “Falköping is in Sweden.”
La fila di persone accanto a lui e tutti quelli di fronte smettono di parlare e di mangiare, con i cucchiai a metà strada tra la zuppa e la bocca. Mi scuso, spiegando che so benissimo dove sia Falköping, ma passo il resto della cena con gli occhi nel piatto per evitare che mi vegano rivolte altre domande alle quali potrei rispondere in maniera imbarazzante.

Un crap sandwich, grazie

A Seattle per un viaggio di lavoro, riesco a ritagliarmi una giornata in quella che da anni è la città dei miei sogni. Dopo essere salita sullo Space Needle e aver fatto una lunga passeggiata fino al Pike Place Market, decido di mangiare un panino in un locale sul porto. Beecher’s è innanzitutto un negozio di formaggi, ma vende anche piatti pronti per un pasto veloce e panini da asporto.
Mentre aspetto il mio turno per ordinare al banco, leggo con attenzione il menu. Vorrei prendere tutto, come al solito, ma alla fine decido per il panino con polpa di granchio. Un crab sandwich è proprio quello di cui ho bisogno.

Purtroppo però, quando tocca a me ordinare mi sbaglio e chiedo un crap sandwich. Intorno a me ci sono mamme che mi guardano schifate e che sperano che i loro pargoli nei passeggini non siano ancora in grado di capire. Sono sicura che un paio di bambini più grandi abbia sentito benissimo, e temo che da un momento all’altro uno di loro mi additerà dicendo: “Hey mommy, look at the funny lady who wants to eat poo!” Così, nel caso gli altri clienti non ci avessero fatto caso, tutti potranno prendere in giro la straniera che ha ordinato un panino alla cacca, o anche un panino di merda, che è sempre un bel modo di rivolgersi a chi ti vende da mangiare.

Attenzione al ghiaccio!

Questa volta sono in Svezia con alcuni colleghi e un gruppo di giornalisti per un press tour. E questa volta, per fortuna, il premio di miglior attore nel film delle gaffe non va a me ma al mio collega P. Siamo a inizio febbraio e ci troviamo in piena campagna per visitare un laboratorio dove un artigiano produce botti in legno. Si tratta di una delle ultime botteghe rimaste nel paese, e a quanto pare è un privilegio per noi essere stati invitati perché il mastro bottaio è un personaggio schivo che non ama i visitatori.

Bottaio.jpg

Sul minivan, la guida ci ricorda di non parlare a voce alta in presenza dell’artigiano e di non toccare nulla. Quando arriviamo a destinazione, la nostra accompagnatrice scende per prima e saluta il nostro ospite, poi ci fa un cenno per indicare che possiamo seguirla.
“Mind the ice!” sussurra indicando la lastra di ghiaccio tra il minivan e l’ingresso del laboratorio. Il mio collega P. non fa in tempo a rendersene conto: mette un piede a terra e perde immediatamente aderenza. Ha le mani nelle tasche del parka, quindi non riesce a mantenere l’equilibro né ad attutire il colpo. Finisce disteso a terra, dimenandosi come un pesce sul fondo di una barca. Scoppiamo a ridere tutti insieme, tranne la guida e il bottaio, prima che alcuni dei nostri compagni di viaggio più corpulenti si diano da fare per sollevare P. da terra. Per fortuna non si fa male, ma per il resto della visita non facciamo altro che sghignazzare in continuazione pensando al suo scivolone. Nemmeno lo sguardo severo dell’artigiano riesce a farci smettere.

Galline olandesi indemoniate

Non amo in maniera particolare polli e galline, perché il frusciare delle piume mi ricorda il rumore delle ali delle falene da cui sono terrorizzata. Lo so, è un motivo stupido, ma non ci posso fare niente. Così, quando il boss mi manda in Olanda per intervistare un gruppo di allevatori di galline non posso dire di no.
Fila tutto liscio fino all’incontro ravvicinato: in occasione della mia visita, il fotografo del settimanale locale immortalerà l’incontro tra le galline autoctone e la visitatrice italiana. Cerco di mantenere la calma, ripetendomi che si tratta di piccole bestiole non troppo intelligenti. Probabilmente hanno più paura loro di me. Ma alcune hanno uno sguardo perfido. A un certo punto il fotografo ha un’idea geniale: perché non facciamo una foto a Silvia mentre tiene in braccio una gallina?
Provo a rifiutare ma temo di offendere tutti, così mi lascio convincere a tenere tra le mani una di quelle bestie infernali. Sono molto docili, mi dicono per rassicurarmi.

Silvia pollo Chaam.jpg

L’allevatore si avvicina con una gallina gigantesca che mi guarda con malignità. Me la porge e dopo trenta secondi netti la pennuta mi fa la cacca sulla giacca. Nella fotografia vedete una versione di me molto più giovane durante la breve fase “colpi di sole biondissimi” che lancia via con stizza la gallina. Mi scappa un urlo, la bestia inizia a starnazzare come una pazza e tutte le sue amiche della fattoria la imitano. L’allevatore e il fotografo non sanno che dire: il primo cerca di calmare le galline impazzite nell’aia, mentre il secondo bofonchia che dopotutto quella delle foto non era una buona idea.

Siete mai stati i protagonisti di qualche gaffe in viaggio? Raccontatemelo in un commento.

Cover photo from PxHere

55 pensieri riguardo “Le peggiori figuracce in viaggio

  1. Articolo divertentissimo. Anche io in America ne ho fate di figuracce! Ad esempio all’inizio non capivo cosa significasse “Combo”. Ogni qualvolta chiedessi un hamburger mi veniva chiesto “Combo”???’ Ho annuito per tutta la vacanza, ritrovandomi il vassoio stracolmo di robaccia che mai avrei mangiato. Pensavo Si riferissero alle salse o a qualcos’altro del genere… e invece era ” menu completo”!

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  2. 😀 😀 😀
    Io sono la regina delle figuracce!
    Una volta in Cina per un viaggio di lavoro i nostri ospiti ci hanno voluto omaggiare con un massaggio ai piedi in un centro (cosa ne è stato delle buone vecchie cene?). Io non sopporto i massaggi. A parte aver dapprima rifiutato (immagino cosa scortesissima), ho trascorso tutto il tempo ridendo fino alle lacrime con il massaggiatore che mi guardava malissimo. Ad un certo punto sento un PAF fortissimo: una zanzara si era posata sulla mia gamba. Il massaggiatore mi ha punito così

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  3. ahahah tutte molto divertenti soprattutto quella della gallina, io a costo di causare un incidente diplomatico non avrei mai accettato di prendere in braccio una gallina,io ho il terrore del loro sguardo sbilenco e cattivo!

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  4. Ma infernali veramente quei pollastri, ai livelli di un racconto di Stephen King! Ho sentito addosso tutto il silenzio imbarazzato della cena hahhahaahhah, ho immaginato la scena dei commensali che si bloccano all’improvviso con il classico suono della zip in sottofondo 😛 And the Winner is…. il panino alla salsa di poo! 😂😂😂 Spero che la prossima volta non mi scappi un bel “mi dia un McCrap”! 😂 Io invece condivido con il tuo collega la scivolata sul ghiaccio: ero nel giardino interno di una pensioncina a Cracovia nel mese di dicembre, e ricordo che anche gli odiosi nanetti di ceramica sembravano sogghignare per la mia caduta 😂

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  5. Ahahah, ma che ridere!
    Inevitabili le risatine post caduta…Ci si sente cinquenni ed immaturi, è vero…Ma dopotutto, non sono poi proprio questi gli aneddoti che si raccontano e si ricordano per anni e anni?
    Ps: mi stavo proprio chiedendo: “ma sarà lei la biondona con la faccia …non tanto convinta!?” Bionda mica ti riconoscevo!

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  6. Che articolo pazzesco, ancora rido!!! In questo momento non mi vengono in mente mie figuracce… ma ne ricordo una epica con mia madre protagonista… Tunisia agosto nel deserto… ovviamente caldo… mia madre prende dalle mani di una tizia sconosciuta un gelato assaggiandolo, convintissima che fosse mia cugina! Ti lascio immaginare la faccia di questa povera ragazza!

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  7. Ma che aneddoti!!! Se la “figuraccia peggiore” probabilmente è quella della gaffe su Falköping, immaginare il tuo collega che scivola sul ghiaccio con le mani in tasca mi fa piegare (mi scuso col signor P.)! Non credo di avere figuracce così memorabili, forse la mia migliore storia è quando sono stata derisa da tutti i vecchi di uno sperduto paese nel Nord del Galles perché un gabbiano mi aveva rubato il panino che stavo mangiando! 😅

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  8. parecchie volte… soprattutto quando stavo imparando il tedesco… più di una volta ho sbagliato i termini dicendo ovviamente cose a sfondo sessuale senza saperlo… una volta ho chiesto un preservativo invece che una gomma da cancellare… le altre non posso scriverle ahahaah

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  9. Credo di non aver mai riso così tanto per un articolo! Però se ti può consolare quella del “crap sandwich” l’ho sentita parecchie volte qui! Pure dal mio fidanzato che preso dalla foga di ordinare ha sbagliato e confuso “b” con “p”, quindi non sei sola!

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  10. Che bella l’idea di raggruppare le figuracce fatte in viaggio! Io ne faccio di continuo nella vita di tutti i giorni… sai quante volte in farmacia:”Ma come sta suo marito, non l’ho più visto…”
    “È morto!”
    Ora non chiedo più niente😂
    In viaggio la figuraccia che per prima mi viene in mente è stata in aereo. Tornando dalla toilette avevo la gonna incastrata nei collant, ma non me sono accorta. Risultato:mi sono fatta tutto il corridoio fino al mio posto lentamente e con le terga di fuori… Ed era giorno, pochissimi quelli che già dormivano 🤦‍♀️

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    1. Il marito morto è un grande classico. Di questo genere ricordo una figuraccia di mia mamma che in ufficio, davanti a una coppia dice a lui: “Riesci andare a magare i bollettini postali mentre io vado avanti con la pratica di tua mamma?” E questo le risponde: “Ma che mamma, è mia moglie” 😂
      Noooo le chiappe di fuori è anche un buon livello di figuraccia!

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      1. Ehm ehm, e come faccio con la mia reputazione? Ti dico la peggiore. In un deserto in Perù volevo sapere se ci fossero delle volpi. Così lo chiedi con convenzione declinando però male la parola volpe. In spagnolo volpe è al maschile ( LoS zorros) e io lo declinai al femminile ( LAS zorras…che significa prostitute). 😒

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  11. Ahahahahahhahah bellissime le tue gaffe!! 😂 Soprattutto quella con la gallina che però non è colpa tua dai, che idea è fare la foto con la gallina, anche il fotografo si è reso conto che era un’idea di crap! 😂
    Io anche ne ho fatte alcune, ricordo con particolare imbarazzo quando in un negozio di fai da te ho chiesto se vendessero “manette” anziché “cuffie”. Poi insistevo anche! 😂

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