Meglio soli che male accompagnati: i peggiori compagni di viaggio (parte II)

Tra i vantaggi del mio vecchio lavoro c’erano i viaggi. Tutto l’anno, una o due volte al mese, verso destinazioni che ho sempre amato: Irlanda, Svezia, Norvegia, Germania, Stati Uniti… Il tutto gratis, senza dover mai pagare un biglietto aereo né una camera d’albergo perché era tutto a carico dell’azienda. Ma niente è davvero gratis, no? Il mio prezzo da pagare era la compagnia del capo in quasi tutti i viaggi, oppure quella dei colleghi.

Ma come i parenti nemmeno i colleghi si possono scegliere e, in più occasioni, mi sono trovata insieme a compagni di viaggio da incubo. Siccome non c’è limite al peggio, ho pensato di condividere anche il secondo capitolo del mio personale bestiario.

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Compagni di viaggio da incubo: la ritardataria cronica

A un appuntamento arrivo cinque minuti prima, mai cinque minuti dopo: essere in ritardo mi causa disagio, quasi un malessere fisico. A molte persone può dare fastidio la puntualità, ma dal mio punto di vista non sopporto chi è in ritardo sempre e comunque. Non parlo di pochi minuti e nemmeno di un caso isolato, ma mi riferisco a chi, in qualunque occasione, ogni giorno della sua vita, si sveglia troppo tardi, esce di casa troppo tardi e arriva al lavoro troppo tardi.

Durante un evento a Torino mi sono ritrovata in camera con una mia collega simpatica, disponibile e divertente… ma mai puntuale. Avrei anche potuto fregarmene, non fosse che il suo essere sempre in ritardo faceva far tardi anche a me. Per usare il bagno, per asciugarsi i capelli, per fare colazione, per lasciare l’albergo e arrivare alla sede dell’evento. La cosa peggiore è che non era mai colpa sua, ma di qualche sfortunata concatenazione di eventi che aveva posto degli ostacoli lungo il suo percorso…

Compagni di viaggio da incubo: il maratoneta

In questo caso si tratta di un ex collega con il quale ho condiviso tanti viaggi e che frequento ancora oggi. Un amico con cui mi trovo bene e con cui passo volentieri del tempo. Peccato che P. il suo tempo libero lo dedichi alle maratone. Ha fatto quella di New York, quella di Berlino e quella di Parigi, più altre che non ricordo. E anche in viaggio, nelle poche giornate libere che avevamo a disposizione, io ero costretta a fare la maratona con lui.

Mi spiego meglio: io in viaggio cammino moltissimo, cercando così di vedere più cose in poco in tempo. Con un paio di scarpe comode posso andare avanti per ore. Ma se da sola arrivo a una media di 15 chilometri al giorno, con P. ne dovevo fare il doppio. E per di più P. non aveva bisogno di fare delle tappe per mangiare, per riposarsi, per bere qualcosa di fresco o di caldo a seconda della stagione. E nemmeno per andare in bagno. Durante un caldissimo pomeriggio di fine agosto a New York sono entrata da sola in un locale, ho ordinato un tè freddo, comprato una bottiglia d’acqua e fatto tappa in bagno. P. ha aspettato fuori, sui blocchi di partenza.

Compagni di viaggio da incubo: la fashion victim

Insieme ad alcune colleghe l’avevamo soprannominata tacchi d’oro, perché a un incontro con una cooperativa di allevatori, la CEO della sede inglese si presentò con un paio di scarpe con i tacchi dorati e un tailleur stile Chanel. Non ho mai avuto la fortuna di dividere la stanza con lei perché sicuramente sarei stata confinata in un angolino per far posto ai suoi bagagli griffati e alle sue mise: da vera fashion victim, ogni momento della giornata prevedeva un outfit diverso.

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Così, mentre io e le mie colleghe in quasi ogni occasione ci presentavamo in jeans, t-shirt e Birkenstock sostituendo gli ultimi due accessori con una camicia e un paio di ballerine per essere “meno informali”, lei si presentava con tre-quattro abbinamenti diversi ogni giorno. Cambiava anche acconciatura e borsetta. Ma la cosa che ricorderò sempre sono le immancabili scarpe con tacco 12: vederla scendere da un bimotore ad elica in un aeroporto lappone nel bel mezzo del nulla, con 2 gradi scarsi durante una mattina di giugno non ha prezzo.

Compagni di viaggio da incubo: l’eremita

Uno non è che pretende di essere simpatico a tutti, ma a volte è necessario fare uno sforzo, soprattutto in viaggio con un gruppo di colleghi. Eravamo stati invitati in Norvegia per una sorta di press tour dall’ente del turismo norvegese: io, il mio collega P. (quello delle maratone), un giornalista ligure, e due collaboratori esterni con i quali avevo parlato sì e no due volte prima della partenza. Insieme a noi il nostro collega Carlo, che lavorava nell’ufficio accanto al mio in una sorta di isolamento. Mai una parola con nessuno, mai due passi al di fuori della sua tana a meno che non fosse strettamente necessario.

Prima del viaggio ero un po’ in ansia, perché temevo di trovarmi seduta accanto a Carlo in aereo senza sapere di cosa parlare. Ma lui tolse tutti dall’imbarazzo addormentandosi sul bus per l’aeroporto e svegliandosi una volta arrivati a Malpensa, per poi sparire dalla circolazione e palesarsi infine a Bergen. Ricordo che allo scalo a Copenhagen iniziammo a preoccuparci, temendo che si fosse perso.
Trascorse dieci giorni da eremita: passando poco tempo insieme ai norvegesi e meno ancora con noi, scegliendo sui mezzi di trasporto il posto più isolato dove perdere conoscenza. Durante i pasti aveva un talento speciale nel sedersi accanto all’unico norvegese in tutta la Norvegia che non parlava una parola di inglese. Dopo cena spariva nella sua stanza, rifiutando ogni sera qualsiasi invito da parte di chiunque a bere un bicchiere di aquavit.

Vi sono capitati compagni di viaggio come i miei? Quali sono le tipologie che sopportate meno? Raccontatelo in un commento!

Cover photo by SUHYEON CHOI on UNSPLASH

47 pensieri riguardo “Meglio soli che male accompagnati: i peggiori compagni di viaggio (parte II)

  1. Ti capisco benissimo perchè viaggio per lavoro (cosa bellissima se viaggiassi da sola) e devo farlo appunto o con il mio titolare o con colleghi. Non mi lamento perchè mi permette di viaggiare tanto e a me basta salire su un aereo per essere felice. Ma addio autonomia, dipendi sempre dagli altri o perlomeno devi fare ciò che fanno gli altri (soprattutto se sei l’unica a parlare inglese). Non so nemmeno io quante situazioni imbarazzanti ho vissuto con il mio precedente titolare. Di quelle da sprofondare 50 metri sotto terra!

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    1. Sì, quanto sarebbero belli i viaggi di lavoro da soli? Le volte in cui sono partita senza colleghi e senza ex capo sono state le migliori: come dici tu puoi fare quello che vuoi e non devi fare da traduttrice per tutti!
      Anche il mio ex boss mi faceva fare delle figure… Hai tutta la mia solidarietà 😄

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  2. Purtroppo o per fortuna non viaggio molto per lavoro. Il massimo che faccio è il percorso Torino-Milano-Bologna. Tuttavia, quando so che devo andare con qualche collega, al momento delle prenotazioni faccio sempre il vago. Lascio prenotare gli altri e poi io prendo un biglietto all’ultimo, in modo da essere sicuro di non doverci avere nulla a che fare durante il viaggio. In pratica ricado nella categoria degli eremiti…

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  3. Dopo aver letto questo tuo post ho realizzato che sono sempre stata fortunata con le compagnie di viaggio.
    Sono molto selettiva e se non partivo con il/la compagn* di viaggio affine al mio modo di viaggiare optavo per viaggiare da sola. Il tuo caso mi sembra un incubo, viaggiare così spesso con il capo….meglio pagarseli i viaggi e approfittare della libertà senza legami lavorativi. Ma è lo stesso capo che come me non conosceva quel “tipo” della musica? 😉 hehehhehe

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  4. Ehm…io purtroppo mi riconosco nel compagno di viaggio da incubo n. 2 il maratoneta nel senso che ho il passo veloce e scalpitante 😛 Ma la mia è una “necessità” molto strana perché se provo a camminare più lentamente mi viene l’affanno, a passo spedito invece no. A conti fatti quindi W i viaggi in autonomia, anche perché il disagio della presenza del boss viene amplificato e milluplicato dai colleghi “virtuosi” mammamia!
    Il compagno ritardatario invece lo conosco. Si, lo conosco bene purtroppo! 😉
    La scena della tipa col tacco12 che scende dal bimotore andava ripresa, trasformata in gif e messa a disposizione della rete per essere usata come meme!

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    1. No davvero, Orsa, non hai idea di quanto fosse difficile stare dietro al mio collega maratoneta. Quello non si fermava nemmeno se mi vedeva stramazzare al suolo mentre imploravo: “Acquaaaaaa”. Sono sicura che se Orso ti chiede un sorso d’acqua gli concedi una (breve) pausa 😉
      Mi dispiace davvero non aver ripreso Tacchi d’Oro, sarebbe stato fantastico!

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  5. Scusa Silvia, ma ti devo rivelare che…io sono un po’ come P. il maratoneta!!
    Ahahaha …e Kiki è pure peggio! Per lei davvero si potrebbe arrivare a sera senza fare soste per mangiare…però che cavolo, almeno un the freddo in compagnia se lo poteva fare il tuo collega!! Capisco a questo punto Carlo, che piuttosto che avere a che fare con P. ha deciso di fare l’eremita! 🙂
    Nella nostre esperienze di viaggio abbiamo avuto a che fare con l’IPOCONDRIACO…e ti posso assicurare che avresti voglia di fargli del male fisico dopo qualche ora passata insieme a lui!!! ahahahaha

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    1. Ah altri maratoneti in agguato! Anche io cammino molto, ma devo ammettere di fermarmi anche molto per colazioni, pranzi, merende, aperitivi, spuntini… Il mio collega maratoneta era veramente esagerato: almeno un sorso di qualcosa di fresco poteva concederselo 😂
      L’ipocondriaco deve essere anche un compagno di viaggio niente male, che però per fortuna mi manca all’appello!

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  6. Adoro i tuoi post dedicati ai compagni di viaggio da incubo, per me se ne potrebbe fare una serie televisiva! Guarda, il genere che più detesto (ho riso mentre leggevo, ma detesto) è il\la ritardatario\a. Non sopporto essere in ritardo, non sopporto chi arriva in ritardo, e ancor meno chi deve giustificarlo ogni volta.
    Ma è sul maratoneta che sono morta dal ridere! Penso che Daniele si sentirebbe fortunato ad avere me (e il Prigioniero ad avere te), dovendo avere a che fare con lui!
    Speciali anche la fashion victim e l’eremita. Sarà che noi riusciamo a viaggiare con una valigia in due anche per 20 giorni, immagina quindi i nostri look… ma pensavo che solo Carrie potesse cambiare mise ad ogni battito di ciglia ed avere il tacco 12 in ogni occasione! Sono “cresciuta male” io…
    L’eremita fa paura. Però, secondo me, alla fine è il minore dei mali. Meglio dei lamentoni, dei noiosi… e pure dei ritardatari!
    Buona giornata,
    Claudia B.

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    1. To capisco sul ritardatario perché come ho scritto in un altro commento, se devo aspettare qualcuno che è in ritardo mi sento male fisicamente. Ma proprio con sintomi come batticuore, ansia, ai quali poi seguono bestemmie in tutte le lingue 😱
      Alla fine l’eremita è il male minore, e anche la fashion victim se non devi condividere degli spazi con lei.
      Il maratoneta non è niente male: se il Prigioniero (o Daniele) dovessero fare un weekend con lui non si lamenterebbero MAI più di noi 😉

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  7. Mi hai subito fatto venir in mente i viaggi all’estero ai tempi del liceo…era tutto un ammassarsi di fashion victim e ritardatari cronici. Ora, invece, sono io a far la “maratoneta” (ma solo in vacanza, e senza correre..) e chi ha la (s)fortuna di visitare qualche città con me di solito ne esce più stanco di prima. Alla faccia delle vacanze 😀

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  8. beh. tra tutti la persona che sopporto meno è quella sempre in ritardo! Oppure chi prende il viaggio solo come una vacanza di relax. Ad esempio il primo viaggio in Portogallo lo facemmo con degli amici. Noi alle otto già fuori la hall con la mappa in mano per poter fare più cose possibili, loro sveglia a mezzogiorno, colazione in camera con vista mare, breve intervallo in piscina-sauna-bagnoturco, aperitivo e cena nell’hotel, salsa e merengue dopo cena, letto. Ma che cavolo siete venuti a fare in Portogallo??? questo potevate farlo anche a casa vostra! comunque noi siamo tornati con foto pazzesche e un bagaglio di esperienze allucinante, loro con la foto dell’animatore e di qualche piatto del menu di mezza pensione.

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    1. Sono d’accordo con te, soprattutto in vacanza. Per lavoro non si può scegliere con chi viaggiare, ma in vacanza quando puoi decidere con chi partire e ti ritrovi con persone con gusti e abitudini completamente diverse è proprio insopportabile. A me è capitato – non una situazione come la tua – e al terzo giorno le nostre strade si sono separate!
      Buona serata 🙂

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  9. Il ritardatario non lo sopporto… Sarà che sono sempre un pochino in anticipo…In vacanza ancora peggio perché ho mille cose da vedere e scoprire. Per fortuna che mio marito più o meno viaggia sui miei stessi ritmi!! : D

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  10. Grazie a te ho appena scoperto di essere un Eremita! A parte questo, posso sopportare il Maratoneta, ma La Ritardataria Cronica, giammai! Bellissimo post 😀

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  11. Ciao Silvia! Ma vogliamo parlare dei “nostalgici”? Quelli che qualsiasi cosa: Ah, ma in Italia lo fanno meglio! Mi è capitato di trovarmi per caso a fare un viaggio in Francia con una ragazza che si rifiutava di provare sapori locali (manco se i piatti tipici francesi fossero scoprioni e cavallette fritte), e ogni volta per pranzo o per cena voleva a tutti i costi trovare una pizzeria o un ristorante italiano! Per me, il cibo locale è la parte fondamentalefantasticameravigliosairrinunciabile del viaggio stesso! Solo i food traveler possono capire!

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    1. Questo tipo di compagno di viaggio nostalgico è molto simile al viaggiatore che mangia solo da McDonalds o da Burger King perché “fa schifo tutto”. Ecco capisco non voler assaggiare le cavallette, ma il cibo francese… Alla fine sono sempre più convinta che la cosa migliore sia viaggiare da soli o con una persona che conosci benissimo per evitare brutte sorprese.
      Grazie e buona domenica 🙂

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  12. Ricordo che avevo riso tanto per la parte1 e questa non è da meno. Hai un talento speciale per individuare le macchiete che purtroppo sono molto frequenti. Io ho un odio particolare per le fashion victims, perchè proprio sono il prototipo stucchevole di chi non sa viaggiare e forse nemmeno vivere.

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  13. Ciao Silvia!! Calcola stavo ridendo da sola come una pazza, immaginandomi in viaggio col maratoneta. Io che cammino piano e faccio anche passi brevi, avrei vita molto difficile; l’ho immaginato doppiarmi sul percorso mentre arranco XD I ritardatari infastidiscono anche me e devo ammettere che fino a 10 anni fa, forse meno, facevo parte della categoria. Ho imparato a mie spese ed ora arrivo sempre in perfetto orario 😀 Io aggiungo la categoria dei Control Freaks. Sono da mani nei capelli O_O

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    1. Ah ah l’immagine del maratoneta che ti doppia sul percorso mi fa morire 😂 Io sono come te: quando vado a camminare in montagna devo prima essere sicura che chi si aggrega sia una schiappa come me.
      Per fortuna non ho mai avuto la “fortuna” di avere un control freak come compagno di viaggio: non credo lo sopporterei!

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  14. A parte che mi hai fatto morire dal ridere, tra i tuoi racconti e le gif che hai scelto. Questi devo dire che non mi sono capitati. Purtroppo a volte sono io ad essere la ritardataria, ma a mia discolpa posso dire che non succede MAI quando si tratta di impegni di lavoro o cose che possono provocare disagio ad altre persone all’infuori di me, perché vivo questo tipo di eventi con molta ansia, e piuttosto che arrivare in ritardo e mettere nei guai qualcuno arrivo in ciabatte. Nel caso di robe più tranquille, tipo pranzi in famiglia, purtroppo mi capita spesso. Mannaggia a me. Fossi una fashion victim, almeno…

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  15. Ahia…in certi frangenti somiglio pericolosamente al maratoneta 😱 😀 Più leggo e più mi convinco a viaggiare solo con mio marito o mio fratello, o al massimo con qualche amica di lunghissima data che conosco bene. Ho troppa paura di trovarmi a condividere il viaggio con le tipologie che hai descritto 🙂

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    1. Io invece sono più da “mezza maratona”, ma va bene anche il maratoneta però qualche tappa acqua + bagno mi serve proprio 😉
      Per lavoro non avevo scelta, ma ora che viaggio essenzialmente per vacanza, allora anche io parto con il mio compagno, mio fratello e al massimo qualche amico di lunga data (e in qualche occasioni i miei genitori).
      Buona giornata!

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