#TravelMates: Galway, quanti ricordi

Nonostante il nome italianissimo, Alessandra Schirò ha origini russe da parte di madre. Il suo blog Italia Russia Corner  è come lei: rappresenta un punto d’incontro tra due culture molto diverse e molto affascinanti. Gli articoli parlano di viaggi, eventi e curiosità, con lo scopo di essere un tramite tra il Belpaese e la patria di Pushkin. Oggi Alessandra ci racconta del suo secondo amore: dopo la Russia, un posto importante nel suo cuore è occupato dall’Irlanda, e in particolare da Galway. 

Avevo 19 anni quando, superato l’esame di maturità, mia madre mi propose di andare fuori dalle scatole per un mese e mezzo. Mi aveva fatto una sorpresa, tra le più belle della mia vita. Aveva prenotato un corso di inglese al Bridge Mills Language Centre a Galway, una cittadina di neanche 80.000 anime di cui io non avevo mai sentito parlare, in Irlanda. Andavo a studiare per sostenere il First Certificate Exam, livello B2 di lingua inglese, in uno dei paesi che da sempre mi affascinavano di più.

Incuriosita, ho cercato su Google e ho scoperto che Galway è una delle città più grandi della nazione, oltre che l’unica del Connacht, ed è situata nella parte nord-orientale dell’omonima baia, nell’Irlanda occidentale di cui è considerata da molti la capitale culturale. È attraversata dal fiume Corrib, piccolissimo ma potente che a sua volta parte da un altro fiume, più ampio, Lough Corrib.
Galway è stata scelta per essere capitale europea della cultura 2020, insieme alla croata Fiume. Ma qui non siamo su Wikipedia, siamo nel meraviglioso blog di Silvia che oggi mi ha concesso di condividere con voi la mia esperienza nel suo piccolo angolo di paradiso.

Era luglio. Partivo da Linate con un volo low cost con destinazione Dublino. Ero da sola, con due trolley e una borsetta con spiccioli, documenti, carta prepagata e una fotocopia della mappa di Galway con un bel cerchio rosso disegnato sull’indirizzo di quella che per un mese e mezzo sarebbe stata la mia host family.
Ero ignara di tutto. Non feci neanche in tempo a entrare in aereo che già ero atterrata al Dublin Airport. Da lì dovevo ritirare il bagaglio e correre a prendere il pullman che mi avrebbe portata finalmente a Galway.

Galway

Dopo più o meno tre ore di viaggio per le strade irlandesi, raggiunsi la meta. Ora ero a zonzo per le stradicciole di una città che mi sembrava il set di un film romantico: le strade pulite, le persone sorridenti, il profumo di erba appena tagliata.
Pioveva. Ero in giro per le strade di un posto che non conoscevo, con due trolley che pesavano più di me. La mappa con l’indirizzo della family segnato era tutta zuppa e non riuscivo neanche a leggerla. Non sapevo dove fossi, ma ero felice come poche volte prima di allora. Ero certa che quella fosse casa.

01 Galway.jpg

Dopo essermi persa per le strade del centro, come i protagonisti dell’ultimo video di Ed Sheeran, ho trovato la graziosa villetta dove avrei alloggiato per tutto il corso della mia vacanza studio a Galway. Poco dopo scoprii che alloggiavo nei pressi di Eyre Square, la piazza centrale della città.

Mi accolsero due persone squisite, con un figlio che giocava a football gaelico e un golden retriever dolcissimo. La mia host mother il giorno dopo si offrì persino di accompagnarmi a scuola. Ero finita in una favola, non c’era altra spiegazione.
Il Bridge Mills Language Centre si trovava proprio sulle rive del fiume Corrib, a pochi passi da Spanish Arch, la zona della movida serale di Galway.
Spanish Arch sembrava il mio tanto amato Naviglio milanese: un corso d’acqua, tanti locali, gruppi di giovani che la sera si siedono sulla riva a discorrere del più e del meno sorseggiando il loro cocktail preferito. Tutto ciò, sebbene fosse agosto quando c’ero io, era accompagnato da una brezza freschissima, a volte persino dalla pioggia, tipicamente irlandese. C’erano i gabbiani.

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Indubbiamente, si tratta di una città per giovani. Basti pensare che oggi l’University College di Galway è considerato come massima istituzione culturale della città. Inoltre, Galway è un ottimo luogo in cui pernottare se pensate di farvi un viaggio per la costa Ovest dell’Irlanda. Dalla stazione, vicina a Eyre Square, infatti, partono comodi pullman per delle gite organizzate di una giornata. I prezzi sono veramente irrisori.

Ogni weekend io sceglievo almeno una meta, un nuovo luogo dell’Irlanda che volevo visitare. Raccoglievo lo stretto necessario nel mio zaino e partivo.
Oggi voglio raccontarvi del mio tour sulle Cliffs of Moher e della biciclettata a Inishmore, sulle Isole Aran.

Cliffs of Moher – Burren National Park – Doolin

La prima gita che feci, fu quella alle Scogliere di Moher. Me la raccomandarono tutti: i professori del corso di inglese, la mia host mother, persino il golden retriever.
Al mattino presto siamo partiti da Galway. Come prima tappa ci siamo fermati al Burren National Park, un’area protetta dell’Irlanda che comprende 1673 ettari del territorio a sud-est del Burren di proprietà dello Stato. Nonostante la roccia calcarea copra buona parte del territorio, rendendolo apparentemente inospitale, la zona conta diversi segni della colonizzazione umana come dolmen e fortificazioni presumibilmente datate 3.500 a.C. In questa landa desolata il verde della natura irlandese serpeggiava tra le rocce dipingendo mosaici incantati che non avevo mai visto.

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Camminai con il gruppo di turisti che erano in gita con me in mezzo alle pietre, mi venne in mente il paesaggio de Il Signore degli Anelli. Mentre mi perdevo nelle mie elucubrazioni mentali, era già ora di rimettersi in viaggio verso le Cliffs of Moher.

La seconda tappa di questo short trip fu il villaggio costiero di Doolin, nella contea di Clare. Sembrava un’oasi beata, immersa nel verde, abitata da 500 anime e qualche mucca. Dal porto sono visibili le Scogliere di Moher e, nelle giornate più chiare si possono scorgere persino le Isole Aran.

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Dopo pochi chilometri ci trovavamo di fronte alle Scogliere. Cliffs of Moher, dal gaelico Aillte an Mhothair, significa “scogliere della rovina”. In vita mia non avevo mai visto nulla del genere: la terraferma che si interrompe d’un tratto per lasciare spazio al mare, all’Oceano Atlantico. Il punto più alto delle scogliere, che si estendono per circa otto chilometri, raggiunge i 217 metri d’altezza sull’Oceano Atlantico, mentre la propaggine più meridionale, Hag’s Head (Capo della Strega) “scende” a 120 metri.

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Le pareti delle scogliere sono formate da strati di roccia scistosa, arenaria e roccia sedimentaria. È possibile osservare le Cliffs mediante una scalinata. Quando ci sono stata io, in agosto era pieno di turisti giunti da ogni parte del mondo per ammirare l’imponenza delle Scogliere di Moher. Per guardare il paesaggio, vi consiglio di salire sulla O’Brien’s Tower, una torre circolare in pietra di due piani, un vero e proprio osservatorio.

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Inishmore, Aran Islands

Dopo la gita alle Cliffs of Moher, mi sono decisa a partire per le isole Aran.

Inishmore, Inishmaan e Inisheer, sono le tre isole dell’arcipelago che gli irlandesi chiamano Aran Islands. Si sono formate da una piattaforma calcarea staccatasi sott’acqua dal Burren ed emersa dall’Atlantico all’entrata della Galway Bay. Sebbene le terre di queste isole un tempo appartenessero al vasto tavolato calcareo del Burren di cui vi ho parlato, oggi le Isole Aran fanno parte amministrativamente della contea di Galway.

Mi sono fatta consigliare una buona compagnia per arrivare a Inishmore sana e salva e sono partita. Su un pullman sono arrivata fino al porto di Rossaveal, fuori dalla città di Galway. Poi ho preso il traghetto. All’andata quella piccola traversata in mezzo al mare è stata davvero piacevole. Il sole stava sorgendo, la brezza marina rendeva il viaggio ancora più romantico.

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Appena arrivata a Inishmore, la più grande delle tre isole Aran, mi sono precipitata al punto informazioni sito di fronte al porto. Ho rimediato una cartina dell’isola, mi hanno consigliato di noleggiare una bici per visitare tutta Inishmore.

Inizialmente mi sono avventurata alla scoperta dei paesaggi a piedi, col mio zainetto, la giacca a vento e la macchina fotografica. C’erano noleggi di biciclette da tutte le parti. Così ho deciso di informarmi sui prezzi: 10€ per tutta la giornata era la tariffa media proposta da tutti i negozietti che dispensavano veicoli a due ruote. Non ci pensai troppo, presi una bicicletta e partii.

Il vento soffiava forte, da tutte le parti. Ovunque mi voltassi vedevo il mare, gli abissi più cupi che potessi mai immaginare. Le Aran Islands non sono soltanto un’attrattiva turistica, ci sono tantissime casette abitate. L’isola è lunga 12 km e larga 3, con una popolazione di 800 persone e numerosi siti storici da visitare. In realtà non ho seguito molto la cartina. Una volta montata in sella, mi sono lasciata prendere dallo spirito selvatico del posto e ho fatto un giro panoramico di tutta la costa.

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Nel tardo pomeriggio era già ora di tornare. Appena saliti sul traghetto è cominciata una tempesta. L’imbarcazione oscillava da una parte all’altra come un panno steso al vento, ma nessuno si faceva prendere dal panico. Il capitano ha acceso l’altoparlante per comunicare a noi passeggeri che eravamo stati fortunati: ci siamo goduti la gita col sole e al ritorno avevamo conosciuto la forza della natura d’Irlanda.

Alessandra Schirò.

16 pensieri riguardo “#TravelMates: Galway, quanti ricordi

  1. Letto tutto d’un fiato che mese e mezzo fantastico, ci credo che ti abbia lasciato tanti bei ricordi! Mi ha colpita particolarmente la zona Spanish Arch, se dovessi visitare Galway ci prenderei la residenza 😛
    E’ stato un piacere Alessandra, buone vacanze a te e alla padrona di casa Silvia 😉

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  2. Questo è esattamente l’itinerario che seguirò nel mio prossimo – tutto ancora da programmare – viaggio in Irlanda. Mi sarebbe piaciuto tantissimo raggiungere Galway lo scorso luglio: avevo visto delle foto e ovviamente già mi ero innamorata delle casette colorate – che novità – però il tempo a disposizione era veramente troppo poco per fare tutto quello che avevo in mente.
    Grazie per averci presentato Alessandra: vado subito a dare un’occhiata al suo sito!

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      1. No, scusa Silvia, non sono stata chiara: quando ho scritto tutto da programmare intendo in realtà che al momento non è nemmeno in programma un ritorno, però mi piacerebbe da morire. Ci sono stata 4 giorni a fine luglio, praticamente giusto il tempo di assaggiare quanto è buona l’Irlanda e andare via!

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