Dove vorrei passare la notte di San Silvestro: Capodanno al Berkeley Hotel

Non amo il Capodanno, non amo i veglioni di San Silvestro né le feste in maschera. E non è solo una questione di età, perché già da ragazzina non sopportavo i festeggiamenti della notte del 31 dicembre. Per cui questo post potrebbe concludersi tra poche righe: questa sera starei volentieri a casa insieme al mio cane che ha paura dei botti. Ma poiché non sono da sola e non posso fare sempre quello che vorrei, tra qualche ora mi toccherà andare a cena da amici. Persone che conosco da anni, ma resta pur sempre il fatto che non posso fingere che sia un giovedì sera come gli altri e guardare Masterchef in pace.
Ma posso comunque fingere che la mia serata preveda qualcosa di diverso. Posso immaginare di non essere in questa città nelle colline piemontesi, e di essere invece a Londra, per esempio. Probabilmente, se fossi a Londra non vorrei uscire comunque, perché con ogni probabilità non avrei voglia di farmi prendere a gomitate in mezzo alla folla a Trafalgar Square.

l-newyearseve2006-trafalgarsquare by wongoz, on Flickr

Rimarrei in albergo, forse. Tra tutti gli alberghi in cui ho dormito a Londra, per la notte di Capodanno sceglierei il Berkeley Hotel. Si tratta di un 5 stelle lusso, e l’unica – e forse anche ultima – volta in cui ci sono stata è stato grazie all’invito di un’amica. È stata una di quelle cose che capitano una volta sola nella vita: ci incontriamo un pomeriggio e iniziamo a parlare della mostra che una nota casa di moda italiana ha allestito da Harrods. Iniziamo a dire come sarebbe bello andarci, e poi passiamo a parlare d’altro. Dopo cinque minuti ce ne siamo già dimenticate.
Ma non finisce lì: la sera stessa Marianna mi telefona, dicendomi che una sua carissima amica che lavora proprio per la famosa casa di moda l’ha chiamata per invitarla alla mostra. Tutte le spese sono coperte: dal volo, all’albergo, ai pasti. Marianna ha accettato, e ha chiesto di portare anche me in qualità di sua traduttrice, dato che lei non parla una parola di inglese. Non le credo: deve essere uno scherzo, mi sta prendendo in giro. Ma quando mi manda gli inviti mi convinco che è tutto vero.

Spending the day at #gatwick - #airport by dirktherabbit, on Flickr

Quando arriviamo con un volo da Torino a Gatwick (no, l’amica di Marianna non voleva saperne di prenotarci un volo con Ryan Air…), dopo il controllo passaporti c’è un autista ad aspettarci. Ci accompagna alla limousine che ci porterà in centro e che resterà a nostra disposizione per due giorni. Avrei volentieri preso un treno fino alla stazione di London Victoria, ma gli organizzatori hanno insistito per mandare una macchina.
Quando oltre un’ora dopo arriviamo sulla Knighstbridge, l’autista svolta a destra su Wilton Place: vedo un edificio di pietra bianca, al quale si accede tramite una scalinata. Un portiere in livrea e cilindro prende i nostri trolley e li porta alla reception, dove una donna con un completo di Armani ci consegna la chiave della suite 701.
Prendiamo l’ascensore fino al settimo piano, senza parlare: sembra tutto troppo bello per essere vero. Devo anche concentrarmi per sembrare perfettamente a mio agio in un posto del genere, ma ho paura che mi smaschereranno presto: potrei colpire uno dei vasi di cristallo pieni di ortensie, oppure potrei finire con la faccia nella moquette écru. Riesco ad arrivare alla nostra stanza senza incidenti, ma forse anche dal palazzo di fronte vedono la mia bocca spalancata per lo stupore. La stanza è enorme, c’è addirittura un salotto che si affaccia su un terrazzo da cui si vede Hyde Park. Sul tavolino ci attendono una bottiglia di champagne e dei cioccolatini, con tanto di biglietto di benvenuto da parte del manager. Passiamo all’esplorazione del bagno di marmo, grande quasi quanto casa mia. Non solo c’è una vasca gigantesca con i rubinetti dorati (o forse sono proprio d’oro): un angolo intero è dedicato a una doccia in cui si potrebbe parcheggiare una piccola utilitaria.

Hotel Berkeley.jpgMa il tempo stringe, e il nostro autista ci aspetta per portarci alla mostra. Appena il tempo di cambiarci e torniamo alla reception, non prima di aver preso l’ascensore fino all’ottavo piano per dare un’occhiata alla piscina sul tetto e alla Spa. Mentre scendiamo al pian terreno cerco velocemente su internet le tariffe, giusto per farmi un’idea di quanto mi costerebbe un weekend in un posto del genere. Circa mille sterline, spicciolo più, spicciolo meno. Niente, idea abbandonata sul nascere: non potrei mai permettermelo. E poi credo anche che sia immorale spendere una cifra del genere per una notte in hotel. Ma lascio da parte i sensi di colpa, decisa a godermi la breve vacanza e la mostra da Harrods.

Collage Harrods_900x600.jpgQuando torniamo a mezzanotte passata temiamo che la limousine si sarà trasformata in zucca, l’hotel in un piccolo ostello, e la suite in uno sgabuzzino con due letti a castello. Ma niente di tutto ciò accade, e dopo poco ci addormentiamo nel nostro letto dai cuscini morbidissimi.
L’ultimo lusso è la colazione del mattino dopo nel ristorante dell’hotel. Ho letto da qualche parte che vanta addirittura due stelle Michelin, ma purtroppo non abbiamo tempo di indagare: riusciamo appena ad ordinare caffè, spremuta d’arancia e pane tostato. Partiamo dopo nemmeno dieci minuti dirette all’aeroporto, dove un Airbus ci riporterà alla nostra vita di Cenerentole.

I love a croissant. by e_haya, on Flickr

Ecco: se potessi trascorrere la notte di Capodanno al Berkeley Hotel non mi lamenterei. Ma non succederà, per cui mi limiterò a sognare attraverso questo post di fine anno.

Cover Photo © Matthew G

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